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IL VIZIO DELLA DIPENDENZA
di Farfallina

 

  
  
S
ono un uomo di quarant'anni, ho una moglie, due figli rispettivamente di otto e dieci anni, e sono affetto da una innegabile dipendenza da gioco d'azzardo. 
    Onestamente faccio fatica ad ammettere questo asservimento al gioco, ma purtroppo è la sacrosanta verità. L'impulso di effettuare scommesse è per me un bisogno irrefrenabile che si accompagna a una forte tensione emotiva, e a una incapacità di mettere a frutto un qualsiasi pensiero logico e riflessivo.
   Al giorno d'oggi chiunque sia in possesso di un computer, un modem, e abbia la possibilità di connettersi a una qualsiasi linea telefonica, può trasformarsi in un giocatore compulsivo. Anch'io lo sono diventato, infatti ho assunto un comportamento distruttivo che io stesso ho alimentato, da prima con l'impulsività e adesso con la dipendenza.
   Ho assunto una dipendenza smaccata per tutte le scommesse sportive, specie per quelle del calcio. Giocate che assorbono molto del mio tempo durante tutta la giornata e mi stanno creando gravi problemi, soprattutto economici, che coinvolgono diverse sfere della mia vita.
   Sono un giocatore compulsivo che ha perso la capacità di autolimitarsi nel gioco. Ormai sono gravato da debiti, così per fare fronte alle continue perdite di denaro sono stato costretto a ipotecare l'appartamento che occupo con la mia famiglia. 
   Ancora non preso coscienza che il mio malessere non è soltanto un vizio da gioco, ma una vera e propria malattia che mi sta provocando insistenti perdite di controllo sul mio modo di agire, mentre se fosse soltanto un vizio sarei in grado di controllarlo ed eventualmente troncarlo, come fa chiunque decide di smettere di fumare, invece questa mia dipendenza mi sta provocando pesanti ricadute negative sulla famiglia, nella vita sociale e in quella lavorativa.
   Procacciarmi il denaro necessario per seguitare a giocare è diventata una vera ossessione, un pensiero fisso che mi accompagna durante tutte le ore del giorno. In questi ultimi mesi ho fatto ripetuti tentativi per cercare di ridurre o mantenere controllate le mie giocate, tentativi che si sono rivelati infruttuosi perché se non scommetto divento ansioso e facilmente irritabile. Vado avanti a giocare e ogni volta che gioco aumento le somme di denaro che impiego nelle giocate.
   Al pari di un uomo affamato che divora un tozzo di pane per soddisfare una necessità biologica di sopravvivenza, ho bisogno di raggiungere certi livelli di gioco per sentirmi pago, perché giocare mi provoca uno stato di eccitazione che non ha eguali in natura. E se accade che vinco una o più scommesse allora divento meravigliosamente euforico, e seguito a giocare per rifarmi delle perdite precedenti. Al contrario se seguito a perdere, e la cosa accade  piuttosto di frequente, cado in depressione, anzi in alcuni frangenti si è fatta persino largo nella mia mente l'idea di farla finita con la vita.
   Sino a oggi non ho mai fatto ricorso a comportamenti illegali per procurarmi il denaro necessario per effettuare le scommesse, nemmeno ho compiuto furti, frodi o falsificazioni di alcun genere. L'errore più grande che ho commesso, da quando ho cominciato a scommettere sulle partite di calcio, è di avere fatto richiesta di denaro e averlo ottenuto in prestito da alcune società finanziarie, unico modo per rimediare alla mia difficile situazione economica, ma così facendo sono caduto nella rete di strozzini, profittatori e sanguisughe.
   I problemi famigliari e quelli di lavoro sono degenerati di pari passo a quelli economici, e mi hanno portato alla disperazione e all'isolamento. L'aspettativa di riuscire a vincere e intascare il denaro sufficiente per recuperare una vita normale, mi hanno spinto ad accettare una proposta indecente che in altri tempi avrei decisamente respinto, anzi avrei preso a pugni chi si fosse azzardato a prospettarmela; invece la disperazione e il desiderio di procurarmi denaro per effettuare delle scommesse mi hanno spinto ad accettarla.

