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SOFFOCAMI
di
Farfallina
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Prostitute slave e nigeriane,
traballanti su tacchi
da 12cm. simili a stalattiti, si scaldavano attorno ai fuochi che uscivano dai grossi bidoni di latta disseminati sulla strada che conduce all'aeroporto. Malgrado la temperatura fredda della notte
le prostitute mostravano una surreale esposizione di seni, natiche, e gambe
messe in vendita a chi era disposto a scucire qualche decina di
euro.
L'appuntato Maccaluso, alla guida
di una pantera della polizia, ascoltava le parole che il commissario
Giacomazzi, seduto al suo fianco, gli riversava addosso da quando avevano lasciato il cortile della questura. Una pattuglia, in servizio di perlustrazione notturna, aveva segnalato alla centrale operativa della Squadra Mobile un evento delittuoso. Era al casolare di campagna,
ubicato nell'immediata periferia della città, dove era stato segnalato il delitto, che lui e il commissario Giacomazzi erano diretti.
- Questa città sta morendo.
E' un vero peccato che succeda nell'indifferenza generale della gente.
Qui le persone se ne fregano o fanno finta di niente. - disse il
commissario a conclusione di un lungo discorso,
rivolto all'appuntato che per tutto il tempo
l'aveva ascoltato in silenzioso ascolto.
- In vent'anni di servizio nella Polizia di Stato ne ho girate parecchie di città e questa, commissario, le assicuro che è la meno peggio
di tutte. - disse Maccaluso mentre al volante dell'Afa 159 procedeva a velocità sostenuta sulla tangenziale, districandosi nell'intenso traffico notturno, con i fari rotanti dei lampeggianti bianchi e blu in funzione.
- Questa città, al pari di tante altre città del Nord-Est, fa schifo...
Maccaluso. Anzi, ti dirò di più: per me è il nulla. Chiunque vive qui è perduto.
- Perché?
- La gente di questa città è ammalata di
pseudo-perbenismo. La maggiore preoccupazione di uomini e donne è quella di esibire capi di abbigliamento griffati, magari anche contraffatti, pur di apparire e farsi notare. Questa città fa schifo...
Maccaluso!
- Se penso alla città dove sono nato e cresciuto, con le strade perennemente sporche, i servizi pubblici allo sfascio, la mancanza di verde pubblico, e le scuole al degrado, allora le dico che è la realtà da cui provengo che fa schifo, non questa città. Io e la mia famiglia ci stiamo bene al Nord, anche se la vita è più cara rispetto al Sud. Qui perlomeno tutto sembra funzionare nel migliore dei modi. Al mio paese i servizi pubblici sono allo sfascio e non sto a parlarle della sanità perché, in caso di necessità, si è costretti a fare ricorso alle cliniche private altrimenti negli ospedali pubblici si rischia di morire. Al mio paese politici e amministratori sono tutti dei corrotti. Con il malaffare hanno mandato in malora tutto il litorale, non c'è rimasto un solo tratto di costa immune da abusi edilizi. Anche il mare fa schifo, quando ritorno al mio paese per le vacanza
estive ho persino timore a portare i miei figli a fare il bagno in quelle acque tanto sono inquinate dagli scarichi delle fogne.
- Maccaluso! Questa città sarà bella e pulita, ma è morta perché è la coscienza dei suoi abitanti che è morta. Indifferenza ed egoismo hanno preso il posto della solidarietà, fra la gente c'è solo paura verso tutto ciò che è diverso, non lo hai capito? In un paese qui vicino il sindaco ha persino messo una taglia di 500
euro per ogni extracomunitario che i vigili urbani fermano se lo trovano privo del permesso di soggiorno. E' uno schifo
Maccaluso!
- Ma come può dire questo,
proprio in questi giorni che precedono le feste del
Natale? Basta guardarsi intorno per accorgersi che qui, come in poche altre città, si sente che è arrivato il Natale! Non ha notato quanti mercatini ci sono in giro per le strade del centro ravvivato dalle luminarie?
