Le strade in prossimità del Teatro Regio erano gremite di donne di una certa età
e teen-ager accalcate intorno alle bancarelle del mercato settimanale. La gente
saltava da un banco all'altro come delle
cavallette alla ricerca di un capo di abbigliamento griffato, di fine serie, pronte a disputarsi con le unghie l'oggetto dei loro desideri. A fatica riuscii a farmi largo fra un gruppo di donne, ammucchiate
intorno a una bancarella che esponeva maglie, mutande, e vestiti per l'estate.
Un pareo in lycra attirò la mia attenzione. Il
denaro che mi chiese l'ambulante per
quel capo di tessuto fu di 6 euro. Me l'accaparrai senza mercanteggiare sul prezzo. Poco più in là, nella zona degli ambulanti che esponevano scarpe, individuai degli zoccoli da mare dotati di sottili fascette multicolori. Ne presi un paio: costavano solo
8 euro.
Andare in giro per i mercatini, praticando dello shopping a basso costo, è un passatempo
cui non so sottrarmi. Una pratica che
col passare del tempo è diventata una droga perché, senza che me ne accorgessi, mi ha creato
una dipendenza.
Sono cosciente d'essere una donna shopping-dipendente, ma fare dello shopping lo trovo divertente. A volte perfino eccitante. Muovermi fra la gente, percepire i loro odori, entrare a stretto contatto con i corpi di uomini e donne, contendersi gli oggetti esposti sulle bancarelle, stirandoli dalle mani delle altre persone, produce in me un forte turbamento ormonale, specie se nella confusione generale qualcuno ne approfitta per allungare una mano e toccarmi il culo come
mi è capitato in più di una occasione.
Stavo girovagando da una bancarella all'altra, senza una meta precisa, quando mi capitò di mettere gli occhi su un articolo che avrei appetito
offrire in regalo a Cristina, certa di farle cosa gradita. Era con lei che avevo appuntamento da lì a poco.
Fatto mio l'articolo da regalo abbandonai la zona del mercato e, in sella alla bicicletta, presi la direzione di Piazza Garibaldi.
Quando raggiunsi il Bar Splendor
Cristina era seduta sotto un ombrellone, al riparo dal sole, a poca distanza dal monumento a Garibaldi.
Scorgendomi si alzò dalla poltroncina di vimini e ci scambiammo un duplice bacio sulle guance, alla maniera francese.
- Come va? - disse.
- Bene. E tu?
- Anch'io.
- Luca?
- E' a Budapest per lavoro. Torna martedì o mercoledì, spero.
Avrei voluto dirle qualcosa a proposito di Luca. Esitai prima di cedere alla tentazione di manifestarle cosa pensavo delle
continue assenze da casa del marito, ma preferii cambiare argomento di conversazione.
- Sono stata al mercatino e ti ho preso un regalo. - dissi. - è solo un pensiero, ma spero che ti piaccia.
Mi faceva l'occhiolino in un banco e subito ho pensato a te.
- Mi hai messo addosso una certa curiosità. Posso almeno sapere di cosa si tratta?
- Prova a indovinarlo.
- Dai, Erika non fare la sciocchina. Dimmelo, non tenermi sulle braci.
Cristina era dotata di una straordinaria bellezza. Le sporgenze carnose delle labbra si schiusero e accennò a mordersi il labbro inferiore.
Era impaziente di sapere cosa le avevo comperato e non sapeva nasconderlo. Incominciò a battere nervosamente le dita sul bracciolo della poltroncina in attesa che le consegnassi il regalo.
Indossava una camicetta bianca, ampiamente scollata, e dei jeans
attillati che le conferivano un aspetto sbarazzino. I capelli castano scuri, raccolti dietro alla nuca, a coda di cavallo, la facevano apparire più giovane di quanto non era, invece aveva la mia stessa età: trentadue anni.
- Potrebbe essere un copricostume, una t-shirt o un maglietta da vogatore a spalla stretta. Tu cosa pensi che sia? - le suggerii.
- Dai, non farmi stare male... dimmelo.
Cristina strinse il bicchiere nella mano e sorseggiò la bevanda analcolica appoggiata sul tavolino. Osservai il movimento delle sue labbra che si dilatarono al passaggio del liquido. Fui colta da un irrefrenabile desiderio d'infilarle la lingua nella bocca, ma era solo una voglia spuria, un capriccio della mia fantasia.
- Va be', dai, ora te lo vado a prendere. L'ho
lasciato nel cestello della bici.
Tornai poco dopo al tavolo stringendo nella mano il regalo.
- Tieni è qui dentro. - dissi, porgendole l'involucro di
plastica che lo conteneva.
- Che faccio? L'apro ora?
- Se ti va che gli altri lo vedano...
