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DIARIO INTIMO 
DI UNA INFERMIERA NINFOMANE

di Farfallina

 

  
Mercoledì 4 Giugno 


   Sabato scorso ho festeggiato il mio compleanno, il quarantesimo per la precisione. In quell'occasione, davanti a una burrosa torta di mandorle, mi è frullata per la testa una idea meravigliosa: scrivere un diario intimo.
   In verità il supporto cartaceo su cui ho iniziato a scrivere non assomiglia a un vero diario. Infatti, non ha nulla a che spartire con quei diari utilizzati dagli studenti per annotarci i compiti assegnatigli dagli insegnanti, oppure per scriverci appunti personali.
   Il mio diario non ricorda neppure le agende con copertina in similpelle che le banche, in occasione del Natale, sono solite dispensare ai correntisti.
   Diari in commercio se ne possono trovare di ogni tipo, prezzo, e dimensione. Ai grandi magazzini, cercando nelle scaffalature, ne ho trovati di decorati e di sobri, alcuni con le pagine bianche e altri a righe, pochi quelli provvisti di lucchetto e adatti a chi ha intenzione di custodirci dei segreti.
   Il mio diario non è altro che un semplice taccuino. Consta di una copertina a buccia di arancio, di colore nero, con le pagine a righe e la bordatura rossa. L'ho scelto piccolo apposta per custodirlo con facilità in una qualsiasi delle mie borsette. In questo modo, se vorrò, l'avrò immediatamente a portata di mano tutte le volte che mi verrà voglia di scriverci sopra.
   Su queste pagine desidero appuntarci gli accadimenti della mia vita, perlomeno quelli più rilevanti. Voglio che questo diario sia una specie di amico immaginario a cui confidare emozioni, sensazioni, e sentimenti allo stato nascente o latente senza nascondergli nulla.
   Desidero misurarmi con un mondo interiore, il mio, perché voglio prendere coscienza, a distanza di tempo, di quello che sono e sono stata. Insomma voglio che questo diario sia una specie di macchina del tempo, una lanterna magica, che mi permetta di viaggiare facilmente nel mio passato.
   In vita mia non ho mai posseduto un diario, nemmeno quando ero adolescente e di segreti ne avevo parecchi. Una delle ragioni per cui non ho mai tenuto un diario è che non mi sento particolarmente dotata per la scrittura, ma a quarant'anni posso infischiarmene della corretta rappresentazione della lingua italiana e della grammatica.
   Quello che voglio adesso è mettere per iscritto i miei pensieri più intimi, e lo farò infischiandomene della forma delle parole e delle frasi con cui riempirò queste pagine, tanto le leggerò soltanto io, quindi posso anche fregarmene della mia supposta ignoranza.
   Quanto alla frequenza con cui metterò nero su bianco i miei pensieri non ne ho una idea precisa. Magari lo farò tutti i giorni, anche solo per scrivere della mia giornata, e non sarà portatrice di novità. Ora come ora sono dell'idea che il successo di questo diario dipenderà molto da ciò che succederà intorno a me, ma anche dallo stato del mio cuore e dalla disposizione d'animo.
   Quello di cui sono certa è che scrivere mi obbligherà a riflettere più di quanto sono stata abituata a fare adesso, meditando sul significato delle cose, aiutandomi a guardare gli accadimenti con maggiore distacco rispetto ai momenti in cui li avrò vissuti, sia come protagonista sia da semplice spettatrice.
   Spero che il diario possa essermi di aiuto per stare meglio con me stessa, perché scrivendo potrò finalmente dare spazio a tutto ciò che ho nel cuore e dare voce ai miei sentimenti, specie a quelli più profondi che, nella corsa del vivere quotidiano, rischiano di dissolversi nel nulla.
   Mentre scrivo queste parole sono eccitata. Ho il batticuore, la fica mi pulsa e pare persino ammattita mentre fa le capriole, neanche fosse quella di una troia ninfomane. Da quanto sono bagnata fra le cosce penso che seguiterò a scrivere a lungo, specie se l'effetto che ha su di me è questo.
   A quarant'anni sto attraversando un periodo della mia vita piuttosto intenso e ricco di nuove esperienze. Ho una catasta di fantasie da troppo tempo sopite nella mia testa ed è giunto il momento che le liberi. Ho voglia di fare tutte le esperienze possibili prima che sia troppo tardi, per poi guardarmi indietro, non avere rimpianti, e riuscire a dire che non mi sono persa niente.



Venerdì 6 giugno


   Da un paio di giorni a questa parte ho un insetto per amico. E' la mosca Pina! Dopo che ha messo le ali e preso possesso del mio appartamento non mi lascia in pace. Mi insegue dovunque, anche quando per difendermi dai suoi attacchi trovo rifugio nella vasca da bagno con l'acqua che mi arriva fino al mento.
   Dolce, cara, Pina. Accidenti a te!
   Hemm... forse ciò che le piace è guardare il mio corpo nudo, annusare gli odori della pelle, specie quando sono sudata, come spesso succede in questi giorni di caldo estivo in cui la temperatura dell'aria ha superato i 35°, ma soprattutto nutrirsi del mio sangue attraverso i pori della pelle.
   L'inizio della nostra relazione d'amicizia non è stata per niente facile. Anzi, mi infastidivano le sue zampette ogni volta che venivano a contatto con la mia pelle, poi abbiamo raggiunto un accordo di reciproca sopportazione.
   Ho lasciato che mi ronzasse intorno, fischiandomi nelle orecchie, senza disturbarla. Lei ha fatto altrettanto, ha smesso di molestarmi, evitando di pungermi la pelle.
   Ultimamente, però, la mia adorata Pina, ha invitato alcune sue amiche a trasferirsi nel mio appartamento. La cosa mi ha infastidito, eccome! Adesso ho l'appartamento avvelenato dalla presenza di insetti del tutto simili alla Pina e non so come fare a liberarmene.

   La cupola di caldo afoso che da un paio di giorni sovrasta la città è insopportabile. Stasera sono in un bagno di sudore. Ho voglia di mare, sole, spiagge esotiche, ma i giorni delle ferie estive sono lontani, purtroppo.
   Mentre penso alle due settimane di ferie che farò in agosto mi sale prepotente il desiderio di fuggire dalla città, ma più di tutto ho voglia di fare del sesso e spompinare qualche cazzo... almeno un paio per notte dovrei succhiarne per stare bene.
   Con le alte temperature ho ricominciato a muovermi nuda dentro casa, come del resto succedeva nelle estati scorse. Ma non ho intenzione di chiudere le imposte delle finestre e restare al buio per evitare gli sguardi indiscreti dei voyeur che occupano gli appartamenti dall'altro lato della strada. Di sicuro, alcuni di loro, in questo momento, stanno a guardarmi nascosti dietro le tende delle finestre, magari masturbandosi. Segno che non hanno niente di meglio da fare, porci come sono.
   La Pina e le sue amiche stasera mi stanno rompendo le scatole. Mentre scrivo mi girano d'intorno come impazzite. Mica saranno in calore anche loro? Urge una drastica soluzione: un moschicida che le stermini tutte! ad esempio.



Martedì 10 Giugno


   Stasera mi sento una preda da saccheggiare. Ho voglia di sentirmi viva, di essere desiderata, posseduta, sottomessa, preferibilmente scopata da uno sconosciuto. Quello di cui ho bisogno è di un uomo che si impadronisca del mio corpo, che mi brutalizzi in modo selvaggio e mi faccia diventare sua schiava.
   Non voglio concedermi ad un uomo qualsiasi soltanto perché mi ha dispensato dei complimenti. Mi sento femmina soltanto quando leggo negli occhi di chi mi sta dinanzi il desiderio di riuscire a violentarmi. E' da uomini di questo tipo che mi piace essere scopata.
   Mentre mi affatico in queste riflessioni mi accorgo che ho le cosce bagnate dell'umore che trasuda dalla fica. Sento che pulsa, mi prude, e non sto più nella pelle per l'eccitazione che ho addosso. Ho una voglia matta di sbattermela al più presto e non so opporre resistenza a questo stimolo.
   Suppongo che sia abbastanza normale per qualsiasi donna fantasticare di rapporti violenti. Io lo faccio di frequente perché ho sempre la fica in calore. E poi l'immagine dello stupro è la più fascinosa in assoluto fra tutte le fantasie erotiche che mi passano per la mente.
   Il pensiero di essere violentata da uno o più sconosciuti mi eccita e non poco. Lo stupro esprime meglio di qualsiasi altra fantasticheria la voglia che ho di mostrarmi femmina in tutto e per tutto.
   Concepire con la fantasia di essere vittima di uno stupro, provando piacere, mi fa sentire meno vacca di quello che già sono di mio. Quello che voglio più di tutto dalla vita è di avere la possibilità di fare, tutte le volte che lo desidero, del sesso sfrenato. E poi vorrei vivere quei momenti in estrema libertà, senza avere dei rimorsi.
   Fra le mie fantasie erotiche ne ho una piuttosto ricorrente. In cosa consiste? Consiste nell'andare a passeggio di notte, in solitudine per i quartieri più malfamati della città, vestita con abiti succinti, magari senza mutande addosso, con la segreta speranza di essere violentata da uno o più marocchini.
   Sto esagerando, lo so, perché subire una violenza sessuale deve essere qualcosa di sconvolgente, qualcosa che può segnare la vita di chiunque, uomo o donna, la subisca. Il fatto è che sulla vicenda dello stupro mi piace ricamarci sopra con la fantasia. Se lo faccio è perché trovo quella situazione particolarmente eccitante, mentre nella realtà essere vittima di uno stupro è di sicuro tutt'altro che piacevole.
   In questo preciso momento, mentre scrivo queste cose, si fa largo nella mia mente il desiderio di essere violentata. Sono eccitatissima. La voglia di toccarmi è incontenibile. Inizio a strizzarmi i capezzoli, mentre con la mano libera seguito a scrivere sulla pagina di questo diario, dopodiché passerò a masturbarmi carezzandomi il clitoride.
   Immagino di camminare di notte per una strada malfamata del centro storico. Tutt'a un tratto mi sento afferrare per un braccio. Un uomo mi trascina dentro un portone. A suon di sberle mi costringe a inginocchiarmi davanti a lui e mi obbliga a un rapporto orale.
   Essere sottomessa a un maschio, per di più del tutto sconosciuto, e concedergli il piacere della mia bocca mi fa stare male. Penso che mi darei da fare a spompinarlo, senza pormi troppi pensieri, leccandogli le palle, la cappella, succhiandogli il cazzo di brutto fino a togliermi il respiro solo per paura.
   Seguito a scrivere tenendo impegnata una sola mano, mentre un paio di dita dell'altra mano le tengo infilate nella fica e seguito a carezzarmi il clitoride.
   Se un giorno mi capitasse per davvero di subire un atto di violenza da parte di uno sconosciuto non so come reagirei, credo che mi difenderei con le unghie e coi denti prima di concedergli il mio corpo, come del resto fanno tutte le donne vittime di uno stupro. Ma se anche cedessi alle lusinghe della carne per nessun motivo mi lascerei portare via l'anima.



Mercoledì 18 Giugno


    "La felicità è qualcosa che possiamo solo inseguire e che spesso non riusciremo mai a raggiungere, qualunque cosa facciamo."