- Beh, allora ti dirò che i mercatini di Natale sono una idea da cerebrolesi per
cerebrolesi. Ambulanti che vendono statuine e presepi kitsch, alberi finti, e balocchi di plastica. Neanche sforzandomi riuscirebbero a incuriosirmi. E' solo consumismo,
Maccaluso!
- Lei è nato pessimista commissario.
- Maccaluso, guardati attorno. Li vedi quei clienti fermi con grosse automobili al bordo della strada a contrattare con le prostitute di colore? Sono gli stessi che di giorno sfruttano gli extracomunitari facendoli lavorare in nero e
la domenica vestono con cravatta verde e fazzoletto verde al taschino della giacca e inneggiano alla Lega Nord. Capito? Ormai ho perso la capacità d'indignarmi di fronte a queste brutture. Loro si trovano bene in questo letamaio e non capisco perché abbiano
tanti motivi per lamentarsi. Io per fortuna non sono ancora come tutti loro.
- Io non mi interesso di politica, voto a destra, ma per quanto mi riguarda i politici sono tutti uguali. Dei ladri!
- Pensa che questa strada dovrebbe essere il biglietto da visita per chi dall'aeroporto viene in città. Guarda invece il degrado che c'è. La carreggiata è occupata a ogni ora del giorno e della notte da prostitute e transessuali. Un mercato del sesso condito con la spazzatura che si accompagna a ogni incontro amoroso consumato in auto tra gli anfratti polverosi, le piante e i cespugli attorno
alla tangenziale.
- Ci vorrebbero più uomini e mezzi per contrastare questo degrado.
- Anche se fossimo in più poliziotti non saremmo comunque in grado di contrastare la prostituzione perché è impossibile debellarla. Nemmeno vale la pena d'inseguire una di quelle
disgraziate prostitute nigeriane che scappano ogniqualvolta dall'alto ci ordinano di fare una retata. Una volta arrestate il magistrato le rilascia dopo averle consegnato il foglio di via, dopodiché ce le ritroviamo da capo a lavorare la sera successiva accanto a un falò ad aspettare i clienti alla solita vetrina della carne.
- E' tutto vero quello che lei dice commissario. Io però continuo a stupirmi per la presenza di quelle slave minorenni che trascorrono l'inverno su queste strade, per non parlare delle tossiche con i denti consumati
dall'eroina e infettate dall'AIDS che, invece di suscitare ribrezzo nei clienti, sembrano aumentarne l'attrazione.
L'Alfa 159, parzialmente blindata, dotata di vetri antisfondamento, stava procedendo su un lungo rettilineo con le luci dei lampeggianti che luccicavano nella notte buia, mentre a lato della carreggiata colonne di autovetture, con a bordo una umanità di uomini maturi e ragazzotti impegnati in tour post birreria, sfilavano davanti alle puttane mantenendo i finestrini abbassati e le mani protese verso il corpo delle ragazze per verificare la consistenza della merce in vendita.
- Ci vai a puttane
Maccaluso?
- Chi io?
- Sì perché ti sembra così strana la cosa?
- No, affatto, ma perché mi ha fatto questa domanda?
- Stavo pensando che molte di queste ragazze guadagnano dai 500 ai 1000
euro per notte. Io ne guadagno circa 2000
euro al mese con gli straordinari mentre una qualsiasi di quelle prostitute ne intasca dai 15.000 ai 30.000. Ma sono convinto che con la crisi finanziaria e la crescente disoccupazione anche i prezzi delle loro prestazioni saranno in calo, sbaglio?
- Di sicuro la crisi si sarà fatta sentire anche per loro. Forse avranno abbassato le tariffe. Meno clienti e meno soldi.
- In ogni caso rimane un bel guadagnare, anche se il denaro finisce in gran parte nelle mani dei loro sfruttatori.
- Le rumene sono quelle che hanno tariffe più alte di tutte: da 30 a 60
euro. Ma le più giovani e più gettonate chiedono parecchio di più. E poi le slave non si risparmiano dall'andare con chiunque, soddisfacendo qualsiasi tipo di richiesta dei clienti, purché paghino.
