Il
mio
nome è Francesca. Ho trentadue anni, una laurea in biologia, e sono disoccupata. Negli ultimi otto anni ho lavorato come commessa al
PuntoModa, uno dei negozi di lingeria femminile più prestigiosi della città. Rapporto che si è concluso la
scorsa settimana quando l'esercizio commerciale ha chiuso i battenti per l'improvvisa morte della titolare.
Prima di essere assunta come commessa al PuntoModa avevo sbattuto la testa a destra e manca,
alla ricerca di un lavoro che fosse
adeguato ai miei studi universitari senza riuscire a trovarlo. E' stato il bisogno d'indipendenza economica a spingermi ad
accettare una occupazione qualsiasi, che mi desse la possibilità
di non essere più a carico dei miei genitori.
Prima di essere assunta alle dipendenze del PuntoModa non avevo alcuna esperienza lavorativa, nemmeno avevo ben chiaro quali offerte di lavoro prendere in considerazione, stante l'impossibilità di mettere a frutto la mia laurea. Il posto da commessa me lo sono procurato dando una scorsa alle offerte di lavoro che comparivano sulle
pagine del quotidiano della mia città. Da subito avevo scartato le proposte per lavapiatti, cameriera, cuoca, barista, nemmeno avevo preso in considerazione i lavori che prevedevano massacranti turni lavorativi notturni, infine avevo
considerato soltanto le offerte di lavoro con la dicitura "Cercasi commessa" perché le ritenevo più affini alla mia persona.
Scorrendo le opportunità di lavoro relative ai posti da commessa l'attenzione mi era caduta sulla proposta del
PuntoModa. Una volta contattata la titolare del negozio, quest'ultima mi aveva sottoposta a un breve colloquio insieme a una decina di altre ragazze, dopodiché mi aveva scelta per un periodo di prova.
Gli inizi non sono stati per niente facili, acerba com'ero affrontavo ogni situazione con sufficienza e disinvoltura; anche quando avevo a che fare con
delle clienti dal carattere difficile.
A correggere i miei difetti e perfezionarmi
mi ha aiutata una commessa anziana che la titolare del negozio si era premurata di affiancarmi. Sotto la sua ala protettrice ho avuto modo di apprendere
i dettami che sono alla base di una professione, quella della commessa, solo apparentemente facile, che mi hanno permesso di essere
la donna che sono oggi.
Stando dietro il bancone del PuntoModa sono cresciuta professionalmente, ma soprattutto sono maturata come donna. Il lavoro ha contribuito ad aumentare la mia autostima, così ho finito per sentirmi più sexy e affidabile. Con
l'andare del tempo ho conquistato la
fiducia della totalità delle clienti e
instaurato un rapporto di amicizia con
molte di loro.
In effetti, non occorre fare ricorso a chissà quali alchimie per svolgere in modo irreprensibile il mestiere
di commessa. L'importante è essere concentrate sulle esigenze delle clienti che si rivolgono a chi sta dietro al bancone, perché a differenza di quanto si è portati a credere la commessa non vende soltanto materia. Il bancone è soprattutto un luogo di consigli, confessioni, pianti, risate, ed è lì,
al PuntoModa, che per tanti anni ho esercitato
la mia attività di commessa lasciandomi alle spalle una laurea in biologia conseguita con tanta fatica.
* * *
Ogni mattina, appena alzata da letto, sono solita preparami la colazione. Oggi mi è impossibile inghiottire qualsiasi cosa. Ho lo stomaco chiuso. E non è soltanto per colpa del lavoro che mi è venuto a mancare che sono in crisi. Da
pochi giorni ho messo la parola fine a una relazione con un uomo che si
è rivelato sbagliato già dall'inizio. Adesso
però sono in crisi profonda.
Fra me e Lorenzo si era instaurato un rapporto carnefice-sottomessa che non sono mai riuscita a troncare. La sua gelosia e l'estrema possessività mi hanno condotto all'esasperazione. Ho sbagliato nell'assoggettarmi per così lungo tempo al massacramento mentale
a cui mi ha sottoposta, avrei dovuto sganciarmi molto tempo prima. La scelta di andare a convivere insieme sulla scia dell'innamoramento si è rivelata un fallimento.
Prima di conoscere Lorenzo non avevo mai convissuto con altri uomini e adesso sono pentita di avere fatto quella scelta. D'improvviso mi sono ritrovata catapultata a coesistere, in poche decine di metri quadri, con una persona di cui conoscevo ben poco, e dalle abitudini di vita completamente diverse dalle mie. Tutt'a un tratto mi sono sentita come un uccello in gabbia, con il fiato che a volte mi veniva a mancare. Se ripenso ai momenti di vita in comune con Lorenzo mi vengono in mente solo le cose che mi hanno dato fastidio. In sua compagnia stavo bene soltanto quando gli succhiavo l'uccello e lui mi leccava la passera. Troppo poco per restare insieme una vita intera.
Ho messo fine al nostro rapporto il giorno che ho scoperto che mi tradiva con un'altra donna. E penso di avere fatto bene. Oggi mi sento ancora una volta la solita stronza che non ha voglia di legarsi con nessuno. Lorenzo invece non si è ancora rassegnato, infatti, seguita a cercarmi spedendomi degli
SMS. Dice che sarebbe disposto a fare qualsiasi cosa pur di stare di nuovo
insieme a me. Io invece seguito a credere che non meriti di avere accanto una persona come
la sottoscritta. Ora che sono tornata a essere single quello che voglio è
ricominciare a guardarmi d'intorno. Mi mancano le storie
di una sola notte e quelle di un week-end. Mi mancano le occasioni per essere corteggiata, vezzeggiata e scopata. Ho bisogno di una botta di vita che mi faccia uscire dallo stato comatoso in cui sono precipitata e
di qualcuno che mi infonda nuova sicurezza
Non ho alcuna intenzione d'intraprendere una nuova convivenza di coppia. Dopo quanto ho patito con Lorenzo ho
troppa paura che qualcuno mi imbavagli, anche se non escludo in un prossimo futuro di trovare una persona con cui condividere una relazione stabile. Se provo ad analizzare il mio vissuto mi rendo conto che gran parte degli uomini che ho amato erano
tutti piuttosto incasinati, con un sacco di problemi, e questo mi fa pensare.
Quello di cui ho davvero bisogno è di un uomo che mi aiuti a capire me stessa, e quali sono i miei problemi per poterli superare. Ormai non sono più giovanissima, e se mi guardo attorno mi accorgo che la maggioranza delle mie amiche ha da tempo una famiglia, dei figli, e questo mi fa riflettere perché vorrei essere come tutte loro, ma io sono diversa, troppo diversa.
Seduta davanti a un tavolo del Bar Verdi sfoglio le pagine del giornale. Mentre prendo visione delle offerte di lavoro che compaiono nella pagina di Economia e Lavoro ho l'impressione di essere tornata indietro nel tempo, a quando, otto
anni fa, avevo preso visione dell'annuncio del
PuntoModa. Anche stavolta
le pagine del giornale sono piene di offerte di lavoro
di imprese commerciali che cercano commesse. Incomincio a leggere.
- Cercasi commessa con esperienza pluriennale per negozio di panetteria, pasticceria, bar. inviare curriculum vitae.
E' la prima proposta di lavoro su cui poso l'attenzione. Scarto subito l'idea di
fare la panificatrice. Non mi ci vedo dietro un bancone a distribuire baguette e dolci. E poi, golosa come sono, correrei il rischio di cedere alla tentazione di abbuffarmi durante tutta la giornata. Tralascio l'annuncio e vado a leggere quello successivo.
- Cercasi commessa per negozio di vernici, gradita esperienza nel settore di almeno 3 anni, possibilità di crescita.
Non prendo in
considerazione nemmeno questa seconda
offerta. Non ho i requisiti richiesti da
chi ha fatto l'inserzione. E poi le
vernici... che schifo! Passo a leggere
la proposta successiva, propensa a
esaminare soltanto le offerte d'impiego
relative a posti di commessa presso
negozi di abbigliamento.
- Cercasi commessa
per negozio di abbigliamento femminile. Di bella presenza, massimo 25 anni, disponibilità di lavoro immediata. Per informazioni chiamare...
Questa offerta farebbe al caso mio. Purtroppo ho superato da un pezzo il limite di età dei 25 anni anche se l'aspetto del mio corpo non ha niente da inviare a quello di una ventenne. Passo a leggere l'offerta successiva.
- Cerchiamo personale femminile con precedente esperienza lavorativa nel settore
abbigliamento uomo/donna...
Ho subito la sensazione che questo potrebbe essere il lavoro che fa per me. Tolgo dalla borsetta l'agenda e trascrivo il numero di telefono
a cui fa riferimento l'annuncio. Proseguo nella lettura degli altri annunci ma non trovo niente che
possa interessarmi. Non mi resta che comporre sulla tastiera del cellulare il numero di telefono che ho trascritto sull'agenda e mettermi in contatto con la persona che ha fatto l'annuncio.