   Questa frase l'ho sentita pronunciare da Will Smith, protagonista di un recente film diretto da Gabriele Muccino. Non so per quale ragione la frase mi è rimasta impressa nella mente, forse perché mi sconcertano le persone che sostengono che nella vita bisogna, a tutti i costi, andare alla ricerca della felicità.
   Resto dell'idea che la felicità non esista, ma che sia soltanto una utopia a cui ci costringono di pensare. Preferisco mantenermi serena con me stessa e con gli altri, perché inseguire la felicità vorrebbe dire rincorrere la perfezione e solo l'universo è perfetto.
   Nella realtà di tutti i giorni la felicità non esiste perché è intangibile e quindi impossibile da raggiungere. Preferisco procurarmi contentezza, appagamento e piacere. Questo mi è permesso di fare in questa vita e non è roba da poco.
   Letizia riesce a darmi tutto questo, ma l'amore di una sola donna non mi è sufficiente per vivere serenamente. Sto bene insieme a lei, come non lo sono mai stata con nessun'altra donna, anche se la differenza di età che ci separa è tanta. Lei ha ventidue anni e io venti di più.
    Eppure quando ci sdraiamo nel medesimo letto e facciamo l'amore ci comportiamo come due ragazzine mai paghe una dell'altra. Ma amare una sola donna non mi è sufficiente. Ho bisogno di fare l'amore anche con degli uomini. Mi piace avere un cazzo che mi scopa, specie succhiarlo, e lei lo sa bene. E questa la ragione per cui mi fa in continuazione delle scenate di gelosia. So già che prima o poi ci lasceremo, ma intanto ci amiamo.



Venerdì 20 Giugno


   Queste sono giornate di gran caldo ed io non penso altro che al sesso. Ho voglia di un cazzo grosso e turgido da stringere fra le cosce e farmi scopare. Lo scrivo qui perché non posso dirlo a nessun altro, meno che meno a Letizia.
   Non ho nessuna intenzione di fare di questo diario un posto dove scrivere esclusivamente delle mie fantasie sessuali, anche se di questo non ne sono troppo sicura. E' certo che se mi andrà di scrivere di erotismo lo farò, altrimenti scriverò d'altro.
   Pina, la mosca che da alcuni giorni mi perseguita con la sua presenza dentro le mura di casa, stasera ha ricominciato a ronzarmi intorno fischiandomi nelle orecchie. 
   E' davvero insopportabile questa bestiaccia.
   Ho saputo che la vita di una mosca, in condizioni ottimali di cibo e ambiente, è di soli 8 - 10 giorni. La cosa mi fa ben sperare, ormai le resta poco tempo da vivere. Ma non dovrebbe essere già morta?
   La cosa che maggiormente mi preoccupa è che questo tipo di insetti, purtroppo, sono in grado di riprodursi con estrema facilità. Ho letto da qualche parte che hanno la capacità di deporre migliaia di uova in un breve lasso di tempo.
   Maledetta Pina!



Lunedì 30 Giugno


   Sono le sette di mattina. Prima di recarmi al lavoro ho ripreso in mano il diario. Se mi sono decisa a farlo è perché ho bisogno di liberarmi di un peso, un peso grande come un macigno che mi sta sullo stomaco.
   Non sono alla disperata ricerca di qualcuno a cui confidare le mie pene. Mi piace raccontarle soltanto a me stessa, e il diario mi è utile in questo. E poi non avrei sufficiente coraggio per confidare accadimenti che mi riguardano da vicino a chicchessia.
   Sabato notte sono stata vittima di un episodio di violenza. Strano a dirsi, ma quella che per troppo tempo è stata soltanto una eccitante fantasia è divenuta realtà.
   Voglio lasciarmi alle spalle ciò che mi è accaduto e dimenticare tutto. Sono sfiduciata, odio gli uomini, e rimpiango le ore trascorse a fare l'amore in compagnia di Letizia che tanto ho snobbato.
   Ho trascorso la notte fra sabato e domenica in discoteca, l'ho fatto eccedendo nel bere gin lemon, vodka lemon, e birra in compagnia di alcune amiche. Nella memoria ho impresso dei ricordi confusi di a proposito di ciò che mi è accaduto. Alle tre di notte, ora di chiusura del locale, qualcuno si è preso la briga di accompagnarmi a casa. Nel farlo ha approfittato del mio stato confusionale per abusare del mio corpo senza che potessi difendermi.
   Ero ubriaca tronca e nemmeno ricordo il volto di quell'uomo. Per quanto ne so potrebbe essere stato anche più di un uomo a scoparmi. Boh!
   Ho bene impresso nella mente il momento in cui, l'indomani mattina, verso mezzogiorno, mi sono svegliata nel mio letto. Ero nuda, con le ossa rotte, e con le cosce impiastricciate di sperma, ormai secco, ma accanto a me non c'era nessuno a tenermi compagnia.



Mercoledì 2 Luglio


   Il pensiero dell'inesorabile srotolarsi delle giornate, tutte uguali, mi lascia confusa. Quando sono in ospedale, impegnata nella mia attività di infermiera strumentista di sala operatoria, non ho molto tempo per pensare. Applicarmi in una attività, seppure gravosa come lo è il mio lavoro, mi fa solo bene; serve a distogliermi dalle angosce e dalle inquietudini che mi riserva la vita.
   I giorni della scorsa settimana sono stati giorni pesanti, ricchi di incomprensioni, litigi, e hanno concorso al disfacimento di rapporti umani con persone che mi sono care. Mi riferisco soprattutto a Letizia con cui ho spesso litigato, ma sono stati anche giorni ricchi di nuove relazioni e non sto a dire a chi mi riferisco, magari lo farò in un altro momento.
   Purtroppo ho il gusto di infilarmi in situazioni scabrose senza rendermene conto. Lo faccio tanto per fare qualcosa, per sentirmi viva, anche se ogni volta va a finire che mi ritrovo sempre più sola.
   Sabato sera ho deciso che andrò a ballare al Galaxy. Ogni fine settimana mi riprometto di frequentare soltanto quei locali dove si ascolta della buona musica e non perché ci sono stata invitata da amici, invece anche stavolta ho accettato l'invito di un uomo.
   Dovrei decidermi a mettere piede nelle discoteche soltanto in compagnia di amiche. Gli uomini sono capaci soltanto di creare dei gran casini, bevono, si drogano, si straniscono, e io non sono mai libera di agire come mi pare e piace.
   E' pure vero che il modo che ho di comportarmi è spesso sopra le righe. Sono una donna a cui piace intessere fitte reti di seduzioni, ma non lo faccio apposta, sono fatta così. Sono un po' troia, ma alla fine pago a caro prezzo questi atteggiamenti libertari.



Martedì 15 Luglio


   Sono stanca, svuotata, e delusa da tutto ciò che mi sta attorno. Scrivere questo diario non mi fa stare meglio con me stessa come invece auspicavo quando ci ho messo mano. Porto avanti questo impegno e seguito ad annotarci gli eventi che contraddistinguono la mia vita quotidiana, a cui aggiungo delle riflessioni.
   Quello di cui ho bisogno, se voglio stare meglio, è di recuperare al più presto un qualsiasi uomo o anche donna con cui fare del sesso libero. Questo solo m'importa perché, per quanto ne so, scopare è la migliore delle medicine per sconfiggere la depressione. Me lo dice sempre Letizia quando facciamo l'amore. E' una ragazza saggia lei, anche se ha venti anni meno di me.

   Stasera non mi telefona nessuno, ho il cellulare acceso ma tutti sembrano essersi scordati di me. L'unico SMS che ho ricevuto da stamattina è quello di zia Ercolina. Il messaggio mi avvisava che lascerà la città per un periodo di vacanza. Andrà al mare e starà lontana da Parma per quindici giorni. Beata lei.
   Stasera non mi sono preparata la cena, non ne avevo voglia, eppure c'è stato un periodo della mia vita in cui mi piaceva tantissimo dedicarmi alla cucina. Mi impegnavo a preparare piatti esotici, lo facevo nei momenti tristi, perché serviva a occupare la mente liberandola dai cattivi pensieri che mi perseguitano dall'adolescenza.



Venerdì 1 Agosto


   Ci sono notti che non accadono mai. Notti in cui vorrei avere qualcuno nel mio letto a tenermi compagnia. Invece da un po' di tempo sono sola, fatalmente sola con me stessa. 
   Non sono una donna addomesticabile. Mi piace vivere la vita, ma la vita mi piace a pezzi. Amo mettermi nuda davanti agli altri, facendomi vedere per quella che sono, ostentando pregi e difetti, ma questo sembra non piacere alla maggior parte degli uomini e delle donne che mi stanno d'intorno, e non so spiegarmene il perché.
   Ho compiuto quarant'anni e il mio corpo è in continua trasformazione. Il flusso mestruale mi è pressoché scomparso. Ho perso la capacità di generare figli e ne sono dispiaciuta. Il ginecologo che di recente mi ha visitata mi ha rassicurata, spiegandomi che il mestruo è irregolare soltanto perché sono entrata in menopausa e non perché sono malata. Di solito le donne raggiungono il climaterio dopo i cinquant'anni, io no. Sono diversa, io.
   Da un po' di tempo evito di mettermi nuda davanti allo specchio. Non mi piace scorgere sulla pelle le tante cicatrici che mi hanno lasciato gran parte delle mie storie d'amore. Molte donne sono una cicatrice unica, dalla testa ai piedi, le mie sono orribili cicatrici e sto male a vederle. Quello di cui ho bisogno adesso è di ricominciare ad amare al più presto. Devo lasciarmi alle spalle il ricordo degli uomini e delle donne a cui sono stata legata, e dei tanti sconosciuti che hanno goduto del mio corpo.
   Stanotte è una di quelle notti senza fine in cui fatico a prendere sonno. Sono eccitata, terribilmente eccitata. Ho la fica in liquefazione e mi porto dietro una dannata voglia di fare sesso. Ho le tette gonfie e i capezzoli traboccano eccitazione. Sono spoglia di ogni indumento, anche delle mutandine. Una abitudine, quella di dormire nuda, che mi trascino dietro da quando ero adolescente. Mi piace sentirmi sfiorare la pelle dal morbido tessuto delle lenzuola, specie se fresche di bucato, e addormentarmi con addosso le mani di qualcuno, uomo o donna non importa, che occupi l'altra metà del letto accanto a me.
   Ho iniziato a godere in maniera solitaria del mio corpo con ritardo rispetto alle mie coetanee. Da adolescenti loro erano solite procurarsi questo straordinario piacere sessuale io invece no. Se non l'ho fatto la colpa è dell'educazione bigotta che ho ricevuto dai miei genitori. Tutt'e due vedevano il male là dove invece non c'era e io ne ho subito le conseguenze.
   Sono venuta a conoscenza del piacere che dà la masturbazione da una mia compagna di banco. Un giorno, durante la lezione di anatomia, mi chiese quante volte al giorno ero solita toccarmi la fichetta. Non le diedi risposta, ma quella sera stessa, nel mio letto, cominciai a sfiorarmi con le dita le labbra della passera e raggiunsi il piacere del primo dei miei straordinari orgasmi. Per poco non svenni quando il godimento prese a salirmi dall'interno delle cosce, per stringermi il ventre, e scoppiarmi come un petardo nel cervello.
   Ancora oggi i miei piaceri solitari sono incontrollati. Quando pratico la masturbazione il toccarmi la fica mi lascia svuotata di energie. Ho mantenuto nel tempo il piacere di masturbarmi nonostante le numerose frequentazioni amorose, perché il piacere solitario è qualcosa che sento come esclusivo e di cui non posso fare a meno. Lo cerco spesso e mi adopero a raggiungerlo di nascosto dai miei partner per non dargli l'impressione di essere insoddisfatta, perché non capirebbero cosa mi spinge a farlo.
   Questa è una di quelle notti in cui non posso fare a meno di toccarmi. Sdraiata sul letto, con le cosce divaricate, inizio a esplorare con le dita la pelle intorno al pube privo di peli come lo è ogni altra parte del mio corpo. Accarezzo pigramente l'interno delle cosce, dopodiché risalgo con le dita sino a sfiorare le grandi labbra, gonfie e sporgenti, e mi trattengo dall'avvicinarmi alla parte più intima della fica mentre le gambe mi tremano per la troppa eccitazione.
   Madre natura non mi ha dotata di seni grossi, ma nemmeno piccoli. Nonostante i miei quarant'anni sono ancora sodi e con l'estremità dei capezzoli sporgenti più del normale, cosa che sembra soddisfare i miei compagni di letto, uomini e donne indistintamente, che si dilettano a succhiarli come lattanti e stirarli fra i denti provocandomi ogni volta dolore e piacere.
   Mi piace toccarli, i capezzoli, bagnare le dita di saliva, e toccarli. Starei delle ore a toccarmi le tette con gli umori della fica che mi colano abbondanti fra le cosce. Ma più di tutto mi piace masturbarmi. E non so trattenermi dal farlo.
   Spalmo la saliva sulle protuberanze carnose dei capezzoli e inizio a strofinarli. Li ho turgidi e con le punte dure che mi fanno male. Più li sfioro e più sento crescere il desiderio d'infilare un paio di dita fra le cosce.
   Mi piace fare scorrere i polpastrelli sulla saliva depositata sulle areole. E' una sensazione strana quella che mi provoca il toccarmi i capezzoli. Seguito a carezzarmi fintanto che non so più trattenermi dallo stringere con forza le mammelle gonfie più del normale e le avvicino una all'altra. Il piacere che sto provando allontana dalla mia mente i pensieri di solitudine che mi opprimevano solo qualche istante fa. Penso a godere del piacere che sa darmi il mio corpo e questo mi basta.
   Vorrei che questo stato di benessere durasse all'infinito, ma so che l'apice del piacere lo raggiungerò con l'orgasmo ed è lì che voglio approdare penetrandomi con le dita la fica.
   Allontano una mano dalla tetta, lecco le dita e le inumidisco di saliva. Scivolo con la mano sul pube e trascino le dita sopra le grandi labbra. Seguito a sfiorarmi delicatamente il bordo della fica accrescendo il desiderio di penetrarmi. Affondo un dito lungo la fessura in modo lieve, poi un poco più a fondo e inizio a carezzarmi le piccole labbra, senza fretta.
   Inizio a masturbarmi appena ho infilato un dito nella passera. Aggiungo un secondo dito e allargo le cosce. Le tette sembrano scoppiarmi. Ho le punte dei capezzoli indolenzite per averle a lungo strizzate. Sollevo il culo ed entro in profondità con le dita nella fica. Un leggero brivido mi attraversa la schiena e le gambe iniziano a tremarmi.
   Godo! Godo! Dio, se godo!
   Le contrazioni della mucosa accompagnano il movimento delle dita nella cavità che ho provveduto a disgiungere come le lame incrociate di una forbice e seguito a metterle in movimento.
   Il clitoride è cresciuto di volume e sembra debba scoppiare per aria da un momento all'altro. Lo stiro verso l'alto e scappuccio la piccola appendice, gonfia e turgida, che circoscrivo con le dita. La premo più volte procurandomi sofferenza e un piacere indicibile.
   Il costante sfregamento del clitoride mi fa stare bene. Adoro toccarlo ed essere spompinata dalle labbra dei miei compagni di letto. A volte mi manda in estasi se a farlo è una donna, perché più di qualsiasi uomo conosce i segreti di un corpo femminile.
   Una grande quantità di umori caldi e appiccicosi seguitano a uscirmi dalla fica. Trascino senza sosta le dita dalla congiunzione delle piccole labbra al clitoride aspergendolo con i miei umori. Vorrei che questo stato di estremo piacere durasse per sempre. Ma più di tutto avrei bisogno di qualcuno che prendesse il posto delle mie dita, qualcuno che frugasse con la lingua nella fica e mi succhiasse ogni piega cutanea delle piccole e grandi labbra, mordendole fino a farmi raggiungere l'orgasmo. Ma sono sola, sola con le mie dita.
   Piego le gambe e porto i calcagni a contatto con le natiche. L'umore colato dalla fica in grande quantità mi ha bagnato l'orifizio dell'ano. Passo un dito sopra lo sfintere e lo attraverso spingendolo lentamente nella cavità. Godo nel sentirlo entrare nelle viscere. Ho la sensazione che sia un uomo a farlo e mi prende un dannato bisogno della carne di un cazzo dentro di me.
   Ritorno a toccarmi il clitoride e mi tuffo con le dita all'interno della fica che sento contrarsi mentre mi masturbo sempre più velocemente. Ansimo di piacere e con i denti mi mordo le labbra mentre scuoto il bacino in maniera scomposta da un lato all'altro.
   Quando raggiungo l'orgasmo urlo come una forsennata. Il bacino si solleva dal materasso per le contrazioni della mucosa della fica e le cosce mi si stringono intorno alle dita. Incrocio le gambe e vengo, percorsa in tutto il corpo da brividi inconsulti.
   Rimango immobile per un tempo che mi pare interminabile. Ho il respiro in affanno e il cuore sembra uscirmi dal petto. La tensione fa posto a un senso di rilassatezza in una notte in cui sembrava non dovesse succedere niente.



Mercoledì 6 Agosto


   Pina, la mosca che a lungo mi ha perseguitata, ronzandomi intorno alle orecchie per un paio di settimane, ha lasciato posto a una invasione di insetti ben più fastidiosi e temibili dentro casa.
Da un paio di giorni, nel quartiere, sono comparse le zanzare tigre. A differenza delle altre razze di zanzare, abituate a uscire dalle loro tane all'imbrunire, queste mi stanno divorando la pelle a qualunque ora del giorno.
   Poiché ho l'abitudine di spogliarmi degli indumenti, anche quelli d'intimo, quando sono fra le mura domestiche, nuda sono il bersaglio privilegiato delle punzecchiature delle zanzare tigre.
   Stasera mi sono spaventata quando, dopo essere stata vittima delle solite punture, ho scoperto sulla pelle alcune bolle oltre a dei gonfiori pruriginosi e dolorosi, ma ormai era troppo tardi per porvi rimedio.
   Una rete anti zanzare, installata a tutte le finestre, potrebbe essere la soluzione adatta per difendermi dall'intrusione di questi insetti quando sono dentro casa. Altrimenti potrei fare uso di sostanze repellenti da spalmare sulla pelle, tipo Autan.
   Lo sgradevole odore emanato da questo medicamento potrebbe mantenere lontane le zanzare, ma forse anche gli uomini e questo sarebbe piuttosto disdicevole.
   Forse il sistema migliore per fronteggiare l'invasione di questi insetti potrebbero essere gli zampironi o in subordine i fornellini elettrici dove occorre depositarci sopra delle pastiglie che col calore liberano sostanze repellenti.
   Sta di fatto che l'unico sollievo l'ho ricevuto da una pomata a base di idrocortisone che ho spalmato sui capezzoli dove sono stata punta da più di una zanzara tigre. 
   Chissà perché mi hanno punto proprio lì!



Venerdì 15 Agosto


   Sono sola nel giorno di ferragosto. Devo essere l'unica inquilina del mio condominio a non essere partita per il mare. Se ne avessi voglia potrei trovare rifugio in una qualsiasi piscina della città oppure della provincia, ma non ho voglia di ritrovarmi prigioniera in mezzo a una muraglia di carne umana che si abbronza al sole.
   Cullavo la speranza che Letizia si facesse viva con una telefonata, invece non lo ha fatto, magari lo farà più tardi, altrimenti stasera andrò in cerca da sola di qualche cazzo da succhiare.



Domenica 31 Agosto


   Mi piace sentirmi padrona del mio diario. Quello che non voglio è che queste pagine diventino anche padrone dei miei pensieri e dei desideri di sesso che mi porto appresso, ma siano soltanto testimonianza della mia presenza e dei giorni di assenza, anche se il desiderio di fare l'amore non cessa mai di farmi compagnia, specie nei giorni di festa in cui mi ritrovo ad essere sola con me stessa.



Sabato 14 Settembre


   Stamani ho acquistato dei ciclamini. Mi piace annusare l'odore dei fiori. Tenerli dentro casa mi mette addosso allegria. E poi il profumo che emanano i ciclamini è un potente afrodisiaco.
   Aldo, lo studente universitario mio vicino di pianerottolo, oggi pomeriggio si è affacciato sullo stipite della porta del mio appartamento ed è rimasto vittima del profumo dei ciclamini.
   Mi ha spinto contro una parete e ha mescolato il piacere di possedermi con quello di annusare il profumo dei fiori. L'ho lasciato fare perché anch'io avevo voglia di scopare, e poi non è la prima volta che mi scopa in quel modo.
   A dire il vero la scopata si è rivelata solo una sveltina, tanto per gradire, come l'ha voluta definire lui, ma che mi ha lasciata insoddisfatta. Il tempo di sborrarmi fra le cosce ed è fuggito via per fare ritorno sui libri e rimettersi a studiare. Si è giustificato dicendomi che aveva bisogno di scaricarsi le palle perché domani deve sostenere un esame all'università. Non gli ho detto che mi avrebbe fatto piacere se mi avesse leccato un po' la fica, ma aveva troppa fretta di tornare sui suoi libri, lo stronzo.
   E' un periodo che dormo poco, tre o quattro ore per notte. Colpa dello stress, forse. Il desiderio di scopare sembra una faccenda che non mi appartiene più. Faccio sogni strani, dovrei andare dal medico di famiglia e parlargliene.



Martedì 24 Settembre


Quello che sono    stata negli ultimi mesi lo posso riassumere in una sola parola: incazzata! Adesso invece sono innamorata e ho di nuovo voglia di parlare d'amore. Se prima di stasera non avevo scritto mai niente a proposito di questa nuova relazione è soltanto per scaramanzia.
   Roberto e io ci siamo conosciuti un paio di anni fa, in ospedale. E' accaduto quando è stato ricoverato per un intervento chirurgico di ernia inguinale, già allora mi sarebbe piaciuto scoparlo, poi ci siamo persi di vista e non lo abbiamo fatto.
   Quando una settimana fa le nostre strade si sono di nuovo incrociate, per caso, in una caffetteria, ho deciso di osare. Mi sono avvicinata e l'ho salutato. E' una attrazione irresistibile quella che ho provato istintivamente per lui, cui ha fatto seguito una sensazione di resa immediata. Quella sera stessa siamo andati a cena insieme, poi abbiamo scopato, ed è stato tutto fantastico.
   Ho sempre creduto nei colpi di fulmine, ma stavolta ho paura di essermi presa una sbandata, una di quelle che ti fanno capottare. Dopo quella sera abbiamo cominciato a frequentarci e a conoscerci. Ho iniziato a scoprire molte cose di lui. Mi ha raccontato delle sue fantasie erotiche e io gli ho confidato delle mie.
   Desidero scoprire una infinità di cose del suo carattere, probabilmente ci sono aspetti della sua persona che non mi svelerà mai e che per lungo tempo terranno viva la mia curiosità.
Mi sono indispettita quando ho sentito dell'indifferenza verso di lui da parte di alcune amiche a cui l'ho presentato. Mimma che lo conosce da molto tempo mi ha riferito che potrebbe diventare molto stronzo e farmi del male.
   E' chiaro che non sanno quello che dicono. E' tutta invidia la loro, anche se altri amici mi hanno messo in guardia contro di lui. A me sembra un tipo onesto, leale e sincero.
   Sì, sì, sono perdutamente innamorata di Roberto. Ciò che mi ha contagiato è, senza ombra di dubbio, amore. Sarei pronta a fare qualsiasi cosa se me lo chiedesse. Boh, stiamo a vedere cosa mi riserve il futuro.



Sabato 28 Settembre


   Un atto d'amore. Ecco come hai avuto l'impudenza di definire il gesto che mi hai obbligato a compiere. Sono stata ingenua quando ho supposto che avevi bisogno di una prova concreta della mia arrendevolezza. Io te l'ho data nel modo che parevi esigere, anche se ora, a distanza di tempo, sto ad angosciarmi ripensando a quanto è accaduto.
   Nei tuoi confronti ho sempre avvertito una forte sudditanza psicologica. A essere sincera anche sessuale, ma non ti è bastato tenermi asservita al tuo volere, hai voluto darmi molto di più rispetto a quello che una qualsiasi donna potrebbe sentirsi offrire dall'uomo a cui si è consacrata. Così facendo hai stravolto il nostro rapporto e lo hai fatto a mia insaputa.
   Quando hai esplicitato le tue intenzioni ho pensato a una provocazione, a un pesce d'aprile fuori stagione, ma tu non scherzavi. L'ho capito dal modo in cui articolavi le parole che ti uscivano dalla bocca, sputandole fuori con veemenza, senza cedere alla tentazione di metterti a sorridere, biascicando un discorso che pareva non ammettere riserve di sorta.
   Ero convinta che la nostra relazione filasse nel migliore dei modi. Sesso e lavoro andavano a gonfie vele ed eravamo felici, perlomeno questa era la sensazione che ne ricevevo. Eri geloso di qualsiasi uomo mi avvicinasse, anche di quelli propensi a scambiare solo quattro chiacchiere, ma anch'io ero sospettosa delle donne che entravano in amicizia con te.
   Quando mi hai proposto di fare del sesso con uno sconosciuto ho sentito il sangue ribollirmi nelle vene. Ho provato una profonda rabbia, ma non te l'ho dato a vedere camuffando lo sconcerto che mi aveva preso con la maschera del mio viso. Me ne hai parlato con strafottenza, senza tradire nessuna emozione, sconvolgendo le mie certezze, ferendomi nel profondo del cuore, lacerandolo di dolore.
   Una dimostrazione d'amore la tua. Ecco qual era il significato del tuo gesto quando hai deciso di darmi in pasto a un altro uomo, ma non l'avevo capito. Scema come sono sto ancora a chiedermi dove hai trovato la forza per obbligarmi a fare del sesso con uno sconosciuto. Troppo tardi ho compreso che non era tua intenzione mettere alla prova il controllo che esercitavi su di me, perché non ne avevi bisogno, l'ho capito soltanto quando mi hai definitivamente perduta.
   A malincuore ho accettato di fare sesso con chi volevi tu. E' pur vero che una infinità di volte avevamo ipotizzato di realizzare questa fantasia. Ma era solo un gioco, un modo per eccitarci a vicenda, dando forma a delle situazioni che dovevano servire a stimolare l'impulso sessuale che alberga in ciascuno di noi, ma non era mia intenzione mettere in pratica alcun tipo di tradimento. Hai sempre sostenuto che nella vita non esiste niente di certo e tutto è fittizio, e avevi ragione perché questo tuo insegnamento é l'unica certezza che mi è rimasta di te.
   - E' per stanotte. - hai bisbigliato al mio orecchio. 
   Eravamo sulla porta di casa, in procinto d'uscire, e le tue parole mi hanno colto di sorpresa. Non ho opposto nessun rifiuto al tuo annuncio. Ho accettato di seguirti di buon grado, convinta che ti premeva incassare una prova del potere che esercitavi su di me. Ero pronta a dartela, ma che ingenua sono stata, eh!

   Quando abbiamo messo piede al Momos, un american bar ubicato alla periferia della città, in direzione dell'autostrada del Sole, il frastuono di una musica reggae accompagnava le immagini dei videoclip proiettati sui monitor sospesi al soffitto. La sala era piena di ragazzotti palestrati, dai modi rozzi e sguaiati, desiderosi di scoparsi la prima fica che gli sarebbe capitata fra i piedi.
   Hai individuato fra tutti loro tre uomini e me li hai indicati, uno per volta, lasciandomi il privilegio di scegliere chi mi avrebbe scopata.
   Mi erano tutt'e tre indifferenti. Non sapevo chi preferire. Per facilitarmi la scelta avresti potuto stringere nella mano tre steli di saggina di diversa lunghezza e abbinarli a ciascuno dei ragazzotti, e poi farmi sollevare un gambo. In questo modo la scelta sarebbe stata casuale, invece hai preteso che fossi io a scegliere l'uomo con cui scopare.
   Seducenti e dotati di bellezza li erano tutt'e tre per davvero. Non ho avuto che l'imbarazzo della scelta. Ho dato la preferenza al più moro dei tre. Un tipo con i capelli brillantati di gel e con dei pettorali sporgenti dalla camicia sbottonata. Tu con un cenno del capo hai approvato la mia scelta e hai sorriso.
   Ti sei avvicinato al suo tavolo e gli hai parlato. Mi riesce difficile ancora oggi immaginare quali parole hai utilizzato nell'offrirgli la possibilità di scoparmi. Mentre gli parlavi, sciorinando le tue intenzioni, sarei sprofondata sotto il tavolo per la vergogna, specie quando hai girato lo sguardo nella mia direzione e, con un gesto della mano, gli hai indicato che ero io la donna da scopare. Ho abbassato gli occhi per l'imbarazzo e una vampata di calore ha foderato le mie guance. Ho avuto la tentazione di fuggire, se non l'ho fatto è perché non potevo deluderti. Volevo essere all'altezza del compito affidatomi e appartarmi nel cesso in compagnia di quell'uomo.
   Sei tornato a sederti al nostro tavolo e con voce perentoria hai detto:
   - Tutto okay, vai con lui nel cesso!
   Ho guardato nella sua direzione e l'ho visto abbandonare la compagnia degli amici per avvicinarsi alla toilette. Avrei potuto rifiutarmi di seguirlo, scongiurandoti di trattenermi lì con te, ma non l'ho fatto. Mi sono alzata e ho camminato attraverso la sala per raggiungere il mio anfitrione.
   Non sapevo quale tipo di prestazione avevi pattuito con lui. Di proposito non mi avevi informata, doveva essere una appagante sorpresa. Perlomeno secondo il tuo modo di intendere le cose.
   L'uomo era ad attendermi nel cesso con le scarpe appoggiate sul pavimento della turca. Teneva i pantaloni abbassati e il cazzo era in piena erezione. Mi ha fatto cenno di chinarmi e mi sono trovata inginocchiata ai suoi piedi, col cazzo davanti alla bocca, pronta a doverlo succhiare.

   Ho seguitato a spompinarlo fintanto che è venuto fra le mie labbra sborrandomi nella bocca. Sono fuggita via per tornare da te con le labbra lordate di sperma. Ho passato la punta della lingua sul seme lattiginoso davanti ai tuoi occhi, asportando i residui lattescenti che deturpavano il mio viso, a riprova di quanto avevo appena consumato.
Le prime parole che mi ha rivolto sono state:
   - Ti è piaciuto?
   Ma davvero hai creduto che fosse mio desiderio fare del sesso orale con una altro uomo? Che stronzo che sei.
   - Ho fatto quello che volevi tu. - ti ho risposto, certa di farti piacere con il mio atto di sottomissione.
   Con voce tremula hai confessato che stavolta la prova d'amore eri stato tu a darmela, permettendo che realizzassi una mia fantasia sessuale, facendomi scopare in bocca da un estraneo, persuaso di farmi piacere. E invece non hai capito un cazzo di come sono fatta io. Dovevi per forza intuire che la mia era solo una fantasia, un gioco e niente di più, invece hai condotto l'azione fino alle estreme conseguenze e mi hai perduta per sempre.
   Se era tua intenzione dimostrare quanto grande era l'amore che nutrivi per me, spingendoti a condividermi con un altro uomo, hai fallito nell'intento. Non tradire mai è una delle regole che sta alla base di ogni amore. Tu hai preteso di sovvertirla dando libertà alla mia bocca d'infrangerla. Ho ubbidito al tuo volere perché ti amavo ed ero pronta a tutto, anche a farmi scopare da chi avevi stabilito tu.
Hai posseduto ogni cosa del mio corpo e la mia anima, ora sei un'ombra che non tornerà più a sovrapporsi alla mia perché è così che voglio. Avevo bisogno di un uomo a cui essere sottomessa, invece hai voluto sovvertire il nostro rapporto: che stronzo che sei!



Giovedì 16 Ottobre


Ogni mattina mi sveglio più vecchia di un giorno. Ho scoperto che invecchiando il tempo accelera. Da un po' di tempo ci penso spesso alla mia età e questo non è il migliore dei modi per rimanere giovane.
   Il desiderio di fare del sesso al momento è pressoché nullo. Quando vivo questi momenti di depressione ho la sensazione di scrivere sulle pagine di un diario che non è mio, ma che appartiene a una altra persona. Forse è un bene perché questo stato potrebbe servirmi per capire chi veramente sono. In questi momenti ho l'impressione di dialogare con qualcuno che mi è estraneo, forse perché non è ammissibile che io non abbia il desiderio di scopare.



Giovedì 30 Ottobre


   Con Fabrizio siamo d'accordo di sentirci al telefono. La nostra storia va avanti da un mese circa. Non abbiamo giorni e orari fissi in cui sentirci, è lui che decide se e quando telefonarmi.
   Ieri avevo una voglia matta di ascoltare la sua voce. Allora, contravvenendo ai nostri accordi, sono stata io a raggiungerlo al telefono, consapevole che in questo modo gli avrei disubbidito.
   Mentre componevo il numero ero tesa, le dita mi tremavano, ma soprattutto ero eccitata. All'altro capo della linea, dopo qualche squillo, ha dato risposta una voce di donna, sua moglie, ho pensato. Stupita, perché non avevo messo in conto la sua presenza dentro casa, le ho chiesto se poteva chiamarmi il marito. Lo ha fatto senza domandarmi chi ero, invitandomi a restare in attesa. Quando Fabrizio ha riconosciuto la mia voce ha subito interrotto la comunicazione senza degnarmi di una spiegazione. Il sentirmi rifiutata, anziché frenare il mio desiderio, lo ha accentuato.
   Introdurmi con poco tatto nella vita della sua famiglia è stata una carognata, lo ammetto, ho provato a immaginare le difficoltà a cui sarà andato incontro nel giustificare la mia telefonata alla moglie. Lei gli avrà chiesto chi era la donna che l'ha cercato al telefono. Chissà cosa le avrà risposto Fabrizio. Una bugia, e che altro.
   Sono conscia delle difficoltà a cui va incontro, specie la sera, per uscire di casa e potermi incontrare. Di giorno invece non ha impedimenti nel farmi dono della sua voce al cellulare. 
   Parlarmi al telefono è l'unico modo che ha per essere mio, anche solo per pochi minuti. Di solito compone il mio numero quando è sul posto di lavoro o per strada, comunque lontano dalla sua abitazione e dalla moglie.
   Mi piace ascoltare la modulazione del suo respiro affannoso che penetra nell'orecchio e mi chiede in che posto mi trovo, se sono sola, che abito vesto, se indosso le mutandine oppure no.
   Adoro descrivergli le mie voglie, dirgli che sono tutta bagnata fra le cosce, conscia che in questo modo posso accrescere il suo piacere, specie se gli racconto che sto carezzandomi la fica con le dita e ne ho infilate un paio dentro.
   Fabrizio partecipa a questa mia sceneggiata urlandomi della gran vacca, indicandomi come puttana da marciapiede, capace solo di fare bocchini.
   Sentirmi dire della troia è un apprezzamento che più di ogni altro mi manda in calore e mi fa sciogliere fra le cosce. Più mi dice della "troia"più mi bagno e più mi eccito.
   Quando mi ha telefonato, oggi pomeriggio, sapevo che mi avrebbe punita dopo quanto è successo ieri. Non vedevo l'ora che giungesse il momento in cui l'avrei incontrato.
   - Ho mezz'ora disponibile prima di cena. - mi ha detto al telefono. - Sarò da te verso le quattro. - ha proseguito e io non ho potuto fare altro che accondiscendere alla sua venuta.
   Quando si è presentato davanti a casa pensavo che avremmo fatto sesso come tutte le altre volte, invece appena ho aperto la porta si è scagliato contro di me e ha cominciato a insultarmi.
   - Sei una troia, una puttana da bordelli, ecco quello che sei!
   Ha proseguito a ingiuriarmi e picchiarmi scaraventandomi addosso una sequela di sberle. Ha insistito a colpirmi dicendomi che fra noi esisteva un accordo e io lo avevo rinnegato.
   - Un patto è un patto. - ha insistito. Per nessun motivo avrei dovuto telefonargli a casa. - Meriti un castigo. - ha concluso.
   Ho sopportato gli insulti e gli schiaffi senza difendermi eccitata dal calore delle botte che mi ha scaraventato sulla pelle.
   - Cosa ti sei messa in testa? Vuoi rovinare la mia famiglia, eh... ma non ci riuscirai, perché io ti ammazzo! - Ha ripetuto più volte, mentre mi picchiava.
   Essere punita in quel modo barbaro con schiaffi e pugni mi ha infuso un ulteriore piacere.
   Mi sono liberata dei vestiti auspicando che mi facesse sua al più presto, nel corridoio, senza perdere ulteriore tempo a ritirarci nella stanza da letto.
   Fabrizio si è posto alle mie spalle e ha provveduto a slacciarmi il reggiseno. Quando l'indumento intimo è scivolato in avanti, ed è caduto sul pavimento, ha infilato tutt'e due le mani sotto le ascelle e mi ha circuito le tette, poi ha cominciato ad accarezzarle.
   Ho pensato ci fosse qualcosa di ossessivo nell'incalzante respiro che alitava sul mio collo. Non mi sono ritratta, nemmeno ho cercato di scrollarmelo di dosso, ho lasciato che premesse i capezzoli fra le dita mentre non smetteva un solo istante di rivolgersi a me sbeffeggiandomi con l'appellativo di - Troia. -.
   Ho percepito in modo chiaro il cazzo che mi premeva sulle natiche. Auspicavo di essere penetrata al più presto fra le cosce bagnate fradice mentre il respiro affannoso di Fabrizio mi eccitava più del solito.
   Inviperito non stava nella pelle. Io invece pur eccitata ero ancora padrona di me stessa. Siccome esitavo a calcare le unghie sulle mani che teneva premute sulle tette, come sono solita fare quando scopiamo, mi ha spinto il capo verso il basso obbligandomi a inginocchiarmi sul pavimento, dopodiché si è premurato di farmi scendere il tanga fino alle ginocchia.
   Mi ha messo carponi, le mani stese in avanti, col capo rivolto verso il basso, e si è svestito quel poco che bastava per violentarmi.
   Ha voluto mettermelo nel culo, il cazzo, per punirmi della mia scorrettezza, così non gli avrei più telefonato a casa, ha detto lui. In altre occasioni mi aveva inculato in passato. La cosa sembra piacergli più che scoparmi nella fica, ma non vuole ammetterlo.
   Quando mi ha penetrata, dopo che ha sputato un grumo di saliva sull'ano, ho allargato lo sfintere, spingendolo in fuori, come quando vado di corpo. L' ho fatto per non sentire troppo male, poi mentre mi inculava ho provato a pensare ad altro piuttosto che al dolore che mi procurava con il suo andare avanti indietro con la cappella nell'intestino.
   Fabrizio mi ha punito in quel modo perché non voleva che godessi nella fica, poi a un certo punto mi ha sussurrato all'orecchio di masturbarmi e io l'ho fatto senza pensarci troppo sopra.
   E' stato un viaggio intenso quello che ci ha condotti entrambi all'orgasmo. Un percorso ricco di salite e discese, gemiti, tremori e pianti sommessi. Ogni volta che ero prossima a venire mi ha supplicato di aspettarlo e io ho rallentato l'azione delle dita che lisciavano il clitoride, poi ha ricominciato a incularmi.
   Abbiamo proseguito a scopare a lungo fintanto che ho raggiunto un orgasmo intenso e Fabrizio mi ha sborrato nel culo.
   Mentre scrivo questa pagina del diario il culo mi brucia da morire, la prossima volta non voglio farmi trovare impreparata. Meglio un po' di olio di vaselina piuttosto che un grumo di saliva da usare come emolliente.



Mercoledì 5 novembre


   Evaristo ha quarantadue anni, due più dei miei. L'ho conosciuto in una chat erotica, quella di Eroxè, un portale che mette a disposizione dei visitatori una serie infinita di racconti erotici, letture di cui sono una insaziabile consumatrice.
   La sera che ci siamo conosciuti ero parecchio su di giri, come spesso mi succede dopo che ho letto qualche racconto erotico. Evaristo ha fatto di tutto per alimentare la mia voglia di parlare, incuriosendomi con i suoi modi fascinosi, così mi sono decisa a confidargli alcune delle mie fantasie erotiche. L'ho fatto con la fica che mi prudeva e si scioglieva mentre digitavo lettere dell'alfabeto sulla tastiera del computer.
   Dopo un po' che chattavamo mi sono trovata bagnata fradicia fra le cosce, propensa a credere che lui c'havesse il cazzo duro. Abbiamo seguitato a scambiarci aneddoti erotici della nostra vita privata fino a mezzanotte, senza concludere niente di particolare, dopodiché ci siamo dati appuntamento per la sera seguente nella medesima chat erotica.
   Ventiquattrore dopo ero di nuovo in chat in attesa che sullo schermo del monitor comparisse il suo nickname. Quando è entrato in chat mi ha subito chiesto il numero del cellulare. La cosa mi ha colto di sorpresa, ma anch'io ero curiosa di ascoltare la sua voce e gliel'ho comunicato senza nemmeno chiedergli qual era il suo.
   Evaristo è dotato di una voce maschia, sensuale, pulsante, elemento distintivo degli uomini che non devono mai chiedere. La prima volta che abbiamo scopato al telefono mi ha fatto godere da impazzire. A nessun altro uomo avevo confidato una delle mie fantasie di dominazione. Eppure mi frullavano nella testa da parecchio tempo. Le ho esplicitate a lui e non è stato affatto difficile, anzi, liberarmene mi ha resa felice.
   In poco tempo abbiamo messo in piedi una atmosfera di dominazione. Lui ha voluto farmi da padrone e io ho accettato di essere la sua schiava. Ha cominciato a chiamarmi troia, puttana, e pompinara urlandomelo addosso a più riprese.
   Sentirmi apostrofata in quel modo da uno sconosciuto mi ha eccitata e fatto godere. Stare ad ascoltare gli epiteti ingiuriosi che mi scaricava addosso, e di cui mi ha fatto partecipe in un crescendo, mi ha condotto a toccarmi.
   Quando mi ha ordinato di mettermi in ginocchio sul pavimento e seguitare a masturbarmi, l'ho fatto come se fosse la cosa più normale di questo mondo.
   Ho raggiunto un orgasmo intenso. E' successo in breve tempo, contrariamente al solito, e mi è sembrato d'impazzire. Lui se n'è accorto, ne sono certa. Ha cominciato a farsi una sega e mi ha costretta ad ascoltare l'ansare del suo respiro mentre si masturbava.
   Ha voluto che gli parlassi mentre si toccava il cazzo descrivendogli come sono fatta. Naturalmente ho esagerato nel rappresentare il mio corpo. Gli ho anche mentito dicendogli che ho la quarta misura di reggiseno invece della seconda. La cosa lo ha eccitato perché non pensava che avessi le tette così grosse.
   Ha voluto sapere se ho il pube rasato e gli ho detto di sì, perché è questo che voleva sentirsi dire. Mi ha chiesto dei miei piedi, delle gambe, delle cosce, se ho fianchi larghi o stretti. Gli ho mentito su tutto, anche sull'età, dicendogli che ho ventidue anni invece dei miei quaranta.
   Ha seguitato ad ascoltare le mie parole fintanto che ha eiaculato sborrando una caterva di roba, perlomeno questo è ciò che mi ha riferito con parole sue al telefono.
   Dalla prima telefonata sono trascorsi sei mesi. Ogni tanto mi cerca e facciamo del sesso virtuale. Lo facciamo rimanendo ognuno a casa propria, attaccati al telefono.
   Sempre più spesso mi chiede d'incontrarlo fuori dalla chat perché sarebbe sua intenzione rendermi sua schiava per davvero, ma non ha ancora capito che quello di cui parliamo al telefono fa parte del mondo delle mie fantasie, giochi che prendono voce soltanto quando sto al telefono. Non ho nessuna intenzione d'incontrarlo perché di uomini con cui scopare ne ho anche troppi, ma nessuno è bravo come lui a farmi godere stando al telefono, ma questo non glielo posso dire.
   Di recente, in chat, ho fatto conoscenza con un altro uomo a cui ho concesso il mio numero di telefono. Il suo nome è Manlio. Con lui, come d'altronde, con Evaristo ho cominciato a fare del sesso virtuale al telefono. Questi due uomini sono diventati i miei amanti telefonici fissi, anche se detta così la cosa mi fa sorridere.
   Quando la sera sono sola in casa, e mi prende la voglia di masturbarmi, telefono indifferentemente a uno dei due. A volte sono loro stessi a presagire che ho voglia di masturbarmi e mi chiamano.
   Il nostro rapporto termina ogni volta nel momento in cui raggiungiamo l'orgasmo, allora ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla prossima occasione.
   Spesso sto intere settimane senza sentirli. Stasera mi ha telefonato Evaristo e ho goduto insieme a lui. Non mi era mai accaduto di provare così tanto piacere facendo sesso virtuale, merito della giornata uggiosa, forse, e della malinconia che mi tiene compagnia da stamani. E' questa la ragione per cui mi va di scrivere tutte queste stronzate nel diario.



Mercoledì 12 Novembre


   Quando mi alzo da letto ho l'abitudine di guardare il mio corpo allo specchio. Quello che vedono i miei occhi é la triste realtà dei miei difetti. Di fronte alla immagine nuda, ai seni asimmetrici, ai fianchi appesantiti, scopro evidenti i segni inarrestabili dell'età che avanza.
  Non c'è niente di più drammatico che scoprire qualche nuova ruga sul volto o qualche piega sull'addome che mi osserva provocatoria. Perfino i peli che mi proteggono la passera mi appaiono meno folti. Ho paura di scorgerne qualcuno grigio e non so accettarmi per quella che sono: una quarantenne!
   Le mie amiche, quando mi lamento, dicono che dovrei essere l'ultima, fra le donne del gruppo, a compiangermi, carina come sono. Se è vero che sono ancora bella come dicono loro, sono anche maggiormente soggetta a continue attenzioni da parte di uomini e donne rispetto alle brutte, ragione per cui devo essere perfetta in qualsiasi situazione.
   A differenza delle donne brutte ho maggiore scelta di spasimanti, questo sì, ma sono cosciente che la bellezza non ha niente a che spartire con ciò che sono dentro. Vorrei essere considerata soprattutto per le mie capacità intellettive, perché la bellezza è destinata a svanire col trascorrere del tempo. E quando sarò vecchia chi mi vorrà più?



Lunedì 1 Dicembre


   Da un mese a questa parte faccio l'amore tutti i pomeriggi. Scopo con Sergio, un tipo strano, come d'altronde lo sono anch'io.
   L'ho conosciuto in maniera del tutto casuale, davanti a un distributore automatico di bevande, al primo piano della clinica dove lavoro. Ci siamo trovati tutt'e due a consumare un caffè e abbiamo cominciato a parlare di tutto e di niente mentre assaporavamo la bevanda calda.
   Era in attesa di sua madre. L'anziana donna sarebbe uscita da un momento all'altro dalla porta a vetri del blocco delle sale operatorie, dove era entrata un'ora prima, per l'asportazione della cistifellea. Un intervento semplice, specie se eseguito in laparoscopia.
   Scorgendomi con la divisa da infermiera si era rivolto a me facendomi una serie di domande riguardanti l'intervento chirurgico della madre e io lo avevo rassicurato.
   Non ho chiaro nella memorie le parole che ha usato per invitarmi a cena. Quello che ricordo è che ho accettato l'invito senza rifletterci sopra come è nel mio costume quando un uomo mi piace.
   Oggi pomeriggio, come succede ogni giorno da un mese a questa parte, sono andata a fargli visita a casa sua. E' la mia natura di donna insaziabile che mi spinge ogni volta a recarmi da lui. 
   Sergio ha intuito subito di che pasta sono fatta. Già dal nostro primo incontro ha messo allo scoperto le mie fantasie erotiche, quelle che serbo nascoste alla maggioranza degli uomini con cui faccio sesso, perché troppo ingombranti. Lui mi ha aiutata a realizzarle, anzi, ha fatto di più, perché grazie a lui sono riuscita a raggiungere una serie infinita di orgasmi ad ogni nostro incontro. 
   Quest'oggi ha voluto farmi una gradita sorpresa. Abbiamo fatto di nuovo l'amore, ma stavolta mi ha scopata congiuntamente a due suoi amici.
   - Sei troppo bella per un solo uomo. - mi aveva detto qualche giorno fa e io, per scherzo o forse no, gli avevo risposto che mi sarebbe piaciuto farmi scopare da più cazzi per volta
   I suoi due amici nemmeno li conoscevo, ma sono contenta di avere fatto la loro conoscenza, soprattutto con i loro cazzi.
   - Ho una sorpresa per te mi ha detto Sergio quando, poco dopo mezzogiorno, mi ha raggiunto al telefono durante una pausa di lavoro fra un intervento chirurgico e l'altro.
   Uscendo dall'ospedale, poco dopo le tre del pomeriggio, l'ho trovato ad aspettarmi, poco distante dall'ingresso principale, seduto al posto di guida del suo sub nero, parcheggiato dall'altra parte della strada.
   Mentre mi avvicinavo alla macchina non ha smesso un solo istante di togliermi gli occhi di dosso. Gli piace stare a osservarmi, specie quando sono vestita elegante, con tacchi da dodici, occhiali neri avvolgenti, come fossi una puttana di classe.
   Abbiamo raggiunto una villa sulle prime colline, a una decina di chilometri dalla città, dove prima d'oggi non avevo mai messo piede. Superata la soglia di casa mi ha preceduta attraverso un breve corridoio fintanto che abbiamo raggiunto una camera da letto.
   Le imposte delle due finestre, opportunamente serrate, non lasciavano entrare nemmeno un filo di luce. Ha provveduto ad accendere una abat-jour, sistemata su uno dei comodini, dopodiché mi ha fatto sedere sul bordo del letto.
   Senza perdere tempo mi ha ordinato di spogliarmi e io ho ubbidito. Il cuore sembrava uscirmi dal petto per l'agitazione, conscia che il regalo promesso, a suo dire, mi avrebbe sconvolto. Una volta nuda si è allontanato dalla stanza, ma prima di separarci si è rivolto di nuovo a me.
   - Sei bellissima. - ha detto, dopodiché dal corridoio mi è pervenuto l'eco della sua voce mentre si rivolgeva a qualcuno, a me estraneo, che stava ad aspettarci nella stanza attigua a quella che avevamo occupato.
   Non sapevo se erano donne o uomini, e nemmeno qual era il numero delle persone in attesa, ma la cosa non mi imbarazzava granché perché quello che volevo era di realizzare la fantasia di essere scopata da più uomini nello stesso tempo, se invece fossero state donne mi sarei divertita a vedere Sergio scopare una di loro.
   Quando gli uomini, tutt'e due nudi, hanno messo piede nella stanza da letto erano abbastanza eccitati, e con il cazzo bene tiro. Di sicuro si erano masturbati per farselo diventare così duro.
   Lì per lì non ho fatto caso al loro volto presa com'ero dalla consistenza dei loro cazzi, uno dei quali era di notevoli dimensioni.
   Sergio mi ha ordinato di lasciarmi cadere sul letto, con la schiena all'indietro, cosa che ho fatto senza esitare, poi ha voluto che allargassi le cosce conservando le gambe penzoloni sul bordo del materasso a sfiorare con i piedi il pavimento.
   In quella posizione, con gli umori che mi scivolavano copiosi fra le cosce, dando lustro alle labbra della fessura della passera, confusa fra una fitta peluria nera, la lingua di uno dei due uomini è scivolata sul clitoride e mi sono sciolta come burro caldo.
   Sergio mi ha imposto di accostare tutt'e due le mani sulle tette e strapazzami i capezzoli. Ho subito cominciato a gemere e ansimare di piacere mentre l'uomo inginocchiato davanti alle mie cosce seguitava a leccarmi il clitoride.
   Mi sono tuffata a capofitto nel mondo di piacere trasmessomi dal movimento della lingua precipitando in uno stato confusionale. Nemmeno mi sono accorta che l'altro ospite, nel frattempo, si era piazzato sul letto accanto a me. 
   Sergio mi ha ordinato di prenderglielo in bocca, il cazzo, dopo che l'uomo si era messo cavalcioni sul mio petto. Ha disteso le braccia ben oltre il mio volto fino trovarsi nella posizione di un quadrupede.
Mi sono ritrovata distesa sul letto, con la cappella che pendeva sopra la mia bocca, ansiosa di prenderla fra le labbra e fagli un pompino.
   Il piacere che provo nel farmi scopare in bocca non ha eguali. Ma succhiare mentre qualcuno mi stava leccando la passera mi ha mandato sparata al settimo cielo.
   Il cazzo in gola ha un sapore favoloso. Mi piace succhiarlo e inseguire col capo il movimento del bacino di chi mi scopa nella bocca, specie se è ben dotato. E quello che stavo succhiando lo era.
    In questa prima fase Sergio se n'è stato per tutto il tempo in disparte, gridandomi addosso della troia, eccitandomi fino a mandarmi in trance rapita dal piacere che sapeva trasmettermi la strana situazione in cui mi sono venuta a trovare. Tutt'a un tratto, quando ancora non avevo raggiunto l'orgasmo, ha ordinato ai due uomini di scoparmi per davvero.
   Stordita di piacere mi sono ritrovata col petto sul torace di uno dei due uomini che subito ha provveduto a spingere tutta la sua dotazione, grossa più del normale, dentro la fica.
    Ancora adesso sto a chiedermi come ha fatto a starci tutto quell'arnese dentro me, boh! Quello che ho avvertito, quando la cappella mi ha penetrata, è che le pareti della vagina si sono allargate a dismisura per accoglierlo. Mi sono messa a gemere per il piacere che stava trasmettendomi la penetrazione mentre il cazzo mi scivolava tutto dentro.
   Il secondo uomo, nel frattempo, si è posizionato dietro il mio culo, in piedi davanti al bordo del letto. Ha aspettato che il cazzo dell'amico fosse penetrato per intero nella fica, dopodiché mi ha afferrato i fianchi con entrambe le mani e mi ha sputato un grumo di saliva sull'ano.
   Prima d'infilare la cappella nel buco del culo ha avvertito il compagno che mi stava scopando da sotto di rallentare la sua azione. Ha distribuito con le dita la saliva sulla pelle e mi ha dilato con un dito lo sfintere prima di avvicinare la cappella all'ano, poi mi ha penetrata.
Il dolore che ho avvertito è stato immane. Ho serrato i denti per non gridare, ma non per questo ho rinunciato a essere scopata da due cazzi contemporaneamente.
   Il piacere ha cominciato a crescere quando tutt'e due gli ospiti hanno incominciato a scoparmi. I due cazzi, separati da una sottile parete, hanno stimolato la mia carne sfregandosi uno contro l'altro mentre Sergio non si stancava di urlarmi della troia.
   Ho avuto l'impressione che volessero sfondarmi fica e intestino, ma l'effetto di qualche lacerazione ai tessuti dell'ano l'ho avvertito.
   Ho raggiungo un primo orgasmo scuotendomi tutta. L'urlo che mi è uscito dalla bocca non aveva niente di umano. Sono stata riempita si sborra e mi sono accasciata di lato per ricevere in bocca quella di Sergio che nel frattempo aveva cominciato a masturbarsi eccitato dallo spettacolo che gli stavamo dando io e i suoi due amici.
   Stavo ancora vivendo uno stato di ebbrezza quando Sergio si è rivolto a me.
   - Le prossime volte saremo sempre in tre a scoparti. Contenta?
Ho sorriso e ho chiuso le palpebre soddisfatta.



Martedì 2 Dicembre


   Gli stessi pensieri che ieri sera mi hanno eccitata a dismisura, nel momento in cui ho raccontato sulle pagine di questo diario della scopata che mi sono fatta nel pomeriggio con tre uomini, stamattina mi fanno rivoltare lo stomaco.
   Mi chiedo se c'è qualcosa di morboso nei diversi modi che ho di rapportarmi con gli altri, oppure se fare del sesso con chiunque sia solo un modo per liberarmi dell'ansia che mi porto appresso.
   Il mio disagio esistenziale ha una causa precisa. Risale a quando, all'età di quattordici anni, sono stata violentata da un gruppo di coetanei. Scopare con chiunque serve a farmi dimenticare quell'avvenimento, una violenza che ha sconvolto la mia esistenza e di cui non ho fatto mai parola con nessuno.
   Non so cosa mi riserverà il futuro, me lo chiedo spesso, nel frattempo vado avanti per inerzia perché non so darmi nessuna risposta. Ho l'impressione di non andare da nessuna parte ed è abbastanza preoccupante. L'unica mia certezza è l'amore che riverso su tutto ciò che mi sta attorno, e allora anche il sesso, pure se vissuto e giocato in modo estremo, può aiutarmi a raggiungere la felicità.




Venerdì 5 Dicembre


   Samantha l'ho conosciuta due anni fa, d'estate. Il nostro è stato un colpo di fulmine. Ci siamo perdutamente innamorate come due cerbiatte dopo un paio di volte che siamo andate a letto insieme.
   Per un anno intero mi sono cullata del suo amore, ma tutto è finito quando ha scoperto che oltre a fare del sesso con lei scopavo anche con degli uomini. Che ci posso fare? Sono fatta così. Non mi piace appartenere a nessuno e chi mi sta accanto deve accettarmi per quella che sono, oppure lasciarmi nel letamaio dove sto.
   Ieri, a distanza di mesi, ho incrociato di nuovo il suo volto. E' accaduto in uno dei viali dell'ospedale. Quando si è accorta della mia presenza ha girato lo sguardo da un'altra parte e ha finto di non vedermi.
   Mi sarebbe piaciuto ricevere un sorriso. Se lo avesse fatto mi sarei lasciata trascinare via senza opporre alcuna resistenza. Avremmo potuto fare di nuovo l'amore, magari a casa sua, sopra il soffice materasso di piume d'oca del suo letto, come eravamo solite fare tempo addietro, oppure trovare rifugio in una qualsiasi stanza d'albergo a lei gradita.
   L'avrei lasciate libera di fare ciò che voleva di me, senza opporre la minima resistenza. Sarei rimasta in silenzio, lasciando che si nutrisse del mio corpo. Mi sarei fatta sbattere in tutti i modi, dandomi tutta a lei, come ho sempre fatto quando stavamo insieme. Invece ha proseguito per il suo cammino, ignorandomi, senza degnarmi di un saluto, la stronza.
   Samantha e io ci siamo conosciute in piscina un paio di estati fa. Me ne stavo sdraiata su un lettino, ad arrostirmi al sole, quando, per stanchezza, mi sono addormentata.
   Tutt'a un tratto alcune gocce d'acqua, che dall'alto precipitavano sul mio corpo, mi avevano riportato alla realtà. Aprendo gli occhi avevo scorto un paio di gambe lunghe, bene tornite e dei seni di una straordinaria bellezza contenuti, a stento, all'interno di sottili triangoli di stoffa che a malapena nascondevano l'areola dei capezzoli.
   Appena uscita dalla vasca della piscina Samantha spandeva attorno a sé un turbinio di gocce d'acqua mentre era intenta ad asciugarsi la pelle con un telo da mare. Avvedutasi del fastidio che stava arrecandomi si era prontamente scusata, dopodiché aveva preso posto sul lettino prendisole, di fianco al mio, stendendosi supina, con lo sguardo rivolto nella mia direzione.
   I nostri occhi si erano incrociati più volte e dalle sue labbra avevo visto affiorare un amichevole sorriso accompagnato da un inesplicabile battito di ciglia.
   Dopo un po' che ci fronteggiavamo, scambiandoci delle occhiate, Samantha mi aveva rivolto la parola, poi avevamo seguitato a conversare sedotte una dall'altra. Da coricate, posizione che avevamo conservato a lungo, c'eravamo sedute sul bordo di legno dei rispettivi lettini e avevamo finito per trovarci una di fronte all'altra.
   Quel giorno ero rimasta affascinata dalla bellezza del suo viso e dalle forme burrose del corpo, ma soprattutto dal colore della pelle, di un rosa particolarmente seducente.
   I capezzoli non troppo grossi, appuntiti, trapassavano l'esile tessuto del costume da bagno ed erano un segno evidente del suo stato di eccitazione.
Una vampata improvvisa, provocata dal desiderio di scoparla, mi aveva fatto tremare tutta. Avrei depositato volentieri la bocca sulle sue tette e succhiato i capezzoli. Ma soprattutto avrei voluto accarezzarla nell'incavo fare le cosce, dove la pelle è più morbida, invece non avevo fatto niente di tutto quanto avrei desiderato fare.
   Samantha non si era accorta del mio stato, o perlomeno non lo aveva dato a vedere, infatti, aveva proseguito a parlare di cose che neanche ascoltavo perduta com'ero nel divorare, con gli occhi, ogni ammiccamento delle pieghe del suo viso.
   Durante quel pomeriggio di luglio, trascorso in piscina, c'eravamo scoperte subito amiche, anche se l'unica cosa che avevamo in comune era che tutt'e due desideravamo fare del sesso con l'altra.
   Il lampo di desiderio che avevo scorto nel suo sguardo mentre conversavamo in piscina l'avevo ritrovato al ristorante dove mi aveva condotta quella stessa sera.
   Per tutta la notte avevamo scopato nel letto di casa sua dove ero rimasta fino all'alba. Al risveglio avevamo ripreso a fare l'amore giurando una all'altra che non ci saremmo più separate, invece.
   Con Samantha ho trascorso uno dei periodi più belli della mia vita. Averla rivista, mi ha fatto tornare alla mente molte delle cose che mi sono appartenute del suo corpo.
   Samantha ha finto di non vedermi, ma non mi ha dimenticata. Sarebbe sufficiente che tornassimo di nuovo a sfiorarci, toccarci, per ricominciare tutto da capo. Prima o poi sono certa che accadrà.



Giovedì 11 Dicembre


   Da quando Michele e io facciamo coppia fissa scopo soltanto con lui, oltre che con Letizia. Per quale motivo dovrei mettermi a succhiare degli altri cazzi? Ho la fortuna di godere della sua presenza nella mia vita e a lui voglio fare dono della mia bocca, e perché no? anche del culo.
   Non so per quanto tempo andrà avanti la nostra storia, ma non m'importa granché. Mi conosco troppo bene per pensare che non resteremo insieme per tutta la vita, intanto, però, godo del suo cazzo.
E' una ossessione amorosa, lo so, e non posso farci niente. sono una donna insaziabile, specie quando ho la fica in calore. Già sto pensando a quando, stasera, mi allargherà le cosce e andrà alla ricerca di un buco, uno qualsiasi, in cui infilarci il cazzo. Farò di tutto perché non lo trovi subito perché mi piace quando mi strofina la cappella sulla pelle.
   Penso che dopo averlo fatto eiaculare, sborrandomi nel culo o nella fica, m'inginocchierò davanti a lui e incomincerò a succhiarglielo, il cazzo, fintanto che lo sentirò titillare fra le labbra e cercherò di farlo eiaculare di nuovo.
   Mi piace affondare la cappella in gola, detergerla di saliva, leccarla, succhiarla, sbatterla fra i denti e sentire che è dura, ma più di tutto godo quando mi sborra in bocca.
   i eccito da impazzire quando Michele sta godendo per merito mio, specie se mi sbatto il clitoride per raggiungere l'orgasmo insieme a lui mentre gli umori della fica m'infradiciano le cosce.
   Fra meno di quattro ore sarà qui. A mia disposizione ho tutto il tempo necessario per prepararmi alla sua visita. In verità sono indecisa se fare una doccia oppure immergermi nei sali profumati della vasca da bagno e rimanere a lungo in ammollo. Penso che sceglierò quest'ultima soluzione, sì... penso proprio di sì.



Lunedì 15 Dicembre


   Mio padre non ha mai perso l'abitudine di darmi consigli. Lo fa perché gli sta a cuore la mia salute, dice lui, ma in realtà è un grande rompiballe. L'ultimo dei suoi suggerimenti riguarda il modo in cui sono tenuta a bere il caffè.
   - Mi raccomando Erika, quando consumi un caffè, specie in un locale pubblico, colloca sempre il manico della tazzina alla tua sinistra. In questo modo metterai le labbra dalla parte meno utilizzata dalle persone che ne hanno fatto uso prima di te. Non bisogna dare per scontato che la tazzina sia stata accuratamente lavata. Si fa presto a rimanere contagiati da chi ha un herpes sul labbro o più semplicemente da chi è portatore di qualche virus come quello dell'influenza.
   Ormai c'ho fatto l'abitudine a consumare il caffè con il manico della tazzina stretto nella mano sinistra. Anche stamani, quando ho messo piede nel bar sotto casa per consumare la colazione, ho dato seguito al consiglio di mio padre, ciononostante stasera ho la febbre.
   Stavolta ho l'impressione che la febbre sia prodotta da qualcosa di molto più grave di una semplice influenza.
   Da alcuni giorni soffro di un fastidioso prurito alla vagina. Ho insistito a lavarmi le piccole e le grandi labbra con dei frequenti bidet, ma il prurito si ripresenta mezzora dopo che ho eseguito le abluzioni.
Queste poche linee di febbre mi preoccupano. E' possibile che ci sia una relazione con il prurito alla vagina. Eppure non ho alcun tipo di perdite sierose e nemmeno sento bruciore all'uretra.
   L'insistenza del prurito mi ha fatto pensare parecchio a quando, anni fa, mi sono beccata lo scolo per la prima volta. All'epoca avevo solo diciotto anni e sapevo poco o niente a proposito delle malattie che si trasmettono per contagio sessuale, a dire il vero nemmeno mi ero accorta di essere ammalata. E' stato il dermatologo a informarmi che avevo contratto la blenorragia. 
   La malattia, specie in noi donne, come si prese la briga d'informarmi il medico, spesso è del tutto asintomatica. Possono trascorrere intere settimane o in certi casi addirittura mesi prima che i microrganismi agenti della malattia vengano scoperti come è accaduto nel mio caso.
   In quella occasione non avevo secrezioni purulente alla vagina e all'uretra, né difficoltà a urinare e nemmeno pisciavo di frequente come succede a chi ha lo scolo. Quello di cui soffrivo era un intenso dolore all'addome quando evacuavo le feci. Quando mi sono accorta della presenza di muco e pus negli escrementi ho preso paura e mi sono rivolta al medico di famiglia senza informare mamma e papà del mio stato. E' stato il mio medico di famiglia a indirizzarmi dal dermatologo.
   Quella di cui soffrivo era una gonorrea rettale. L' avevo contratta scopando con un partner occasionale cui avevo permesso d'incularmi.
Se penso a quanto mi è accaduto in quella circostanza posso ritenermi fortunata. Perché? Beh, meglio essermi presa lo scolo nel culo piuttosto che una faringite gonococcica frutto di un maldestro pompino.
   Durante il tirocinio formativo per diventare infermiera, una decina di anni fa, mi era capitato di lavorare per un paio di settimane in uno degli ambulatori di dermatologia. In quella occasione avevo coadiuvato un medico dermatologo mentre visitava un paio di ragazze affette da scolo in bocca. Non avevo mai pensato che un pompino potesse provocare effetti così fastidiosi alla gola, invece...
   Stasera, prima di scrivere queste riflessioni sul diario, ho guardato con cura il tessuto della biancheria intima che porto addosso. In effetti non ho riscontrato nessuna traccia di secrezioni provenienti dalla vagina e nemmeno dal retto.
   La volta in cui mi ero presa lo scolo nel culo il dermatologo aveva provveduto a eseguire degli esami colturali prelevando con un tampone il muco che stagnava nell'ampolla dell'ano. Lo aveva depositato su un vetrino che aveva provveduto a inviare al laboratorio di microanalisi.
   In quella occasione, nonostante le raccomandazioni del dermatologo, non ero stata in grado d'informare il tizio che mi aveva contagiata perché non sapevo niente di lui. Lo avevo incontrato in discoteca e mi era del tutto sconosciuto. E poi doveva essersi accorto prima di me dello scolo che aveva addosso. Maledetto lui!
   Quando c'eravamo trovati nell'abitacolo della sua automobile, e aveva insistito per scoparmi, gli avevo dato il culo soltanto perché ero mestruata e non mi andava di sporcargli il cazzo di sangue. Meno male che non gli ho dato anche la bocca.
    La terapia antibiotica con ampicillina aveva risolto facilmente il problema. Dopo pochi giorni dall'inizio della terapia muco e pus erano scomparsi dalle feci. Per un paio di settimane mi ero astenuta dall'avere rapporti sessuali con chiunque, come da consiglio medico, dopodiché ero tornata ad essere la troia che ero prima del contagio.
   Spero che il prurito di cui sono vittima scompaia alla svelta. Già altre volte mi è capitato d'averlo. Adesso che ci penso è sempre accaduto in prossimità del ciclo mestruale, solo che le altre volte durava soltanto un paio di giorni mentre ora sembra persistere. Che sia una infezione micotica?



Martedì 16 Dicembre


   Ho provato a lavarmi la passera col bicarbonato. Una amica mi ha consigliato il Tantum rosa, un'altra la Saugella per trovare sollievo dal prurito, ma tutto si è rivelato inutile per ora...



Giovedì 18 Dicembre


   Miracolo! Il prurito alla passera è sparito!!!



