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SOGNANDO MARLON BRANDO
di Farfallina

 

  
  
S
tamani mi sono svegliata piuttosto tardi rispetto alle mie abitudini. Le lancette della radiosveglia indicavano le 10.00. Ho di nuovo ficcato la testa sotto il piumone e sono rimasta a letto fino a mezzogiorno. Non ho il vezzo di dormire da sola, anzi, era da molto tempo che non succedeva, eppure stanotte non ho sentito la mancanza di un uomo accanto a me.
   Ieri sera mi sono addormentata davanti alla tivù mentre assistevo alla proiezione di "Ultimo tango a Parigi", forse sarebbe più corretto se sostenessi che mi sono appisolata dopo poche scene, favorita dalle note avvolgenti del sax di Gato Barbieri e dai virtuosismi luministici di quel mago della fotografia che è Vittorio Storaro. Sono planata nel mondo dei sogni senza accorgermene, e non è la prima volta che mi succede mentre assisto alla proiezione di questo film.
   Marlon Brando è un uomo che sprigiona un sex-appeal ineguagliabile, ma a essere sincera mi è capitato raramente di arrivare a leggere i titoli di coda di "Ultimo tango a Parigi". Il più delle volte la pellicola mi è servita per dare vigore alle mie fantasie erotiche, così ho finito per masturbarmi davanti alle devastanti immagini del suo bellissimo corpo mentre in una stanza spoglia di tutto, quella in cui è girato il film, Marlon incula la giovane compagna.
   Il film girato da Bernardo Bertolucci è un'opera d'arte ricca soprattutto di rappresentazioni mentali, di un ingegno stilistico ineguagliabile. E' con queste parole che molti critici hanno definito il film. Malgrado il loro illustre parere sono convinta di non essere l'unica persona a non avere compreso il significato di "Ultimo tango a Parigi". Anzi, sono portata a credere che nemmeno Marlon Brando, protagonista maschile della pellicola, fosse a conoscenza dell'esatto significato della storia a cui era stato chiamato a interpretare. Infatti, nella sua biografia ufficiale, quella scritta di suo pugno insieme a Robert Lindsey, libro che tengo gelosamente custodito sopra un ripiano della libreria di casa, mi ha colpito un commento che sta in calce alla fotografia che lo ritrae nudo insieme Maria Shneider, protagonista femminile della pellicola
   "Ancora oggi non saprei dire di cosa parlasse" scrive riferendosi al film. "E sono anche convinto che nemmeno Bernardo lo sapesse mentre girava quelle scene" conclude.
   Proseguendo nella lettura della biografia ho letto che il ruolo da lui interpretato nel film gli provocò degli effetti a dire poco devastanti, lasciandolo esausto e svuotato alla fine delle riprese.
   Alla luce di quanto gli accadde durante quelle riprese giurò a se stesso che in futuro non si sarebbe più fatto coinvolgere emozionalmente, in maniera così distruttiva, prendendo parte a un film. Questo perché Bertolucci gli chiese d'interpretare se stesso, d'improvvisare i dialoghi e di rappresentare il ruolo del protagonista come se si vedesse riflesso in uno specchio.
   Quando "Ultimo tango a Parigi" uscì nelle sale cinematografiche, nel dicembre del 1972, avevo meno di un anno. A quel tempo mi muovevo gattoni sul parquet di casa, adesso che di anni ne ho trentasei nulla sembra essere cambiato nella mia vita perché continuo a stare carponi, con le ginocchia e le mani a terra, godendo nel farmi sodomizzare nel culo dai miei compagni di letto.
   Non mi è dato sapere se il film di Bertolucci è un capolavoro oppure una boiata, quello che so è che la storia fra Paul (Marlon Brando) e Jeanne (Maria Shneider) filmata nel vuoto di quell'appartamento continua tuttora ad affascinarmi. 
   E' un opera struggente sul tema della solitudine dell'uomo moderno. Ma di una cosa sono certa ed è che la fortuna commerciale del film è dovuta in massima parte a una scena in particolare; quella in cui Marlon Brando, per ammorbidire il buco del culo di Maria Shneider, prima di ficcarle la cappella nell'ano, fa ricorso a un panno di burro.
   Nella sua biografia Marlon Brando racconta che Bertolucci chiese a lui e a Maria Schneider di avere dei rapporti sessuali veri, questo per dare maggiore spessore e autenticità al film, ma secondo quanto racconta l'attore la cosa avrebbe modificato la storia che andavano a rappresentare, perché a suo dire l'attenzione degli spettatori si sarebbe focalizzata solo sui loro orgasmi, per questo motivo si rifiutò di farlo.
   Non credo a quanto racconta Marlon Brando nel libro a proposito del modo in cui furono girate le scene di sesso. Dopo quanto ho appreso a proposito della sua personalità sono portata a credere che lui e Maria Schneider non abbiano simulato quegli orgasmi, ma fatto del sesso vero lasciandosi trasportare dalla pulsione erotica innata in entrambi.
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   Sono parecchi gli uomini con cui sono andata a letto che hanno utilizzato il burro per scoparmi nel culo. Sono io a chiederglielo ogni volta per rivivere con loro una fantasia erotica che ho impresso nella mente dopo la prima volta che ho assistito alla proiezione di "Ultimo tango a Parigi".
   E' questa una delle ragioni per cui di Marlon Brando ne ho fatto un mito, perlomeno fino a qualche giorno fa, quando, sulle pagine del Corriere della Sera, ho letto un articolo che fa riferimento a una biografia di prossima pubblicazione dal titolo: "Brando Unzipped" (Brando sbottonato), scritta da un certo Darwin Porter, già autore di una biografia di grande successo su un altro famoso divo dello schermo: Humphrey Bogart.
   Nel libro di prossima uscita, secondo quando è riportato nell'articolo del Corriere della Sera, l'autore della biografia rielabora la tesi della bisessualità di Marlon Brando soffermandosi nel raccontare episodi torbidi della vita privata dell'attore, rimarcando certi atteggiamenti della sua vita sessuale.
   In verità ho sempre sospettato che sotto il giubbotto di pelle dell'interprete de "Il selvaggio" battesse un cuore pansessuale, tipico di chi pone l'istinto sessuale alla base di ogni attività psichica, ma scoprire che Brando fosse andato a letto con sua madre, non è stata cosa facile da digerire per chi come me ne aveva fatto un mito da cui trarre piacere. Accidenti! Per non parlare di una foto, diventata oggetto di culto, che lo ritrae in primo piano mentre ama oralmente il suo boyfriend storico Wally Cox.
   Queste rivelazioni mi hanno sconcertata. Adesso mi riesce difficile pensare al protagonista di tanti film cult, da "Fronte del porto", a "Un tram che si chiama desiderio", e "Apocallypse News", come a un mito d'uomo a cui fare riferimento, e trarre piacere sessuale. Specie dopo che l'autore della biografia si è dilungato nel comporre una lunga lista dei suoi amori con divi hollywoodiani, a cominciare da Burt Lancaster, proseguendo con Tyrone Power, Montgomery Cliff, James Dean, Rock Hudson e tanti altri.
   Nonostante queste malvagie rivelazioni preferisco serbare di Marlon Brando il ricordo di un amante di donne, sognando a occhi aperti mentre si danna l'anima a scopare Marilyn Monroe, Grace Kelly, Rita Hayworth. Ava Gardner, Ingrid Bergman, piuttosto che immaginarlo seduto davanti allo specchio, nella stanza da letto della madre, mentre si trucca da donna, si spoglia e si riveste con gli abiti di mamma, tacchi a spillo compresi.
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   Cazzo, che delusione si è rivelato 'sto Marlon Brando! 

 

 
     
 

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