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DIARIO
INTIMO
DI UNA INFERMIERA NINFOMANE
di
Farfallina
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Mercoledì 4 Giugno
Sabato scorso ho
festeggiato il mio compleanno, il
quarantesimo per la precisione. In
quell'occasione, davanti a una burrosa
torta di mandorle, mi è frullata per la
testa una idea meravigliosa: scrivere un
diario intimo.
In verità il supporto
cartaceo su cui ho iniziato a scrivere
non assomiglia a un vero diario.
Infatti, non ha nulla a che spartire con
quei diari utilizzati dagli studenti per
annotarci i compiti assegnatigli dagli
insegnanti, oppure per scriverci appunti
personali.
Il mio diario non ricorda
neppure le agende con copertina in
similpelle che le banche, in occasione
del Natale, sono solite dispensare ai
correntisti.
Diari in commercio se ne
possono trovare di ogni tipo, prezzo, e
dimensione. Ai grandi magazzini,
cercando nelle scaffalature, ne ho
trovati di decorati e di sobri, alcuni
con le pagine bianche e altri a righe,
pochi quelli provvisti di lucchetto e
adatti a chi ha intenzione di custodirci
dei segreti.
Il mio diario non è altro
che un semplice taccuino. Consta di una
copertina a buccia di arancio, di colore
nero, con le pagine a righe e la
bordatura rossa. L'ho scelto piccolo
apposta per custodirlo con facilità in
una qualsiasi delle mie borsette. In
questo modo, se vorrò, l'avrò
immediatamente a portata di mano tutte
le volte che mi verrà voglia di
scriverci sopra.
Su queste pagine desidero
appuntarci gli accadimenti della mia
vita, perlomeno quelli più rilevanti.
Voglio che questo diario sia una specie
di amico immaginario a cui confidare
emozioni, sensazioni, e sentimenti allo
stato nascente o latente senza
nascondergli nulla.
Desidero misurarmi con un
mondo interiore, il mio, perché voglio
prendere coscienza, a distanza di tempo,
di quello che sono e sono stata. Insomma
voglio che questo diario sia una specie
di macchina del tempo, una lanterna
magica, che mi permetta di viaggiare
facilmente nel mio passato.
In vita mia non ho mai
posseduto un diario, nemmeno quando ero
adolescente e di segreti ne avevo
parecchi. Una delle ragioni per cui non
ho mai tenuto un diario è che non mi
sento particolarmente dotata per la
scrittura, ma a quarant'anni posso
infischiarmene della corretta
rappresentazione della lingua italiana e
della grammatica.
Quello che voglio adesso è
mettere per iscritto i miei pensieri più
intimi, e lo farò infischiandomene
della forma delle parole e delle frasi
con cui riempirò queste pagine, tanto
le leggerò soltanto io, quindi posso
anche fregarmene della mia supposta
ignoranza.
Quanto alla frequenza con
cui metterò nero su bianco i miei
pensieri non ne ho una idea precisa.
Magari lo farò tutti i giorni, anche
solo per scrivere della mia giornata, e
non sarà portatrice di novità. Ora
come ora sono dell'idea che il successo
di questo diario dipenderà molto da ciò
che succederà intorno a me, ma anche
dallo stato del mio cuore e dalla
disposizione d'animo.
Quello di cui sono certa è
che scrivere mi obbligherà a riflettere
più di quanto sono stata abituata a
fare adesso, meditando sul significato
delle cose, aiutandomi a guardare gli
accadimenti con maggiore distacco
rispetto ai momenti in cui li avrò
vissuti, sia come protagonista sia da
semplice spettatrice.
Spero che il diario possa
essermi di aiuto per stare meglio con me
stessa, perché scrivendo potrò
finalmente dare spazio a tutto ciò che
ho nel cuore e dare voce ai miei
sentimenti, specie a quelli più
profondi che, nella corsa del vivere
quotidiano, rischiano di dissolversi nel
nulla.
Mentre scrivo queste parole
sono eccitata. Ho il batticuore, la fica
mi pulsa e pare persino ammattita mentre
fa le capriole, neanche fosse quella di
una troia ninfomane. Da quanto sono
bagnata fra le cosce penso che seguiterò
a scrivere a lungo, specie se l'effetto
che ha su di me è questo.
A quarant'anni sto
attraversando un periodo della mia vita
piuttosto intenso e ricco di nuove
esperienze. Ho una catasta di fantasie
da troppo tempo sopite nella mia testa
ed è giunto il momento che le liberi.
Ho voglia di fare tutte le esperienze
possibili prima che sia troppo tardi,
per poi guardarmi indietro, non avere
rimpianti, e riuscire a dire che non mi
sono persa niente.
Venerdì
6 giugno
Da un paio di giorni a
questa parte ho un insetto per amico. E'
la mosca Pina! Dopo che ha messo le ali
e preso possesso del mio appartamento
non mi lascia in pace. Mi insegue
dovunque, anche quando per difendermi
dai suoi attacchi trovo rifugio nella
vasca da bagno con l'acqua che mi arriva
fino al mento.
Dolce, cara, Pina.
Accidenti a te!
Hemm... forse ciò che le
piace è guardare il mio corpo nudo,
annusare gli odori della pelle, specie
quando sono sudata, come spesso succede
in questi giorni di caldo estivo in cui
la temperatura dell'aria ha superato i
35°, ma soprattutto nutrirsi del mio
sangue attraverso i pori della pelle.
L'inizio della nostra
relazione d'amicizia non è stata per
niente facile. Anzi, mi infastidivano le
sue zampette ogni volta che venivano a
contatto con la mia pelle, poi abbiamo
raggiunto un accordo di reciproca
sopportazione.
Ho lasciato che mi ronzasse
intorno, fischiandomi nelle orecchie,
senza disturbarla. Lei ha fatto
altrettanto, ha smesso di molestarmi,
evitando di pungermi la pelle.
Ultimamente, però, la mia
adorata Pina, ha invitato alcune sue
amiche a trasferirsi nel mio
appartamento. La cosa mi ha infastidito,
eccome! Adesso ho l'appartamento
avvelenato dalla presenza di insetti del
tutto simili alla Pina e non so come
fare a liberarmene.
La cupola di caldo afoso
che da un paio di giorni sovrasta la
città è insopportabile. Stasera sono
in un bagno di sudore. Ho voglia di
mare, sole, spiagge esotiche, ma i
giorni delle ferie estive sono lontani,
purtroppo.
Mentre penso alle due
settimane di ferie che farò in agosto
mi sale prepotente il desiderio di
fuggire dalla città, ma più di tutto
ho voglia di fare del sesso e spompinare
qualche cazzo... almeno un paio per
notte dovrei succhiarne per stare bene.
Con le alte temperature ho
ricominciato a muovermi nuda dentro
casa, come del resto succedeva nelle
estati scorse. Ma non ho intenzione di
chiudere le imposte delle finestre e
restare al buio per evitare gli sguardi
indiscreti dei voyeur che occupano gli
appartamenti dall'altro lato della
strada. Di sicuro, alcuni di loro, in
questo momento, stanno a guardarmi
nascosti dietro le tende delle finestre,
magari masturbandosi. Segno che non
hanno niente di meglio da fare, porci
come sono.
La Pina e le sue amiche
stasera mi stanno rompendo le scatole.
Mentre scrivo mi girano d'intorno come
impazzite. Mica saranno in calore anche
loro? Urge una drastica soluzione: un
moschicida che le stermini tutte! ad
esempio.
Martedì
10 Giugno
Stasera mi sento una preda
da saccheggiare. Ho voglia di sentirmi
viva, di essere desiderata, posseduta,
sottomessa, preferibilmente scopata da
uno sconosciuto. Quello di cui ho
bisogno è di un uomo che si
impadronisca del mio corpo, che mi
brutalizzi in modo selvaggio e mi faccia
diventare sua schiava.
Non voglio concedermi ad un
uomo qualsiasi soltanto perché mi ha
dispensato dei complimenti. Mi sento
femmina soltanto quando leggo negli
occhi di chi mi sta dinanzi il desiderio
di riuscire a violentarmi. E' da uomini
di questo tipo che mi piace essere
scopata.
Mentre mi affatico in
queste riflessioni mi accorgo che ho le
cosce bagnate dell'umore che trasuda
dalla fica. Sento che pulsa, mi prude, e
non sto più nella pelle per
l'eccitazione che ho addosso. Ho una
voglia matta di sbattermela al più
presto e non so opporre resistenza a
questo stimolo.
Suppongo che sia abbastanza
normale per qualsiasi donna fantasticare
di rapporti violenti. Io lo faccio di
frequente perché ho sempre la fica in
calore. E poi l'immagine dello stupro è
la più fascinosa in assoluto fra tutte
le fantasie erotiche che mi passano per
la mente.
Il pensiero di essere
violentata da uno o più sconosciuti mi
eccita e non poco. Lo stupro esprime
meglio di qualsiasi altra fantasticheria
la voglia che ho di mostrarmi femmina in
tutto e per tutto.
Concepire con la fantasia
di essere vittima di uno stupro,
provando piacere, mi fa sentire meno
vacca di quello che già sono di mio.
Quello che voglio più di tutto dalla
vita è di avere la possibilità di
fare, tutte le volte che lo desidero,
del sesso sfrenato. E poi vorrei vivere
quei momenti in estrema libertà, senza
avere dei rimorsi.
Fra le mie fantasie
erotiche ne ho una piuttosto ricorrente.
In cosa consiste? Consiste nell'andare a
passeggio di notte, in solitudine per i
quartieri più malfamati della città,
vestita con abiti succinti, magari senza
mutande addosso, con la segreta speranza
di essere violentata da uno o più
marocchini.
Sto esagerando, lo so,
perché subire una violenza sessuale
deve essere qualcosa di sconvolgente,
qualcosa che può segnare la vita di
chiunque, uomo o donna, la subisca. Il
fatto è che sulla vicenda dello stupro
mi piace ricamarci sopra con la
fantasia. Se lo faccio è perché trovo
quella situazione particolarmente
eccitante, mentre nella realtà essere
vittima di uno stupro è di sicuro
tutt'altro che piacevole.
In questo preciso momento,
mentre scrivo queste cose, si fa largo
nella mia mente il desiderio di essere
violentata. Sono eccitatissima. La
voglia di toccarmi è incontenibile.
Inizio a strizzarmi i capezzoli, mentre
con la mano libera seguito a scrivere
sulla pagina di questo diario, dopodiché
passerò a masturbarmi carezzandomi il
clitoride.
Immagino di camminare di
notte per una strada malfamata del
centro storico. Tutt'a un tratto mi
sento afferrare per un braccio. Un uomo
mi trascina dentro un portone. A suon di
sberle mi costringe a inginocchiarmi
davanti a lui e mi obbliga a un rapporto
orale.
Essere sottomessa a un
maschio, per di più del tutto
sconosciuto, e concedergli il piacere
della mia bocca mi fa stare male. Penso
che mi darei da fare a spompinarlo,
senza pormi troppi pensieri, leccandogli
le palle, la cappella, succhiandogli il
cazzo di brutto fino a togliermi il
respiro solo per paura.
Seguito a scrivere tenendo
impegnata una sola mano, mentre un paio
di dita dell'altra mano le tengo
infilate nella fica e seguito a
carezzarmi il clitoride.
Se un giorno mi capitasse
per davvero di subire un atto di
violenza da parte di uno sconosciuto non
so come reagirei, credo che mi
difenderei con le unghie e coi denti
prima di concedergli il mio corpo, come
del resto fanno tutte le donne vittime
di uno stupro. Ma se anche cedessi alle
lusinghe della carne per nessun motivo
mi lascerei portare via l'anima.
Mercoledì
18 Giugno
"La felicità
è qualcosa che possiamo solo inseguire
e che spesso non riusciremo mai a
raggiungere, qualunque cosa
facciamo."
Questa frase l'ho sentita
pronunciare da Will Smith, protagonista
di un recente film diretto da Gabriele
Muccino. Non so per quale ragione la
frase mi è rimasta impressa nella
mente, forse perché mi sconcertano le
persone che sostengono che nella vita
bisogna, a tutti i costi, andare alla
ricerca della felicità.
Resto dell'idea che la
felicità non esista, ma che sia
soltanto una utopia a cui ci costringono
di pensare. Preferisco mantenermi serena
con me stessa e con gli altri, perché
inseguire la felicità vorrebbe dire
rincorrere la perfezione e solo
l'universo è perfetto.
Nella realtà di tutti i
giorni la felicità non esiste perché
è intangibile e quindi impossibile da
raggiungere. Preferisco procurarmi
contentezza, appagamento e piacere.
Questo mi è permesso di fare in questa
vita e non è roba da poco.
Letizia riesce a darmi
tutto questo, ma l'amore di una sola
donna non mi è sufficiente per vivere
serenamente. Sto bene insieme a lei,
come non lo sono mai stata con
nessun'altra donna, anche se la
differenza di età che ci separa è
tanta. Lei ha ventidue anni e io venti
di più.
Eppure quando ci
sdraiamo nel medesimo letto e facciamo
l'amore ci comportiamo come due
ragazzine mai paghe una dell'altra. Ma
amare una sola donna non mi è
sufficiente. Ho bisogno di fare l'amore
anche con degli uomini. Mi piace avere
un cazzo che mi scopa, specie
succhiarlo, e lei lo sa bene. E questa
la ragione per cui mi fa in
continuazione delle scenate di gelosia.
So già che prima o poi ci lasceremo, ma
intanto ci amiamo.
Venerdì
20 Giugno
Queste sono giornate di
gran caldo ed io non penso altro che al
sesso. Ho voglia di un cazzo grosso e
turgido da stringere fra le cosce e
farmi scopare. Lo scrivo qui perché non
posso dirlo a nessun altro, meno che
meno a Letizia.
Non ho nessuna intenzione
di fare di questo diario un posto dove
scrivere esclusivamente delle mie
fantasie sessuali, anche se di questo
non ne sono troppo sicura. E' certo che
se mi andrà di scrivere di erotismo lo
farò, altrimenti scriverò d'altro.
Pina, la mosca che da
alcuni giorni mi perseguita con la sua
presenza dentro le mura di casa, stasera
ha ricominciato a ronzarmi intorno
fischiandomi nelle orecchie.
E' davvero insopportabile
questa bestiaccia.
Ho saputo che la vita di
una mosca, in condizioni ottimali di
cibo e ambiente, è di soli 8 - 10
giorni. La cosa mi fa ben sperare, ormai
le resta poco tempo da vivere. Ma non
dovrebbe essere già morta?
La cosa che maggiormente mi
preoccupa è che questo tipo di insetti,
purtroppo, sono in grado di riprodursi
con estrema facilità. Ho letto da
qualche parte che hanno la capacità di
deporre migliaia di uova in un breve
lasso di tempo.
Maledetta Pina!
Lunedì
30 Giugno
Sono le sette di mattina.
Prima di recarmi al lavoro ho ripreso in
mano il diario. Se mi sono decisa a
farlo è perché ho bisogno di liberarmi
di un peso, un peso grande come un
macigno che mi sta sullo stomaco.
Non sono alla disperata
ricerca di qualcuno a cui confidare le
mie pene. Mi piace raccontarle soltanto
a me stessa, e il diario mi è utile in
questo. E poi non avrei sufficiente
coraggio per confidare accadimenti che
mi riguardano da vicino a chicchessia.
Sabato notte sono stata
vittima di un episodio di violenza.
Strano a dirsi, ma quella che per troppo
tempo è stata soltanto una eccitante
fantasia è divenuta realtà.
Voglio lasciarmi alle
spalle ciò che mi è accaduto e
dimenticare tutto. Sono sfiduciata, odio
gli uomini, e rimpiango le ore trascorse
a fare l'amore in compagnia di Letizia
che tanto ho snobbato.
Ho trascorso la notte fra
sabato e domenica in discoteca, l'ho
fatto eccedendo nel bere gin lemon,
vodka lemon, e birra in compagnia di
alcune amiche. Nella memoria ho impresso
dei ricordi confusi di a proposito di ciò
che mi è accaduto. Alle tre di notte,
ora di chiusura del locale, qualcuno si
è preso la briga di accompagnarmi a
casa. Nel farlo ha approfittato del mio
stato confusionale per abusare del mio
corpo senza che potessi difendermi.
Ero ubriaca tronca e
nemmeno ricordo il volto di quell'uomo.
Per quanto ne so potrebbe essere stato
anche più di un uomo a scoparmi. Boh!
Ho bene impresso nella
mente il momento in cui, l'indomani
mattina, verso mezzogiorno, mi sono
svegliata nel mio letto. Ero nuda, con
le ossa rotte, e con le cosce
impiastricciate di sperma, ormai secco,
ma accanto a me non c'era nessuno a
tenermi compagnia.
Mercoledì
2 Luglio
Il pensiero
dell'inesorabile srotolarsi delle
giornate, tutte uguali, mi lascia
confusa. Quando sono in ospedale,
impegnata nella mia attività di
infermiera strumentista di sala
operatoria, non ho molto tempo per
pensare. Applicarmi in una attività,
seppure gravosa come lo è il mio
lavoro, mi fa solo bene; serve a
distogliermi dalle angosce e dalle
inquietudini che mi riserva la vita.
I giorni della scorsa
settimana sono stati giorni pesanti,
ricchi di incomprensioni, litigi, e
hanno concorso al disfacimento di
rapporti umani con persone che mi sono
care. Mi riferisco soprattutto a Letizia
con cui ho spesso litigato, ma sono
stati anche giorni ricchi di nuove
relazioni e non sto a dire a chi mi
riferisco, magari lo farò in un altro
momento.
Purtroppo ho il gusto di
infilarmi in situazioni scabrose senza
rendermene conto. Lo faccio tanto per
fare qualcosa, per sentirmi viva, anche
se ogni volta va a finire che mi ritrovo
sempre più sola.
Sabato sera ho deciso che
andrò a ballare al Galaxy. Ogni fine
settimana mi riprometto di frequentare
soltanto quei locali dove si ascolta
della buona musica e non perché ci sono
stata invitata da amici, invece anche
stavolta ho accettato l'invito di un
uomo.
Dovrei decidermi a mettere
piede nelle discoteche soltanto in
compagnia di amiche. Gli uomini sono
capaci soltanto di creare dei gran
casini, bevono, si drogano, si
straniscono, e io non sono mai libera di
agire come mi pare e piace.
E' pure vero che il modo
che ho di comportarmi è spesso sopra le
righe. Sono una donna a cui piace
intessere fitte reti di seduzioni, ma
non lo faccio apposta, sono fatta così.
Sono un po' troia, ma alla fine pago a
caro prezzo questi atteggiamenti
libertari.
Martedì
15 Luglio
Sono stanca, svuotata, e
delusa da tutto ciò che mi sta attorno.
Scrivere questo diario non mi fa stare
meglio con me stessa come invece
auspicavo quando ci ho messo mano. Porto
avanti questo impegno e seguito ad
annotarci gli eventi che
contraddistinguono la mia vita
quotidiana, a cui aggiungo delle
riflessioni.
Quello di cui ho bisogno,
se voglio stare meglio, è di recuperare
al più presto un qualsiasi uomo o anche
donna con cui fare del sesso libero.
Questo solo m'importa perché, per
quanto ne so, scopare è la migliore
delle medicine per sconfiggere la
depressione. Me lo dice sempre Letizia
quando facciamo l'amore. E' una ragazza
saggia lei, anche se ha venti anni meno
di me.
Stasera non mi telefona
nessuno, ho il cellulare acceso ma tutti
sembrano essersi scordati di me. L'unico
SMS che ho ricevuto da stamattina è
quello di zia Ercolina. Il messaggio mi
avvisava che lascerà la città per un
periodo di vacanza. Andrà al mare e
starà lontana da Parma per quindici
giorni. Beata lei.
Stasera non mi sono
preparata la cena, non ne avevo voglia,
eppure c'è stato un periodo della mia
vita in cui mi piaceva tantissimo
dedicarmi alla cucina. Mi impegnavo a
preparare piatti esotici, lo facevo nei
momenti tristi, perché serviva a
occupare la mente liberandola dai
cattivi pensieri che mi perseguitano
dall'adolescenza.
Venerdì
1 Agosto
Ci sono notti che non
accadono mai. Notti in cui vorrei avere
qualcuno nel mio letto a tenermi
compagnia. Invece da un po' di tempo
sono sola, fatalmente sola con me
stessa.
Non sono una donna
addomesticabile. Mi piace vivere la
vita, ma la vita mi piace a pezzi. Amo
mettermi nuda davanti agli altri,
facendomi vedere per quella che sono,
ostentando pregi e difetti, ma questo
sembra non piacere alla maggior parte
degli uomini e delle donne che mi stanno
d'intorno, e non so spiegarmene il perché.
Ho compiuto quarant'anni e
il mio corpo è in continua
trasformazione. Il flusso mestruale mi
è pressoché scomparso. Ho perso la
capacità di generare figli e ne sono
dispiaciuta. Il ginecologo che di
recente mi ha visitata mi ha
rassicurata, spiegandomi che il mestruo
è irregolare soltanto perché sono
entrata in menopausa e non perché sono
malata. Di solito le donne raggiungono
il climaterio dopo i cinquant'anni, io
no. Sono diversa, io.
Da un po' di tempo evito di
mettermi nuda davanti allo specchio. Non
mi piace scorgere sulla pelle le tante
cicatrici che mi hanno lasciato gran
parte delle mie storie d'amore. Molte
donne sono una cicatrice unica, dalla
testa ai piedi, le mie sono orribili
cicatrici e sto male a vederle. Quello
di cui ho bisogno adesso è di
ricominciare ad amare al più presto.
Devo lasciarmi alle spalle il ricordo
degli uomini e delle donne a cui sono
stata legata, e dei tanti sconosciuti
che hanno goduto del mio corpo.
Stanotte è una di quelle
notti senza fine in cui fatico a
prendere sonno. Sono eccitata,
terribilmente eccitata. Ho la fica in
liquefazione e mi porto dietro una
dannata voglia di fare sesso. Ho le
tette gonfie e i capezzoli traboccano
eccitazione. Sono spoglia di ogni
indumento, anche delle mutandine. Una
abitudine, quella di dormire nuda, che
mi trascino dietro da quando ero
adolescente. Mi piace sentirmi sfiorare
la pelle dal morbido tessuto delle
lenzuola, specie se fresche di bucato, e
addormentarmi con addosso le mani di
qualcuno, uomo o donna non importa, che
occupi l'altra metà del letto accanto a
me.
Ho iniziato a godere in
maniera solitaria del mio corpo con
ritardo rispetto alle mie coetanee. Da
adolescenti loro erano solite procurarsi
questo straordinario piacere sessuale io
invece no. Se non l'ho fatto la colpa è
dell'educazione bigotta che ho ricevuto
dai miei genitori. Tutt'e due vedevano
il male là dove invece non c'era e io
ne ho subito le conseguenze.
Sono venuta a conoscenza
del piacere che dà la masturbazione da
una mia compagna di banco. Un giorno,
durante la lezione di anatomia, mi
chiese quante volte al giorno ero solita
toccarmi la fichetta. Non le diedi
risposta, ma quella sera stessa, nel mio
letto, cominciai a sfiorarmi con le dita
le labbra della passera e raggiunsi il
piacere del primo dei miei straordinari
orgasmi. Per poco non svenni quando il
godimento prese a salirmi dall'interno
delle cosce, per stringermi il ventre, e
scoppiarmi come un petardo nel cervello.
Ancora oggi i miei piaceri
solitari sono incontrollati. Quando
pratico la masturbazione il toccarmi la
fica mi lascia svuotata di energie. Ho
mantenuto nel tempo il piacere di
masturbarmi nonostante le numerose
frequentazioni amorose, perché il
piacere solitario è qualcosa che sento
come esclusivo e di cui non posso fare a
meno. Lo cerco spesso e mi adopero a
raggiungerlo di nascosto dai miei
partner per non dargli l'impressione di
essere insoddisfatta, perché non
capirebbero cosa mi spinge a farlo.
Questa è una di quelle
notti in cui non posso fare a meno di
toccarmi. Sdraiata sul letto, con le
cosce divaricate, inizio a esplorare con
le dita la pelle intorno al pube privo
di peli come lo è ogni altra parte del
mio corpo. Accarezzo pigramente
l'interno delle cosce, dopodiché
risalgo con le dita sino a sfiorare le
grandi labbra, gonfie e sporgenti, e mi
trattengo dall'avvicinarmi alla parte più
intima della fica mentre le gambe mi
tremano per la troppa eccitazione.
Madre natura non mi ha
dotata di seni grossi, ma nemmeno
piccoli. Nonostante i miei quarant'anni
sono ancora sodi e con l'estremità dei
capezzoli sporgenti più del normale,
cosa che sembra soddisfare i miei
compagni di letto, uomini e donne
indistintamente, che si dilettano a
succhiarli come lattanti e stirarli fra
i denti provocandomi ogni volta dolore e
piacere.
Mi piace toccarli, i
capezzoli, bagnare le dita di saliva, e
toccarli. Starei delle ore a toccarmi le
tette con gli umori della fica che mi
colano abbondanti fra le cosce. Ma più
di tutto mi piace masturbarmi. E non so
trattenermi dal farlo.
Spalmo la saliva sulle
protuberanze carnose dei capezzoli e
inizio a strofinarli. Li ho turgidi e
con le punte dure che mi fanno male. Più
li sfioro e più sento crescere il
desiderio d'infilare un paio di dita fra
le cosce.
Mi piace fare scorrere i
polpastrelli sulla saliva depositata
sulle areole. E' una sensazione strana
quella che mi provoca il toccarmi i
capezzoli. Seguito a carezzarmi fintanto
che non so più trattenermi dallo
stringere con forza le mammelle gonfie
più del normale e le avvicino una
all'altra. Il piacere che sto provando
allontana dalla mia mente i pensieri di
solitudine che mi opprimevano solo
qualche istante fa. Penso a godere del
piacere che sa darmi il mio corpo e
questo mi basta.
Vorrei che questo stato di
benessere durasse all'infinito, ma so
che l'apice del piacere lo raggiungerò
con l'orgasmo ed è lì che voglio
approdare penetrandomi con le dita la
fica.
Allontano una mano dalla
tetta, lecco le dita e le inumidisco di
saliva. Scivolo con la mano sul pube e
trascino le dita sopra le grandi labbra.
Seguito a sfiorarmi delicatamente il
bordo della fica accrescendo il
desiderio di penetrarmi. Affondo un dito
lungo la fessura in modo lieve, poi un
poco più a fondo e inizio a carezzarmi
le piccole labbra, senza fretta.
Inizio a masturbarmi appena
ho infilato un dito nella passera.
Aggiungo un secondo dito e allargo le
cosce. Le tette sembrano scoppiarmi. Ho
le punte dei capezzoli indolenzite per
averle a lungo strizzate. Sollevo il
culo ed entro in profondità con le dita
nella fica. Un leggero brivido mi
attraversa la schiena e le gambe
iniziano a tremarmi.
Godo! Godo! Dio, se godo!
Le contrazioni della mucosa
accompagnano il movimento delle dita
nella cavità che ho provveduto a
disgiungere come le lame incrociate di
una forbice e seguito a metterle in
movimento.
Il clitoride è cresciuto
di volume e sembra debba scoppiare per
aria da un momento all'altro. Lo stiro
verso l'alto e scappuccio la piccola
appendice, gonfia e turgida, che
circoscrivo con le dita. La premo più
volte procurandomi sofferenza e un
piacere indicibile.
Il costante sfregamento del
clitoride mi fa stare bene. Adoro
toccarlo ed essere spompinata dalle
labbra dei miei compagni di letto. A
volte mi manda in estasi se a farlo è
una donna, perché più di qualsiasi
uomo conosce i segreti di un corpo
femminile.
Una grande quantità di
umori caldi e appiccicosi seguitano a
uscirmi dalla fica. Trascino senza sosta
le dita dalla congiunzione delle piccole
labbra al clitoride aspergendolo con i
miei umori. Vorrei che questo stato di
estremo piacere durasse per sempre. Ma
più di tutto avrei bisogno di qualcuno
che prendesse il posto delle mie dita,
qualcuno che frugasse con la lingua
nella fica e mi succhiasse ogni piega
cutanea delle piccole e grandi labbra,
mordendole fino a farmi raggiungere
l'orgasmo. Ma sono sola, sola con le mie
dita.
Piego le gambe e porto i
calcagni a contatto con le natiche.
L'umore colato dalla fica in grande
quantità mi ha bagnato l'orifizio
dell'ano. Passo un dito sopra lo
sfintere e lo attraverso spingendolo
lentamente nella cavità. Godo nel
sentirlo entrare nelle viscere. Ho la
sensazione che sia un uomo a farlo e mi
prende un dannato bisogno della carne di
un cazzo dentro di me.
Ritorno a toccarmi il
clitoride e mi tuffo con le dita
all'interno della fica che sento
contrarsi mentre mi masturbo sempre più
velocemente. Ansimo di piacere e con i
denti mi mordo le labbra mentre scuoto
il bacino in maniera scomposta da un
lato all'altro.
Quando raggiungo l'orgasmo
urlo come una forsennata. Il bacino si
solleva dal materasso per le contrazioni
della mucosa della fica e le cosce mi si
stringono intorno alle dita. Incrocio le
gambe e vengo, percorsa in tutto il
corpo da brividi inconsulti.
Rimango immobile per un
tempo che mi pare interminabile. Ho il
respiro in affanno e il cuore sembra
uscirmi dal petto. La tensione fa posto
a un senso di rilassatezza in una notte
in cui sembrava non dovesse succedere
niente.
Mercoledì
6 Agosto
Pina, la mosca che a lungo
mi ha perseguitata, ronzandomi intorno
alle orecchie per un paio di settimane,
ha lasciato posto a una invasione di
insetti ben più fastidiosi e temibili
dentro casa.
Da un paio di giorni, nel quartiere,
sono comparse le zanzare tigre. A
differenza delle altre razze di zanzare,
abituate a uscire dalle loro tane
all'imbrunire, queste mi stanno
divorando la pelle a qualunque ora del
giorno.
Poiché ho l'abitudine di
spogliarmi degli indumenti, anche quelli
d'intimo, quando sono fra le mura
domestiche, nuda sono il bersaglio
privilegiato delle punzecchiature delle
zanzare tigre.
Stasera mi sono spaventata
quando, dopo essere stata vittima delle
solite punture, ho scoperto sulla pelle
alcune bolle oltre a dei gonfiori
pruriginosi e dolorosi, ma ormai era
troppo tardi per porvi rimedio.
Una rete anti zanzare,
installata a tutte le finestre, potrebbe
essere la soluzione adatta per
difendermi dall'intrusione di questi
insetti quando sono dentro casa.
Altrimenti potrei fare uso di sostanze
repellenti da spalmare sulla pelle, tipo
Autan.
Lo sgradevole odore emanato
da questo medicamento potrebbe mantenere
lontane le zanzare, ma forse anche gli
uomini e questo sarebbe piuttosto
disdicevole.
Forse il sistema migliore
per fronteggiare l'invasione di questi
insetti potrebbero essere gli zampironi
o in subordine i fornellini elettrici
dove occorre depositarci sopra delle
pastiglie che col calore liberano
sostanze repellenti.
Sta di fatto che l'unico
sollievo l'ho ricevuto da una pomata a
base di idrocortisone che ho spalmato
sui capezzoli dove sono stata punta da
più di una zanzara tigre.
Chissà perché mi hanno
punto proprio lì!
Venerdì
15 Agosto
Sono sola nel giorno di
ferragosto. Devo essere l'unica
inquilina del mio condominio a non
essere partita per il mare. Se ne avessi
voglia potrei trovare rifugio in una
qualsiasi piscina della città oppure
della provincia, ma non ho voglia di
ritrovarmi prigioniera in mezzo a una
muraglia di carne umana che si abbronza
al sole.
Cullavo la speranza che
Letizia si facesse viva con una
telefonata, invece non lo ha fatto,
magari lo farà più tardi, altrimenti
stasera andrò in cerca da sola di
qualche cazzo da succhiare.
Domenica
31 Agosto
Mi piace sentirmi padrona
del mio diario. Quello che non voglio è
che queste pagine diventino anche
padrone dei miei pensieri e dei desideri
di sesso che mi porto appresso, ma siano
soltanto testimonianza della mia
presenza e dei giorni di assenza, anche
se il desiderio di fare l'amore non
cessa mai di farmi compagnia, specie nei
giorni di festa in cui mi ritrovo ad
essere sola con me stessa.
Sabato
14 Settembre
Stamani ho acquistato dei
ciclamini. Mi piace annusare l'odore dei
fiori. Tenerli dentro casa mi mette
addosso allegria. E poi il profumo che
emanano i ciclamini è un potente
afrodisiaco.
Aldo, lo studente
universitario mio vicino di
pianerottolo, oggi pomeriggio si è
affacciato sullo stipite della porta del
mio appartamento ed è rimasto vittima
del profumo dei ciclamini.
Mi ha spinto contro una
parete e ha mescolato il piacere di
possedermi con quello di annusare il
profumo dei fiori. L'ho lasciato fare
perché anch'io avevo voglia di scopare,
e poi non è la prima volta che mi scopa
in quel modo.
A dire il vero la scopata
si è rivelata solo una sveltina, tanto
per gradire, come l'ha voluta definire
lui, ma che mi ha lasciata
insoddisfatta. Il tempo di sborrarmi fra
le cosce ed è fuggito via per fare
ritorno sui libri e rimettersi a
studiare. Si è giustificato dicendomi
che aveva bisogno di scaricarsi le palle
perché domani deve sostenere un esame
all'università. Non gli ho detto che mi
avrebbe fatto piacere se mi avesse
leccato un po' la fica, ma aveva troppa
fretta di tornare sui suoi libri, lo
stronzo.
E' un periodo che dormo
poco, tre o quattro ore per notte. Colpa
dello stress, forse. Il desiderio di
scopare sembra una faccenda che non mi
appartiene più. Faccio sogni strani,
dovrei andare dal medico di famiglia e
parlargliene.
Martedì
24 Settembre
Quello che sono stata
negli ultimi mesi lo posso riassumere in
una sola parola: incazzata! Adesso
invece sono innamorata e ho di nuovo
voglia di parlare d'amore. Se prima di
stasera non avevo scritto mai niente a
proposito di questa nuova relazione è
soltanto per scaramanzia.
Roberto e io ci siamo
conosciuti un paio di anni fa, in
ospedale. E' accaduto quando è stato
ricoverato per un intervento chirurgico
di ernia inguinale, già allora mi
sarebbe piaciuto scoparlo, poi ci siamo
persi di vista e non lo abbiamo fatto.
Quando una settimana fa le
nostre strade si sono di nuovo
incrociate, per caso, in una
caffetteria, ho deciso di osare. Mi sono
avvicinata e l'ho salutato. E' una
attrazione irresistibile quella che ho
provato istintivamente per lui, cui ha
fatto seguito una sensazione di resa
immediata. Quella sera stessa siamo
andati a cena insieme, poi abbiamo
scopato, ed è stato tutto fantastico.
Ho sempre creduto nei colpi
di fulmine, ma stavolta ho paura di
essermi presa una sbandata, una di
quelle che ti fanno capottare. Dopo
quella sera abbiamo cominciato a
frequentarci e a conoscerci. Ho iniziato
a scoprire molte cose di lui. Mi ha
raccontato delle sue fantasie erotiche e
io gli ho confidato delle mie.
Desidero scoprire una
infinità di cose del suo carattere,
probabilmente ci sono aspetti della sua
persona che non mi svelerà mai e che
per lungo tempo terranno viva la mia
curiosità.
Mi sono indispettita quando ho sentito
dell'indifferenza verso di lui da parte
di alcune amiche a cui l'ho presentato.
Mimma che lo conosce da molto tempo mi
ha riferito che potrebbe diventare molto
stronzo e farmi del male.
E' chiaro che non sanno
quello che dicono. E' tutta invidia la
loro, anche se altri amici mi hanno
messo in guardia contro di lui. A me
sembra un tipo onesto, leale e sincero.
Sì, sì, sono perdutamente
innamorata di Roberto. Ciò che mi ha
contagiato è, senza ombra di dubbio,
amore. Sarei pronta a fare qualsiasi
cosa se me lo chiedesse. Boh, stiamo a
vedere cosa mi riserve il futuro.
Sabato
28 Settembre
Un atto d'amore. Ecco come
hai avuto l'impudenza di definire il
gesto che mi hai obbligato a compiere.
Sono stata ingenua quando ho supposto
che avevi bisogno di una prova concreta
della mia arrendevolezza. Io te l'ho
data nel modo che parevi esigere, anche
se ora, a distanza di tempo, sto ad
angosciarmi ripensando a quanto è
accaduto.
Nei tuoi confronti ho
sempre avvertito una forte sudditanza
psicologica. A essere sincera anche
sessuale, ma non ti è bastato tenermi
asservita al tuo volere, hai voluto
darmi molto di più rispetto a quello
che una qualsiasi donna potrebbe
sentirsi offrire dall'uomo a cui si è
consacrata. Così facendo hai stravolto
il nostro rapporto e lo hai fatto a mia
insaputa.
Quando hai esplicitato le
tue intenzioni ho pensato a una
provocazione, a un pesce d'aprile fuori
stagione, ma tu non scherzavi. L'ho
capito dal modo in cui articolavi le
parole che ti uscivano dalla bocca,
sputandole fuori con veemenza, senza
cedere alla tentazione di metterti a
sorridere, biascicando un discorso che
pareva non ammettere riserve di sorta.
Ero convinta che la nostra
relazione filasse nel migliore dei modi.
Sesso e lavoro andavano a gonfie vele ed
eravamo felici, perlomeno questa era la
sensazione che ne ricevevo. Eri geloso
di qualsiasi uomo mi avvicinasse, anche
di quelli propensi a scambiare solo
quattro chiacchiere, ma anch'io ero
sospettosa delle donne che entravano in
amicizia con te.
Quando mi hai proposto di
fare del sesso con uno sconosciuto ho
sentito il sangue ribollirmi nelle vene.
Ho provato una profonda rabbia, ma non
te l'ho dato a vedere camuffando lo
sconcerto che mi aveva preso con la
maschera del mio viso. Me ne hai parlato
con strafottenza, senza tradire nessuna
emozione, sconvolgendo le mie certezze,
ferendomi nel profondo del cuore,
lacerandolo di dolore.
Una dimostrazione d'amore
la tua. Ecco qual era il significato del
tuo gesto quando hai deciso di darmi in
pasto a un altro uomo, ma non l'avevo
capito. Scema come sono sto ancora a
chiedermi dove hai trovato la forza per
obbligarmi a fare del sesso con uno
sconosciuto. Troppo tardi ho compreso
che non era tua intenzione mettere alla
prova il controllo che esercitavi su di
me, perché non ne avevi bisogno, l'ho
capito soltanto quando mi hai
definitivamente perduta.
A malincuore ho accettato
di fare sesso con chi volevi tu. E' pur
vero che una infinità di volte avevamo
ipotizzato di realizzare questa
fantasia. Ma era solo un gioco, un modo
per eccitarci a vicenda, dando forma a
delle situazioni che dovevano servire a
stimolare l'impulso sessuale che alberga
in ciascuno di noi, ma non era mia
intenzione mettere in pratica alcun tipo
di tradimento. Hai sempre sostenuto che
nella vita non esiste niente di certo e
tutto è fittizio, e avevi ragione perché
questo tuo insegnamento é l'unica
certezza che mi è rimasta di te.
- E' per stanotte. - hai
bisbigliato al mio orecchio.
Eravamo sulla porta di
casa, in procinto d'uscire, e le tue
parole mi hanno colto di sorpresa. Non
ho opposto nessun rifiuto al tuo
annuncio. Ho accettato di seguirti di
buon grado, convinta che ti premeva
incassare una prova del potere che
esercitavi su di me. Ero pronta a
dartela, ma che ingenua sono stata, eh!
Quando abbiamo messo piede
al Momos, un american bar ubicato alla
periferia della città, in direzione
dell'autostrada del Sole, il frastuono
di una musica reggae accompagnava le
immagini dei videoclip proiettati sui
monitor sospesi al soffitto. La sala era
piena di ragazzotti palestrati, dai modi
rozzi e sguaiati, desiderosi di scoparsi
la prima fica che gli sarebbe capitata
fra i piedi.
Hai individuato fra tutti
loro tre uomini e me li hai indicati,
uno per volta, lasciandomi il privilegio
di scegliere chi mi avrebbe scopata.
Mi erano tutt'e tre
indifferenti. Non sapevo chi preferire.
Per facilitarmi la scelta avresti potuto
stringere nella mano tre steli di
saggina di diversa lunghezza e abbinarli
a ciascuno dei ragazzotti, e poi farmi
sollevare un gambo. In questo modo la
scelta sarebbe stata casuale, invece hai
preteso che fossi io a scegliere l'uomo
con cui scopare.
Seducenti e dotati di
bellezza li erano tutt'e tre per
davvero. Non ho avuto che l'imbarazzo
della scelta. Ho dato la preferenza al
più moro dei tre. Un tipo con i capelli
brillantati di gel e con dei pettorali
sporgenti dalla camicia sbottonata. Tu
con un cenno del capo hai approvato la
mia scelta e hai sorriso.
Ti sei avvicinato al suo
tavolo e gli hai parlato. Mi riesce
difficile ancora oggi immaginare quali
parole hai utilizzato nell'offrirgli la
possibilità di scoparmi. Mentre gli
parlavi, sciorinando le tue intenzioni,
sarei sprofondata sotto il tavolo per la
vergogna, specie quando hai girato lo
sguardo nella mia direzione e, con un
gesto della mano, gli hai indicato che
ero io la donna da scopare. Ho abbassato
gli occhi per l'imbarazzo e una vampata
di calore ha foderato le mie guance. Ho
avuto la tentazione di fuggire, se non
l'ho fatto è perché non potevo
deluderti. Volevo essere all'altezza del
compito affidatomi e appartarmi nel
cesso in compagnia di quell'uomo.
Sei tornato a sederti al
nostro tavolo e con voce perentoria hai
detto:
- Tutto okay, vai con lui
nel cesso!
Ho guardato nella sua
direzione e l'ho visto abbandonare la
compagnia degli amici per avvicinarsi
alla toilette. Avrei potuto rifiutarmi
di seguirlo, scongiurandoti di
trattenermi lì con te, ma non l'ho
fatto. Mi sono alzata e ho camminato
attraverso la sala per raggiungere il
mio anfitrione.
Non sapevo quale tipo di
prestazione avevi pattuito con lui. Di
proposito non mi avevi informata, doveva
essere una appagante sorpresa. Perlomeno
secondo il tuo modo di intendere le
cose.
L'uomo era ad attendermi
nel cesso con le scarpe appoggiate sul
pavimento della turca. Teneva i
pantaloni abbassati e il cazzo era in
piena erezione. Mi ha fatto cenno di
chinarmi e mi sono trovata inginocchiata
ai suoi piedi, col cazzo davanti alla
bocca, pronta a doverlo succhiare.
Ho seguitato a spompinarlo
fintanto che è venuto fra le mie labbra
sborrandomi nella bocca. Sono fuggita
via per tornare da te con le labbra
lordate di sperma. Ho passato la punta
della lingua sul seme lattiginoso
davanti ai tuoi occhi, asportando i
residui lattescenti che deturpavano il
mio viso, a riprova di quanto avevo
appena consumato.
Le prime parole che mi ha rivolto sono
state:
- Ti è piaciuto?
Ma davvero hai creduto che
fosse mio desiderio fare del sesso orale
con una altro uomo? Che stronzo che sei.
- Ho fatto quello che
volevi tu. - ti ho risposto, certa di
farti piacere con il mio atto di
sottomissione.
Con voce tremula hai
confessato che stavolta la prova d'amore
eri stato tu a darmela, permettendo che
realizzassi una mia fantasia sessuale,
facendomi scopare in bocca da un
estraneo, persuaso di farmi piacere. E
invece non hai capito un cazzo di come
sono fatta io. Dovevi per forza intuire
che la mia era solo una fantasia, un
gioco e niente di più, invece hai
condotto l'azione fino alle estreme
conseguenze e mi hai perduta per sempre.
Se era tua intenzione
dimostrare quanto grande era l'amore che
nutrivi per me, spingendoti a
condividermi con un altro uomo, hai
fallito nell'intento. Non tradire mai è
una delle regole che sta alla base di
ogni amore. Tu hai preteso di
sovvertirla dando libertà alla mia
bocca d'infrangerla. Ho ubbidito al tuo
volere perché ti amavo ed ero pronta a
tutto, anche a farmi scopare da chi
avevi stabilito tu.
Hai posseduto ogni cosa del mio corpo e
la mia anima, ora sei un'ombra che non
tornerà più a sovrapporsi alla mia
perché è così che voglio. Avevo
bisogno di un uomo a cui essere
sottomessa, invece hai voluto sovvertire
il nostro rapporto: che stronzo che sei!
Giovedì
16 Ottobre
Ogni mattina mi sveglio più vecchia di
un giorno. Ho scoperto che invecchiando
il tempo accelera. Da un po' di tempo ci
penso spesso alla mia età e questo non
è il migliore dei modi per rimanere
giovane.
Il desiderio di fare del
sesso al momento è pressoché nullo.
Quando vivo questi momenti di
depressione ho la sensazione di scrivere
sulle pagine di un diario che non è
mio, ma che appartiene a una altra
persona. Forse è un bene perché questo
stato potrebbe servirmi per capire chi
veramente sono. In questi momenti ho
l'impressione di dialogare con qualcuno
che mi è estraneo, forse perché non è
ammissibile che io non abbia il
desiderio di scopare.
Giovedì
30 Ottobre
Con Fabrizio siamo
d'accordo di sentirci al telefono. La
nostra storia va avanti da un mese
circa. Non abbiamo giorni e orari fissi
in cui sentirci, è lui che decide se e
quando telefonarmi.
Ieri avevo una voglia matta
di ascoltare la sua voce. Allora,
contravvenendo ai nostri accordi, sono
stata io a raggiungerlo al telefono,
consapevole che in questo modo gli avrei
disubbidito.
Mentre componevo il numero
ero tesa, le dita mi tremavano, ma
soprattutto ero eccitata. All'altro capo
della linea, dopo qualche squillo, ha
dato risposta una voce di donna, sua
moglie, ho pensato. Stupita, perché non
avevo messo in conto la sua presenza
dentro casa, le ho chiesto se poteva
chiamarmi il marito. Lo ha fatto senza
domandarmi chi ero, invitandomi a
restare in attesa. Quando Fabrizio ha
riconosciuto la mia voce ha subito
interrotto la comunicazione senza
degnarmi di una spiegazione. Il sentirmi
rifiutata, anziché frenare il mio
desiderio, lo ha accentuato.
Introdurmi con poco tatto
nella vita della sua famiglia è stata
una carognata, lo ammetto, ho provato a
immaginare le difficoltà a cui sarà
andato incontro nel giustificare la mia
telefonata alla moglie. Lei gli avrà
chiesto chi era la donna che l'ha
cercato al telefono. Chissà cosa le avrà
risposto Fabrizio. Una bugia, e che
altro.
Sono conscia delle
difficoltà a cui va incontro, specie la
sera, per uscire di casa e potermi
incontrare. Di giorno invece non ha
impedimenti nel farmi dono della sua
voce al cellulare.
Parlarmi al telefono è
l'unico modo che ha per essere mio,
anche solo per pochi minuti. Di solito
compone il mio numero quando è sul
posto di lavoro o per strada, comunque
lontano dalla sua abitazione e dalla
moglie.
Mi piace ascoltare la
modulazione del suo respiro affannoso
che penetra nell'orecchio e mi chiede in
che posto mi trovo, se sono sola, che
abito vesto, se indosso le mutandine
oppure no.
Adoro descrivergli le mie
voglie, dirgli che sono tutta bagnata
fra le cosce, conscia che in questo modo
posso accrescere il suo piacere, specie
se gli racconto che sto carezzandomi la
fica con le dita e ne ho infilate un
paio dentro.
Fabrizio partecipa a questa
mia sceneggiata urlandomi della gran
vacca, indicandomi come puttana da
marciapiede, capace solo di fare
bocchini.
Sentirmi dire della troia
è un apprezzamento che più di ogni
altro mi manda in calore e mi fa
sciogliere fra le cosce. Più mi dice
della "troia"più mi bagno e
più mi eccito.
Quando mi ha telefonato,
oggi pomeriggio, sapevo che mi avrebbe
punita dopo quanto è successo ieri. Non
vedevo l'ora che giungesse il momento in
cui l'avrei incontrato.
- Ho mezz'ora disponibile
prima di cena. - mi ha detto al
telefono. - Sarò da te verso le
quattro. - ha proseguito e io non ho
potuto fare altro che accondiscendere
alla sua venuta.
Quando si è presentato
davanti a casa pensavo che avremmo fatto
sesso come tutte le altre volte, invece
appena ho aperto la porta si è
scagliato contro di me e ha cominciato a
insultarmi.
- Sei una troia, una
puttana da bordelli, ecco quello che
sei!
Ha proseguito a ingiuriarmi
e picchiarmi scaraventandomi addosso una
sequela di sberle. Ha insistito a
colpirmi dicendomi che fra noi esisteva
un accordo e io lo avevo rinnegato.
- Un patto è un patto. -
ha insistito. Per nessun motivo avrei
dovuto telefonargli a casa. - Meriti un
castigo. - ha concluso.
Ho sopportato gli insulti e
gli schiaffi senza difendermi eccitata
dal calore delle botte che mi ha
scaraventato sulla pelle.
- Cosa ti sei messa in
testa? Vuoi rovinare la mia famiglia,
eh... ma non ci riuscirai, perché io ti
ammazzo! - Ha ripetuto più volte,
mentre mi picchiava.
Essere punita in quel modo
barbaro con schiaffi e pugni mi ha
infuso un ulteriore piacere.
Mi sono liberata dei
vestiti auspicando che mi facesse sua al
più presto, nel corridoio, senza
perdere ulteriore tempo a ritirarci
nella stanza da letto.
Fabrizio si è posto alle
mie spalle e ha provveduto a slacciarmi
il reggiseno. Quando l'indumento intimo
è scivolato in avanti, ed è caduto sul
pavimento, ha infilato tutt'e due le
mani sotto le ascelle e mi ha circuito
le tette, poi ha cominciato ad
accarezzarle.
Ho pensato ci fosse
qualcosa di ossessivo nell'incalzante
respiro che alitava sul mio collo. Non
mi sono ritratta, nemmeno ho cercato di
scrollarmelo di dosso, ho lasciato che
premesse i capezzoli fra le dita mentre
non smetteva un solo istante di
rivolgersi a me sbeffeggiandomi con
l'appellativo di - Troia. -.
Ho percepito in modo chiaro
il cazzo che mi premeva sulle natiche.
Auspicavo di essere penetrata al più
presto fra le cosce bagnate fradice
mentre il respiro affannoso di Fabrizio
mi eccitava più del solito.
Inviperito non stava nella
pelle. Io invece pur eccitata ero ancora
padrona di me stessa. Siccome esitavo a
calcare le unghie sulle mani che teneva
premute sulle tette, come sono solita
fare quando scopiamo, mi ha spinto il
capo verso il basso obbligandomi a
inginocchiarmi sul pavimento, dopodiché
si è premurato di farmi scendere il
tanga fino alle ginocchia.
Mi ha messo carponi, le
mani stese in avanti, col capo rivolto
verso il basso, e si è svestito quel
poco che bastava per violentarmi.
Ha voluto mettermelo nel
culo, il cazzo, per punirmi della mia
scorrettezza, così non gli avrei più
telefonato a casa, ha detto lui. In
altre occasioni mi aveva inculato in
passato. La cosa sembra piacergli più
che scoparmi nella fica, ma non vuole
ammetterlo.
Quando mi ha penetrata,
dopo che ha sputato un grumo di saliva
sull'ano, ho allargato lo sfintere,
spingendolo in fuori, come quando vado
di corpo. L' ho fatto per non sentire
troppo male, poi mentre mi inculava ho
provato a pensare ad altro piuttosto che
al dolore che mi procurava con il suo
andare avanti indietro con la cappella
nell'intestino.
Fabrizio mi ha punito in
quel modo perché non voleva che godessi
nella fica, poi a un certo punto mi ha
sussurrato all'orecchio di masturbarmi e
io l'ho fatto senza pensarci troppo
sopra.
E' stato un viaggio intenso
quello che ci ha condotti entrambi
all'orgasmo. Un percorso ricco di salite
e discese, gemiti, tremori e pianti
sommessi. Ogni volta che ero prossima a
venire mi ha supplicato di aspettarlo e
io ho rallentato l'azione delle dita che
lisciavano il clitoride, poi ha
ricominciato a incularmi.
Abbiamo proseguito a
scopare a lungo fintanto che ho
raggiunto un orgasmo intenso e Fabrizio
mi ha sborrato nel culo.
Mentre scrivo questa pagina
del diario il culo mi brucia da morire,
la prossima volta non voglio farmi
trovare impreparata. Meglio un po' di
olio di vaselina piuttosto che un grumo
di saliva da usare come emolliente.
Mercoledì
5 novembre
Evaristo ha quarantadue
anni, due più dei miei. L'ho conosciuto
in una chat erotica, quella di Eroxè,
un portale che mette a disposizione dei
visitatori una serie infinita di
racconti erotici, letture di cui sono
una insaziabile consumatrice.
La sera che ci siamo
conosciuti ero parecchio su di giri,
come spesso mi succede dopo che ho letto
qualche racconto erotico. Evaristo ha
fatto di tutto per alimentare la mia
voglia di parlare, incuriosendomi con i
suoi modi fascinosi, così mi sono
decisa a confidargli alcune delle mie
fantasie erotiche. L'ho fatto con la
fica che mi prudeva e si scioglieva
mentre digitavo lettere dell'alfabeto
sulla tastiera del computer.
Dopo un po' che chattavamo
mi sono trovata bagnata fradicia fra le
cosce, propensa a credere che lui c'havesse
il cazzo duro. Abbiamo seguitato a
scambiarci aneddoti erotici della nostra
vita privata fino a mezzanotte, senza
concludere niente di particolare,
dopodiché ci siamo dati appuntamento
per la sera seguente nella medesima chat
erotica.
Ventiquattrore dopo ero di
nuovo in chat in attesa che sullo
schermo del monitor comparisse il suo
nickname. Quando è entrato in chat mi
ha subito chiesto il numero del
cellulare. La cosa mi ha colto di
sorpresa, ma anch'io ero curiosa di
ascoltare la sua voce e gliel'ho
comunicato senza nemmeno chiedergli qual
era il suo.
Evaristo è dotato di una
voce maschia, sensuale, pulsante,
elemento distintivo degli uomini che non
devono mai chiedere. La prima volta che
abbiamo scopato al telefono mi ha fatto
godere da impazzire. A nessun altro uomo
avevo confidato una delle mie fantasie
di dominazione. Eppure mi frullavano
nella testa da parecchio tempo. Le ho
esplicitate a lui e non è stato affatto
difficile, anzi, liberarmene mi ha resa
felice.
In poco tempo abbiamo messo
in piedi una atmosfera di dominazione.
Lui ha voluto farmi da padrone e io ho
accettato di essere la sua schiava. Ha
cominciato a chiamarmi troia, puttana, e
pompinara urlandomelo addosso a più
riprese.
Sentirmi apostrofata in
quel modo da uno sconosciuto mi ha
eccitata e fatto godere. Stare ad
ascoltare gli epiteti ingiuriosi che mi
scaricava addosso, e di cui mi ha fatto
partecipe in un crescendo, mi ha
condotto a toccarmi.
Quando mi ha ordinato di
mettermi in ginocchio sul pavimento e
seguitare a masturbarmi, l'ho fatto come
se fosse la cosa più normale di questo
mondo.
Ho raggiunto un orgasmo
intenso. E' successo in breve tempo,
contrariamente al solito, e mi è
sembrato d'impazzire. Lui se n'è
accorto, ne sono certa. Ha cominciato a
farsi una sega e mi ha costretta ad
ascoltare l'ansare del suo respiro
mentre si masturbava.
Ha voluto che gli parlassi
mentre si toccava il cazzo
descrivendogli come sono fatta.
Naturalmente ho esagerato nel
rappresentare il mio corpo. Gli ho anche
mentito dicendogli che ho la quarta
misura di reggiseno invece della
seconda. La cosa lo ha eccitato perché
non pensava che avessi le tette così
grosse.
Ha voluto sapere se ho il
pube rasato e gli ho detto di sì, perché
è questo che voleva sentirsi dire. Mi
ha chiesto dei miei piedi, delle gambe,
delle cosce, se ho fianchi larghi o
stretti. Gli ho mentito su tutto, anche
sull'età, dicendogli che ho ventidue
anni invece dei miei quaranta.
Ha seguitato ad ascoltare
le mie parole fintanto che ha eiaculato
sborrando una caterva di roba, perlomeno
questo è ciò che mi ha riferito con
parole sue al telefono.
Dalla prima telefonata sono
trascorsi sei mesi. Ogni tanto mi cerca
e facciamo del sesso virtuale. Lo
facciamo rimanendo ognuno a casa
propria, attaccati al telefono.
Sempre più spesso mi
chiede d'incontrarlo fuori dalla chat
perché sarebbe sua intenzione rendermi
sua schiava per davvero, ma non ha
ancora capito che quello di cui parliamo
al telefono fa parte del mondo delle mie
fantasie, giochi che prendono voce
soltanto quando sto al telefono. Non ho
nessuna intenzione d'incontrarlo perché
di uomini con cui scopare ne ho anche
troppi, ma nessuno è bravo come lui a
farmi godere stando al telefono, ma
questo non glielo posso dire.
Di recente, in chat, ho
fatto conoscenza con un altro uomo a cui
ho concesso il mio numero di telefono.
Il suo nome è Manlio. Con lui, come
d'altronde, con Evaristo ho cominciato a
fare del sesso virtuale al telefono.
Questi due uomini sono diventati i miei
amanti telefonici fissi, anche se detta
così la cosa mi fa sorridere.
Quando la sera sono sola in
casa, e mi prende la voglia di
masturbarmi, telefono indifferentemente
a uno dei due. A volte sono loro stessi
a presagire che ho voglia di masturbarmi
e mi chiamano.
Il nostro rapporto termina
ogni volta nel momento in cui
raggiungiamo l'orgasmo, allora ci
salutiamo e ci diamo appuntamento alla
prossima occasione.
Spesso sto intere settimane
senza sentirli. Stasera mi ha telefonato
Evaristo e ho goduto insieme a lui. Non
mi era mai accaduto di provare così
tanto piacere facendo sesso virtuale,
merito della giornata uggiosa, forse, e
della malinconia che mi tiene compagnia
da stamani. E' questa la ragione per cui
mi va di scrivere tutte queste stronzate
nel diario.
Mercoledì
12 Novembre
Quando mi alzo da letto ho
l'abitudine di guardare il mio corpo
allo specchio. Quello che vedono i miei
occhi é la triste realtà dei miei
difetti. Di fronte alla immagine nuda,
ai seni asimmetrici, ai fianchi
appesantiti, scopro evidenti i segni
inarrestabili dell'età che avanza.
Non c'è niente di più
drammatico che scoprire qualche nuova
ruga sul volto o qualche piega
sull'addome che mi osserva provocatoria.
Perfino i peli che mi proteggono la
passera mi appaiono meno folti. Ho paura
di scorgerne qualcuno grigio e non so
accettarmi per quella che sono: una
quarantenne!
Le mie amiche, quando mi
lamento, dicono che dovrei essere
l'ultima, fra le donne del gruppo, a
compiangermi, carina come sono. Se è
vero che sono ancora bella come dicono
loro, sono anche maggiormente soggetta a
continue attenzioni da parte di uomini e
donne rispetto alle brutte, ragione per
cui devo essere perfetta in qualsiasi
situazione.
A differenza delle donne
brutte ho maggiore scelta di spasimanti,
questo sì, ma sono cosciente che la
bellezza non ha niente a che spartire
con ciò che sono dentro. Vorrei essere
considerata soprattutto per le mie
capacità intellettive, perché la
bellezza è destinata a svanire col
trascorrere del tempo. E quando sarò
vecchia chi mi vorrà più?
Lunedì
1 Dicembre
Da un mese a questa parte
faccio l'amore tutti i pomeriggi. Scopo
con Sergio, un tipo strano, come
d'altronde lo sono anch'io.
L'ho conosciuto in maniera
del tutto casuale, davanti a un
distributore automatico di bevande, al
primo piano della clinica dove lavoro.
Ci siamo trovati tutt'e due a consumare
un caffè e abbiamo cominciato a parlare
di tutto e di niente mentre assaporavamo
la bevanda calda.
Era in attesa di sua madre.
L'anziana donna sarebbe uscita da un
momento all'altro dalla porta a vetri
del blocco delle sale operatorie, dove
era entrata un'ora prima, per
l'asportazione della cistifellea. Un
intervento semplice, specie se eseguito
in laparoscopia.
Scorgendomi con la divisa
da infermiera si era rivolto a me
facendomi una serie di domande
riguardanti l'intervento chirurgico
della madre e io lo avevo rassicurato.
Non ho chiaro nella memorie
le parole che ha usato per invitarmi a
cena. Quello che ricordo è che ho
accettato l'invito senza rifletterci
sopra come è nel mio costume quando un
uomo mi piace.
Oggi pomeriggio, come
succede ogni giorno da un mese a questa
parte, sono andata a fargli visita a
casa sua. E' la mia natura di donna
insaziabile che mi spinge ogni volta a
recarmi da lui.
Sergio ha intuito subito di
che pasta sono fatta. Già dal nostro
primo incontro ha messo allo scoperto le
mie fantasie erotiche, quelle che serbo
nascoste alla maggioranza degli uomini
con cui faccio sesso, perché troppo
ingombranti. Lui mi ha aiutata a
realizzarle, anzi, ha fatto di più,
perché grazie a lui sono riuscita a
raggiungere una serie infinita di
orgasmi ad ogni nostro incontro.
Quest'oggi ha voluto farmi
una gradita sorpresa. Abbiamo fatto di
nuovo l'amore, ma stavolta mi ha scopata
congiuntamente a due suoi amici.
- Sei troppo bella per un
solo uomo. - mi aveva detto qualche
giorno fa e io, per scherzo o forse no,
gli avevo risposto che mi sarebbe
piaciuto farmi scopare da più cazzi per
volta
I suoi due amici nemmeno li
conoscevo, ma sono contenta di avere
fatto la loro conoscenza, soprattutto
con i loro cazzi.
- Ho una sorpresa per te mi
ha detto Sergio quando, poco dopo
mezzogiorno, mi ha raggiunto al telefono
durante una pausa di lavoro fra un
intervento chirurgico e l'altro.
Uscendo dall'ospedale, poco
dopo le tre del pomeriggio, l'ho trovato
ad aspettarmi, poco distante
dall'ingresso principale, seduto al
posto di guida del suo sub nero,
parcheggiato dall'altra parte della
strada.
Mentre mi avvicinavo alla
macchina non ha smesso un solo istante
di togliermi gli occhi di dosso. Gli
piace stare a osservarmi, specie quando
sono vestita elegante, con tacchi da
dodici, occhiali neri avvolgenti, come
fossi una puttana di classe.
Abbiamo raggiunto una villa
sulle prime colline, a una decina di
chilometri dalla città, dove prima
d'oggi non avevo mai messo piede.
Superata la soglia di casa mi ha
preceduta attraverso un breve corridoio
fintanto che abbiamo raggiunto una
camera da letto.
Le imposte delle due
finestre, opportunamente serrate, non
lasciavano entrare nemmeno un filo di
luce. Ha provveduto ad accendere una
abat-jour, sistemata su uno dei
comodini, dopodiché mi ha fatto sedere
sul bordo del letto.
Senza perdere tempo mi ha
ordinato di spogliarmi e io ho ubbidito.
Il cuore sembrava uscirmi dal petto per
l'agitazione, conscia che il regalo
promesso, a suo dire, mi avrebbe
sconvolto. Una volta nuda si è
allontanato dalla stanza, ma prima di
separarci si è rivolto di nuovo a me.
- Sei bellissima. - ha
detto, dopodiché dal corridoio mi è
pervenuto l'eco della sua voce mentre si
rivolgeva a qualcuno, a me estraneo, che
stava ad aspettarci nella stanza attigua
a quella che avevamo occupato.
Non sapevo se erano donne o
uomini, e nemmeno qual era il numero
delle persone in attesa, ma la cosa non
mi imbarazzava granché perché quello
che volevo era di realizzare la fantasia
di essere scopata da più uomini nello
stesso tempo, se invece fossero state
donne mi sarei divertita a vedere Sergio
scopare una di loro.
Quando gli uomini, tutt'e
due nudi, hanno messo piede nella stanza
da letto erano abbastanza eccitati, e
con il cazzo bene tiro. Di sicuro si
erano masturbati per farselo diventare
così duro.
Lì per lì non ho fatto
caso al loro volto presa com'ero dalla
consistenza dei loro cazzi, uno dei
quali era di notevoli dimensioni.
Sergio mi ha ordinato di
lasciarmi cadere sul letto, con la
schiena all'indietro, cosa che ho fatto
senza esitare, poi ha voluto che
allargassi le cosce conservando le gambe
penzoloni sul bordo del materasso a
sfiorare con i piedi il pavimento.
In quella posizione, con
gli umori che mi scivolavano copiosi fra
le cosce, dando lustro alle labbra della
fessura della passera, confusa fra una
fitta peluria nera, la lingua di uno dei
due uomini è scivolata sul clitoride e
mi sono sciolta come burro caldo.
Sergio mi ha imposto di
accostare tutt'e due le mani sulle tette
e strapazzami i capezzoli. Ho subito
cominciato a gemere e ansimare di
piacere mentre l'uomo inginocchiato
davanti alle mie cosce seguitava a
leccarmi il clitoride.
Mi sono tuffata a capofitto
nel mondo di piacere trasmessomi dal
movimento della lingua precipitando in
uno stato confusionale. Nemmeno mi sono
accorta che l'altro ospite, nel
frattempo, si era piazzato sul letto
accanto a me.
Sergio mi ha ordinato di
prenderglielo in bocca, il cazzo, dopo
che l'uomo si era messo cavalcioni sul
mio petto. Ha disteso le braccia ben
oltre il mio volto fino trovarsi nella
posizione di un quadrupede.
Mi sono ritrovata distesa sul letto, con
la cappella che pendeva sopra la mia
bocca, ansiosa di prenderla fra le
labbra e fagli un pompino.
Il piacere che provo nel
farmi scopare in bocca non ha eguali. Ma
succhiare mentre qualcuno mi stava
leccando la passera mi ha mandato
sparata al settimo cielo.
Il cazzo in gola ha un
sapore favoloso. Mi piace succhiarlo e
inseguire col capo il movimento del
bacino di chi mi scopa nella bocca,
specie se è ben dotato. E quello che
stavo succhiando lo era.
In questa prima fase
Sergio se n'è stato per tutto il tempo
in disparte, gridandomi addosso della
troia, eccitandomi fino a mandarmi in
trance rapita dal piacere che sapeva
trasmettermi la strana situazione in cui
mi sono venuta a trovare. Tutt'a un
tratto, quando ancora non avevo
raggiunto l'orgasmo, ha ordinato ai due
uomini di scoparmi per davvero.
Stordita di piacere mi sono
ritrovata col petto sul torace di uno
dei due uomini che subito ha provveduto
a spingere tutta la sua dotazione,
grossa più del normale, dentro la fica.
Ancora adesso sto a
chiedermi come ha fatto a starci tutto
quell'arnese dentro me, boh! Quello che
ho avvertito, quando la cappella mi ha
penetrata, è che le pareti della vagina
si sono allargate a dismisura per
accoglierlo. Mi sono messa a gemere per
il piacere che stava trasmettendomi la
penetrazione mentre il cazzo mi
scivolava tutto dentro.
Il secondo uomo, nel
frattempo, si è posizionato dietro il
mio culo, in piedi davanti al bordo del
letto. Ha aspettato che il cazzo
dell'amico fosse penetrato per intero
nella fica, dopodiché mi ha afferrato i
fianchi con entrambe le mani e mi ha
sputato un grumo di saliva sull'ano.
Prima d'infilare la
cappella nel buco del culo ha avvertito
il compagno che mi stava scopando da
sotto di rallentare la sua azione. Ha
distribuito con le dita la saliva sulla
pelle e mi ha dilato con un dito lo
sfintere prima di avvicinare la cappella
all'ano, poi mi ha penetrata.
Il dolore che ho avvertito è stato
immane. Ho serrato i denti per non
gridare, ma non per questo ho rinunciato
a essere scopata da due cazzi
contemporaneamente.
Il piacere ha cominciato a
crescere quando tutt'e due gli ospiti
hanno incominciato a scoparmi. I due
cazzi, separati da una sottile parete,
hanno stimolato la mia carne sfregandosi
uno contro l'altro mentre Sergio non si
stancava di urlarmi della troia.
Ho avuto l'impressione che
volessero sfondarmi fica e intestino, ma
l'effetto di qualche lacerazione ai
tessuti dell'ano l'ho avvertito.
Ho raggiungo un primo
orgasmo scuotendomi tutta. L'urlo che mi
è uscito dalla bocca non aveva niente
di umano. Sono stata riempita si sborra
e mi sono accasciata di lato per
ricevere in bocca quella di Sergio che
nel frattempo aveva cominciato a
masturbarsi eccitato dallo spettacolo
che gli stavamo dando io e i suoi due
amici.
Stavo ancora vivendo uno
stato di ebbrezza quando Sergio si è
rivolto a me.
- Le prossime volte saremo
sempre in tre a scoparti. Contenta?
Ho sorriso e ho chiuso le palpebre
soddisfatta.
Martedì
2 Dicembre
Gli stessi pensieri che
ieri sera mi hanno eccitata a dismisura,
nel momento in cui ho raccontato sulle
pagine di questo diario della scopata
che mi sono fatta nel pomeriggio con tre
uomini, stamattina mi fanno rivoltare lo
stomaco.
Mi chiedo se c'è qualcosa
di morboso nei diversi modi che ho di
rapportarmi con gli altri, oppure se
fare del sesso con chiunque sia solo un
modo per liberarmi dell'ansia che mi
porto appresso.
Il mio disagio esistenziale
ha una causa precisa. Risale a quando,
all'età di quattordici anni, sono stata
violentata da un gruppo di coetanei.
Scopare con chiunque serve a farmi
dimenticare quell'avvenimento, una
violenza che ha sconvolto la mia
esistenza e di cui non ho fatto mai
parola con nessuno.
Non so cosa mi riserverà
il futuro, me lo chiedo spesso, nel
frattempo vado avanti per inerzia perché
non so darmi nessuna risposta. Ho
l'impressione di non andare da nessuna
parte ed è abbastanza preoccupante.
L'unica mia certezza è l'amore che
riverso su tutto ciò che mi sta
attorno, e allora anche il sesso, pure
se vissuto e giocato in modo estremo, può
aiutarmi a raggiungere la felicità.
Venerdì
5 Dicembre
Samantha l'ho conosciuta
due anni fa, d'estate. Il nostro è
stato un colpo di fulmine. Ci siamo
perdutamente innamorate come due
cerbiatte dopo un paio di volte che
siamo andate a letto insieme.
Per un anno intero mi sono
cullata del suo amore, ma tutto è
finito quando ha scoperto che oltre a
fare del sesso con lei scopavo anche con
degli uomini. Che ci posso fare? Sono
fatta così. Non mi piace appartenere a
nessuno e chi mi sta accanto deve
accettarmi per quella che sono, oppure
lasciarmi nel letamaio dove sto.
Ieri, a distanza di mesi,
ho incrociato di nuovo il suo volto. E'
accaduto in uno dei viali dell'ospedale.
Quando si è accorta della mia presenza
ha girato lo sguardo da un'altra parte e
ha finto di non vedermi.
Mi sarebbe piaciuto
ricevere un sorriso. Se lo avesse fatto
mi sarei lasciata trascinare via senza
opporre alcuna resistenza. Avremmo
potuto fare di nuovo l'amore, magari a
casa sua, sopra il soffice materasso di
piume d'oca del suo letto, come eravamo
solite fare tempo addietro, oppure
trovare rifugio in una qualsiasi stanza
d'albergo a lei gradita.
L'avrei lasciate libera di
fare ciò che voleva di me, senza
opporre la minima resistenza. Sarei
rimasta in silenzio, lasciando che si
nutrisse del mio corpo. Mi sarei fatta
sbattere in tutti i modi, dandomi tutta
a lei, come ho sempre fatto quando
stavamo insieme. Invece ha proseguito
per il suo cammino, ignorandomi, senza
degnarmi di un saluto, la stronza.
Samantha e io ci siamo
conosciute in piscina un paio di estati
fa. Me ne stavo sdraiata su un lettino,
ad arrostirmi al sole, quando, per
stanchezza, mi sono addormentata.
Tutt'a un tratto alcune
gocce d'acqua, che dall'alto
precipitavano sul mio corpo, mi avevano
riportato alla realtà. Aprendo gli
occhi avevo scorto un paio di gambe
lunghe, bene tornite e dei seni di una
straordinaria bellezza contenuti, a
stento, all'interno di sottili triangoli
di stoffa che a malapena nascondevano
l'areola dei capezzoli.
Appena uscita dalla vasca
della piscina Samantha spandeva attorno
a sé un turbinio di gocce d'acqua
mentre era intenta ad asciugarsi la
pelle con un telo da mare. Avvedutasi
del fastidio che stava arrecandomi si
era prontamente scusata, dopodiché
aveva preso posto sul lettino
prendisole, di fianco al mio,
stendendosi supina, con lo sguardo
rivolto nella mia direzione.
I nostri occhi si erano
incrociati più volte e dalle sue labbra
avevo visto affiorare un amichevole
sorriso accompagnato da un inesplicabile
battito di ciglia.
Dopo un po' che ci
fronteggiavamo, scambiandoci delle
occhiate, Samantha mi aveva rivolto la
parola, poi avevamo seguitato a
conversare sedotte una dall'altra. Da
coricate, posizione che avevamo
conservato a lungo, c'eravamo sedute sul
bordo di legno dei rispettivi lettini e
avevamo finito per trovarci una di
fronte all'altra.
Quel giorno ero rimasta
affascinata dalla bellezza del suo viso
e dalle forme burrose del corpo, ma
soprattutto dal colore della pelle, di
un rosa particolarmente seducente.
I capezzoli non troppo
grossi, appuntiti, trapassavano l'esile
tessuto del costume da bagno ed erano un
segno evidente del suo stato di
eccitazione.
Una vampata improvvisa, provocata dal
desiderio di scoparla, mi aveva fatto
tremare tutta. Avrei depositato
volentieri la bocca sulle sue tette e
succhiato i capezzoli. Ma soprattutto
avrei voluto accarezzarla nell'incavo
fare le cosce, dove la pelle è più
morbida, invece non avevo fatto niente
di tutto quanto avrei desiderato fare.
Samantha non si era accorta
del mio stato, o perlomeno non lo aveva
dato a vedere, infatti, aveva proseguito
a parlare di cose che neanche ascoltavo
perduta com'ero nel divorare, con gli
occhi, ogni ammiccamento delle pieghe
del suo viso.
Durante quel pomeriggio di
luglio, trascorso in piscina, c'eravamo
scoperte subito amiche, anche se l'unica
cosa che avevamo in comune era che
tutt'e due desideravamo fare del sesso
con l'altra.
Il lampo di desiderio che
avevo scorto nel suo sguardo mentre
conversavamo in piscina l'avevo
ritrovato al ristorante dove mi aveva
condotta quella stessa sera.
Per tutta la notte avevamo
scopato nel letto di casa sua dove ero
rimasta fino all'alba. Al risveglio
avevamo ripreso a fare l'amore giurando
una all'altra che non ci saremmo più
separate, invece.
Con Samantha ho trascorso
uno dei periodi più belli della mia
vita. Averla rivista, mi ha fatto
tornare alla mente molte delle cose che
mi sono appartenute del suo corpo.
Samantha ha finto di non
vedermi, ma non mi ha dimenticata.
Sarebbe sufficiente che tornassimo di
nuovo a sfiorarci, toccarci, per
ricominciare tutto da capo. Prima o poi
sono certa che accadrà.
Giovedì
11 Dicembre
Da quando Michele e io
facciamo coppia fissa scopo soltanto con
lui, oltre che con Letizia. Per quale
motivo dovrei mettermi a succhiare degli
altri cazzi? Ho la fortuna di godere
della sua presenza nella mia vita e a
lui voglio fare dono della mia bocca, e
perché no? anche del culo.
Non so per quanto tempo
andrà avanti la nostra storia, ma non
m'importa granché. Mi conosco troppo
bene per pensare che non resteremo
insieme per tutta la vita, intanto, però,
godo del suo cazzo.
E' una ossessione amorosa, lo so, e non
posso farci niente. sono una donna
insaziabile, specie quando ho la fica in
calore. Già sto pensando a quando,
stasera, mi allargherà le cosce e andrà
alla ricerca di un buco, uno qualsiasi,
in cui infilarci il cazzo. Farò di
tutto perché non lo trovi subito perché
mi piace quando mi strofina la cappella
sulla pelle.
Penso che dopo averlo fatto
eiaculare, sborrandomi nel culo o nella
fica, m'inginocchierò davanti a lui e
incomincerò a succhiarglielo, il cazzo,
fintanto che lo sentirò titillare fra
le labbra e cercherò di farlo eiaculare
di nuovo.
Mi piace affondare la
cappella in gola, detergerla di saliva,
leccarla, succhiarla, sbatterla fra i
denti e sentire che è dura, ma più di
tutto godo quando mi sborra in bocca.
i eccito da impazzire
quando Michele sta godendo per merito
mio, specie se mi sbatto il clitoride
per raggiungere l'orgasmo insieme a lui
mentre gli umori della fica
m'infradiciano le cosce.
Fra meno di quattro ore sarà
qui. A mia disposizione ho tutto il
tempo necessario per prepararmi alla sua
visita. In verità sono indecisa se fare
una doccia oppure immergermi nei sali
profumati della vasca da bagno e
rimanere a lungo in ammollo. Penso che
sceglierò quest'ultima soluzione, sì...
penso proprio di sì.
Lunedì
15 Dicembre
Mio padre non ha mai perso
l'abitudine di darmi consigli. Lo fa
perché gli sta a cuore la mia salute,
dice lui, ma in realtà è un grande
rompiballe. L'ultimo dei suoi
suggerimenti riguarda il modo in cui
sono tenuta a bere il caffè.
- Mi raccomando Erika,
quando consumi un caffè, specie in un
locale pubblico, colloca sempre il
manico della tazzina alla tua sinistra.
In questo modo metterai le labbra dalla
parte meno utilizzata dalle persone che
ne hanno fatto uso prima di te. Non
bisogna dare per scontato che la tazzina
sia stata accuratamente lavata. Si fa
presto a rimanere contagiati da chi ha
un herpes sul labbro o più
semplicemente da chi è portatore di
qualche virus come quello
dell'influenza.
Ormai c'ho fatto
l'abitudine a consumare il caffè con il
manico della tazzina stretto nella mano
sinistra. Anche stamani, quando ho messo
piede nel bar sotto casa per consumare
la colazione, ho dato seguito al
consiglio di mio padre, ciononostante
stasera ho la febbre.
Stavolta ho l'impressione
che la febbre sia prodotta da qualcosa
di molto più grave di una semplice
influenza.
Da alcuni giorni soffro di
un fastidioso prurito alla vagina. Ho
insistito a lavarmi le piccole e le
grandi labbra con dei frequenti bidet,
ma il prurito si ripresenta mezzora dopo
che ho eseguito le abluzioni.
Queste poche linee di febbre mi
preoccupano. E' possibile che ci sia una
relazione con il prurito alla vagina.
Eppure non ho alcun tipo di perdite
sierose e nemmeno sento bruciore
all'uretra.
L'insistenza del prurito mi
ha fatto pensare parecchio a quando,
anni fa, mi sono beccata lo scolo per la
prima volta. All'epoca avevo solo
diciotto anni e sapevo poco o niente a
proposito delle malattie che si
trasmettono per contagio sessuale, a
dire il vero nemmeno mi ero accorta di
essere ammalata. E' stato il dermatologo
a informarmi che avevo contratto la
blenorragia.
La malattia, specie in noi
donne, come si prese la briga
d'informarmi il medico, spesso è del
tutto asintomatica. Possono trascorrere
intere settimane o in certi casi
addirittura mesi prima che i
microrganismi agenti della malattia
vengano scoperti come è accaduto nel
mio caso.
In quella occasione non
avevo secrezioni purulente alla vagina e
all'uretra, né difficoltà a urinare e
nemmeno pisciavo di frequente come
succede a chi ha lo scolo. Quello di cui
soffrivo era un intenso dolore
all'addome quando evacuavo le feci.
Quando mi sono accorta della presenza di
muco e pus negli escrementi ho preso
paura e mi sono rivolta al medico di
famiglia senza informare mamma e papà
del mio stato. E' stato il mio medico di
famiglia a indirizzarmi dal dermatologo.
Quella di cui soffrivo era
una gonorrea rettale. L' avevo contratta
scopando con un partner occasionale cui
avevo permesso d'incularmi.
Se penso a quanto mi è accaduto in
quella circostanza posso ritenermi
fortunata. Perché? Beh, meglio essermi
presa lo scolo nel culo piuttosto che
una faringite gonococcica frutto di un
maldestro pompino.
Durante il tirocinio
formativo per diventare infermiera, una
decina di anni fa, mi era capitato di
lavorare per un paio di settimane in uno
degli ambulatori di dermatologia. In
quella occasione avevo coadiuvato un
medico dermatologo mentre visitava un
paio di ragazze affette da scolo in
bocca. Non avevo mai pensato che un
pompino potesse provocare effetti così
fastidiosi alla gola, invece...
Stasera, prima di scrivere
queste riflessioni sul diario, ho
guardato con cura il tessuto della
biancheria intima che porto addosso. In
effetti non ho riscontrato nessuna
traccia di secrezioni provenienti dalla
vagina e nemmeno dal retto.
La volta in cui mi ero
presa lo scolo nel culo il dermatologo
aveva provveduto a eseguire degli esami
colturali prelevando con un tampone il
muco che stagnava nell'ampolla dell'ano.
Lo aveva depositato su un vetrino che
aveva provveduto a inviare al
laboratorio di microanalisi.
In quella occasione,
nonostante le raccomandazioni del
dermatologo, non ero stata in grado
d'informare il tizio che mi aveva
contagiata perché non sapevo niente di
lui. Lo avevo incontrato in discoteca e
mi era del tutto sconosciuto. E poi
doveva essersi accorto prima di me dello
scolo che aveva addosso. Maledetto lui!
Quando c'eravamo trovati
nell'abitacolo della sua automobile, e
aveva insistito per scoparmi, gli avevo
dato il culo soltanto perché ero
mestruata e non mi andava di sporcargli
il cazzo di sangue. Meno male che non
gli ho dato anche la bocca.
La terapia
antibiotica con ampicillina aveva
risolto facilmente il problema. Dopo
pochi giorni dall'inizio della terapia
muco e pus erano scomparsi dalle feci.
Per un paio di settimane mi ero astenuta
dall'avere rapporti sessuali con
chiunque, come da consiglio medico,
dopodiché ero tornata ad essere la
troia che ero prima del contagio.
Spero che il prurito di cui
sono vittima scompaia alla svelta. Già
altre volte mi è capitato d'averlo.
Adesso che ci penso è sempre accaduto
in prossimità del ciclo mestruale, solo
che le altre volte durava soltanto un
paio di giorni mentre ora sembra
persistere. Che sia una infezione
micotica?
Martedì
16 Dicembre
Ho provato a lavarmi la
passera col bicarbonato. Una amica mi ha
consigliato il Tantum rosa, un'altra la
Saugella per trovare sollievo dal
prurito, ma tutto si è rivelato inutile
per ora...
Giovedì
18 Dicembre
Miracolo! Il prurito alla
passera è sparito!!!
Sabato
20 Dicembre
Eccomi qui, ancora una
volta, a scrivere di me stessa. Fra meno
di un paio di settimane arriverà l'anno
nuovo. Mi sto chiedendo cosa è cambiato
nella mia vita da quando, sei mesi fa,
ho iniziato a scrivere questo diario.
Non molto, se si eccettua il distacco
che poco per volta si è venuto a creare
fra me e Letizia. Troppe cose ci
separano, forse. Per prima cosa la
differenza di età, (lei ha ventidue
anni io quaranta) e poi la diversa
cultura, il modo di pensare, di
affrontare i problemi di tutti i giorni.
Sono stanca delle sue frequenti scenate
di gelosia, delle discussioni, forti,
pesanti.
Le ho ribadito in più di
una occasione il bisogno che ho di
sentirmi libera, non voglio essere
legata sentimentalmente a nessuno.
Letizia dice che è d'accordo con me,
pare mi ascolti, ma alla fine non mi
accetta per quella che sono.
Si avvicina il Natale e ho
tante cose da fare. Per prima cosa devo
prendere un appuntamento con
l'estetista. Ultimamente mi sono un po'
trascurata, e poi ho bisogno di
rinnovare il guardaroba, ma non ho
intenzione di attendere i saldi di
gennaio per fare degli acquisti.
Non voglio correre il
rischio di trovare esaurite le cose che
mi piacciono e ho visto esposte nelle
vetrine. Coi saldi avrei di sicuro
difficoltà a trovare le cose adatte
alle mie misure. E poi devo andare a
caccia di regali, ne ho parecchi da
fare, ma quest'anno farò economia
acquistando solo cose a basso prezzo.
Spero comunque di ricevere un sacco di
regali, questo sì. Intanto vado avanti
con la mia solita vita anche se non sono
felice.
Giovedì
8 Gennaio
Da un paio di mesi
trascorro il sabato sera in discoteca.
Ballo, bevo, fumo hashish, e il più
delle volte rimorchio qualche macho con
cui scopare. L'unico mio rimpianto è
che, dopo avere fatto l'amore fino
all'alba, sono costretta a trascorrere
il resto della domenica chiusa dentro
casa, a dormire a oltranza, per
recuperare il sonno perso, col risultato
che quando mi sveglio ho un tremendo
cerchio alla testa mentre fuori c'è il
sole e io non riesco a godermi appieno
il giorno di festa.
Andare in discoteca il
sabato sera non sarà una gran cosa,
comunque è sempre meglio che sprecare
il tempo davanti allo schermo di un
computer, a piangersi addosso, come
fanno molte delle mie amiche che
trascorrono la serata collegandosi a dei
social forum come MySpace o Facebook.
Nonostante il grande
battage pubblicitario ho lasciato
passare parecchio tempo prima di
iscrivermi a uno qualsiasi di questi
social forum. Ho ceduto alla tentazione
quando nella posta elettronica mi è
giunto un messaggio di Massimo, un
medico chirurgo con cui scopo
saltuariamente, che mi sollecitava a
sottoscrivere un account a Facebook,
dopodiché, una volta iscritta, mi è
successo di tutto.
Grazie a Facebook sono
assillata da richieste di amicizia. Ho
persino ripreso contatto con amici e
amiche di scuola che avevo perso di
vista da tempo memorabile. Con alcuni di
loro, in passato, ho persino avuto delle
storie e ci ho fatto l'amore, poi ci
siamo persi di vista e adesso insistono
per incontrarmi di nuovo.