- Ah! E' così dunque. Contiene un oggetto misterioso di cui debbo vergognarmi?
- Ma no, che dici mai.
- Beh, allora lo apro.
Cristina tolse dal sacchetto l'involucro che custodiva il regalo. Lo aprì e ne tirò fuori un bikini in tinta unita con reggiseno a forma di triangolo.
- Accidenti! E' un bellissimo coordinato bianco! Giusto quello di cui ho bisogno.
- Dici?
- Sì, davvero!
- Ne sono felice. E' una piccola cosa, lo so. Su una pelle olivastra come la tua il bianco è il colore che più d'ogni altro può dare risalto alle forme del tuo corpo.
Cristina afferrò il reggiseno, valutò la consistenza del tessuto e le dimensioni, poi fece la stessa operazione con lo slip.
- Ma che taglia hai preso?
- La terza di reggiseno e la quarantadue per gli slip. Sono andata un po' a naso.
- Per essere una terza misura mi sembra piccola. Non credo che il reggiseno contenga le mie tette, per me si tratta di una seconda
- Ma no, dai, fammi vedere.
Afferrai i capi di biancheria e li valutai ancora una volta.
- Ti sbagli, guarda c'è scritto nell'etichetta. E proprio una terza!
- Scusa se insisto, ma il reggiseno è di una misura più piccola. Lo saprò bene, non credi?
- Per giudicarlo dovrei vedertelo addosso.
- Lo indosserò appena sarò a casa, poi te lo farò sapere.
- Potresti indossarli ora, perché se non è della misura giusta faccio ancora in tempo a cambiarlo.
- Sì, ma come faccio?
Vieni dai, andiamo nel bagno e lo provi lì. Ti accompagno...se vuoi.
- Dici?
- Sì, dai, andiamo, segui me.
Ci conoscevamo da poco tempo eppure mi sentivo dannatamente attratta dal suo corpo. Mentre la precedevo verso la caffetteria, pur se turbata dall'inconsueta intimità, cercai di reprimere la forte attrazione che provavo per lei.
Il percorso che conduceva ai bagni lo conoscevo bene. Oltrepassai la porta dell'antibagno con Cristina che mi seguì d'appresso.
Ci ritrovammo in uno spazio esiguo. Una specchiera a muro e due lavandini
occupavano la parete alla nostra destra, mentre sulla parete opposta trovavano posto le porte di due gabinetti.
- Vai dentro. Ti aspetto qui mentre provi il costume. - dissi.
- Ma no, dai, entriamo tutt'e due insieme. Mi dai un consiglio, ti spiace?
- Ma veramente...
Cosa altro avrei potuto risponderle? E poi non vedevo l'ora di rimanere chiusa nell'esiguo spazio del cesso insieme a lei per godere della sua intimità.
- Su, dai, non fare storie, segui me.
Con un certo impaccio entrai nel bagno. Lo spazio era esiguo, ma sufficiente per permetterci di muoverci con una certa disinvoltura.
- Ti spiace reggere il bikini mentre mi spoglio?
- No, fai pure.
Mi consegnò il costume e appoggiò la borsetta di pelle a una gruccia della parete, poi si liberò dei jeans.
- Provi anche gli slip?
- Sì, certo, intanto che ci sono provo anche quelli.
Una volta sfilati i pantaloni si liberò della camicetta. L'intimo di pizzo bianco che indossava era molto carino. Il reggiseno a balconcino le sosteneva i seni spingendoli verso l'alto.
- Ti spiace sganciarmi il reggiseno?
Si girò con la schiena nella mia direzione in attesa che la liberassi dall'indumento. Tolsi il gancio lasciando che il reggiseno scivolasse in avanti. Cristina lo raccolse, poi si girò verso di me. Il sorriso malizioso che traspariva dalle sue labbra era incantevole al pari delle tette. Osservai le forme tonde e rimasi stupita nel constatare che i capezzoli erano turgidi.
- Beh, sei sorpresa?
- Cosa? - risposi, stupita.
- Allora pensi ancora che la misura sia giusta?
- No...forse hai ragione tu, ma...
Contrariamente alle mie tette, che col passare degli anni accennavano a diventare pendule, le sue erano tonde e sufficientemente ritte. Le consegnai la parte superiore del costume da me acquistato e lei lo indossò.
- Che ne dici ti sembra una terza, questa?
I lembi a triangolo coprivano a stento le forme dei seni, segno evidente che necessitava di una taglia in più.
- In effetti, ti sta piuttosto stretto, lo ammetto.
Sfilò le mutandine di pizzo e si infilò gli slip del bikini. Uno striminzito ciuffo di peli neri faceva bella mostra di sé nella parte superiore della
fica.
- Ti sta veramente bene. - dissi, col poco fiato che riuscii a buttare fuori, tanto ero eccitata.
