Da Brunate |
Una villa fine '800, ora abbandonata, forse a seguito di un incendio, conserva ancora parte del suo fascino, almeno nel nome.
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Da Brunate si prende per San Maurizio, proseguendo, sulla strada asfaltata, sino al Ristorante CAO (60'), poi si continua, lungo la via delle Colme. Alla domenica, un piccolo autobus fa la spola tra la stazione della funicolare ed il ristorante CAO.
Circa 150 metri dopo la Baita Carla si incontra un sentiero, sulla sinistra della carrozzabile, in leggera discesa. La direzione Montepiatto - Castel d'Ardona è indicata solo da un microscopico cartello in alluminio.
Castel d'Ardona, lato sud.Raggiunto il monte Croce d'Ardona (m. 1005), il nostro sentiero si divide in due. A sinistra, si sale fino alla vetta boscosa per poi scendere, lungo un percorso accidentato, fino all'ingresso del Castel d'Ardona. A destra, alcuni tornanti portano nello stesso punto ma la strada è molto più agevole (1h 30' da Brunate).
Dietro ai due pilastri che sostenevano il cancello d'ingresso della proprietà, una stradina, ingombra di alberi caduti e di siepi decisamente
troppo cresciute, sale verso la costruzione, posta su un cucuzzolo.
Dopo un paio di tornanti, si incontra un capannone diroccato, la cui funzione non è chiara. Altri due tornanti ed ecco, tra la folta
vegetazione, spuntare i ruderi della villa.
Si tratta di un edificio di modeste dimensioni, completamente in rovina, con una merlatura ghibellina alla quale, forse, deve lo strano nome. Sul
lato ovest una torre malconcia, spunta dalla roccia. Tutt'attorno, muraglioni crollati ed avanzi di una balaustra.
I pochi muri rimasti in piedi mostrano evidenti segni di instabilità. Profondi trabocchetti, parzialmente nascosti dalla vegetazione, insidiano i
visitatori, probabilmente sono le cisterne usate come riserve d'acqua. L'ambiente è, insomma, un po' pericoloso.
Tutto il complesso è talmente ricoperto dalla vegetazione che nulla è rimasto della splendida vista, per la quale era famoso.
Concludendo, si deve riconoscere, con un po' di delusione, che questi ruderi non sono all'altezza del loro nome altisonante.
Castel d'Ardona, la torre.La villa, chiamata Castel d'Ardona, sorge nel 1894, su un'anticima del monte Croce d'Ardona, per volontà di Angelo Ruspini, esponente di una nobile
famiglia lariana.
Il posto, considerato oggi isolato ed inaccessibile, gode di una stupenda vista e forse è di moda, grazie alla costruzione della funicolare.
Certamente è difficile, se non impossibile, comprendere le ragioni di questa scelta usando metodi attuali.
Alla morte del Ruspini la proprietà passa in eredità alla sua governante che la cede, nel 1925, al Gruppo Aziendale Tintoria Comense. Per un po'
viene, quindi, utilizzata come luogo di vacanza per i figli dei dipendenti della più grande tintoria di Como, l'arcinota TICOSA.
In fine, viene abbandonata, forse a seguito di un incendio, anche perché, nel frattempo, la "colonia montana", diffusa fino verso metà del 900,
sta esaurendo la sua funzione.
A sinistra dell'ingresso, dove sorgono i due pilastri, parte un sentiero che, con una lunga serie di tornanti, permette di scendere a Montepiatto,
in mezz'ora (abbondante).
All'ingresso del paesino ci accolgono, sulla sinistra un magnifico faggio rosso di notevoli dimensioni e sulla destra la nuova Trattoria Crotto
Montepiatto.
Per ulteriori informazioni si veda la pagina Brunate Montepiatto.
Buon divertimento.
Castel d'Ardona, il lato sud-ovest.
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Castel d'Ardona, l'ingresso della proprietà.
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Castel d'Ardona, rovine nel parco.Forse il dormitorio della colonia per i figli dei dipendenti TICOSA. |
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