Il potere che hanno questi
sistemi multimediali di comunicazione su
noi tutti ha dell'incredibile. Con
Facebook sono venuta a contatto con un
numero spropositato di uomini e donne.
Adesso ho la rubrica piena di numeri di
telefono. Ricevo una infinità d'inviti
di uomini che vogliono rimorchiarmi. Ho
accettato la richiesta di andare a cena
con alcuni di loro. Però che stress!
Di Facebook detesto
soprattutto le catene di S. Antonio, i
quiz pallosi, senza senso, ma
soprattutto non sopporto di ritrovarmi
la posta elettronica intasata di
messaggi inutili, cazzo! che poi ci
metto un sacco di tempo a cancellarli.
Non so quanto tempo resisterò prima di
disfarmi dell'account di Facebook, anche
se alcuni amici mi hanno detto che è
pressoché impossibile cancellarsi
definitivamente. Boh! Chissà se è
vero, comunque mi informerò al momento
opportuno.
Di sicuro se voglio leggere
e scrivere due stronzate su argomenti
specifici preferisco farlo sui newsgroup.
Facebook è soltanto uno spazio per
farsi i cazzi degli altri. Sta di fatto
che se non sei iscritta a un social
forum sei considerata una sfigata, ma
alla fine non li trovo così divertenti
come li descrivono gli altri.
Martedì
13 Gennaio
Ho letto sulle pagine di un
sito web che esiste un metodo abbastanza
pratico per recuperare la verginità: il
Vinavil.
L'Attack? Quello assolutamente no, eh...
Martedì
20 Gennaio
Stasera sono stata
raggiunta da una telefonata anonima,
l'ultima di una lunga serie. Un uomo
voleva sapere come sono vestita, se
indossavo le mutandine, che misura porto
di reggiseno.
Ho risposto dicendogli che
dentro casa giro nuda anche d'inverno,
dopodiché ho abbassato il ricevitore
senza dargli il tempo di replicare.
E' un maniaco quello che
insiste a telefonarmi. Per niente
soddisfatto delle mie risposte ripete
ogni volta le medesime domande. Lo fa
con voce confusa, probabilmente si
masturba mentre parla, lo stronzo.
Non mi interessa sapere chi
sia costui, di sicuro deve essere uno
che ha dei problemi psichici. Se mi
stancherò, uno di questi giorni andrò
dritta dai carabinieri e farò una
denuncia contro ignoti.
Preferisco ricevere le telefonate
seppure di gelosia di Letizia piuttosto
che quelle di un maniaco che si spara
seghe ascoltando la mia voce.
Martedì
3 Febbraio
Un battito di mani ha
accolto la caduta del drappo che ne
copriva la targa commemorativa.
L'iscrizione ricorda un medico
recentemente scomparso, uno dei tanti
che ha dato lustro al nostro ospedale.
Le cerimonie servono agli amministratori
per commemorare medici illustri e grandi
benefattori, nessuna lapide ricorda il
lavoro di una qualsiasi infermiera.
a Dirce, recentemente
scomparsa, aveva lavorato per
quarant'anni in corsia. Nella sua lunga
carriera d'infermiera aveva visto più
cazzi di un qualsiasi pisciatoio e ne
aveva stretto fra le dita più che una
prostituta. E' morta, sola, come una di
loro.
Giovedì
12 Febbraio
Oggi non ho voglia di
raccontarmi, ma potrei comunque scrivere
qualcosa a proposito delle mie
ricorrenti fantasie e nutrirmene, questo
sì, questo posso farlo.
Stamattina mi sono
svegliata, sola nel mio letto, eccitata
da un sogno erotico. Mi sono toccata fra
le cosce ed ero tutta bagnata. Le dita
mi sono scivolate sul clitoride e ho
cominciato lentamente a sfregarlo.
Toccarmi al risveglio mi aiuta ad
affrontare la giornata nel modo
migliore.
Mentre affondavo le dita
nelle grandi labbra ho avuto
l'impressione che il clitoride avesse
bisogno di essere sfiorato così come io
avevo bisogno del piacere che sa darmi
nel toccarlo.
Ho chiuso gli occhi e mi
sono regalata una fantasia erotica, la
solita: fare sesso con tre uomini. Mi
sono ricordata della volta in cui Sergio
e un paio di suoi amici mi hanno scopata
tutt'e tre, così ci ho dato dentro a
sbattermi la passera con le dita.
Ho immaginato di essere
cavalcata da uno dei maschi mentre
fremevo in attesa che uno degli altri
due uomini mi ficcasse la cappella nel
culo. Il terzo invece ho immaginato che
mi urlasse dietro frasi oscene,
sollecitandomi delle risposte che invece
non riuscivo a dargli.
Mentre rincorrevo la mia
fantasia le dita andavano dietro alla
mia eccitazione e scorrevano sul
clitoride. Il ritmo si è fatto più
convulso e il piacere ha cominciato a
dilagare in tutto il mio corpo. Le gambe
hanno preso a tremarmi, ho cominciato ad
ansimare mentre sentivo su di me la voce
dei tre uomini che mi incitavano a
raggiungere l'orgasmo.
Quando sono stata prossima a venire ho
immaginato di stringere nella mano il
cazzo del terzo uomo, masturbandolo, per
ingrossare il suo e il mio piacere.
Ho seguitato a strofinare
il clitoride, gonfio come un cece,
mentre il godimento cresceva a dismisura
specie nel mio cervello. Le dita hanno
proseguito a incunearsi nella fica
bagnata dei miei umori. Sono esplosa di
piacere immaginando che i tre uomini che
mi stavano d'intorno mi inondassero di
sperma, dopodiché mi sono arricciata su
me stessa. Mi sono addormentata di nuovo
prima che la suoneria dell'orologio mi
svegliasse definitivamente per andare al
lavoro in ospedale.
Sabato
21 Febbraio
Fare dello shopping a basso
costo, andando in giro per gli Outlet,
è un passatempo a cui non so sottrarmi.
Questa mattina, Letizia e io, siamo
salite sulla mia Peugeot 206 e ci siamo
spostate nella vicina città di Fidenza.
L'Outlet Fidenza Village è
una borgata fasulla, ingannevole, dove
trova posto una catena di negozi in cui
è possibile, per chi come me è dedita
allo shopping, scovare intere collezioni
di abiti firmati, seppure della stagione
precedente, dei più prestigiosi marchi
italiani e internazionali a prezzi
ridotti fino al 60%.
Mi rendo conto che fare
dello shopping sta rivelandosi una vera
droga. Ne sono conscia, ma non riesco a
contenermi dal farlo, è più forte di
me. Spendere è una delle poche cose che
mi rende felice. Oggi in un paio di ore
ho speso circa 1000 euro portando a casa
jeans, camicie, lingeria di ogni tipo e
cose varie.
In questi ultimi anni si è
andato modificando nella mia testa il
significato che do alla vita. Mi sto
accorgendo che la sto confondendo per un
grande centro commerciale dove la cosa
che conta maggiormente è quella di
darmi all'acquisto di oggetti.
C'è stato un tempo, non
troppo lontano, in cui mi muovevo per la
città, da un locale all'altro, in cerca
di uomini e donne da scopare, adesso
quello che mi preme maggiormente e di
mettermi alla ricerca di oggetti
scontati da acquistare.
Sono cosciente che
comportandomi in questo modo spreco
tempo ed energia nel valutare tariffe e
prezzi per trovare quelli più scontati,
ma non so farne a meno è più forte di
me.
La ricerca ossessiva del
risparmio più conveniente potrebbe a
lungo andare condurmi anche al risparmio
di me stessa e non voglio che ciò
avvenga. Il solo pensare che possa
accadere una simile eventualità mi
mette addosso una certa paura.
So bene che le grandi firme
della moda hanno negli Outlet un canale
preferenziale per guadagnare sulla roba
che gli è rimasta sul groppone durante
l'anno precedente. E so anche che
riescono a smaltirla solo in posti come
questi, mentre un tempo quella stessa
merce finiva sulle bancarelle dei
mercati rionali. Ma sono figlia dei
centri commerciali, dei negozi e delle
bancarelle come tutte le donne del mio
tempo.
Quella del risparmio è
solo una illusione che ci propinano i
commercianti per spingerci a dilapidare
i nostri soldi. Purtroppo il consumismo
si nutre delle nostre debolezze, noi
donne siamo esseri fragili e abbiamo
bisogno di entrare in possesso di
qualcosa che ci faccia contente. Fare
spesa all'Outlet mi aiuta a sognare e mi
costa meno che in qualsiasi altro posto.
Giovedì
26 Febbraio
Che ha di speciale questo
mio corpo per essere così desiderato?
Non ho più vent'anni, ma ne tengo venti
di più, eppure sono appetita da un
grande numero di maschi che mi girano
d'intorno come animali in calore,
sniffandomi la pelle, odorandomi la fica,
riempiendomi di grazie, umiliandosi ai
miei piedi per ottenere favori.
Cos'è che fa di me una
donna interessante? Non lo so. A dire il
vero me lo chiedo spesso quando sono in
compagnia di amiche e compagne di
lavoro, specie se sono fatta segno di
attenzioni dagli uomini che mi
circondano.
Che sia una questione di
fica? No, quella ce l'ho uguale a tutte
le altre donne: un taglio verticale fra
le cosce e nulla di più. Che sia
desiderabile perché l'ho un poco più
stretta di chi ha partorito uno o più
figli? Oppure è l'odorosa fragranza di
cui è pregna che la rende appetita agli
uomini? A mia discolpa posso sostenere
che ho l'abitudine di mantenerla pulita,
elegante e perfettamente rasata
tutt'attorno anche se ciò mi provoca
prurito.
Sono consapevole che alla
maggioranza degli uomini piace vederla
calva. Forse perché hanno l'impressione
di trovarsi di fronte a una adolescente,
piuttosto che a una quarantenne, cosa
che sembra eccitarli oltre ogni limite.
Il resto del mio corpo
assomiglia a quello di tante altre
donne. Ho un paio di tette, non troppo
grosse in verità, gambe ben tornite,
capelli scuri, lunghi e lisci, e sono
alta quanto basta.
C'è chi afferma che sono un tipo
volgare, di facili costumi, che mi
lascio andare a comportamenti sopra le
righe. E' probabile che sia giudicata in
questo modo soltanto perché scopo con
chiunque mi piace, anche con più uomini
per volta, se capita. E' questo il vero
motivo per cui la gente, i benpensanti,
mi hanno affibbiato l'appellativo di
ninfomane. Ma sbagliano di grosso perché
sono soltanto una donna che ama vivere
la vita. Mi diletto a fare l'amore con
chi mi piace e continuerò a farlo,
mettendo in pratica i dettami di questi
principi a dispetto di una certa cultura
bacchettona che imperversa in questa
società.
Ringrazio Dio per avermi
dato dei genitori che mi hanno educato a
vivere la vita. Non mi sarebbe piaciuto
avere un padre come quello di Bob e John
Kennedy. Un uomo che, all'insaputa della
moglie, decise di sottoporre una delle
figlie, Rosemary Kennedy, a lobotomia.
Prese questa decisione
perché la condotta sessuale della
ragazza era troppo libera e
spregiudicata, perlomeno per quei tempi.
Rosemary era un tipo di
ragazza vivace con qualche problema di
ritardo mentale che la rendeva diversa
dalle coetanee. Il timore che questi
atteggiamenti potessero in qualche modo
compromettere la carriera dei rampolli
maschi della famiglia fece decidere
Joseph Kennedy all'operazione.
Rosemary aveva 22 anni
quando fu sottoposta a lobotomia.
L'operazione fu considerata un successo
dai chirurghi che eseguirono
l'intervento. Dopo la dimissione
dall'ospedale la ragazza fu rinchiusa in
una casa per disabili mentali dove
rimase, condannata da una forma di
autismo, per il resto della sua
esistenza.
C'è una bestia dentro me.
Un animale vivo che mi divora giorno
dopo giorno. Un male che sembra non
darmi scampo. Ci convivo da parecchi
anni. Non riesco a fare progetti come la
maggioranza delle persone. Vivo alla
giornata, consapevole di avere una
pistola puntata alla tempia e un solo
proiettile in canna.
Ho l'impressione di giocare
alla roulette russa, allo stesso modo di
Nikanor Chevotarevic, protagonista del
film "Il cacciatore". Anch'io
come lui sto in attesa del tracollo
finale, in fin dei conti rimane pur
sempre il destino che accomuna tutti gli
uomini sulla terra. Ma intanto vivo,
amo, soffro, perché non posso trovare
pace sottraendomi al gioco della vita.
Martedì
3 Marzo
Stamani navigando fra le
pagine web del giornale della mia città
mi è capitato di leggere questa
notizia:
Amanti focosi restano
"attaccati" e devono essere
soccorsi dal 118. Entrambi sposati con
figli. Colleghi in un centro commerciale
(lei cassiera, lui guardia giurata).
Amanti da diverso tempo.
Immaginate l'imbarazzo
della coppia, quando dopo avere trovato
una pausa del lavoro per un focoso
incontro nella toilette del centro i due
si sono trovati "incastrati".
Proprio così: come riferisce la
Gazzetta dell'Adda, il rapporto è stato
tale che i due non riuscivano più a
staccarsi, e hanno dovuto fare
intervenire il 118.
Operazione non
semplice: gli infermieri, non senza
parecchio imbarazzo, hanno caricato i
due sull'ambulanza dopo averli
opportunamente nascosti sotto un telo
durante il trasporto in barella, e li
hanno trasportati all'ospedale per
l'operazione di distacco.
La cronaca aggiunge che,
per una casualità, alla scena avrebbe
assistito anche il merito di lei. Ma non
meno problemi ci sono stati per
"lui": la guardia giurata,
infatti, è stato licenziato in tronco,
perché - diversamente dalla cassiera
che aveva concluso il suo turno - l'uomo
si trovava ancora in servizio.
Ho provato a immaginare
cosa sia potuto accadere nelle quattro
mura di quel gabinetto, ma non sono
riuscita a trovare una sola risposta
valida. Come è possibile che due
persone, uno maschio e l'altra femmina,
rimangano attaccate l'uno all'altra. Boh!
Indagherò...
Mercoledì
4 Marzo
Ieri ho riportato nel diario la
notizia di due amanti focosi soccorsi
dal 118. Oggi mi è bastato digitare su
Google "amanti incastrati" che
sono uscite fuori una infinità di
situazioni simili a quella che ho
descritto ieri e avevo tratto dal sito
"Gazzetta di parma.it".
In realtà la letteratura
medica porta a escludere il verificarsi
di un simile inconveniente. Le
contrazioni femminili possono
effettivamente verificarsi e sono note
con il termine tecnico di vaginismo.
Tuttavia tale disturbo, di origine
nervosa, si manifesta prima dei rapporti
rendendoli di conseguenza impossibili.
Ho letto che gli unici casi
accertati di "amanti
incastrati" vedono come
protagonisti non gli esseri umani, bensì
i cani. Questa specie animale, infatti,
presenta caratteristiche anatomiche e
fisiologiche che rendono normale la
persistenza dell'unione tra maschio e
femmina dopo il coito. Pertanto tutte le
storie inerenti "amanti
incastrati" che ciclicamente
appaiono sulla stampa sono solo frutto
di leggende metropolitane.
Giovedì
12 Marzo
Le ultime due settimane
sono state un calvario. Non sono
riuscita a dormire più di due ore
consecutive per notte. Tutta colpa dei
turni di reperibilità notturna che mi
hanno obbligata ad essere disponibile,
insieme all'equipe chirurgica di cui
faccio parte, nei casi in cui si renda
necessario un intervento chirurgico
urgente.
Il caso ha voluto che
Giuditta e Mariella, due delle
infermiere strumentiste che fanno parte
dell'equipe della clinica in cui presto
servizio, si siano ammalate
contemporaneamente obbligandomi a
prolungare il mio turno di reperibilità
per un'altra settimana, tanto che fare
del sesso in questo periodo mi è stato
pressoché impossibile. Una sera
soltanto, sabato scorso, presa dalla
stanchezza più che dal desiderio, ho
cercato di sbattermi la fica con le mie
dita.
Prima di toccarmi, per
eccitarmi, ho fantasticato cose porche.
L'ho fatto perché mi si bagnasse la
passera, detesto masturbarmi se non l'ho
già bagnata.
D a sola, nel mio letto, ho
cominciato a toccarmi attenta a
mantenere le cosce spalancate, ansimando
di piacere, con le dita affossate nella
fica ad inghiottire la mia stanchezza.
Sono venuta abbastanza facilmente e la
cosa mi ha stupita stanca com'ero.
Quando poco dopo mezzanotte
mi sono addormentata, con ancora nelle
orecchie l'eco delle dita che sbattevano
contro il clitoride, il telefono a
cominciato a squillare. Mezz'ora dopo
ero già in sala operatoria insieme
all'equipe di medici chirurghi ad
amputare una gamba ad un tizio rimasto
vittima di un incidente stradale.
Sabato
14 Marzo
Nel momento in cui ho
ruotato la chiave della messa in moto un
rumore tonfo del motorino di avviamento
della mia Peugeot 206, diverso da quello
cui sono abituata, seguito da un paio di
sussulti dei pistoni dei quattro
cilindri, non è stato sufficiente per
fare partire la macchina.
Per niente scoraggiata ho
ripetuto la manovra girando la chiave
una seconda e una terza volta, ma il
risultato è stato sempre il medesimo.
Scoraggiata ho lasciato cadere le spalle
sul sedile, certa che a quell'ora, da
poco era passata mezzanotte, non avrei
trovato nessun elettrauto disposto a
venire in mio soccorso.