- Ti piaccio così?
- Beh, sì...certo che sì.
- Osserva come il tessuto stringe i seni. E' di una misura in meno. Cosa ne pensi?
Mi prese la mano la mise a contatto del tessuto. Percepii l'inturgidimento del capezzolo e il mio cuore cominciò a battere a un ritmo accelerato.
- Che te ne pare?
- Dico che...hai due seni magnifici.
Pronunciai la frase come chi a voglia di liberarsi di un grosso peso ed era vero.
- Ti piacciono?
- Sì, certo, e tu sei bellissima.
Non attesi la sua risposta, mi feci audace e avvicinai la bocca alla sua. Le sfiorai delicatamente le labbra senza premerci sopra. Lei non si tirò indietro, lasciò che la baciassi senza ricambiare il gesto. Il suo atteggiamento passivo mi fece pensare
per un attimo di avere guastato la nostra amicizia. Sollevai le mani attorno
il suo viso e lasciai cadere di nuovo le labbra sulle sue.
La sentii aprirsi e contraccambiare il mio gesto. Sospinsi Cristina contro la parete e proseguimmo a scambiarci dei baci. Lei, che soltanto pochi istanti prima pareva non lasciarsi andare, m'infilò le dita fra i capelli e mi attirò con forza a sé.
Le sue labbra avevano il sapore del miele e la morbidezza di un corso d'acqua. Baciare una donna è più gradevole di quanto lo sia con un uomo. I baci hanno un gusto particolare che li rende più eccitanti. Penetrai la cavità della sua bocca con la lingua e le frugai dentro.
Alle mie sollecitazioni la sentii fremere di piacere. Le lingue s'intrecciarono l'una sull'altra provocandoci intensi attimi di piacere. Avevo la fica fradicia di umori e sentivo umido fra le cosce.
Proseguii nella mia azione trascinando le labbra sul suo collo, riempiendola di succhiotti. Lei cercò di divincolarsi, e io cercai in tutti i modi di renderle impossibile ogni movimento. Afferrai la punta di uno dei suoi capezzoli e incominciai a spremerlo con le dita, delicatamente, senza farle male. Le tette che poc'anzi avevo intravisto floride, nel momento in cui si era liberata del reggiseno, divennero prigioniere nelle mie mani.
Chinai il capo e trascinai le labbra sopra di loro. Infilai la mano sotto l'elastico delle sue mutandine e con le dita raggiunsi le labbra della
fica. Cristina ebbe un sussulto di piacere quando la penetrai con un dito. La fica era inzuppata di umore come la mia. Infilai la lingua nella sua bocca e iniziai a masturbarla con il dito che tenevo infilato nella fessura fra cosce.
Il suo respiro si fece affannoso, cominciò ad ansimare e si lasciò sfuggire dei sibili dalle labbra. Mentre la baciavo seguitai a mantenere la mano sul suo monte di venere e con le dita mi dedicai a strofinarle la sporgenza carnosa del clitoride.
Era turgido e generoso di lunghezza. Me l'ero immaginato così e non ne rimasi delusa.
Tutt'e due ci abbandonammo a soddisfare i piaceri della carne. Cristina era in mia balia e io ne godevo. Accidenti se godevo!
In quei momenti ero cosciente che avrei potuto farle di tutto. Di sicuro mi avrebbe ubbidito senza opporre resistenza. Nell'istante in cui le diedi un morso dietro la nuca le sue gambe vacillarono e cominciarono a flettersi. S'inarcò all'indietro con la schiena e pronunciò le prime parole da quando avevamo iniziato a fare l'amore.
- Mi fai morire... basta ti prego, smettila. - sussurrò, mentre seguitavo a morderle il collo. - Ti prego... ti prego...
La supplica mi eccitò ancora di più. Incominciai a spremerle l'estremità del clitoride con le dita agitando il minuscolo cappuccio che lo avvolgeva. Proseguii nella mia opera nonostante i suoi ripetuti tentativi di allontanarmi la mano dalla tana che custodiva fra le cosce.
- No...no...lasciami. Ti prego.
Cristina mugolò di piacere e il suo corpo fu percorso da un'infinità di brividi. Il suo orgasmo era imminente.
- Godo!...Godoo!...Godooo!
Urlò ad alta voce accasciandosi col culo sul pavimento del bagno ponendo fine all'orgasmo.
* * *
Quando feci ritorno al mercatino degli ambulanti la folla di persone attorno le bancarelle era andata scemando. Proseguii la mia corsa fra i banchi e raggiunsi quello dell'ambulante da cui avevo acquistato il bikini che avevo regalato a Cristina. Restituii il reggiseno della seconda misura e ne presi uno della terza, adeguato alle tette della mia cara amica, poi tornai a casa.