- Allora Maccaluso sei al corrente anche del tipo di prestazioni.
- Beh, per forza, altrimenti che poliziotto
sarei? - disse l'appuntato spendendosi in un contenuto sorriso.
- Maccaluso, tu non me la racconti giusta.
L'orologio posto nel cruscotto della vettura segnava le due. Ancora un paio di chilometri e avrebbero lasciato la tangenziale per immettersi sulla strada statale che conduceva nella direzione del Lago di Garda.
A scoprire il cadavere era stata una pattuglia in servizio
di perlustrazione nella zona. Recatisi sul posto dopo che al 118 era pervenuta la richiesta di soccorso di una donna, apparentemente in stato confusionale, avevano trovato un uomo impiccato a un trave.
Al raccordo anulare con la statale che conduceva al Lago di Garda il commissario Giacomazzi e l'appuntato Maccaluso avvistarono la presenza di fari rotanti che lampeggiavano nella campagna. Quando raggiunsero il casolare una folla di curiosi, nonostante l'ora tarda, era raccolta nell'aia della casa colonica recentemente ristrutturata. Due pantere della polizia,
l'automedica e una ambulanza erano ferme nel cortile con le luci dei fari che mandavano lampi blu.
Quando il commissario Giacomazzi scese dalla macchina gli venne incontro un poliziotto impegnato a mantenere lontano dal cortile la folla di curiosi.
- Buona sera commissario. - disse il poliziotto, portando la mano alla tesa del cappello in segno di saluto, dopo che si trovò dinanzi al superiore.
- Che è successo? Davvero c'è un omicidio?
- Il medico sostiene che l'uomo che abbiamo trovato impiccato non si è suicidato. Però non si tratta nemmeno di un omicidio. In ogni caso sarà bene che ne parli con lui per capire di cosa si tratta. E' un gran casino!
- Il medico è dentro?
- Sì, è ancora qui.
- Allora andiamo a vedere di cosa si tratta. Spero che non abbiate toccato niente, eh? Se la squadra scientifica avrà bisogno di fare dei rilievi occorre che nulla sia manomesso per non inquinare le prove, altrimenti è un gran casino.
- Non si preoccupi commissario abbiamo lasciato tutto come lo abbiamo trovato. Solo il medico e un paio di soccorritori hanno messo piede nella taverna, oltre alla donna che ha trovato il cadavere.
- E chi sarebbe 'sta donna?
- E' la madre dell'uomo che abbiamo trovato impiccato a un trave.
- Va bene, dai guidami al cadavere.
Il poliziotto fece strada al commissario Giacomazzi e lo precedette fino alla taverna dove, appeso a un trave, penzolava il cadavere di un uomo nudo dalla cintola in giù. Le ceneri, residuo di un fuoco, brillavano nel caminetto posto in un angolo della stanza, dirimpetto all'unica finestra della taverna. Sotto i piedi del cadavere il commissario notò la presenza di uno sgabello di piccole dimensioni rovesciato di lato. Girò tutt'attorno
al cadavere stupendosi nel costatare che l'uomo, dall'apparente età di trent'anni, aveva indosso solo la camicia, mentre era nudo dalla cintola in giù e privo scarpe.
- Il medico che lo ha soccorso dove è andato a finire? - chiese il commissario Giacomazzi all'appuntato Cirillo che si era premurato di mettersi a sua disposizione e lo aveva accompagnato nella taverna.
- Vado a chiamarlo. E' di là che assiste la madre dell'uomo che abbiamo trovato impiccato, perché si è sentita male. - disse allontanandosi dalla stanza.
Qualche istante dopo il medico rianimatore si presentò nella taverna preceduto dall'appuntato Cirillo.
- Ha bisogno di me commissario? - disse il medico, un tipo
fighetto, e probabilmente fresco di laurea.
- Sì.
- Vuole sapere come è morto?
- Certo, altrimenti perché l'avrei fatto venire qua.
- E' un caso di ipossifilia.
- Che è?
