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UNA CAREZZA E UN BACIO
di Farfallina

 

  
  
A
l mattino, quando percorro Via D'Azeglio per recarmi al lavoro, mi capita spesso di imbattermi nella figura di Luisa. Se ne sta coricata sopra un materasso di cartoni da imballaggio pressati uno sull'altro. I portici dell'Ospedale Vecchio sono la sua casa. Altri cartoni, sistemati per traverso sulle gambe e l'addome, suppliscono alla mancanza di una trapunta e la proteggono dai rigori del freddo.
   Durante il giorno stende la mano tremolante verso la gente di passaggio con la speranza di ricevere in dono qualche centesimo di moneta. La maggior parte delle persone finge di non vedere né lei né la sua mano, oppure c'è chi guarda nella sua direzione solo per esprimerle il proprio disprezzo, magari con una smorfia o peggio con un insulto. Eppure basterebbe assai poco per farla felice; sarebbe sufficiente rivolgerle un sorriso.
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   Luisa è parte integrante dell'arredo urbano dell'Oltretorrente, un po' come i cestini dei rifiuti disseminati qua e là per le strade e le piazze del quartiere, ma ignorati dai giovani che seguitano a insudiciare i marciapiedi con le scorie dei chewing-gum.
   Luisa è una donna scomoda, al pari degli accattoni e dei mendicanti che sostano dinanzi alle chiese e agli angoli delle strade. Alcuni politici, paladini del decoro urbano e difensori della sicurezza collettiva, si sono appellati al sindaco affinché si faccia promotore di una ordinanza che obblighi gli agenti della Polizia Municipale a intervenire, magari sanzionando con verbali e pene amministrative clochard e zingari sorpresi a mendicare. Tutto questo perché, a loro dire, sono persone inutili e la loro presenza non è consona con una città a vocazione europea e turistica come Parma, dimenticando che il concetto di decoro urbano è soltanto una questione estetica, che a poco a che fare con il problema della sicurezza invocata per mero interesse di partito da chi cavalca le paure della gente verso tutto ciò che è diverso.
   E' assurdo pensare che mendicanti e zingari, abituati a vivere d'elemosina, smettano di farlo soltanto perché i vigili urbani, sollecitati dai politici, intervengano sanzionandoli con una multa di qualche centinaio di euro.
   Se Luisa seguita a chiedere l'elemosina è perché non ha i soldi necessari per mantenersi. Le sanzioni amministrative così dispensate non servono a nulla, ma tornano utili a chi vuole mettere dell'altro fumo negli occhi alle persone sprovvedute a cui è facile fare credere che la loro sicurezza passa attraverso l'esclusione degli emarginati penalizzati con sanzioni amministrative.

* * *

    Luisa è una donna senza età. Ha gli occhi sempre stanchi, seppure di un colore azzurro come il cielo. La sua faccia è sciupata e piena di rughe. I capelli scompigliati hanno il colore della cenere.
   Da quando la conosco, circa un paio di anni, l'ho sempre vista con indosso gli stessi abiti macilenti. Puzza da fare schifo, ma è una donna riservata, che sopravvive con dignità allo stato di indigenza in cui si trova, infatti, fa ben poco per attirare su di sé l'attenzione delle persone che passano davanti alla sua postazione.
   Luisa non suona la chitarra, né canta per attirare l'attenzione dei passanti. Non ha cani da esibire e nemmeno sa implorare i passanti con frasi compassionevoli per ricevere in cambio del denaro, l'unica cosa che fa
è stendere la mano e guardare le persone negli occhi e nel cuore.

   Non so niente di Luisa, eppure ho l'impressione di conoscerla da sempre, forse perché in lei riconosco una parte di me stesso. Quando era giovane doveva essere una gran bella donna, magari con tanti amanti, e non potrebbe essere altrimenti.
   In più di una occasione, passando dinanzi alla sua postazione, mi è venuto spontaneo chiedermi come abbia potuto ridursi in quello stato, ma non sono mai riuscito a darmi una qualsiasi risposta, anche se sarebbe stato facile attribuire la sua attuale condizione, soprattutto fisica, alle conseguenze della vita che conduce.
   La scelta di vivere ai margini della società deve essere una sua filosofia di vita, ne sono certo, ma non deve essere facile condurre una esistenza ai margini della società. Io non ne sarei capace.
   Scegliere di condurre una vita d'accattone, in piena libertà, senza limitazioni e condizionamenti sociali, e gli obblighi derivati dalla famiglia di provenienza, non deve essere facile nemmeno per chi come lei ha fatto questo tipo di scelta.

