A Lesa (NO), nella frazione Villa, la mia famiglia possiede, ancora oggi, parte
di una grande casa colonica, acquistata, nella prima metà dell’ottocento, dal
trisnonno Paolo.
Abbiamo sempre coltivato le radici piemontesi, sebbene il bisnonno Luigi si sia
trasferito a Como sin dal 1860, dopo avere combattuto contro gli austriaci nella
battaglia di Solferino della quale nonno Felice conserva gelosamente la medaglia
ricordo.

Il trisnonno Paolo.
La nostra casa si affaccia su una stretta via che costeggia il lato a monte
dell'imponente villa Conelli, dalla quale prende nome la frazione.
Si entra nel cortile, chiuso da un alto muro, attraverso un cancello di ferro ed al
piano terra, sia sul lato destro sia di fronte, si trovano i magazzini e le cantine
che contengono ancora grandi botti per vino, vuote ormai da tanto tempo.
In fondo alla corte, una scala esterna porta ai due piani superiori e qui, dei
lunghi ballatoi permettono di entrare nelle numerose stanze. Sul lato sinistro, in
un edificio più basso, sono ricavate le stalle ed i fienili.
Alla morte di Paolo questo grande fabbricato viene diviso tra i suoi tre figli, come
s’usa nell‘ottocento, vale a dire a fette verticali da cielo a terra. Luigi riceve
la parte abitativa e la cantina in fondo al cortile e quale compenso ottiene la
stalla ed il fienile fronte strada. Negli anni venti del secolo successivo, quando
ormai è di loro proprietà, nonno Felice e nonna Luigia decidono di ristrutturare i
rustici, trasformandoli in una modesta casa per vacanze.
Felice è nato qui e sebbene sia venuto a Como da piccolo, ha piacere di tornare,
ogni tanto, per rivedere parenti ed amici.
L’attrazione del paese natale deve essere notevole perché il viaggio è allucinante,
infatti papà mi racconta che, quando lui era piccolo, il nonno partiva da Como con
il treno per Varese. A quei tempi ne esisteva uno perché Varese era provincia di
Como. Andava poi, a piedi, da Varese a Luino e da qui, con una barca a remi,
attraversava il lago per poi salire, sempre a piedi, fino a Villa. Ovviamente
portava anche la valigia.

Il bisnonno Luigi.
Negli anni cinquanta l’abitudine di andare a Lesa non è ancora tramontata nella
mia famiglia, anche se ormai è diventata un po’ anacronistica, infatti, si è
adeguato ai tempi solo il viaggio che ora si limita ad una lunga scarrozzata con la
potente FIAT Topolino modello A , del ‘36, acquistata da poco.
Quella che conosco io è, dunque, una casa lunga e stretta, senz'acqua e senza
corrente elettrica.
Al piano terra, nella cucina soggiorno, si trovano due fornelli in muratura per la
cottura dei cibi, un lavandino (ovviamente senza rubinetto) e subito dopo due secchi
in rame, appesi con dei ganci, che io devo riempire alla fontana della piazza,
distante un centinaio di metri. Quest’acqua, che si mesce usando un mestolo
attaccato assieme ai secchi, è tutta la riserva della casa.
Il modesto arredamento del locale, consiste in un tavolo, poche sedie ed un'enorme
angoliera scura che, oltre alle provviste alimentari, contiene una attrezzatura da
cucina ottocentesca e poi delle candele, un paio di lampade a petrolio, ferri da
stiro da scaldare sul fuoco ed altri misteriosi attrezzi talmente vecchi da essere
in disuso già da molto tempo. Ah dimenticavo, anche un paio di bottiglie di latta,
saldate a stagno, da riempire d’acqua calda per scaldare il letto nelle stagioni
fredde. Insomma, non manca nulla!
In un angolo del lato soggiorno si trova un caminetto per riscaldare l’ambiente e
nella altro una rumorosissima scala a chiocciola, in ferro, che porta al piano
superiore dove vi è un enorme letto matrimoniale che, in pratica, occupa tutto il
locale, dietro vi è un comò ma per raggiungerlo occorre tirare il fiato perché tra
il letto e la parete lo spazio per passare è veramente poco. Sul muro di fronte è
appeso il ritratto del primo padrone di casa, il trisnonno Paolo.
A fianco, oltre al comodino, si trova un pratico mobiletto per le abluzioni,
corredato di brocca per l'acqua, catino, specchio ed asciugamano.
Non dimentichiamo i due balconcini. Quello sulla strada lascia intravedere il lago,
attraverso le grandi finestre della villa Conelli, mentre quello sul cortile ospita
un gabinetto che, non avendo mai sentito parlare della sigla WC, permette agli odori
di andare e venire a loro piacere.

Nonno Felice e nonna
Luigia.
Questo servizio, del resto costruito da poco più di vent’anni, è una delle parti
più curiose ed obsolete della casa. Si tratta di una cabina con una porta in legno
traforata che contiene un sedile in muratura, coperto di legno, nel quale si apre un
immondo buco di trenta centimetri di diametro che scende, diritto come un fuso, fino
al pozzo nero scavato nel cortile. Nell'angusto locale non mancano mai dei pezzi di
giornale attaccati ad un chiodo ed accuratamente tagliati a quadretti, che oltre ad
avere un evidente uso igienico, possono essere utilizzati anche per la lettura.
Ogni sera, quando è ora di andare a dormire, mi prende l’angoscia perché devo
accendere un viscido moccolo di cera, salire la scala a chiocciola, aprire la porta
finestra del balconcino, uscire, aprire la porta del cesso (chiamiamolo con il suo
nome) ed accomodarmi, si fa per dire, sul buco mefitico. Come se non bastasse, le
ombre inquietanti prodotte dalla fioca luce dello stoppino non aiutano certo ad
ottenere la necessaria concentrazione.
Un’altra curiosità è la grande lampada a petrolio appesa al soffitto della sala
cucina. Quando diventa buio, si deve abbassare per togliere il lungo copri fiamma in
vetro ed accendere il grosso stoppino che va regolato con l’apposita rotella per
avere più o meno luce. Ad operazione finita si spinge nuovamente il tutto verso
l’alto, dove rimane, grazie al pratico sistema di contrappesi facente parte del
marchingegno. Potrà sembrare incredibile ma da questo trabiccolo si ricava una buona
illuminazione.

Papà era così.
In fondo, sorvolando sulle comodità della sistemazione, le vacanze non sono
male.
La libertà di giocare sulla strada, grazie al traffico inesistente, la compagnia di
tanti altri bambini e la vita di campagna sono impagabili. Inoltre dei lontani
parenti possiedono un frutteto e si dedicano anche alla pesca professionale. Così ci
forniscono sempre frutta appena colta, pesce in abbondanza ma soprattutto, poiché
durante l’estate i lavori agricoli li tengono impegnati, ci prestano spesso una
delle loro barche.
Ciano e Rina, i nostri congiunti, sono di mezza età, non hanno figli, si dedicano
all’agricoltura e vivono in una grande casa colonica, dalla struttura simile alla
nostra, che si trova vicino al lago immersa in un immenso e bellissimo frutteto.
Quasi tutti i giorni scendiamo in paese, attraversiamo la statale e c'inoltriamo in
un viottolo di campagna. Lo riconosco facilmente dal muro di cinta a sinistra dove
si arrampica un glicine colmo di baccelli che io mi ostino a chiamare “pesci” perché
la loro sagoma mi ricorda questi abitanti del lago.
Dopo poche decine di metri un basso cancello carraio permette di accedere ad una
stradina sterrata, con morbide curve, che attraversa un frutteto, quindi porta ad
una stalla e poi al cascinale dove abitano i nostri parenti.
Una visita alla stalla è d’uopo e sebbene non vi si allevino grandi erbivori, le
gabbie dei conigli sono uno spettacolo avvincente, inoltre, io spero che ci siano
piccoli appena nati da vedere e pasticciare. Per l'eccitazione, talvolta esagero,
ma, alla mia età, anche queste timide bestiole sanno rimettermi in riga e così, una
volta, mi capita che una morsicata mi scortichi metà di un dito.
Un’altra tappa obbligata è il pozzo, un edificio in muratura rotondo, non molto alto
e con una ruota in ferro su un lato. Facendo girare la grande ruota tramite
l’apposita manopola esce acqua freschissima da un rubinetto ed è qui che puliamo la
frutta, troppo matura per essere venduta, che regolarmente Ciano ci regala.
Nel grande magazzino della casa colonica sono sempre pronte, per essere vendute ai
dettaglianti, decine e decine di cassette di legno, colme di frutta, che emanano un
profumo fantastico. Sono sempre stato molto sensibile agli odori e da allora, per
me, questa indimenticabile fragranza è rimasta abbinata a Lesa.
Dopo aver salutato i nostri amici ci incamminiamo per il lungo e diritto viale
ombreggiato che porta al lago, sui due lati alberi carichi di frutti colorati e
grandi vasche colme d’acqua piovana per l’irrigazione. Una volta, durante la pulizia
di queste vasche, Ciano trova un elmo tedesco ed io che, come la maggior parte dei
bambini, sono appassionato di armi, non so resistere alla tentazione di provarlo.
Non si tratta di un fatto strano, di questi tempi si trovano armi nascoste un po’
dappertutto.