   La convocazione a comparire di persona negli uffici della società finanziaria, di cui ero debitore di quasi centomila euro, mi era giunta non del tutto inaspettata a metà mattina sul posto di lavoro. Prima di accogliere l'invito avevo tergiversato a lungo adducendo improbabili scuse. Dall'altra parte del telefono il titolare dell'agenzia, un siciliano di una sessantina d'anni, si era mostrato categorico imponendomi di andare a trovarlo in ufficio, rammentandomi che, nel caso mi fossi rifiutato di presentarmi nella sua agenzia, avrebbe trovato la maniera per rovinarmi mettendo all'incasso certe cambiali che gli avevo firmato.
   Tarchiato, calvo, giacca a doppiopetto con cravatta blu intonata al colore dei calzini che spuntavano dalle scarpe di foggia inglese, mostrava il colletto della camicia bianca macchiato di sudore. L'uomo che mi stava dinanzi, con al polso un Rolex di un chilo d'oro giallo, aveva tutta l'apparenza del mafioso visto in qualche film. Sono rimasto ad ascoltare le sue parole, seduto sulla poltrona davanti alla sua scrivania, infastidito dall'accento marcatamente siciliano della voce, mantenendo il capo chino fintanto che, senza alcun imbarazzo, mi ha snocciolato la sua proposta.
   - Una maniera per toglierti dai guai ce l'avrei. Tutto dipende da quanto sei disposto a darti.
   - A darmi? - ho risposto sorpreso.
   - Sì, che c'è di strano?
   - Non capisco.
   - Eppure sei ancora un bell'uomo, non credi?
   - E allora?
   - Penso che dovresti mettere a frutto la seducente bellezza di cui ti ha fornito madre natura.
   - In che modo?
   - Io sarei disposto a pagarti mille euro se me lo succhi.
   - Cosa???
   - Sì, hai capito bene. E ti darò altro denaro se ti andrà di farlo ancora.
   - Lei sta scherzando, vero?
   - No, affatto, pensaci, non occorre che mi dai una risposta all'istante, anche se non ti rimane molto tempo prima che io decida di esigere il denaro che mi devi.
   Oltraggiato dalla proposta sono fuggito dall'ufficio sbattendo la porta alle mie spalle. Nei giorni seguenti ho rimuginato a lungo la proposta dispensatami dall'uomo della finanziaria, incattivito dalla sua insolenza. Sino ad allora non avevo mai intrattenuto rapporti sessuali di alcun tipo con uomini, nemmeno mi era mai passato per l'anticamera del cervello la possibilità di averne. La necessità di procurarmi denaro, sufficiente per seguitare a fare scommesse, mi ha spinto a fare di nuovo ritorno in quell'ufficio. 
   Dopo tutto, ho pensato, se i pompini li fanno le donne, e con molto godimento, non doveva essere una cosa tremenda. Si trattava di succhiare un rotolo di carne uguale a quello che ho fra le cosce, quello e basta! In cambio ne avrei tratto denaro sufficiente per seguitare a giocare. Così circa una settimana dopo avere ricevuto la proposta mi sono ritrovato piegato sulle ginocchia, sul tappeto dell'ufficio della finanziaria, a succhiare il cazzo di quell'uomo.
   Nel momento in cui ho avvicinato la cappella alla bocca ho chiuso gli occhi e gliel'ho ingoiato tutto, il cazzo, ma sono rimasto disorientato di fronte all'odore nauseante, molto simile alla puzza di pesce marcio, tipico di chi si lava raramente, e ho temuto di vomitare. Ho persino provato a non respirare, trattenendo il respiro mentre succhiavo, ma non c'è stato verso, anzi l'odore persistente e stomachevole mi è rimasto incastrato nelle narici ancora per parecchi giorni. 
   Quella prima volta non mi ha obbligato a deglutire lo sperma nello stomaco, come invece è accaduto le volte successive, altrimenti sarei svenuto per davvero.

   Molte società finanziarie concedono prestiti di denaro a tassi d'interesse simili a quelli d'usura, percentuali che sono tali da rendere il rimborso del denaro molto difficile o per taluni pressoché impossibile. Lo fanno calcolando di rivalersi in caso di mancato pagamento sul patrimonio di chi come me ha accettato il prestito a condizioni da strozzinaggio, sperando di riuscire a restituire il denaro in qualche modo. Impossibilitato a farlo sono stato costretto ad accettare condizioni umilianti per ripagare chi mi ha fatto credito.

   Il passaggio dalle scommesse eseguite esclusivamente presso le agenzie a quello on-line è stato l'inizio della mia rovina. Nella solitudine della mia abitazione e anche in ufficio non ho più freni inibitori né di tipo pratico, poiché ho la possibilità di accedere a qualsiasi tipo di scommessa 24 ore su 24. Un rituale solitario che ormai si è trasformato in una compulsione che non sono più in grado di gestire. Mia moglie ha minacciato di lasciarmi e portare via con sé i nostri figli, anche il lavoro sta andando a rotoli, sono disperato e non so più che fare. 
   Sono perfettamente conscio del modo in cui funziona il mondo del gioco d'azzardo, so bene che i giochi sono organizzati per favorire il banco. Ciononostante seguito a giocare senza riuscire a trattenermi, che stia vincendo o perdendo denaro non m'importa, perché in realtà come tutti i malati del gioco d'azzardo spero che prima o poi, con un po' di fortuna, di riuscire a sbancare il banco, ma forse è solo una illusione.

   Stamattina l'uomo della finanziaria mi ha di nuovo telefonato in ufficio, vuole che vada da lui questo pomeriggio. Ha detto che il debito sta salendo e l'unico modo che ho per prolungare il prestito è di accettare d'essere inculato. Se mi tappo il naso so che posso fare qualsiasi cosa per una decina di minuti ed è quello che farò.
   Ormai non ho più stima di me stesso, nemmeno vedo all'orizzonte miglioramenti nella mia vita, e poi non riesco a pensare a uno stile di vita lontano dal gioco. A volte mi domando dove sto andando. Ma non lo so. L'importante è che continui ad andare.

 

 
     
 

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