    Luisa è una donna forte, molto forte, altrimenti non sarebbe in grado condurre questo genere di vita, perché vivere da mendicante ha di sicuro dei risvolti violenti, specie per chi come lei è donna.
   Mi riesce difficile trovare una spiegazione plausibile al suo modo di vivere. Eppure non sembra nascondere un disagio psichico come spesso mi riesce di cogliere sul viso di molti accattoni che conducono una vita simile alla sua.
   Luisa non mostra d'avere un presente o un passato da alcolista, perché non l'ho mai vista bere alcunché. Nemmeno mi va di considerare che possa avere dei trascorsi da tossicodipendente. Magari da qualche parte ha un marito e dei figli, chissà!

* * * 

   Qualche giorno fa mi è capitato d'incontrarla mentre faceva spesa al supermercato di Via Imbriani. Stavo in fila insieme ad altre persone, davanti a una delle casse, in attesa che giungesse il mio turno per pagare la merce di cui mi ero rifornito dagli scaffali, quando mi sono imbattuto nella sua presenza. 
   Luisa non spingeva nessun carrello e nemmeno stringeva nella mano uno dei cestini per le piccole spese a disposizione dei clienti. Stretto al petto conservava poche cose che si è premurata di depositare sul nastro trasportatore quando è giunto il suo turno di pagare.
   La cassiera, una ragazza giovane, piuttosto esuberante, con le tette che parevano uscirle dalla camicia sbottonata della divisa, ha fatto scorrere il codice a barre di una confezione di latte e quello di una scatola di biscotti sopra il lettore ottico. Ha battuto il prezzo di una baguette, dopodiché si è rivolta a Luisa e le ha indicato la somma da pagare.
   Luisa ha tolto da una tasca del cappotto una manciata di monete, perlopiù di pochi centesimi, e insieme alla cassiera ha preso a contarle fra l'insofferenza verbale di chi si trovava in fila dietro lei.
   In quell'istante ho percepito in modo chiaro l'umiliazione a cui è sottoposto chi come Luisa è considerato un rifiuto della società solo perché diverso, quindi senza pari dignità rispetto agli altri.
   Sarei dovuto intervenire per difenderla dagli apprezzamenti poco lusinghieri delle persone che le stava d'intorno e davano l'impressione di sfuggirla come fosse un cane randagio, ma non l'ho fatto. Ho lasciato che la offendessero senza prendere le sue parti, invece avrei dovuto soccorrerla e difenderla da chi la stava offendendo. A quella gente avrei dovuto dire che persone come Luisa non sono una calamità, ma la conseguenza di una società malata che ha le fondamenta sulla convenienza e il profitto, organizzata solo per alcuni e non per tutti, una società che favorisce chi sta bene rispetto a chi invece sta male e avrebbe maggiore bisogno d'aiuto.

* * *

   Oggi c'è un magnifico sole al Parco Ducale. L'erba dei prati è ancora umida della pioggia caduta sino a un paio di ore fa. Le panchine sono asciutte e qualche persona si è già premurata di occuparle.
   In compagnia di Pirlo, il mio cane bassotto, cammino lungo uno dei viali sterrati che dall'ingresso del parco, in corrispondenza di Ponte Verdi, conducono alla peschiera. Soltanto quando sono a metà del viale riconosco la figura di Luisa.
   Avvolta in un cencioso cappotto color grigio topo sta seduta su una panchina. Mantiene la schiena accostata alla spalliera di legno e guarda dritto nella mia direzione. Le sue gambe gonfie, protette da sacchetti di plastica, straboccano di vene varicose. I capelli sudici e selvaggi si confondono nel volto caliginoso colore dello spazzacamino. Tutt'a un tratto un colpo di vento scuote i rami degli alberi di castagno. Un raggio di sole si fa largo fra le foglie e le illumina il viso.
   Quando i nostri occhi s'incrociano mi prende la voglia di esprimerle con un bacio e una carezza la mia comunanza. Esito prima di farlo. Lei invece stende la mano nella mia direzione e mi chiede l'elemosina.
   In modo vigliacco fingo di non accorgermi della mano stesa. Come tutte le volte in cui le sono passato davanti non la omaggio di niente, proseguo nel mio cammino lasciandola con la mano tesa alle mie spalle.

 

 
     
 

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