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Indice generale

Potere e ricchezza Gli eccessi

 

Parlare di eccessi nell'epoca imperiale romana è effettivamente difficile specie analizzando atti e fatti che solo in parte ci vengono descritti dagli storici in quanto ci viene rappresentata solo le condizioni di vita dell'imperatore di turno, dei benestanti e molto raramente quello del popolo.

 

LA MORALITA'

Il rigore morale era molto spesso richiamato dagli imperatori e dai letterati dell'epoca, questo sta a significare che la vita di ogni giorno delle classi elevate erano permeati da eccessi di ogni tipo e dall'ostentazione della propria  ricchezza. La "regola" in vigore in quel periodo era di esagerare in ogni cosa, lo sperperare era il simbolo primo della ricchezza e per poterlo fare ogni giorno il dispendio di denaro era enorme. Proprio per evitare una inutile rincorsa ad evidenziare il proprio prestigio sociale attraverso lo spreco di danaro venivano emesse continuamente leggi da parte degli imperatori  per bloccare questa pratica, ma col risultato spesso di ottenere nuove esagerazioni. Questa "moda" che per molti risulta essere la crisi che ha lentamente disgregato l'impero romano, il denaro non era investito in nuovi commerci ed attività economiche, ma, come spesso molti scrittori antichi hanno evidenziato, era letteralmente gettato via (o vomitato) in feste e banchetti come molti testi  indicano.

 

IL CIBO

Parlare di cibo e di come era considerato da parte delle classi agiate dell'impero romano non ci porta a pensare che il cibo in realtà è un alimento, ma il cibo era visto esclusivamente come un oggetto che procura piacere e come il simbolo principe per chi ha raggiunto l'apice della ricchezza sia sociale che economica. Proprio per questa considerazione la classe agiata dell'impero si poteva permettere di utilizzare il cibo come qualsiasi altro mezzo per il divertimento. 

Non sempre però la morale in voga era quella dell'eccesso, basti pensare che fino al III° secolo A.C. era proibito macellare i bovini per uso alimentare poiché i buoi erano considerati essere nobili in quanto fornivano un valido aiuto per l'agricoltura. Era possibile alimentarsi con la carne bovina solo di animali morti di vecchiaia, mentre erano disponibili polli, maiali, selvaggina e pesci. 

Ma già nel 95 A.C. la Legge Licinia fissò un tetto massimo di spesa per ogni banchetto ma la legge fu disattesa e nel giro di pochi mesi le somme spese in banchetti andarono sempre più incrementandosi.

Nel tempo i banchetti arrivarono a dimensioni tali, sia per numero di invitati che per quantità di cibo servito, che era divenuto impossibile consumare solo le derrate prodotte dai possedimenti imperiali ma si era dovuto "sottrarre" i prodotti destinati alla plebe. Emblematico resta il caso in cui, per soddisfare le enormi esigenze di un banchetto di festeggiamento da oltre tremila invitati e dalla durata di 12 giorni, Caligola ha dichiarato un periodo di carestia chiudendo i granai imperiali e diminuendo drasticamente la distribuzione di cibo da vendere nei mercati. Mentre la plebe faticava a trovare cibo con cui sfamarsi, a palazzo imperiale oltre cento cuochi cucinavano quintali di cibo di ogni specie che veniva solo in minima parte gustato e poi vomitato dai commensali. Gli storici descrivono che il cibo veniva letteralmente sperperato per il solo piacere di poterne disporre a proprio piacimento. Ordinare ai propri schiavi di portare cibo e, una volta portato, di gettarlo a terra era una azione che inorgogliva sia  l'ospite che il padrone di casa il quale poteva così riaffermare ancora una volta la propria ricchezza.

 

IL "VOMITORIUM"

La parola "vomitorium" si è prestata per lungo tempo ad una interpretazione non sempre corretta. Nel suo aspetto corretto ha il significato di "corridoio" o di luogo per l'ingresso e l'uscita delle persone. Negli anfiteatri romani e nel Colosseo la parola indica le vie di accesso all'arena. L'appellativo di vomitorium ai corridoi di accesso si suppone possa derivare dal fatto che il pubblico, inorridito dalla brutalità e dalla violenza degli spettacoli, si recasse a vomitare in questi lunghi corridoi. 

Una diversa interpretazione a questa parola, è quella relativa al fatto che, durante i banchetti, i commensali trovandosi di fronte cibi di ogni sorta mangiassero a dismisura, e quindi, avendo la necessità di svuotare i propri ventri dal troppo cibo ingurgitato si recavano fuori dalle sale del banchetto e, lungo i corridoi, vomitavano.

La pratica di vomitare durante i banchetti per prolungare il piacere della tavola è ampiamente descritta in molti trattati storici. Per eventuali approfondimenti cliccare sull'immagine che segue: