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PRIVE'
di
Farfallina
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Il
cazzo mi pulsa come un ossesso sotto il tessuto dei pantaloni. Non so cosa mi sta succedendo, ma ho una dannata voglia di scopare. Ero intento a guardare un film di
guerra davanti alla tivù, comodamente stravaccato sul divano,
quando mi sono ritrovato molestato dalle scene sanguinolenti della
pellicola.
Devo darmi una calmata, Cristo! Ma non voglio masturbarmi. Quello di cui ho bisogno per tranquillizzarmi è
di scopare al più presto una bella figa pelosa, ma in subordine mi andrebbe bene anche una figa calva.
Quando ero adolescente mi succedeva ogni mattina di svegliarmi con il cazzo duro.
I quei momenti ero solito sparami una sega dopo l'altra perché era l'unico rimedio che
avevo a disposizione per quietare l'ansia che mi portavo addosso. A trent'anni, questa è la mia età, mi masturbo ancora, seppure non troppo spesso, ma preferisco che sia una donna a
stringermi il cazzo nella mano
tremolante e condurmi all'apice del piacere.
Sono un uomo semplice che conduce una vita
semplice. Lavoro dieci ore al giorno e a mia disposizione
ho pochissimo tempo libero. Ma sono
anche introverso e scorbutico. Dopo che mio padre, una volta rimasto vedovo, si è risposato con una donna della mia stessa età, ho preferito
andarmene da casa per gli effetti che la mia matrigna aveva su di me, infatti prima o poi
sono certo che avrei provato a scoparla e non volevo che
ciò accadesse. Adesso occupo un bilocale che ho preso in
affitto e vivo solo. Le mie due sorelle, Luana e Gabriella, poco più che ventenni, entrambi iscritte all'università, seguitano a vivere
nella medesima casa di mio padre insieme
alla nostra matrigna.
Cristo, devo uscire da casa! Devo farlo al più presto, non posso
rimanere chiuso fra queste mura per troppo
tempo, specie nello stato confusionale in cui sono
precipitato stasera; correrei il rischio d'impazzire. Non ho dubbi su dove
posso andare a sfogare questa
eccitazione che mi porto addosso, prima voglio fare un tentativo
visitando le strade del centro alla ricerca di qualche amica
un po' troia da portare a letto.
Stasera la città è più colorata del solito. Le strade sono inquiete, pervase da ingorghi di automobili. Il traffico è degno dei giorni di carnevale. Come accade ogni sabato sera bar e ristoranti sono stipati di clienti. Quando raggiungo Strada D'Azeglio trovo
dei gruppi di teen-ager radunati all'esterno dei bar impegnati a fumare e bere birra.
Mi distraggo a osservare le ragazze mentre alla
guida del Bmw, incolonnato dietro una
lunga fila di automobili, vado alla
ricerca di un posto dove parcheggiare la
vettura, ma non scorgo un solo buco
dove infilarmi.
Cerco uno sguardo amico fra i visi delle ragazze
che stazionano sui marciapiedi. I loro volti sono spenti e invece di eccitarmi mi trasmettono una ansia muta. La verità è che il futuro per loro non esiste e il presente
gli fa paura. Seguito a spostarmi per le strade del centro, con la speranza di scorgere prima o poi il volto di qualche amica da caricare in macchina, invece dopo tanto girovagare finisco con parcheggiare il Bmw dinanzi al
Club Harmony.
Il Club Harmony è un privè come ce ne sono
numerosi altri in città, un luogo riservato non solo a coppie ma anche a uomini e donne single.
Per accedervi occorre avere sottoscritto la tessera di soci. E io ne sono provvisto.
Eccomi di nuovo qui con una voglia matta di godere del piacere che sa
darmi un incontro al buio, senza curarmi dei rischi che
questo tipo d'incontri comporta.
Se una qualunque delle donne che
abitualmente frequento, comprese le colleghe di lavoro, mi vedessero mentre metto piede al
Club Harmony sono certo che le verrebbe un colpo. Piuttosto che scandalizzarsi come vecchie galline dovrebbero cominciare a considerare i club privè come degli esercizi d'impresa che hanno come obiettivo quello di promuovere attività socializzanti a favore dei propri soci. E allora tutto sarebbe più facile.