Dopo che ho digitato il numero sulla tastiera una voce maschile mi dà risposta.
- Pronto...
- Buongiorno le telefono a proposito della offerta di lavoro che compare sul giornale. Posso parlarne con lei? - dico mostrandomi interessata alla cosa.
- Sì, direi proprio di sì. Ha già avuto altre esperienze lavorative?
- Sino alla settimana scorsa ho lavorato come commessa al
PuntoModa. Purtroppo, come lei certamente sa, il negozio ha chiuso i battenti per l'improvvisa morte della proprietaria.
- Ah, sì, conoscevo bene la signora Augusta, poveretta, ha fatto una brutta morte. Andare a sbattere con la sua autovettura contro un tir, colpevole di un salto di corsia sulla tangenziale, è stata una vera iattura.
- Sì, e purtroppo adesso sono senza un lavoro.
- Beh, potremmo fissare un appuntamento, tanto per conoscerci, senza nessun impegno da parte mia e sua. Mi capisce, vero?
- Sì, certo, lo comprendo bene.
- Questo pomeriggio, come tutti i giovedì, il negozio rimane chiuso. La mia abitazione si trova nel medesimo edificio del punto vendita, se lo desidera può venire a trovarmi lì, ci sarà anche mia moglie, così potremo parlare più liberamente. Altrimenti ci possiamo vedere domani mattina.
- Mi sta bene anche oggi pomeriggio. Non mi ha detto in che zona della città si trova il negozio.
- Si trova in Via Dante, magari lo conosce già... il nome è "Peccati veniali". E' un negozio di abbigliamento intimo e lingeria femminile.
- Certo che lo conosco, anzi, penso che sia conosciuto da molte donne in città come lo era il
PuntoModa. E' un gran bel negozio.
- Le sta bene se ci vediamo verso 17.00?
- Sì, rimaniamo d'accordo per quell'ora. Però non mi ha detto chi devo cercare.
- Fulvio Ferrari è il mio nome.
Lo troverà sul pulsante del campanello al portone di casa.
- Ah, bene, rimaniamo d'accordo così.
- La saluto, ci vediamo più tardi.
Tutto ciò che facciamo nella vita è basato sulle aspettative. Si vive per realizzarle. E' impossibile vivere senza aspettative: le aspettative sono il sale della vita. Mi piace sognare, lo faccio spesso a occhi aperti. I sogni sono degli stimoli che sento indispensabili per seguitare a vivere. Il problema è che ogni volta che intraprendo una relazione con un uomo mi faccio troppi film per la testa sapendo bene che potrei incorrere in cocenti delusioni, ciononostante resto dell'idea che occorre dare tutto se stessi quando si ha una relazione perché se non mi aspettassi niente dall'incontro con un'altra persona allora non sarei soddisfatta.
Le delusioni e le gioie che ho avuto dagli uomini che ho amato sono dipese da quanto, a differenza di loro, ci ho investito. Troppo probabilmente! perché seguito a illudermi che il mondo che mi sta attorno sia buono e giusto. E' questa la ragione che mi ha portato ad avere molte delusioni. Dovrei rimanere con i piedi per terra, subire meno i condizionamenti che derivano dall'attrazione fisica, essere più lucida, anche se è difficile esserlo quando nel rapporto con un uomo mi sento coinvolta anche emotivamente.
Niente mi ferisce più della delusione che sa darmi un uomo che ho amato perché è il risultato di un dolore che è frutto di una speranza svanita, ed io sono stanca di soffrire. Quello di cui ho bisogno è di una botta di vita, una persona che non mi tratti più da schiava o amante, ma soltanto come donna da amare anche se non ne sono più tanto sicura.
L'insegna al neon di colore rosa "Peccati veniali" compare sulla sommità delle tre vetrine del negozio di lingeria femminile. Mi soffermo ad ammirare la merce esposta in ciascuna vetrina per niente sorpresa dal pregio della biancheria intima in bella mostra. Mi avvicino al portone d'ingresso dell'antico palazzo in stile liberty che ospita il negozio. Mi fermo davanti al citofono a muro e incomincio a leggere i nomi
che compaiono sulle targhette dei campanelli
disposti in doppia fila sulla parete. Resto sorpresa nel costatare che su due targhette compaiono i cognomi
Ferrari. Sul campanello più in basso
ci sta scritto Ferrari Fulvio, nell'altro Ferrari Mode. Esito prima di premere uno qualsiasi dei due pulsanti, poi decido di premere quello con la scritta Ferrari Mode, certa di fare la scelta giusta.
Resto in attesa di ricevere una risposta mentre rifletto sulle aspettative che ho da questo colloquio. Non posso pensare ad altro che a un riscontro positivo, stante le referenze che posso vantare rispetto ad altre candidate avendo lavorato per otto anni al
PuntoModa. Tutt'a un tratto una voce maschile fa vibrare l'altoparlante del citofono a muro.
- Sì
- Sono la ragazza dell'annuncio, mi apre il portone?
- Sei in anticipo di un ora, ti aspettavo più tardi, comunque raggiungimi al primo piano.
- Ma veramente... avevamo detto alle 17.00.
Il rumore della serratura comandata elettronicamente mi avverte che il portone è aperto. Sto per comunicarlo al signor Ferrari quando un clic proveniente dal citofono a muro mi avverte che l'uomo ha interrotto la comunicazione.
Un ampio corridoio mi conduce a un cortile interno. Salgo una rampa di scale e raggiungo il primo piano dell'edificio. Tre porte si affacciano sul pianerottolo, una è socchiusa. Mi avvicino a quest'ultima persuasa che debba trattarsi dell'appartamento del signor
Ferrari. Ne ho la conferma quando sulla targhetta d'ottone, accanto al pulsante del campanello, scorgo la scritta Ferrari Mode. Sto per mettere piede sullo zerbino, indecisa se bussare o suonare il campanello, quando una voce maschile dall'altra parte della porta sembra rivolgersi a me.
- Venga avanti, la sto aspettando.
Sospingo la porta in avanti e mi ritrovo in un ampio salone con le pareti arredate da ripiani componibili colmi di libri, e grandi quadri moderni. Un uomo dai capelli brizzolati se ne sta seduto su una poltrona in pelle nera di fronte a un caminetto col fuoco acceso. Mantiene un mozzicone di sigaretta stretto fra le dita e guarda nella mia direzione scrutandomi come se fossi una poco di buono.
- Chiudi la porta alle tue spalle e vieni avanti. - dice dandomi del tu.
Mi avvicino al divano mantenendo una mano stretta attorno la cinghia della borsetta che porto tracolla. L'uomo mi scruta da capo a piedi e la cosa mi mette a disagio. Quando sono davanti al divano si alza e incomincia girarmi d'intorno, penetrandomi a fondo con lo sguardo, annusandomi come fossi una bestia. Mi trovo in imbarazzo. E' la prima volta che ricevevo questo tipo di attenzioni. Eppure non sono sdegnata, anzi, trovo curioso che un uomo si interessi a me in questo modo, anche se non capisco cosa abbia a che fare l'annusarmi con il ruolo per cui sono venuta qua.
- Adesso spogliati! - mi ordina stupendomi non poco.
Sconcertata dalla sua richiesta resto impietrita. Non riesco nemmeno a trovare le parole con cui rispondergli, sto per andarmene quando mi sento afferrare per un braccio e vengo trascinata verso di lui.
- Fai come ti ho detto. Sei qui per questo, no?
Mi libero dalla stretta, gli vomito addosso una serie d'improperi, e faccio per allontanarmi. Ancora una volta vengo raggiunta dalla stretta della sua mano che mi afferra per il braccio.
- Spogliati, ti ho detto! - dice rifilandomi uno
sganascione che mi lascia impietrita.
Ho le sue mani addosso. Nel volgere di un baleno
mi libera dalle asole della camicetta tutti i bottoni. Mi ritrovo con il seno scoperto privo del reggiseno. Istintivamente porto tutt'e due le mani a chiudere i lembi della camicetta mentre la borsetta che porto tracolla cade sul parquet.
- Al telefono mi avevi anticipato di avere seni piccoli e sodi, ma non credevo fossero cosi belli sodi, complimenti!
Non ci capisco più niente, mi viene persino il dubbio che l'uomo che ho davanti non sia quello con cui ho parlato stamani al telefono.
- Facciamo finta che non sia successo niente e tutto quanto è accaduto fino a ora sia soltanto frutto di un grande equivoco. - dico mentre incomincio a riabbottonarmi la camicetta decisa ad andarmene.
- Non c'è nessun equivoco e lo sai bene. Spogliati!
Il suo ordine mi giunge più perentorio di quanto non lo è stato in precedenza. Mi sorride e mi guarda
dritto negli occhi con l'espressione di sfida. Non faccio in tempo riprendermi dalla sorpresa che mi colpisce al volto con uno
sganascione. Mi ritrovo scaraventata con la schiena sul parquet con lui sopra. Mi solleva la gonna e cerca di abbassarmi il tanga. Ho paura. Le lacrime mi colano copiose dagli occhi e mi bagnano le guance. Avverto lo scorrere caldo delle sue mani che affondano le unghie nei miei fianchi. Gli urlo di fermarsi, che in alcun modo voglio fare del sesso con lui.
Per nulla impietosito mi strappa il tessuto del tanga e mi spalanca le cosce. Il suo corpo si inarca e mi è dentro col cazzo senza che io riesca a fare niente per fermarlo. Un sospiro di piacere esce dalle sue labbra. Inizia a muoversi con ritmo crescente entrando e uscendo dentro di me. Affonda i denti nell'incavo fra il capo e la mia spalla e mi morde. Urlo illudendomi che possa sentirmi qualcuno, ma vengo di nuovo colpita al volto. Non so perché mi sta succedendo tutto questo, non ho fatto nulla per fargli intendere di essere disponibile a sottomettermi a lui. Le sue mani mi tengono ancorata al pavimento. Chiudo gli occhi mentre mi bacia sulle labbra. Sa di fumo e alcol, e mi fa schifo. Sento l'odio crescere dentro di me e scavarmi lo stomaco.
Sono immobilizzata dalla sua presa. Non riesco a muovermi con lui sopra. I colpi sono ritmici. Ogni colpo lo avvicina all'apice del godimento. Mi bacia il seno, mi accarezza il ventre, e mi scopa. Faccio fatica a respirare perché il peso del suo corpo preme su di me. Il suo respiro, a volte interrotto a volte affannato, si confonde con il mio pianto. Il suo piacere non è il mio. Immobilizzata non riesco a opporre nessuna resistenza, mi assoggetto alla sua violenza come ho fatto in tutti questi anni con gli uomini che lo hanno preceduto. Subisco il suo piacere e non vedo l'ora che venga per fuggire da questo posto.
Il ritmo con cui mi scopa diventa frenetico. Ormai è prossimo a venire. Avverto il cazzo irrigidirsi. Il suo corpo è percorso da brividi. Cerca di trattenere l'esplosione che sente imminente. Ansima e nel mio orecchio mi sussurra più volte la parola "Troia". Stringo i muscoli del bacino mentre fiotti di sperma mi colmano di calore vischioso la
figa. Tutto finisce improvvisamente dopo che ha eiaculato dentro di me. Allenta la presa sulle mani che tiene imprigionate fra le sue. Ora mi accarezza il viso.
Rimaniamo senza fiato, abbandonati uno sopra all'altra.
Tutto è finito. Mi manca l'aria. La stanza mi soffoca, devo scappare al più presto da questo posto. Quello che è certo è che riconoscerò per sempre il suo odore. Riesco a liberarmi dal suo abbraccio anche se ho paura che possa ricominciare da capo a violentarmi. Invece si allontana e va a sedersi sul divano. Afferro la borsetta abbandonata sul parquet e mi dirigo verso la porta. Non sono in grado di mettere in fila un pensiero sensato. Sono furiosa, addolorata, e ferita. Quando sto per aprire la serratura e andarmene il campanello della abitazione squilla. Istintivamente apro la porta e mi ritrovo al cospetto di una ragazza che sembra avere qualche anno meno della mia età. Senza che io le dica niente è lei a presentarsi.
- Sono la ragazza dell'annuncio. E' lei che mi ha cercata? Pensavo fosse stato un uomo. Siete in due? Comunque per due la mia tariffa: bocca culo e
figa, è di 100 euro a testa con pagamento anticipato...
Me la do a gambe lasciando la ragazza di stucco. Quando sono in strada mi soffermo davanti al citofono a muro e mi metto a guardare i nomi che compaiono sulle targhette dei campanelli. Stavolta invece di premere il campanello Ferrari Mode, come ho fatto in precedenza, premo quello con scritto Ferrari Fulvio.
- Sì ... - dà risposta una voce femminile.
- Sono Francesca, la ragazza che stamattina ha risposto all'annuncio, posso salire?
- Quella con cui mio marito e io avevamo appuntamento un'ora fa?
- Purtroppo sono incorsa in un imprevisto e non sono potuta venire prima.
- Mi spiace, ma abbiamo già provveduto a scegliere un'altra ragazza.
- Ah.
- Arrivederci.
Il suono di un clic mette fine alla conversazione. Mi allontano dal portone con la testa confusa dopo quanto mi è accaduto.
Tutto ciò che facciamo nella vita è basato sulle aspettative. Si vive per realizzarle. E' impossibile vivere senza aspettative: le aspettative sono il sale della vita. Mi piace sognare, ed io lo faccio spesso a occhi aperti.