- Il termine tecnico è
Asphyxophilia. E' una tecnica sessuale di chi pratica l'autoerotismo.
- Cazzo! Non potevate inventare un nome più semplice voi medici.
- L'ipossifilia consiste nell'aumentare il piacere dell'orgasmo facendo diminuire l'apporto di ossigeno che arriva al cervello utilizzando a tale scopo dei cappi, come è accaduto in questo caso, oppure corde, sacchetti, cappucci. Alcune tecniche masturbatorie possono essere molto pericolose. E questa ne è la prova. Se guarda con attenzione il cazzo del cadavere noterà che è ancora impiastricciato di sperma, mentre sul pavimento sono evidenti tracce della medesima sostanza.
Il commissario Giacomazzi si avvicinò al cadavere è notò che quanto aveva asserito il giovane medico, che pareva saperla lunga sull'argomento, era tutto vero. E si rammaricò di non avere notato quelle tracce prima.
- E' la prima volta in tanti anni di attività nella Polizia di Stato che mi capita di assistere a un caso come questo.
- Non si deve meravigliare più di tanto commissario. Le modalità devianti di chi si masturba sono tantissime, le più frequenti sono quelle di chi introduce nell'uretra o nel culo dei corpi estranei mentre si masturba. Ma col mestiere che fa lei chissà quante cose strane le
sarà capitato di vedere, no?
- Sì, certo. - disse il commissario Giacomazzi nascondendo un certo imbarazzo.
- La gente fa uso degli oggetti più strani per trovare piacere nel masturbarsi, a cominciare dalle matite, e poi chiodi, filamenti, e persino dei tubicini. Questo per quanto riguarda l'uretra, mentre per il culo gli oggetti sono di maggiore dimensione. Mi riferisco ai colli di bottiglie, tubi, manici di scopa.
- Mi è capitato qualche volta di condurre al Pronto Soccorso gente con delle bottiglie infilate nel culo a causa del risucchio.
- Addirittura c'è chi introduce dei serpentelli di piccole dimensioni nell'uretra che risalgono fino alla vescica.
- Tutto questo per provare maggior piacere?
- Eh, sì. Ma tutte queste pratiche possono diventare particolarmente dannose, poiché possono provocare ferite e come in questo caso condurre alla morte.
- Eppure c'è chi seguita a metterle in pratica.
- L'asfissia autoerotica, quella che ha causato la morte di questo povero uomo, è un gioco molto pericoloso di masochismo. Il problema è che, anche senza arrivare alla morte del soggetto, se l'asfissia non viene arrestata in tempo può causare gravi stati di incoscienza e impedire a chi la pratica di interrompere questo gioco erotico. Nella migliore delle ipotesi si possono arrecare danni alla carotide, ipossigenazione al cervello, rottura di capillari che possono dare emorragie.
- Accidenti! - disse
Giacomazzi, impressionato dalle parole del medico.
- I danni da ipossigenazione non si ripristinano automaticamente col ritorno del respiro, ma richiedono diverso tempo, e se la pratica si ripete i danni si accumulano. Spesso chi la pratica perde il controllo della situazione a causa della deprivazione di ossigeno. Allora si ha perdita di coscienza con conseguenze mortali come è avvenuto nel caso di quest'uomo che, stirando il midollo spinale con un cappio, per provare maggior piacere al momento dell'orgasmo, ha trovato la morte.
- Beh, è una roba da matti. Un conto è giocare con la propria partner a essere umiliati, legati, percossi, al fine di raggiungere l'eccitazione sessuale. Ma arrivare a fare certe cose come
l'ipossifilia, o come diavolo si chiama 'sta tecnica, bisogna essere dei pazzi.
- Certi uomini si limitano a immaginare, mentre si masturbano o hanno un rapporto sessuale, di essere violentati, tenuti bendati, legati da altri in modo che gli sia resa impossibile la fuga. Di solito un masochista chiede al proprio partner di essere schiaffeggiato, sculacciato, bendato o umiliato in qualsiasi modo, anche facendosi urinare o cacare addosso.