L'ultima volta che ho messo piede al
Club Harmony, circa un mese fa, mi ero ritirato dentro uno dei bagni e avevo sniffato un po' di polvere bianca, dopodiché
avevo finito per scopare una ragazza asiatica, con i capelli unti di tricofilina e dalla pelle che puzzava di profumo come un intero bordello
thailandese.
Questa sera non ho bisogno di aspergermi le narici con della
polvere bianca, sono già eccitato a sufficienza. Ho soltanto voglia di
infilarmi in una delle stanze al buio, e scopare con una donna che non
vuole farsi vedere in viso mentre fa del sesso con uno sconosciuto.
Chi ha arredato il Club Harmony, presumo un architetto, lo ha fatto ispirandosi alla Divina Commedia, suddividendo le diverse sale in: Paradiso, Inferno e Purgatorio.
Ogni spazio gode di uno scenario particolare. Evito lo spazio romantico del Paradiso, allestito con divani e poltrone di colore rosa e quello del Purgatorio. Salgo al primo piano del
privé, occupato dalle sale dell'Inferno, il cui arredo è ispirato alla passione e mostra pareti e poltrone con
dei colori rosso fuoco.
Al bancone di chi gestisce il settore dell'Inferno intravedo una ragazza. Ha il capo completamente rasato e la pelle dello stesso colore del pane fresco da forno. Un piercing le fora il sopracciglio sinistro, mentre sul collo ha tatuato una collana di spine. E' la prima volta che noto la presenza di questa ragazza nel locale. Mi viene da pensare che sia stata assunta alle dipendenze del privé di recente, ciononostante non mi faccio scrupolo di chiederle se qualcuno dei box adibiti agli incontri al buio è libero.
- Nella stanza preferisci
che ci sia una femmina oppure un maschio?
- Una femmina. - dico senza tradire nessuna esitazione.
- Nella stanza gialla c'è una femmina. E' in attesa di un maschio da una decina di minuti. Se ti va
di stare in sua compagnia hai a disposizione mezz'ora. - mi informa ostentando un atteggiamento borioso, per niente appropriato al ruolo che svolge.
- Com'è? Carina? E' giovane?
- Vuoi sapere troppe cose da me. Se davvero hai voglia di buttarti in un incontro al buio non mi devi fare certe domande, se ti va di farlo ti accomodi nella stanza e accetti la presenza della ragazza per quella che è. D'altronde anche lei sopporta lo stesso rischio dal momento che non ti può vedere. E' il bello di ogni incontro al buio.
- Dunque nel box c'è una ragazza. - dico cercando una conferma - Presumo che sia abbastanza giovane, altrimenti mi avresti detto che la stanza è occupata da una donna. Allora dimmi se è carina, dai... non fare la
stronza.
- Non insistere, conosci bene le regole del locale, vero?
- Va bene, dai, non ti chiedo nient'altro. Allora vado... - dico avviandomi verso la stanza contrassegnata dalla porta gialla.
Le stanze degli incontri al buio sono molto diverse da quelle degli altri box del
privè. Per accedervi occorre che mi
liberi degli abiti in una cabina attigua alla stanza, e superi un ambiente di disimpegno che fa da divisorio con la stanza dove è in attesa la ragazza con cui farò del
sesso. In questo modo nessuno dei
due soggetti sarà in grado di scorgere l'altro
quando metterò piede nel box.
Nella semioscurità dello spogliatoio mi libero dei vestiti. In un
batter d'occhio mi ritrovo completamente nudo, con il cazzo in tiro, e una gran voglia di scopare
l'occasionale compagna.
La consapevolezza che nella stanza attigua troverò una ragazza in attesa che la scopi mi eccita da stare male, forse avrei dovuto sniffare qualcosa
per accrescere lo stato d'eccitazione e mi pento di non averlo fatto.
Le note musicali di un pianoforte, diffuse
dalle casse degli altoparlanti, mi danno il benvenuto quando mi affaccio nella stanza.
Il buio è completo, fa eccezione una luce rossa,
diffusa dai led
fluorescenti di un orologio digitale,
che indica agli ospiti il tempo di
permanenza nel locale, tempo che non
deve mai superare la mezzora.
