Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

 

 
 

 


.
.

MISFATTO
di Farfallina

 

  
  
Q
uando alla Centrale Operativa della Questura giunse la segnalazione del ritrovamento di un cadavere di donna, abbandonato sul ciglio della strada che conduce all'aeroporto, il commissario Giacomazzi si recò di persona sul posto al comando di una pattuglia della squadra mobile. 
    L'omicidio, secondo quanto rivelò il medico legale accorso in un secondo tempo, era stato consumato sul finire della notte, presumibilmente verso le 5.00. L'assassino aveva infierito sul corpo della donna in maniera devastante, pugnalandola più volte all'addome e alla schiena per poi lasciarla nuda e agonizzante sul ciglio della strada, senza nemmeno preoccuparsi di procurarle la morte prima di darsi alla fuga.
    Il corpo senza vita della donna era stato ritrovato da un netturbino, impegnato a eseguire la pulizia di quel tratto di strada. Dalla cabina della spazzatrice stradale, di cui era alla guida, aveva intravisto il corpo della donna soltanto qualche istante prima che le grosse spazzole della spazzatrice venissero a contatto con il corpo inanimato, dopodiché si era premurato di avvisare il 113. 

   Il commissario Giacomazzi, in servizio da parecchi anni alla Questura della città, preferiva di gran lunga occuparsi di indagini pertinenti misfatti e delitti, anziché svolgere investigazioni che riguardavano i reati contro il patrimonio. La segnalazione del ritrovamento del cadavere di una donna, in una zona della città avvelenata dalla presenza di prostitute, l'aveva subito incuriosito.
  
Quando giunse sul posto, a capo di una pattuglia di poliziotti, la prima cosa che fece fu di sollevare il lenzuolo che i militi della Croce Rossa si erano premurati di collocare sopra il cadavere per proteggerlo dalla sguardo dei curiosi. Osservando il corpo inanimato della donna, adagiato sul prato, la prima impressione che ne ricevette fu che la donna fosse rimasta vittima di una violenza carnale messa in atto da qualche squilibrato.
   Violentare una donna, sodomizzarla fino a ucciderla, era una delle fantasie erotiche che rincorrevano sempre più spesso nella sua mente. Parecchie volte si era chiesto se fosse stato in grado di commettere uno stupro, specie quando gli capitava di interrogare donne vittime di abusi sessuali, ma non aveva mai saputo darsi una risposta anche se la cosa lo eccitava parecchio.
   Il corpo martoriato della donna stava riverso sul terreno con il ventre e il capo riversi all'ingiù. La pelle era imbrattata di fango e di sangue raggrumato intorno alle ferite provocate dalle numerose coltellate inferte dall'assassino.
   Tutt'a un tratto, mentre stava osservando con malcelato interesse le ferite, si trovò con il cazzo turgido che pulsava sotto il tessuto dei pantaloni. Gli succedeva spesso di eccitarsi da spettatore di una scena con delle tracce di sangue. E di questo se ne compiaceva.
   Si soffermò a lungo a guardare le rotondità del culo della vittima attratto dalla semiluna delle natiche, ma soprattutto dal buco del culo come spesso gli succedeva quando guardava il corpo di una donna. Lasciata da parte l'immagine del culo passò a ispezionare ogni tratto del corpo alla ricerca di una qualsiasi traccia che potesse spiegare il motivo del delitto, attento a non modificare la posizione del cadavere prima che sul posto sopraggiungessero i colleghi della scientifica per condurre i rilievi del caso, ed effettuare qualche fotografia.

   Quando su una delle caviglie della giovane scorse un tatuaggio, raffigurante una piccola farfallina, fu attraversato da un brivido in tutto il corpo. Esitò prima di esporre alla luce il volto della ragazza. Il dubbio che il cadavere potesse essere quello di una ragazza che lui conosceva piuttosto bene lo colse mentre si chinava su di lei. Ne ebbe conferma quando scostò capelli che le nascondevano il volto e rimase pietrificato nel costatare che si trattava di Katinka.
   La sua amicizia con la ragazza era iniziata qualche mese addietro. In quella occasione, a capo di una pattuglia di poliziotti, era giunto sulla strada degli Argini, dove la ragazza era solita prostituirsi, dopo che un cliente aveva telefonato alla sala operativa della questura denunciando di essere stato derubato del portafoglio da una prostituta. A suo dire la ragazza era salita sulla automobile di cui lui era alla guida, senza che se ne accorgesse, asportandogli il portafoglio.