Avevo messo piede in sala
operatoria verso le nove di sera, perché
reperibile, chiamata a coadiuvare
l'equipe di medici chirurghi impegnati
in un intervento chirurgico d'urgenza.
Nella fretta di raggiungere il posto di
lavoro, una volta parcheggiata la
macchina dinanzi la clinica, avevo
dimenticato di spegnere i fari e la
batteria si è scaricata.
Prima di ieri sera la mia
Peugeot 206 non aveva mai dato problemi
di sorta. E poi ha soltanto due anni di
vita e percorso 10.000 Km.
Preso atto che qualsiasi tentativo di
mettere in moto la vettura sarebbe
risultato inutile, non mi sono persa
d'animo. Ho tolto dalla borsetta il
cellulare per chiamare un taxi che mi
riportasse a casa. Stavo per digitare il
numero quando qualcuno ha bussato con
insistenza contro il vetro della
portiera, dalla parte del sedile dove
avevo preso posto.
Attraverso le gocce di
pioggia che decoravano il vetro della
portiera ho riconosciuto il volto di
Kemal, un medico specializzando che da
un paio di anni presta servizio in
clinica.
- Sei in difficoltà? - mi
ha chiesto.
- Humm...devo avere la
batteria scarica. Ho dimenticato le luci
di posizione accese. Il motore di
avviamento non vuole saperne di mettersi
in movimento. - ho risposto sfiduciata.
- Se vuoi posso offrirti un
passaggio verso casa. Dai, sali sulla
mia macchina che ti accompagno. - ha
detto indicandomi una station-wagon
parcheggiata poco distante dalla mia
vettura.
Ho esitato prima di
accettare l'invito. Non mi piace che la
gente mi veda in giro per la città,
specie di notte, in compagnia di uomini
dalla pelle nera. Non sono razzista,
anzi, ma in ospedale medici e colleghi
di lavoro ci mettono poco a etichettarti
se ti vedono in compagnia con qualcuno
dalla pelle scura. Nonostante tutte le
mie riserve sono salita sulla sua Opel
station-wagon.
Quando ho accettato di
farmi accompagnare a casa non mi è
passato per la testa che Kemal potesse
avere delle mire su di me,
invece...
Giunti dinanzi al portone
di casa ha spento il motore della
vettura e mi ha chiesto di salire nel
mio appartamento.
Presa alla sprovvista ho
esitato prima di rispondergli. Avrei
potuto tirarmi fuori dalla imbarazzante
situazione raccontandogli una frottola,
lui avrebbe capito, ma non l'ho fatto.
Dopo un po' che tergiversavo gli ho
detto che poteva salire a bere qualcosa
come ringraziamento del passaggio che mi
aveva concesso.
A distanza di
ventiquattrore penso di avere fatto bene
a invitarlo nel mio appartamento perché
Kemal si è rivelato una splendida
sorpresa.
Kemal è dotato di un
robusto cazzo colore del tabacco, e con
la cappella rosa in netto contrasto col
colore della pelle. Quando abbiamo messo
piede nel mio appartamento non mi ha
lasciato nemmeno il tempo di farmi una
doccia. Mi è saltato addosso da dietro,
dopodiché mi ha bendato il petto con le
braccia e si è impossessato delle
tette. Ero sudata da fare schifo dopo
avere trascorso l'intera giornata in
ospedale eppure gli sono piaciuta così.
Ho percepito in modo chiaro
la sporgenza del cazzo che puntava
dritto contro il mio culo. Non indossavo
i collant, li odio, bensì le
autoreggenti. Ho avvertito in modo
chiaro le mani che risalivano lungo le
mie cosce dopo che hanno trovato spazio
sotto la gonna.
Non ho fatto nulla per arrestare il
corso delle sue mani. Avevo la fica
bollente e l'umore mi filava fra le
cosce come spesso mi succede quando mi
trovo in simili situazioni.
Ho allargato le gambe e ho
lasciato che mi penetrasse con le dita.
Dopo un po' che mi accarezzava il
clitoride mi sono girata verso di lui.
Gli ho abbassato la cerniera della patta
e gli ho tirato fuori l'arnese che
custodiva sotto il tessuto dei
pantaloni.
Nella mano mi sono trovata
un cazzo, scuro e odoroso, che pulsava.
Mi sono inginocchiata ai piedi di Kemal
e l'ho trascinato in bocca, il cazzo. Ha
spinto la cappella verso la mia bocca e
ha accompagnato il gesto con la spinta
delle anche e dei gemiti di piacere.
- Succhia! Succhia! - mi ha
incitata più volte mentre spingeva il
bacino in avanti verso il mio viso. Ho
seguitato a succhiare fintanto che ho
avuto l'impressione che stesse per
venirmi in bocca. Soltanto allora ho
rallentato l'azione decisa a prolungare
il suo e il mio piacere.
Tenevo stretto il cazzo fra
le labbra e non vedevo l'ora
d'infilarmelo nel culo. Sì, lo so che
può sembrare strano, ma è così. E'
una fantasia che si rincorre spesso
nella mia testa quella di essere
inculata da un cazzo nero.
Ho allenato la stretta e
l'ho sfilato di bocca. Mi sono rialzata
e di seguito mi sono tolta la gonna, la
camicia, gli slip, e il reggiseno,
infine sono rimasta nuda davanti a lui.
Dal corridoio d'ingresso
dell'appartamento Kemal mi ha inseguita
fino alla cucina dove l'ho preceduto.
Dal frigorifero ho tolto un panno di
burro e gliel'ho consegnato nella mano.
Lì per lì non ha capito quali fossero
le mie intenzioni, forse perché non ha
mai assistito alla proiezione di Ultimo
tango a Parigi, il film di Bertolucci.
E' questo che ho pensato.
Kemal è rimasto in piedi,
davanti a me, con il panno di burro nel
palmo della mano, senza prendere nessuna
iniziativa. Il cazzo che gli usciva
dritto dalla patta dei pantaloni era
l'unica testimonianza della sua
eccitazione.
- Inculami! Prima però
ammorbidiscimi il culo con quello! - gli
ho detto indicando il burro che
stringeva nella mano.
Mi sono chinata sul tavolo
da cucina, su cui ho appoggiato
l'addome, dopodiché ho steso le braccia
verso l'alto e ho afferrato il bordo di
legno che stava sopra il mio capo. Ho
lasciato che spargesse il burro
sull'orifizio dell'ano e l'ho invitato a
ficcare un dito nell'apertura per
addolcire la successiva penetrazione del
cazzo.
Sentire la cappella
risalire piano piano nelle viscere
dell'intestino si è rivelato un piacere
senza pari, seppure doloroso. A suo agio
in quella postura Kemal mi ha cinto i
fianchi con entrambe le mani per
mantenermi ferma, poi ha cominciato a
sbattermi il cazzo avanti e indietro con
inaudita violenza.
In altre occasioni, mentre
il mio partner mi inculava, mi sono
sempre masturbata. Mi piace farlo perché
aumenta il mio piacere, stavolta in
quella posizione, con l'addome
appiccicato al piano del tavolo, è
stato impossibile farlo.
Ho lasciato che si
appropriasse del mio corpo sbattendomi
il cazzo dentro il culo con dei colpi
violenti, tanto che il tavolo ha
cominciato a slittare in avanti. Ho
cominciato a gemere di dolore e piacere
incrementando in questo modo
l'eccitazione del mio occasionale
compagno.
Kemal ha cominciato
agitarsi. I colpi sono diventati più
forti e profondi fintanto che è venuto
e mi ha riempito il culo di sborra
calda.
Mi sono ritrovata con la pelle sudata
fradicia e un bisogno urgente di venire
anch'io. Kemal si è chinato su di me e
all'orecchio mi ha sussurrato:
- Sei stupenda! Posso
dormire nel tuo letto stanotte?
Cosa avrei dovuto
rispondergli? Non vedevo l'ora di essere
di nuovo scopata dal suo cazzo nero, ma
stavolta non più nel culo bensì nella
fica. Ho risposto di sì alla sua
richiesta perché quando c'è da scopare
sono una che non si tira mai indietro.
Lunedì
23 Marzo
Quando la mia storia con
Michele è finita ho giurato a me stessa
che non avrei più investito i miei
sentimenti in nessun altro uomo. Mi
sarei preoccupata soltanto di scopare e
divertimi, invece mi sono dovuta
ricredere. Che ingenua sono!
Ho in antipatia Rimini e la
sua provinciale dolce vita,
ciononostante ho trascorso l'ultimo fine
settimana nella capitale italiana del
divertimento. L'ho fatto per stare
insieme a Massimo, un medico chirurgo,
sposato e padre di due figli piccoli,
con cui scopo occasionalmente.
Un paio di mesi fa mi aveva
chiesto di tenermi libera nella seconda
decade di marzo per partecipare,
completamente spesati, a un congresso di
gastroenterologia che si sarebbe tenuto
nella Riviera romagnola.
Avevo accondisceso
all'invito felice di allontanarmi dalla
città per qualche giorno e stare
insieme a lui. Prima di partire da Parma
avevo messo in conto tre colazioni, tre
pranzi e tre cene da consumare in
affiatamento forzato, al medesimo tavolo
con medici a me sconosciuti, per non
parlare delle conferenze cui Massimo
sarebbe stato costretto a partecipare
oltre agli imprescindibili dibattiti.
Secondo il programma
stilato alla partenza da Parma sarei
stata libera di scorrazzare in giro per
la città romagnola durante il giorno,
mentre la sera l'avrei trascorsa in
compagnia di Massimo.
Invece già dal pomeriggio
di venerdì, giorno del nostro arrivo a
Rimini, sono rimasta confinata dentro
una camera d'albergo. Ma non in quella
destinata a ospitare Michele, e nemmeno
nella mia, bensì in quella di Giovanni,
un medico di Roma che ho incontrato per
caso sull'ascensore dell'albergo e con
cui in passato avevo consumato un flirt
durante un altro congresso medico.
Quando senza perdersi in
preamboli mi ha rivolto l'invito a
seguirlo in camera non ho avuto alcuna
esitazione. L'ho seguito dappresso dando
un calcio alla noia e al malessere in
cui sarei rimasta confinata se fossi
andata a fare dello shopping in giro per
Rimini da sola.
Mentre procedevo verso la
camera che l'ospitava, al terzo piano
dell'albergo, già pregustavo il momento
in cui mi avrebbe scopata. E mentre
Giovanni chiudeva la porta a chiave alle
nostre spalle ho cominciato a togliermi,
senza alcun imbarazzo, i vestiti di
dosso.
Sono rimasta nuda,
sorprendendolo non poco, poi anche lui
si è liberato degli abiti. Ho preso il
cazzo duro come il piombo nella mano e
l'ho infilato dritto nella bocca dopo
essermi inginocchiata ai suoi piedi,
ingorda della cappella.
Abbiamo seguitato a fare
sesso per tutto il pomeriggio, confinati
nella stanza d'albergo fino a quando
siamo rimasti stomacati uno dell'altra.
Lo stesso è accaduto nei pomeriggi
seguenti mentre Massimo era impegnato al
congresso perché presidente di una
commissione scientifica.
Le notti invece le ho
trascorse nel letto di Massimo, ignaro
di tutto, soddisfatto del calore del mio
corpo. L'ultima notte in cui abbiamo
soggiornato nell'albergo, mi ha chiesto
se volevo andare a vivere con lui.
Spaventata mi sono alzata dal letto e in
tutta fretta mi sono rivestita per fare
ritorno nella mia camera.
Quando si è accorto che
stavo per aprire la porta e fuggire via
allora mi ha rincorso.
- Scusami per le parole che
ti ho detto. - mi ha sussurrato
all'orecchio, avvolgendomi le braccia
intorno ai fianchi. Ho lasciato che mi
spogliasse di nuovo, dopodiché, nuda,
mi ha coricata sul letto e ho lasciato
che mi scopasse nel culo come piace a
lui.
Nessuno degli uomini
sposati con cui ho scopato prima di
conoscere Massimo mi ha confessato di
volere lasciare moglie e figli per
andare a vivere insieme a me. La cosa mi
ha profondamente turbata, credo di
essermi innamorata del mio amante.
Stasera sono davvero
cretina a scrivere tutte queste cose.
Mercoledì
1 Aprile
Se devo essere sincera non
ho più l'entusiasmo del giorno in cui
ho iniziato a mettere nero su bianco i
miei pensieri su questo diario. Allora
avevo l'impressione di interloquire con
la mia anima, di offrile un caffè,
persino di fumare una sigaretta insieme
a lei. Adesso non è più la stessa
cosa. Forse questo mio disinteresse è
solo frutto di una crisi passeggera,
oppure no.
Mi sento lontana dalle
pagine di questo diario. Non ho più
voglia di scrivere, mi manca la serenità
necessaria, ma soprattutto la felicità
di andare a rileggere quanto ho scritto
nei mesi scorsi, forse perché ho paura
di guardarmi allo specchio e scoprire
quella che veramente sono.
Sono in attesa che arrivi il caldo. Con
il sole spero mi ritorni anche la voglia
di mantenere il diario in borsetta, come
ero solita fare qualche mese fa, quando
fissavo su carta un pensiero oppure una
qualsiasi immagine che mi passava per la
testa.
Ora ho voglia di chiudere
gli occhi e sentirmele addosso certe
sensazioni senza peraltro metterle su
carta. Ho voglia di ascoltarmi,
coccolarmi, e soprattutto ho voglia di
carezze.
Devo allontanarmi per un
po' di tempo da questo diario e
ritrovare il senso che desidero dare a
queste pagine.
Giovedì
16 Aprile
Eugenio si è rifatto vivo,
stasera, poco prima di cena. Lo ha fatto
con una telefonata, scaricandomi addosso
una proposta indecente, come fa di
solito quando ha le palle che gli
esplodono nelle brache.
Quando il telefono ha
squillato stavo mondando dell'insalata
ed ero in attesa di una telefonata di
Letizia, invece dalla cornetta del
ricevitore è uscita fuori la voce di
Eugenio.
- Ciao... sono Eugenio. -
ha detto.
Era da un po' che non ci
sentivamo, forse un mese, ma potrei
sbagliarmi. Sta di fatto che non mi ha
lasciato nemmeno il tempo di
contraccambiare il saluto. Senza
perdersi in inutili preamboli mi ha
chiesto se volevo uscire con lui.
Gli ho risposto che stavo
aspettando la telefonata di una amica
con cui ero d'accordo di trascorrere la
serata al cinema.
- Peccato! - ha esclamato.
- Stasera farò visita a una coppia
sposata, tutt'e due sulla trentina, con
cui ho già avuto a che fare in altre
occasioni. Stavolta vorrei portarmi
dietro una amica. Ho pensato a te. Ti va
di incontrali e fare con loro qualche
giochetto erotico?
Ho finto di non essere
interessata alla proposta, viceversa ero
dannatamente curiosa di sapere quali
giochi aveva escogitato stavolta. Ho
faticato a non chiederglielo, dopodiché
gli ho ribadito il mio rifiuto ad
accompagnarlo.
- Sarà una magnifica
serata anche senza la mia presenza. Sono
certa che non faticherai a trovare
un'altra ragazza che ha voglia di
accompagnarti, e poi con tutto l'ambaràdan
di oggettistica sexy che sei solito
tirati dietro in queste occasioni ti
divertirai, ne sono certa. - gli ho
detto.
- Eh, sì, su questo hai
ragione. Oggi pomeriggio sono stato da
Mister X, il sexy shop di Via della
Repubblica, e ho dato una occhiata ai
nuovi arrivi. Ti farà piacere sapere
che ho acquistato parecchi oggetti che
utilizzerò stasera, magari insieme a
te, se ti va. - ha insistito.
- No... - gli ho risposto in
maniera decisa.
- Ho già informato il
marito delle cose che mi porterò
appresso stasera. Lui mi ha rivelato che
stasera sua moglie mi farà da schiava.
Tu potresti fare lo stesso con lui,
dai...
- Mi spiace, sarà per
un'altra volta. - ho concluso.
- Dici sempre così, ma
trovi sempre una scusa per non
accompagnarmi le volte che organizzo una
di queste serate.
-Ti saluto... - gli ho
detto, poi ho interrotto la
comunicazione.
Eugenio non è il mio tipo d'uomo, con
lui non ci scoperei mai. E poi gli puzza
il fiato da fare schifo, però ogni
volta che mi parla di scambio di coppie
mi eccito da morire. E' successo anche
stasera quando me ne ha parlato al
telefonato.
Quando desidero sedurre
qualcuno mi piace soprattutto il gioco
dei preliminari. Fare cadere la scelta
su un certo modo di vestire, il trucco
del viso, il tipo di lingeria da
indossare. Sono tutti elementi
essenziali di un qualsiasi incontro
amoroso, specie se fatto con estranei.
Ma questo a Eugenio non potrei mai dirlo
perché non lo capirebbe. Lui pensa solo
all'oggettistica che reperisce in
qualche squallido sexy-shop.
A me piace conquistare un
uomo, ma per farlo occorre possedere e
saper mostrare del sex appeal, che non
è un dono di natura, ma un arte in cui
ogni dettaglio deve essere curato nei
minimi particolari affinché possa
garantire il massimo effetto. Da un po'
di tempo ho un debole per gli abiti
d'intimo, soprattutto per quelli in
latex, li considero indispensabili in un
processo di seduzione, specie per una
donna della mia età.
Mentre scrivo sulla pagina
di questo diario ripenso alla proposta
indecente di Eugenio e alla sua voglia
di scopare. E' trascorsa appena mezzora
da quando sono tornata a casa dopo che
sono stata al cinema con Letizia.
