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PRANZO DI NATALE
di Farfallina

 

  
  
L
uca aveva trascorso gran parte della mattina fra le mura della cucina indaffarato a preparare le cose che avrebbe consumato per il pranzo di Natale. Cucinare era una delle occupazioni domestiche che più prediligeva, mentre detestava fare le pulizie e spolverare i mobili.
   Sulla pasta all'uovo, stirata in strisce lunghe e sottili, aveva collocato i grumi di un composto a base di spinaci, ricotta, e parmigiano con cui aveva preparato circa sessanta tortelli d'erbetta da mangiare durante i giorni di festa.
   Poco prima che l'orologio della cucina segnasse l'una versò nella pentola, dove l'acqua aveva iniziato a bollire, venti tortelli d'erbetta che lui stesso aveva preparato. Mentre i tortelli cuocevano stese sulla tavola del soggiorno la tovaglia linda di bucato, dopodiché apparecchiò per due persone stando bene attento a disporre i tondi, le stoviglie e i bicchieri nella loro esatta collocazione.
   Luca era un abile cuoco abituato com'era a prepararsi ogni giorno pranzo e cena. Levò dal frigorifero il piatto con dentro una anguilla marinata e l'appoggiò sul tavolo accanto al piatto di formaggi francesi che aveva sistemato in precedenza. Fece ritorno in cucina e rimescolò ancora una volta i tortelli nella pentola, poi ne assaggiò uno. Una volta accertato il grado di cottura versò i tortelli nello scolapasta. Distribuì i tortelli a strati all'interno di un tegame, dopodiché ci sparse sopra del burro fuso e del formaggio parmigiano grattugiato. A questo punto si liberò del grembiule e portò in tavola il prelibato piatto ancora fumante.
   Andò a sedersi al posto che era solito occupare nei giorni di festa, di fronte alla credenza. Una grande specchiera sormontava il mobile dando a Luca l'opportunità di guardarsi allo specchio e avere l'impressione di non essere solo a consumare il pranzo di Natale.
   Occupare il tempo accudendo la casa, leggendo giornali e riviste, gli permetteva di tenere la mente occupata. Vanessa, la sua donna, gli mancava. Da una intera settimana non aveva più sue notizie. L'ultima volta che aveva avuto occasione di assaporare il gusto mielato delle labbra della sua donna era accaduto nell'albergo dove entrambi lavoravano, dopodiché non l'aveva più vista né sentito la voce per telefono.
   La loro storia era iniziata qualche giorno dopo che Vanessa aveva preso servizio come inserviente nell'Hotel in cui lui era portiere d'albergo. Lei lo aveva tempestato di sorrisi ammiccanti e frasi allusive. Lui era crollato ai suoi piedi come un frutto maturo, divenendone l'amante, cedendo alle lusinghe di una donna vogliosa di essere posseduta.
   Da un anno a questa parte scopavano quasi ogni giorno. Si appartavano in una qualsiasi delle stanze dell'albergo, approfittando dei momenti in cui Vanessa riordinava i letti occupati dai clienti durante la notte.
   I loro coiti erano sempre di breve durata, il più delle volte duravano una manciata di minuti. Il tempo necessario per godere del corpo dell'altro e fuggire via. Se ne avevano l'opportunità scopavano anche più volte durante al giorno, approfittando dei momenti di libertà che sapevano concedersi nelle pause del lavoro.
   - Nessun uomo ha saputo farmi godere come te.
   Questa frase Vanessa gliela ripeteva ogni volta che facevano l'amore, specie dopo che raggiungeva l'orgasmo, cosa che a suo dire le riusciva raramente col marito. In quei momenti di grande intimità si lasciava spesso andare a quel genere di confidenza convinta di fare cosa gradita a Luca, ma quei paragoni lo facevano soltanto soffrire.
   Vanessa, oltre a concedergli la fica, non si era mai lasciata andare a pronunciare la frase "Ti amo", mai. Luca, al contrario, in più di un'occasione aveva manifestato i propri sentimenti d'affetto per lei.
   Il tempo era sempre tiranno per loro due. Vivevano nella paura di essere scoperti, ma questo stato di cose aveva contribuito a stimolarli e farsi desiderare. Concedevano poco tempo ai preliminari, desiderosi com'erano di pervenire al più presto all'orgasmo. Fare l'amore in una delle stanze dell'albergo era quanto di meglio poteva capitare a entrambi.
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   Era trascorsa una settimana dall'ultima volta in cui avevano fatto l'amore. In quella occasione avevano scopato al terzo piano dell'albergo, nella camera n°22, la loro preferita. Per raggiungerla si era mosso con prudenza nell'albergo pieno di clienti.
   Quando era entrato nella camera Vanessa stava finendo di riordinarla. Chiuso l'uscio alle proprie spalle aveva lasciato la chiave inserita nella serratura impedendo, di fatto, a chiunque, anche a chi era provvisto di passpartout di mettere il naso nella stanza.
   Anche in quella occasione sotto la vestaglia da lavoro Vanessa non indossava né mutandine né reggiseno. La prima volta che avevano fatto l'amore si era meravigliato nel trovarla priva di biancheria intima sulla pelle, poi ci aveva fatto l'abitudine.
   Chiusa la porta alle spalle Vanessa lo aveva attirato fra le lenzuola fresche di bucato che lei stessa aveva provveduto a stendere sul materasso. A Luca piaceva la sua l'intraprendenza. Era solito abbandonarsi alle smanie voluttuose dell'amante senza opporre alcuna resistenza assoggettandosi ai suoi voleri, appagandola in tutto.
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   Non si sarebbero visti per una decina di giorni, tanto era lungo il periodo di ferie che si era presa Vanessa. Quando era entrato nella stanza lei lo aveva provocato rivelandogli che era sua intenzione spremergli il cazzo e farlo godere, fino a farlo stare male, in modo che il ricordo di quella scopata non lo abbandonasse per tutto il tempo in cui sarebbero stati lontani.
   Vanessa si era coricata sopra Luca dopo averlo obbligato a stendersi bocconi sul letto. Gli aveva cinto le braccia attorno il torace e gli aveva fatto scorrere le tette contro la schiena, dopodiché aveva cominciato a mordergli il collo. Sentire il petto dell'amante accostato alle proprie spalle lo aveva eccitato a dismisura. Vanessa aveva mantenuto a lungo le braccia incrociate attorno al torace insistendo nel pizzicargli i capezzoli, provocandogli un effervescente solletico. Dopo un po' che lo accarezzava lo aveva obbligato a mettersi sul dorso, ed aveva fatto cadere le guance fra le cosce finendo per spompinarlo senza farlo venire.
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   Luca si era lasciato trascinare da Vanessa giù dal letto ed era venuto a trovarsi in ginocchio di fronte a lei. Uno di fronte all'altra si erano trovati indifesi ai tocchi delle dita di cui ciascuno faceva uso per saccheggiare il corpo altrui. Avevano goduto, accalorandosi nell'accarezzarsi, fintanto che lei si era messa carponi davanti a lui.
   Col capo chino e il bacino sollevato rispetto a tutto il resto del corpo, Vanessa l'aveva supplicato di scoparla nel culo. Luca aveva inumidito le dita di saliva e le aveva deterso l'orifizio dell'ano. Usando molta delicatezza aveva inserito un dito, dilatando lo sfintere, poi si era messo in piedi, aveva flesso le ginocchia, e guidato con la mano la cappella nel culo. Vanessa lo aveva aiutato spingendo il ventre come se stesse per andare di corpo dilatando il retto quanto più poteva, mitigando il dolore che le produceva il cazzo mentre risaliva nell'intestino.
   Luca l'aveva inculata cercando di trarne il maggior godimento consapevole che non l'avrebbe rivista per almeno dieci giorni. E per tutto quel tempo avrebbe dovuto provvedere al proprio piacere arrangiandosi da solo... con la propria mano. Inculandola le aveva dato fuoco al culo con continui spostamenti della cappella dentro e fuori l'ano, penetrandola ripetutamente, provocandole dolore, infine scaricandole nell'intestino molto dello sperma che custodiva dentro di sé. A Vanessa era venuto a mancare l'acme del godimento, ma era rimasta comunque appagata nel sentire Luca soddisfatto.
   Si erano lasciati scambiandosi un lungo bacio, carezzandosi il viso, dandosi appuntamento alla volta successiva. Prima di uscire dalla stanza Luca aveva tolto dalla tasca un piccolo involucro e lo aveva deposto nelle mani di Vanessa.
   - Per me? - chiese lei mentre provvedeva a indossare la vestaglia da lavoro.
   - Sì.
   - Posso sapere cos'è. 
   - Una sorpresa.
   - Lo apro ora?
   - No, preferisco di no.
   Si erano salutati fiduciosi di ritrovarsi subito dopo le festività. Un paio d'ore prima di terminare il turno di lavoro si erano incontrati di nuovo per le scale. Insieme erano scesi a piano terra utilizzando l'ascensore. Lei lo aveva ringraziato per il regalo con un tenero bacio.
   - Grazie per la collana di perle. - disse - Anche se non so come potrò giustificarla con mio marito.
   - Digli che è bigiotteria, che ne sa lui.

* * *

   Luca terminò di pranzare verso le due del pomeriggio. Sparecchiò la tavola, poi andò in cucina. Lavare piatti, pentole e posate era un genere di lavoro che detestava. Avrebbe trascorso il pomeriggio nella solitudine delle mura domestiche, ormai c'era abituato. Accese la tivù e in breve successione cambiò una quindicina di canali, poi si soffermò a guardare uno spettacolo circense.
   Mentre le immagini scorrevano sullo schermo prese a leggere le pagine della Gazzetta Padana, il quotidiano della sua città. Diede una rapida scorsa alla pagina degli spettacoli soffermandosi a esaminare le locandine dei film in programmazione nei cinematografi cittadini. Una immagine attirò la sua attenzione. Il film era "La nona porta" un thriller/horror con la regia di Roman Polanski. Giusto quello di cui aveva bisogno per sottrarsi alla malinconia che lo accompagnava dalla mattina.
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   Una moltitudine di persone cingeva d'assedio la biglietteria della multisala dove veniva proiettato il film. Si mise in fila e, armato di pazienza, aspettò che giungesse il proprio turno per staccare il biglietto d'ingresso.
   Prese posto a metà sala, accanto a una coppia intenta a cibarsi di pop corn e bere Coca-Cola da un'unica bottiglietta da cui alternativamente aspiravano la bevanda attraverso una sola cannuccia. La cosa lo innervosì, gli pareva inverosimile che a poche ore di distanza dal pranzo di Natale qualcuno si cibasse con simili porcherie.
   La luce in sala si attenuò gradatamente mentre la gente seguitava a riempire la sala. Sullo schermo presero a scorrere i trailer dei film di prossima programmazione. Nella fila davanti a lui gli occupanti delle poltroncine si alzarono in piedi per fare spazio a una coppia che stava sopraggiungendo. Quando i due furono a pochi passi dalla sua postazione riconobbe Vanessa. L'uomo che l'accompagnava era il marito.
   Stentò a credere che il caso li avesse portati lì tutti e tre. Marito e moglie, senza accorgersi della sua presenza, occuparono le poltrone dinanzi a lui. Nella penombra Vanessa gli apparve diversa dalla donna con cui era entrato in intimità. Appena seduta cinse un braccio sulla spalla del marito e gli farfugliò qualcosa all'orecchio, poi abbozzò un sorriso. L'intimità che esisteva fra i due era fatta di sorrisi, brevi parole, e ammiccamenti. D'improvviso il mondo sembrò crollargli addosso. Le luci si spensero nella sala, sullo schermo apparvero i titoli di testa della "Nona porta". Vanessa distese il capo sulla spalla del marito e si concentrò sulle immagini del film. Luca si alzò dalla poltroncina e scappò in strada.
   Fuori era già buio. Girovagò a lungo per le strade senza una meta precisa. Avrebbe voluto scacciare l'immagine di Vanessa dalla sua mente, ma non gli riuscì. Si allontanò dal centro storico e, senza rendersene conto, si trovò in Via dei Prati; la via delle puttane.
   Una mora, dal viso pesantemente truccato stava affacciata sulla porta di casa.
   - Cinquanta col guanto. - disse quando Luca le passò davanti.
Arrestò il passo, fissò lo sguardo sulla donna e la seguì dentro casa.
   All'improvviso tutto gli fu chiaro.

 

 
     
 

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