- Allora non c'è bisogno che
faccia venire sul posto i colleghi della scientifica per eseguire ulteriori indagini, se mi assicura che si tratta di un caso di ipossifilia o come cazzo si chiama 'sta cosa.
- Questa pratica causa la morte di 10 persone al giorno in tutto il mondo. Sta scritto sui libri di medicina. E' una pratica da non fare mai, è veramente pericolosa.
- Se è lei è così gentile da stilare il referto della morte darò ordine di avvisare l'ufficio della Procura della Repubblica per rimuovere la salma e trasportarla
all'obitorio per l'autopsia.
- Va bene, mi premuro di farglielo subito.
- Okay.
- Ispettore... - disse Maccaluso che per tutto il tempo se n'era rimasto in disparte ad ascoltare con curiosità le parole del medico. - Mi ricordo che qualche anno fa, a Firenze, un uomo morì in circostanze simili a questa. I RIS ci misero molto tempo a capire che si era trattato di un incidente provocato da un gioco erotico e non di un omicidio.
- Tu e io apparteniamo alla Polizia di Stato... a certe conclusioni ci arriviamo prima degli altri.
L'alba era spuntata da poco quando il commissario Giacomazzi lasciò, insieme all'appuntato
Maccaluso, il casolare. Dopo la visita del sostituto Procuratore della Repubblica il cadavere fu rimosso dalla trave che lo teneva sospeso per il collo. I
necrofori provvidero a portare i resti mortali all'obitorio, dopodiché la porta d'accesso alla taverna fu sigillata.
Mentre l'Alfa 159 percorreva il tratto di tangenziale il commissario Giacomazzi si perse a guardare le poche africane rimaste accanto ai falò, al freddo, ad aspettare clienti per guadagnarsi il pane da vivere, vittime di organizzazioni criminali che si arricchivano con il loro sfruttamento.
Un improvviso banco di nebbia distolse la sua attenzione dalle prostitute appostate ai margini della strada. Tutt'a un tratto si trovò a pensare alla pratica erotica, estrema e pericolosa, che aveva portato alla morte l'uomo trovato stecchito nella taverna. Marilena, la donna che da circa sei mesi era la sua amante, lo costringeva sempre più spesso a stringerle il collo proprio nel momento in cui stava per raggiungere l'orgasmo. La richiesta era diventata continua e pressante al punto che
ogni volta gli chiedeva di osare di più, con la presa attorno il collo, anticipando e prolungando i tempi di soffocamento.
Marilena era portata al masochismo. Le piaceva essere sculacciata e ricevere schiaffi, spesso gli chiedeva di strizzarle i capezzoli fino a farla urlare, oppure di strattonarle la coda dei capelli in modo energico mentre lui la prendeva da dietro alla pecorina. Ma più di tutto le piaceva che
le agitasse il capo fra le mani mentre stava per venire. Quando scopava non conosceva mezze misure. Essere maltrattata la mandava in orbita.
Dopo quanto aveva visto nella taverna quella notte, e ascoltato dalla voce del medico rianimatore a proposito
dell'ipossifilia, era preoccupato perché se a Marilena
faceva impazzire di piacere essere
strozzata, adesso avrebbe avuto paura di farle male se avesse seguitato a pretendere di fare sesso in quel modo, con le mani strette intorno al collo.
Tutt'a un tratto il banco di nebbia scomparve e lasciò spazio a qualche raggio di sole. Il traffico di automobili e autocarri sulla tangenziale era intenso come ogni mattina. La pantera, guidata con perizia, dall'appuntato Maccaluso seguitò a farsi largo fra le macchine con i lampeggianti accesi. In meno di dieci minuti avrebbero raggiunto la questura, dopodiché ognuno sarebbe tornato a casa
propria. Avrebbero ripreso servizio nel tardo
pomeriggio per il turno di notte.
- A me quelle africane fanno pena. - disse l'appuntato Maccaluso indicando un gruppo di nigeriane raccolte attorno un falò al bordo della strada.
- Questa città è morta,
Maccaluso! Adesso deve solo rinascere. - concluse il commissario.
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