Adesso anch'io ho voglia di
scopare, anche se non mi ci vedo nel
ruolo di schiava. Di sicuro non mi farei
frustare da chicchessia. Se invece la
proposta fosse di farmi scopare da due,
tre uomini per volta allora ci potrei
fare un pensiero perché questa è una
delle mie fantasie più ricorrenti.
Sono le due di notte. Ho i
capezzoli turgidi e la fica vogliosa.
Sono tentata di telefonare a uno
qualsiasi dei miei amici e chiedergli se
ha voglia di trascorrere il resto della
notte nel mio letto dopo avergli
confessato che ho bisogno di essere
scopata. Sono certa che troverei più di
un uomo disponibile ad accettare la
proposta.
Fra poco andrò a letto e
nel buio della stanza rincorrerò le mie
fantasie. So già che mi leverò gli
slip, il reggiseno, dopodiché mi
strizzerò i capezzoli e godrò di un
piacere senza uguali, infine con un dito
mi sbatterò il clitoride e con un altro
entrerò nel buco del culo. Sì, penso
che farò così.
Giovedì
18 Aprile
Quando ero vergine mi
masturbavo spesso, anche più volte al
giorno, lo facevo nella mia cameretta,
lontano dagli occhi indiscreti dei miei
famigliari.
A quell'età mi ritrovavo
spesso con gli slip bagnati per
l'eccitazione, specie quando rincorrevo
con la fantasia l'immagine di qualche
coetaneo che mi piaceva. Se mi succedeva
mentre camminavo per strada, entravo nel
primo bar che mi capitava sulla strada,
chiedevo al barista di servirmi un caffè
e d'indicarmi la toilette, dopodiché mi
masturbavo fra le pareti del cesso.
A toccarmi, nei giorni
della mia adolescenza, traevo un immenso
piacere, anche se a volte mi coglieva il
senso del peccato per i condizionamenti
religiosi con cui sono stata educata.
Masturbarmi è servito a
farmi conoscere il mio corpo,
concedendomi del piacere senza
affliggermi con dei sensi di colpa,
perché toccarsi fra le cosce è quanto
di più naturale può succedere a una
donna, anche a una della mia età.
Ieri ho scopato al
telefono. L'ho fatto mentre ascoltavo la
voce di Fabio, un maestro di sci che ho
conosciuto l'inverno scorso in Val
Gardena.
Ci siamo
masturbati tutt'e due, godendo dei
gemiti dell'altro, e abbiamo raggiunto
un orgasmo niente affatto virtuale.
I chilometri di distanza che ci separano
non ci permettono di appagare la voglia
che abbiamo di stare insieme e scopare,
così ogni tanto ci masturbiamo al
telefono. Qualcuno potrebbe dire che
fare sesso in questo modo non è
normale. Io penso proprio di no.
Quello che invece mi
piacerebbe fare è di masturbarmi al
telefono con due uomini, gemendo di
piacere mentre loro si sparano una sega
e mi insultano apostrofandomi come
bocchinara. Beh, con due uomini sono
certa che raggiungerei uno di quegli
orgasmi a grappolo come raramente mi
succede di raggiungere. Prima o poi ci
proverò.
Martedì
29 Aprile
Seduta sul sofà, gambe
incrociate, sono rimasta a lungo a
guardare le immagini di un film
pornografico davanti alla tivù. Mi
piace guardare uomini e donne mentre
scopano nelle diverse posizioni
dell'amore. Ma più di tutto tengo
d'occhio i cazzi degli stalloni che in
questo genere di film scopano per ore (viagra?)
donne insaziabili stranamente ben
lubrificate nel culo e nella fica.
Mentre scorrevano le
immagini ho pensato a Fabio e mi è
venuta voglia di farci l'amore al
telefono. Ho pensato che parlandogli
avrei potuto spararmi una lisciata di
dita al clitoride o in subordine
recuperare il dildo che conservo nel
cassetto del comodino, sbattermi la fica
con questo gingillo, e venire mentre
Fabio si sarebbe fatto una sega.
Mentre pensavo a tutto
questo mi sono ritrovata con la fica
bagnata, il clitoride che pulsava a
ritmo regolare, e una gran voglia di
fare sesso. Ho composto il numero del
cellulare di Fabio, dopodiché sono
rimasta in attesa.
Ho fatto squillare a lungo
la suoneria senza ricevere nessuna
risposta. Probabilmente era impegnato a
scopare con un'altra, lo stronzo.
Sono una donna dai
sentimenti autentici anche se troppo
spesso mi accontento di avventure.
Quello che desidero è l'assoluto, ma
pochi uomini sanno cosa sia l'assoluto,
purtroppo.
Venerdì
1 Maggio
E' una cascata di piccoli
baci quella che stamani Giacomo ha
riversato su di me. Lo ha fatto dopo che
gli avevo spompinato l'uccello in uno
dei gabinetti della clinica in cui
tutt'e due lavoriamo, lui come medico
chirurgo e io come strumentista di sala
operatoria.
Abbiamo fatto del sesso
durante una pausa di lavoro, nella zona
del comparto attigua alla sala
operatoria dove chirurghi e da
strumentiste effettuano il lavaggio
delle mani e il cambio degli d'abiti.
Ero intenta a insaponarmi
mani e braccia, prima di fare ritorno in
sala operatoria quando, un paio di mani
ruvide, prive dei guanti di lattice, mi
hanno cinto l'addome. Ho guardato nello
specchio davanti a me, appena sopra il
lavandino, e ho intravisto la figura di
Giacomo alle mie spalle.
Ho avvertito il cazzo
premermi contro le natiche e ho provato
un coinvolgente piacere da questo
contatto. Ho lasciato che strusciasse la
cappella contro il culo eccitata dallo
spessore del suo arnese.
Non mi sono ribellata,
anche se avrei potuto scostarmi. Ero
certa che tutto sarebbe terminato da lì
a poco, magari con qualche succhiotto
sul collo, invece mi ha trascinata a
piccoli passi dentro uno dei bagni alle
nostre spalle.
E' accaduto tutto di
fretta. Mi ha spinto le spalle verso il
basso e io mi sono inginocchiata ai suoi
piedi. Ho scostato il grembiule verde
che appesantiva il suo corpo e gli ho
abbassato la cerniera dei pantaloni.
L'odore di sesso che usciva
da lì era un miasma molto invitante per
la mia bocca. Dalla patta ho levato
fuori la cappella e l'ho avvicinata alle
labbra, poi ho cominciato a succhiare
sperando di farlo venire alla svelta
prima che qualcuno dei nostri colleghi
notasse la nostra assenza.
Gli ho abbrancato i glutei
e ho fatto in modo che Giacomo mi
spingesse a fondo il cazzo nella bocca
colma di saliva.
In un contesto diverso da
quello in cui ci trovavamo avrei potuto
strizzarmi i capezzoli per raggiungere
un orgasmo lento e sopraffattore, invece
l'unico pensiero che mi è passato per
la testa è stato quello di farlo venire
al più presto.
Ho stretto il cazzo fra le
dita e ho cominciato a fargli una sega
mentre succhiavo. Mi ha sborrato in
bocca e ho accolto tutto lo sperma
dentro lo stomaco. Quando ha cessato di
tremare mi sono sollevata da terra e
l'ho baciato restituendogli, in parte,
quello di cui mi aveva fatto dono, poi
siamo tornati al lavoro in sala
operatoria.
Mercoledì
6 Maggio
Quando la suoneria
dell'orologio mi ha svegliata ho pensato
che il giorno che stava per iniziare non
sarebbe stato un giorno qualunque. Uno
strano presentimento albergava nella mia
testa, ma non avevo nessuna cognizione
di ciò che mi sarebbe accaduto.
Alle 07.00, chiusa con tre
mandate la porta di casa, mi sono messa
al volante della mia Peugeot 206. Ho
attraversato la città e ho raggiunto
l'ospedale senza fermarmi alla
caffetteria Verdi, dove sono solita fare
colazione.
Alle 07.30 ho messo piede
nel blocco operatorio in cui presto
servizio come strumentista da una decina
di anni.
La professione di
infermiera strumentista di sala
operatoria è una attività complessa.
Chi esercita il mio mestiere è chiamata
ad occuparsi della gestione dello
strumentario, dei materiali di sutura, e
della preparazione di tutti i presidi
chirurgici necessari in sala operatoria,
ma anche della gestione dei pazienti
sottoposti a intervento chirurgico.
Lavorare in un ambiente
segnato dalla sofferenza e dal dolore
richiede un forte investimento fisico,
emotivo e psicologico. Ma sul lavoro
come nella vita sono il tipo di donna
che non si tira mai indietro, anche
quando vado incontro a difficoltà, ma
spesso perdo lucidità e vado in tilt
come è accaduto stamattina.
Verso le 11.00 mi è venuta
una voglia matta di sbattermela, la fica.
Fino a quel momento avevo coadiuvato i
chirurghi in un paio di interventi
chirurgici, il primo eseguito sulla
parete addominale, l'altro sul retto.
Stavo preparando lo strumentario
necessario per un terzo intervento
chirurgico quando mi è venuta una
voglia matta di masturbarmi. Colpa di un
inconscio desiderio di fuga
dall'ambiente opprimente della sala
operatoria, forse.
La voglia di sbattermela mi
ha colto d'improvviso con una forte
sensazione di calore fra le cosce. In
poco tempo mi sono trovata con la
passera bagnata fradicia e una forte
eccitazione addosso.
Ho capito che in quelle
condizioni non sarei rimasta a lungo in
sala operatoria. Allora ho chiesto a una
collega di sostituirmi e sono corsa
verso la zona preoperatoria, quella dove
sono depositati i materiali necessari
agli interventi, la stessa dove avviene
la preparazione dei chirurghi e vengono
espletati alcuni preliminari
anestesiologici sui pazienti.
Sono entrata in uno dei
bagni che fungono da spogliatoi per noi
infermiere. Ho chiuso la porta alle mie
spalle, mi sono liberata del camice, ho
abbassato gli slip e ho appoggiato la
schiena contro la parete che sta di
fronte ai lavandini. Mi sono trovata con
il respiro in affanno e il cuore che
pulsava come una locomotiva a vapore.
Ho divaricato le gambe e ho
guardato l'immagine del mio volto
riflessa nello specchio fissato sopra i
rubinetti di un lavandino. Ho infilato
le dita nella passera e ho cominciato a
toccarmi il clitoride.
Ho seguitato a sbattermi la
passera gemendo di piacere, incurvami più
volte su me stessa, come se qualcuno mi
prendesse da dietro, invece ero sola con
le mie dita.
Ad un certo punto ho
slacciato il reggiseno, l'ho lasciato
cadere sul pavimento, e ho circondato i
seni con le dita delle mani soppesandoli
come fossero meloni, pur se troppo
piccoli per assomigliare a questo
frutto.
Con una mano ho seguitato a
masturbarmi mentre con l'altra ho
cominciato a strizzarmi i capezzoli
infliggendomi un sottile piacere fatto
di dolore. Ho seguitato a guardarmi allo
specchio, godendo delle diverse
espressioni del mio viso che si
deformava mentre ero prossima
all'orgasmo.
Contemplarmi allo specchio
mentre venivo si è rivelata una
esperienza straordinaria. Mi è venuto
da pensare che in un prossimo futuro
avrei potuto ripeterla qui, a casa mia.
Potrei farlo nella stanza da letto,
davanti alla specchiera, guardando per
intero il mio corpo nudo e non solo il
viso mentre mi masturbo. Sì, penso che
farò così.
Venerdì
15 Maggio
Mi considero l'incarnazione
del desiderio. Eppure sono soltanto una
donna sola, senza legami, perché non ho
né un marito né un fidanzato. Sono
felice di essere come sono, sola, ma non
per questo senza compagnia.
Sono una donna che urla,
sono una donna che parla, sono una donna
che ama. Da vera donna dei miei tempi ho
tanti amanti e vado in cerca di uomini e
donne a cui accostarmi per farmi
sbattere.
Adesso ho voglia di fare
sesso. Più di tutto ho voglia di un
cazzo duro e grosso che trovi spazio fra
le mie cosce senza farmi male. Ho voglia
di un uomo che imbratti di sperma la mia
pelle strappandomi gemiti e urla di
piacere.
Stasera ho voglia di te.
Mentre scrivo queste parole
sono le nove di sera e sto in attesa che
tu arrivi a casa mia. Sei lo sconosciuto
che oggi pomeriggio ho incontrato al
supermercato e con cui ho scelto di
scopare. Lo potrai fare finché ne avrai
voglia, da padrone del mio corpo e dei
suoi anfratti. Non vedo l'ora di
riempirmi le narici con l'odore del tuo
cazzo. So che sarà più eccitante che
sniffare una striscia di coca. Però
devi promettermi di fottermi per bene,
eh, a fondo.
Sono pronta ad aprire anche
le natiche del culo ai colpi della tua
cappella, voglio che mi scuoti le
viscere e il cervello e mi riempi di
sperma. E la prossima volta, se vorrai
tornare da me, preferibilmente con uno o
due amici, mi farò trovare pronta per
scopare con tutti voi. L'importante è
che mi facciate godere senza giudicarmi
una troia perché nonostante le
apparenze non la sono. Ho sentito
suonare alla porta. Ecco, sei qui,
finalmente...
Sabato
23 Maggio
Oggi ho scopato con il
marito di Carla, la mia migliore amica.
Non avrei dovuto farle un simile sgarbo,
lo so. Dovrei vergognarmi per quanto è
accaduto, come ci si vergogna della
proprie debolezze.
Luciano, il marito di
Carla, ha il cazzo più grosso che mi
sia capitato di accogliere fra le cosce.
Quando mi ha penetrata mi ha dilatato a
dismisura le pareti della fica e mi ha
riempita tutta.
Non ho avuto difficoltà a
raggiungere l'orgasmo, quello vaginale,
cosa che mi succede abbastanza di rado
perché di solito ho bisogno che il mio
partner mi stimoli a dovere il clitoride
per riuscire a venire.
Mi ha posseduta sul sedile
della sua automobile. Ha cominciato a
circuirmi con un bacio, poi mi ha
sollevato la gonna, unica barriera alla
fica priva di slip. Ho divaricato le
cosce e gli ho dato licenza di salirmi
sopra e penetrarmi.
Non mi ha preso con la
forza, anzi, non vedevo l'ora di
prenderglielo in mano il cazzo, così
decantato nella forma e nella sostanza
da Carla.
Mi ha chiesto se avevo problemi a farmi
scopare nel culo. Gli ho risposto di no,
seppure preoccupata dalle dimensioni del
suo arnese. Ha abbassato il sedile, mi
ha piegata in avanti, e mi ha scopata
ancora, da dietro, facendomi urlare dal
dolore che adesso, solo a ripensarci sto
male. Ma è andato tutto bene così.
Giovedì
28 Maggio
Si avvicina il giorno del
mio compleanno, il quarantunesimo per
l'esattezza. E' trascorso un anno da
quando ho iniziato a scrivere questo
diario. Stasera, rileggendo le pagine
che ho scritto, mi sono accorta che
quello trascorso è stato uno degli anni
più belli e impegnativi della mia vita,
soprattutto per il rapporto che ho
instaurato con chi mi sta attorno.
E' stato un anno di svolta
perché ho preso consapevolezza che
nella vita l'unica cosa che conta è
l'amore. Amore inteso non solo come
piacere o passione, ma come predilezione
verso tutto ciò di animato e inanimato
c'è che mi circonda.
Leggendo le pagine del
diario ho riscoperto molte cose di me
stessa che credevo perse con l'età
matura, invece le tenevo nascoste dentro
di me.
Quello trascorso è stato
un anno di maturazione. Se provo a
mettere in fila le avventure, grandi e
piccole, di cui sono stata protagonista
non basterebbero le pagine di questo
diario per raccontarle tutte perché me
la sono spassata in modo così intenso
che ho l'impressione di avere vissuto
tre anni in uno.
Ma alle gioie e alle
soddisfazioni sento il dovere di
aggiungere anche dei rimpianti. In
assoluto il rimpianto più grande è il
rapporto tormentato che ho con Letizia.
Forse più che di tormento dovrei
parlare di momenti di grande felicità.
Non lo so.
Un giorno, forse, sarò
costretta a fare un confronto fra lei e
le donne e gli uomini con cui sono stata
insieme, solo allora mi accorgerò di
quanto Letizia è stata importante per
me.
Spero di non avere il
groppo alla gola quando scorgerò un
Volkswagen maggiolone, giallo canarino,
identico al suo per le strade della città.
Non smetterò di pensare a lei quando mi
capiteranno fra le mani le cose che
abbiamo condiviso, dalle più semplici a
quelle più complesse, a cominciare
dalle confezioni di farfalle di pasta
Barilla che eravamo solite consumare
tutte le volte che veniva a pranzo a
casa mia, oppure quando vedrò un
documentario sulle isole Maldive, e poi
le baguette, l'anniversario delle
Barricate nell'Oltretorrente, Furore di
John Steinbeck, la mostra di Tamara de
Lempicka che abbiamo visitato a Milano,
e poi... Venezia, Parigi, il Musée d'Orsay.
Un giorno, forse, quando
lei penserà a me, spero che rammenti
soltanto le ore belle che abbiamo
trascorso insieme e dimentichi quelle
brutte.
Di Letizia serbo i momenti
d'intimità, i baci sulla fronte, la
mano nella mia mano, il capo appoggiato
sul mio seno. E poi, forse, chissà, le
coincidenze della vita potrebbero
spingerci a stare di nuovo insieme. Ma
comunque vada mi rimarrà tutto ciò che
di bello ho avuto da lei.
Di questo diario invece mi
è rimasta l'eredità di un anno vissuto
intensamente e la speranza che il
prossimo sia migliore o uguale a
questo.
FINE
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