A stento distinguo l'ombra di una figura femminile sul letto. Non dovrò parlarle, nemmeno lei lo farà. E' una delle rigide regole della stanza. L'unico scambio che avremo
avverrà attraverso l'unione dei nostri corpi e i gemiti che usciranno dalle nostre bocche. Quello e basta.
Memore delle volte
precedenti in cui sono stato ospite nella
stanza avanzo con cautela fintanto che raggiungo il giaciglio occupato dalla ragazza. La superficie del letto è foderata con una tela cerata facilmente lavabile all'occorrenza. La cosa non mi infastidisce più di tanto anche se preferirei scopare su un confortevole lenzuolo fresco di bucato.
Appena salgo sul letto entro a contatto con il corpo
nudo della ragazza. L'odore che emana la sua pelle è un musk di fiori d'arancio e vaniglia. Il profumo, non troppo comune in verità, mi è abbastanza familiare. Ho l'impressione di averlo già percepito addosso ad altre donne a me famigliari, ma non ricordo a chi. Mi stupisco nel sentirlo sulla pelle della persona
con cui sono venuto a contatto perché è un profumo
assai poco comune.
Ci ritroviamo inginocchiati uno di fronte all'altra, curiosi uno dell'altra. Avverto il moto accelerato del suo respiro a poca distanza dalla mia bocca. Tutt'a un tratto sono avvolto dalle sue braccia e vengo attirato verso di lei. Non faccio niente per resisterle, anzi, lascio che si abbandoni a uno studio minuzioso della anatomia del mio corpo mentre con l'estremità delle dita si sofferma a esaminarmi a fondo il viso come se volesse lusingarmi.
Le punte turgide dei suoi capezzoli fanno pressione sul mio petto. Il gesto mi turba non poco. Ho voglia anch'io di toccarla e conoscerla a fondo.
Ha i capelli lunghi e lisci. Chissà se è bionda oppure bruna. Le accarezzo il capo prima di capitombolare con le mani sui seni. Sono sodi, non troppo grossi, ma belli sodi. Chino il capo e incomincio a leccarle i capezzoli, certo di farle piacere, mentre con il palmo delle mani le circondo le natiche e l'attiro a me.
Sono gemiti di piacere quelli che escono dalle sue labbra. La cosa mi lascia piacevolmente pago. Seguito a leccarla e morderle l'estremità turgida dei seni mentre lei mi tormenta l'areola dei capezzoli con le unghie togliendomi il fiato. Ci sa fare la ragazza, eccome se si sa fare!
Seguitiamo a toccarci e carezzarci, senza mai baciarci, anche se sarei tentato di farlo, fintanto che decide di appropriarsi
del cazzo stringendolo nella mano.
Appetirei che me lo prendesse in bocca, subito, anche se stasera, come tutte le altre volte che sono stato qui, non l'ho mai protetto col preservativo.
Mi spinge il petto con tutte due le mani e mi trovo sdraiato sul giaciglio con lei sopra che mi fa una pompa. L'unica cosa che riesco a fare è accompagnare il movimento della sua bocca mantenendo serrate le mani attorno il suo capo, spingendolo a più riprese in profondità verso la radice del
cazzo.
E' evidente che ci trova gusto nello
spompinarmi. Sbuffa dalle narici e sembra compiacersi di quello che fa. Succhia e
contemporaneamente mi schiaccia i testicoli con una delle mani.
Io non voglio venire troppo in fretta, e non credo che lo voglia pure lei. Quando mi accorgo che sono prossimo a eiaculare le scosto il viso allontanandolo dal cazzo e sono sopra di lei. La obbligo a divaricare le cosce e mi tuffo col capo
sulle labbra della figa. Sono conscio del pericolo che sto correndo nell'accostare la bocca sui suoi genitali, infatti, potrebbe essere affetta da una qualsiasi malattia. Penso alla sifilide, in subordine alla candida e a qualche dannata forma di herpes, nondimeno seguito a leccare. Accetto di correre il rischio d'infettarmi allo stesso modo in cui lei lo ha corso succhiandomi l'uccello.
Ha la figa calva, del tutto priva di peli. Stupito dallo spessore del clitoride, più grosso del normale, che avverto pulsare fra le mie labbra, glielo succhio dandomi da fare allo stesso modo in cui lei mi ha fatto il pompino.