   La presenza dei fari rotanti e lampeggianti delle auto della polizia, accorse sul posto dopo la denuncia dell'uomo, avevano scatenato un fuggi fuggi generale delle lucciole che stazionavano sulla strada a ridosso degli argini del torrente. Per sfuggire alla retata molte prostitute si erano acquattate nella fitta vegetazione sottraendosi alla vista dei poliziotti. Soltanto Katinka aveva cercato scampo fuggendo verso il corso d'acqua, decisa a guadarlo per raggiungere l'altra riva e mettersi in salvo, ponendo a repentaglio la propria incolumità a causa della forte corrente delle acque.
    Nell'attraversare a guado il torrente Katinka era stata trascinata via dalla corrente ed era rimasta in balia delle acque. Spaventata aveva cominciato a urlare attirando su di sé l'attenzione della pattuglia di poliziotti intenti a perlustrare quel tratto dell'argine a ridosso del fiume e della strada.
   Il commissario Giacomazzi non aveva esitato un solo istante a liberarsi del cinturone che sorreggeva il fodero con la pistola. D'istinto si era sfilato la giacca, liberato delle scarpe, dopodiché si era lanciato nelle acque gelide per soccorrere la poveretta.
    Raggiungerla e trascinarla a riva non era stato difficile, nemmeno aveva dovuto effettuare una qualsiasi manovra di rianimazione. Ma per maggiore sicurezza aveva provveduto a farla trasportare con una autoambulanza trasportata al Pronto Soccorso, perché sotto shock dopo essere stata protagonista di quella pericolosa avventura.
   In seguito a quell'accadimento lui e Katinka si erano di nuovo incontrati. Sovente si era limitato a controllarle i documenti. Ma il più delle volte l'aveva fatta salire sulla propria autovettura finendo per appartarsi con lei in uno degli anfratti lungo la strada degli argini. 
   Katinka non lo considerava un cliente come tutti gli altri. Lei sola aveva capito quali fossero i suoi istinti. Tutt'e due lo sapevano bene. Non si ribellava quando la sodomizzava, anzi non gli faceva pagare alcunché. A titolo di favore era solita dirgli. 

   Scorgere fra l'immondizia il corpo senza vita di Katinka, sfigurato dalle ferite da taglio, provocò al commissario Giacomazzi un conato di vomito che a stento riuscì a trattenere. Si allontanò dalla scena del delitto sorprendendosi nel costatare che, nonostante tutto, aveva mantenuto il cazzo duro come gli succedeva ogni volta che si trovava di fronte a scene delittuose di cui erano vittime le donne. Si avvicinò all'Alfa 159 con cui era giunto sul posto, dopodiché si mise in contatto telefonico con la Centrale Operativa della Questura per chiedere l'intervento della squadra scientifica.
   A lui sarebbe toccato appurare la natura dell'omicidio e l'autore. Al momento dell'aggressione la ragazza era completamente nuda. La cosa gli era parsa subito abbastanza strana perché nessuna delle prostitute che battevano la zona dell'aeroporto era solita spogliarsi completamente quando si appartava con qualche cliente per consumare un coito in uno degli anfratti polverosi, fra piante e cespugli, a ridosso della strada.
   Con lui Katinka non si era mai spogliata del tutto. Riflettendoci sopra se ne sorprese, forse perché contrariamente a quello che lui pensava lei lo aveva sempre considerato un cliente come gli altri e basta.
   Il fatto che fosse stata denudata rendeva probabile l'ipotesi del raptus omicida di natura sessuale. Ma restava in piedi l'ipotesi che il delitto fosse una punizione maturata nel giro di chi, in quella zona della città, controllava la prostituzione della comunità delle lucciole dell'Est. 
   Escluse che il movente del delitto potesse essere attribuito a una rapina, anche se nel prato attorno al cadavere non c'era nessuna traccia della borsetta, con dentro gli oggetti personali e i documenti, che la ragazza portava sempre con sé.
   Probabilmente sarebbe rimasto un delitto impunito come tanti altri avvenuti nel mondo della prostituzione. Non valeva la pena perdere troppo tempo a indagare. In fin dei conti Katinka era soltanto una puttana. 

 

 
     
 

.

Racconti
1 - 100

 Racconti
101 - 200

 Racconti
201 - 300

 Racconti
301 - 400

 Racconti
401 - 500


E' vietato l'utilizzo dei testi in altro contesto senza autorizzazione dell'autore
Il contenuto di questo sito è proprietà intellettuale di Farfallina e protetto dal diritto d'autore. (legge n. 633/1941 C.C.) 
L'usurpazione della paternità dei testi costituisce plagio ed è perseguibile a norma di legge.