Io ero così.
Tutta la proprietà è recintata da un alto muro ed il lato a lago non fa
eccezione, ma un imponente cancello di ferro ci permette di raggiungere la riva dove
vengono tratti in secco i due massicci legni di Ciano. Così chiudiamo lo scarico con
un tappo di sughero, facciamo scivolare in acqua, con un po’ di fatica, la nostra
imbarcazione, saliamo a bordo e ci allontaniamo remando con vigore.
Per l'uso che intendiamo farne noi, una pesante barca da pesca non è proprio il
massimo, ma a pochi anni dalla guerra, la disponibilità di veri mezzi da diporto è
un’esclusiva per Ricconi (notare l'erre maiuscola). Questo natante quindi, che
talvolta odora di pesce, è qualcosa di straordinario, almeno per me.
Spesso ci divertiamo con una piccola barca a vela giocattolo, la prepariamo per
andature di bolina o al lasco e poi seguiamo la sua scia remando. Riusciamo sempre a
raggiungerla nonostante il vento talvolta sia impetuoso ma forse io, essendo molto
giovane, non lo valuto correttamente.
Ahimè, tutto questo appartiene al passato e non esiste più, se non nei miei
ricordi.
Ora la casa lunga e stretta si affaccia su una grande piazza ed ha una bella vista
lago perché la villa Conelli è stata abbattuta, inoltre, non è più nemmeno lunga e
stretta essendo stata ristrutturata assieme alla stalla sul retro, sicché è
diventata una casa normale, anzi, carina.
Ciano e Rina sono morti ed il loro frutteto è stato trasformato in una zona
residenziale con splendide villette.
L'angoliera della cucina soggiorno, vari oggetti d'antiquariato e persino la piccola
barca a vela giocattolo sono stati rubati, solo la grande lampada a petrolio si è
salvata, ma giace, ingloriosamente impacchettata, in un garage.
Io sono ormai vecchiotto e non ho più voglia di seguire una proprietà scomoda e
lontana, così l’ho messa in vendita incurante dei ricordi, sebbene non si limitino a
quanto narrato. Proprio qui, infatti, verso la fine degli anni sessanta, ho
conosciuto mia moglie ed assieme, quando nostro figlio era piccolo, abbiamo passato
a Lesa una vacanza indimenticabile.
Quest’ultimo aggettivo non è del tutto calzante tuttavia è un valido eufemismo per
definire due settimane con un bambino di due anni, senza acqua corrente, senza
elettricità e senza pannolini usa e getta.