Da quando ho cominciato a succhiare sono trascorsi soltanto un paio di minuti. Eppure con mia grande sorpresa sta già per montarle l'orgasmo, ormai mi è chiaro. Non pensavo che potesse venire così presto. Geme e urla di piacere. Mi stringe forte le ginocchia intorno al capo, dopodiché mi spinge lontano con entrambe le mani mentre insisto a leccarla.
La stanza è riempita dai rumori del nostro ansare. Abbiamo entrambi la pelle imperlata di sudore. Gli umori mischiati dei nostri corpi si confondono con gli odori primitivi della stanza e al musk di fiori d'arancio e vaniglia della sua pelle a me tanto famigliari.
Abbiamo fatto sesso in fretta, da arrabbiati, consapevoli che il tempo a nostra disposizione è davvero poco. Do un rapido sguardo ai led dell'orologio
digitale. Sono trascorsi venti minuti da quanto ho messo piede nella stanza. Ci restano poco meno di dieci minuti, dopodiché dovremo abbandonare il locale per dare spazio ad altre coppie, se ce ne sono in attesa.
Non siamo per niente sazi uno dell'altra, anzi, tutt'altro. La obbligo a mettersi carponi, alla pecorina, deciso a prenderla da dietro. Spingo la cappella nella figa seppure tentato dalla vicinanza del buco del
culo. Sistemo le mani attorno ai fianchi della mia compagna e me ne servo per fare leva mentre spingo il cazzo avanti e indietro.
La figa è bagnata come una spugna imbevuta d'acqua. Seguito a pompare come un forsennato madido di sudore. Lei muove il culo ed entriamo in simbiosi rendendo facile lo scorrere dell'uccello nella cavità che lo ospita. Non mi preoccupo di farla godere, penso solo ad appagare i miei sensi, quello soltanto. Seguitiamo a scopare per una decina di minuti fintanto che vengo eiaculando nella vagina senza adottare nessuna precauzione certo di farle piacere. Lei viene subito dopo masturbandosi.
La mezz'ora a nostra disposizione sta per terminare. I led luminosi dell'orologio segnatempo pulsano rapidi indicando che il
periodo è prossimo a scadere.
Le regole della stanza dell'Inferno impongono alle coppie di non baciasi mai sulla bocca. A questi dettami ci siamo attenuti entrambi anche se avrei desiderato trasgredire le regole e baciarla. Sono certo che anche lei avrebbe voluto farlo.
E' la prima volta da quando frequento il privé che faccio sesso con una donna che ci mette tanta passione. Prima di lasciare il giaciglio mi getto su di lei, la stringo forte e le do un morso sul collo. Quando la suoneria incomincia a trillare, avvertendoci che il tempo a nostra disposizione è terminato, ho già raggiunto la porta di disimpegno comunicante con quella dello spogliatoio. Mi ritrovo a vestirmi, con l'uccello ormai avvizzito, ma con tanta voglia di lei.
Dietro il bancone di chi gestisce le stanze dell'Inferno ritrovo la ragazza con la testa rasata con cui mi sono intrattenuto a parlare prima di entrare nel box. Tolgo dal portafoglio due biglietti da cento euro, la cifra che debbo pagare per avere usufruito per mezz'ora del box, glieli consegno, dopodiché mi allontano. Scendo a piano terra e vado a occupare uno dei divanetti che circondano la pista da ballo dove una ballerina di
lap-dance sta esibendosi, allietando la serata dei clienti, poi resto in attesa. Di solito non mi trattengo nel locale dopo che ho scopato, non mi va di farmi vedere da colei che è stata per mezzora la mia partner, nemmeno sono curioso di scorgere il suo volto. Stasera invece, nascosto dietro un pilastro, resto in attesa che la ragazza con cui ho scopato scenda da basso per vederla in volto. Non passa molto tempo prima che si affacci dalla scalinata per andarsene dal
Club Harmony.
Quando la scorgo mi sento venire male. Incredulo fisso la figura della ragazza con cui presumo d'avere fatto sesso, e non posso fare a meno di riconoscere in quella ragazza Luana, mia sorella. Tutt'a un tratto mi ritrovo con l'uccello duro che prende a pulsare sotto il tessuto dei pantaloni, e ho di nuovo voglia di scoparla.
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