Sabato 20 Dicembre


   Eccomi qui, ancora una volta, a scrivere di me stessa. Fra meno di un paio di settimane arriverà l'anno nuovo. Mi sto chiedendo cosa è cambiato nella mia vita da quando, sei mesi fa, ho iniziato a scrivere questo diario. Non molto, se si eccettua il distacco che poco per volta si è venuto a creare fra me e Letizia. Troppe cose ci separano, forse. Per prima cosa la differenza di età, (lei ha ventidue anni io quaranta) e poi la diversa cultura, il modo di pensare, di affrontare i problemi di tutti i giorni. Sono stanca delle sue frequenti scenate di gelosia, delle discussioni, forti, pesanti.
   Le ho ribadito in più di una occasione il bisogno che ho di sentirmi libera, non voglio essere legata sentimentalmente a nessuno. Letizia dice che è d'accordo con me, pare mi ascolti, ma alla fine non mi accetta per quella che sono.
   Si avvicina il Natale e ho tante cose da fare. Per prima cosa devo prendere un appuntamento con l'estetista. Ultimamente mi sono un po' trascurata, e poi ho bisogno di rinnovare il guardaroba, ma non ho intenzione di attendere i saldi di gennaio per fare degli acquisti.
   Non voglio correre il rischio di trovare esaurite le cose che mi piacciono e ho visto esposte nelle vetrine. Coi saldi avrei di sicuro difficoltà a trovare le cose adatte alle mie misure. E poi devo andare a caccia di regali, ne ho parecchi da fare, ma quest'anno farò economia acquistando solo cose a basso prezzo. Spero comunque di ricevere un sacco di regali, questo sì. Intanto vado avanti con la mia solita vita anche se non sono felice.



Giovedì 8 Gennaio


   Da un paio di mesi trascorro il sabato sera in discoteca. Ballo, bevo, fumo hashish, e il più delle volte rimorchio qualche macho con cui scopare. L'unico mio rimpianto è che, dopo avere fatto l'amore fino all'alba, sono costretta a trascorrere il resto della domenica chiusa dentro casa, a dormire a oltranza, per recuperare il sonno perso, col risultato che quando mi sveglio ho un tremendo cerchio alla testa mentre fuori c'è il sole e io non riesco a godermi appieno il giorno di festa.
   Andare in discoteca il sabato sera non sarà una gran cosa, comunque è sempre meglio che sprecare il tempo davanti allo schermo di un computer, a piangersi addosso, come fanno molte delle mie amiche che trascorrono la serata collegandosi a dei social forum come MySpace o Facebook.
   Nonostante il grande battage pubblicitario ho lasciato passare parecchio tempo prima di iscrivermi a uno qualsiasi di questi social forum. Ho ceduto alla tentazione quando nella posta elettronica mi è giunto un messaggio di Massimo, un medico chirurgo con cui scopo saltuariamente, che mi sollecitava a sottoscrivere un account a Facebook, dopodiché, una volta iscritta, mi è successo di tutto.
   Grazie a Facebook sono assillata da richieste di amicizia. Ho persino ripreso contatto con amici e amiche di scuola che avevo perso di vista da tempo memorabile. Con alcuni di loro, in passato, ho persino avuto delle storie e ci ho fatto l'amore, poi ci siamo persi di vista e adesso insistono per incontrarmi di nuovo.
   Il potere che hanno questi sistemi multimediali di comunicazione su noi tutti ha dell'incredibile. Con Facebook sono venuta a contatto con un numero spropositato di uomini e donne. Adesso ho la rubrica piena di numeri di telefono. Ricevo una infinità d'inviti di uomini che vogliono rimorchiarmi. Ho accettato la richiesta di andare a cena con alcuni di loro. Però che stress!
   Di Facebook detesto soprattutto le catene di S. Antonio, i quiz pallosi, senza senso, ma soprattutto non sopporto di ritrovarmi la posta elettronica intasata di messaggi inutili, cazzo! che poi ci metto un sacco di tempo a cancellarli.
Non so quanto tempo resisterò prima di disfarmi dell'account di Facebook, anche se alcuni amici mi hanno detto che è pressoché impossibile cancellarsi definitivamente. Boh! Chissà se è vero, comunque mi informerò al momento opportuno.
   Di sicuro se voglio leggere e scrivere due stronzate su argomenti specifici preferisco farlo sui newsgroup. Facebook è soltanto uno spazio per farsi i cazzi degli altri. Sta di fatto che se non sei iscritta a un social forum sei considerata una sfigata, ma alla fine non li trovo così divertenti come li descrivono gli altri.



Martedì 13 Gennaio


   Ho letto sulle pagine di un sito web che esiste un metodo abbastanza pratico per recuperare la verginità: il Vinavil. 
L'Attack? Quello assolutamente no, eh...



Martedì 20 Gennaio


   Stasera sono stata raggiunta da una telefonata anonima, l'ultima di una lunga serie. Un uomo voleva sapere come sono vestita, se indossavo le mutandine, che misura porto di reggiseno.
   Ho risposto dicendogli che dentro casa giro nuda anche d'inverno, dopodiché ho abbassato il ricevitore senza dargli il tempo di replicare.
   E' un maniaco quello che insiste a telefonarmi. Per niente soddisfatto delle mie risposte ripete ogni volta le medesime domande. Lo fa con voce confusa, probabilmente si masturba mentre parla, lo stronzo.
   Non mi interessa sapere chi sia costui, di sicuro deve essere uno che ha dei problemi psichici. Se mi stancherò, uno di questi giorni andrò dritta dai carabinieri e farò una denuncia contro ignoti.
Preferisco ricevere le telefonate seppure di gelosia di Letizia piuttosto che quelle di un maniaco che si spara seghe ascoltando la mia voce.



Martedì 3 Febbraio


   Un battito di mani ha accolto la caduta del drappo che ne copriva la targa commemorativa. L'iscrizione ricorda un medico recentemente scomparso, uno dei tanti che ha dato lustro al nostro ospedale.
Le cerimonie servono agli amministratori per commemorare medici illustri e grandi benefattori, nessuna lapide ricorda il lavoro di una qualsiasi infermiera.
   a Dirce, recentemente scomparsa, aveva lavorato per quarant'anni in corsia. Nella sua lunga carriera d'infermiera aveva visto più cazzi di un qualsiasi pisciatoio e ne aveva stretto fra le dita più che una prostituta. E' morta, sola, come una di loro.



Giovedì 12 Febbraio


   Oggi non ho voglia di raccontarmi, ma potrei comunque scrivere qualcosa a proposito delle mie ricorrenti fantasie e nutrirmene, questo sì, questo posso farlo.
   Stamattina mi sono svegliata, sola nel mio letto, eccitata da un sogno erotico. Mi sono toccata fra le cosce ed ero tutta bagnata. Le dita mi sono scivolate sul clitoride e ho cominciato lentamente a sfregarlo. Toccarmi al risveglio mi aiuta ad affrontare la giornata nel modo migliore.
   Mentre affondavo le dita nelle grandi labbra ho avuto l'impressione che il clitoride avesse bisogno di essere sfiorato così come io avevo bisogno del piacere che sa darmi nel toccarlo.
   Ho chiuso gli occhi e mi sono regalata una fantasia erotica, la solita: fare sesso con tre uomini. Mi sono ricordata della volta in cui Sergio e un paio di suoi amici mi hanno scopata tutt'e tre, così ci ho dato dentro a sbattermi la passera con le dita.
   Ho immaginato di essere cavalcata da uno dei maschi mentre fremevo in attesa che uno degli altri due uomini mi ficcasse la cappella nel culo. Il terzo invece ho immaginato che mi urlasse dietro frasi oscene, sollecitandomi delle risposte che invece non riuscivo a dargli.
   Mentre rincorrevo la mia fantasia le dita andavano dietro alla mia eccitazione e scorrevano sul clitoride. Il ritmo si è fatto più convulso e il piacere ha cominciato a dilagare in tutto il mio corpo. Le gambe hanno preso a tremarmi, ho cominciato ad ansimare mentre sentivo su di me la voce dei tre uomini che mi incitavano a raggiungere l'orgasmo.
Quando sono stata prossima a venire ho immaginato di stringere nella mano il cazzo del terzo uomo, masturbandolo, per ingrossare il suo e il mio piacere.
   Ho seguitato a strofinare il clitoride, gonfio come un cece, mentre il godimento cresceva a dismisura specie nel mio cervello. Le dita hanno proseguito a incunearsi nella fica bagnata dei miei umori. Sono esplosa di piacere immaginando che i tre uomini che mi stavano d'intorno mi inondassero di sperma, dopodiché mi sono arricciata su me stessa. Mi sono addormentata di nuovo prima che la suoneria dell'orologio mi svegliasse definitivamente per andare al lavoro in ospedale.



Sabato 21 Febbraio


   Fare dello shopping a basso costo, andando in giro per gli Outlet, è un passatempo a cui non so sottrarmi. Questa mattina, Letizia e io, siamo salite sulla mia Peugeot 206 e ci siamo spostate nella vicina città di Fidenza.
   L'Outlet Fidenza Village è una borgata fasulla, ingannevole, dove trova posto una catena di negozi in cui è possibile, per chi come me è dedita allo shopping, scovare intere collezioni di abiti firmati, seppure della stagione precedente, dei più prestigiosi marchi italiani e internazionali a prezzi ridotti fino al 60%.
   Mi rendo conto che fare dello shopping sta rivelandosi una vera droga. Ne sono conscia, ma non riesco a contenermi dal farlo, è più forte di me. Spendere è una delle poche cose che mi rende felice. Oggi in un paio di ore ho speso circa 1000 euro portando a casa jeans, camicie, lingeria di ogni tipo e cose varie.
   In questi ultimi anni si è andato modificando nella mia testa il significato che do alla vita. Mi sto accorgendo che la sto confondendo per un grande centro commerciale dove la cosa che conta maggiormente è quella di darmi all'acquisto di oggetti.
   C'è stato un tempo, non troppo lontano, in cui mi muovevo per la città, da un locale all'altro, in cerca di uomini e donne da scopare, adesso quello che mi preme maggiormente e di mettermi alla ricerca di oggetti scontati da acquistare.
   Sono cosciente che comportandomi in questo modo spreco tempo ed energia nel valutare tariffe e prezzi per trovare quelli più scontati, ma non so farne a meno è più forte di me.
   La ricerca ossessiva del risparmio più conveniente potrebbe a lungo andare condurmi anche al risparmio di me stessa e non voglio che ciò avvenga. Il solo pensare che possa accadere una simile eventualità mi mette addosso una certa paura.
   So bene che le grandi firme della moda hanno negli Outlet un canale preferenziale per guadagnare sulla roba che gli è rimasta sul groppone durante l'anno precedente. E so anche che riescono a smaltirla solo in posti come questi, mentre un tempo quella stessa merce finiva sulle bancarelle dei mercati rionali. Ma sono figlia dei centri commerciali, dei negozi e delle bancarelle come tutte le donne del mio tempo.
   Quella del risparmio è solo una illusione che ci propinano i commercianti per spingerci a dilapidare i nostri soldi. Purtroppo il consumismo si nutre delle nostre debolezze, noi donne siamo esseri fragili e abbiamo bisogno di entrare in possesso di qualcosa che ci faccia contente. Fare spesa all'Outlet mi aiuta a sognare e mi costa meno che in qualsiasi altro posto.



Giovedì 26 Febbraio


   Che ha di speciale questo mio corpo per essere così desiderato? Non ho più vent'anni, ma ne tengo venti di più, eppure sono appetita da un grande numero di maschi che mi girano d'intorno come animali in calore, sniffandomi la pelle, odorandomi la fica, riempiendomi di grazie, umiliandosi ai miei piedi per ottenere favori.
   Cos'è che fa di me una donna interessante? Non lo so. A dire il vero me lo chiedo spesso quando sono in compagnia di amiche e compagne di lavoro, specie se sono fatta segno di attenzioni dagli uomini che mi circondano.
   Che sia una questione di fica? No, quella ce l'ho uguale a tutte le altre donne: un taglio verticale fra le cosce e nulla di più. Che sia desiderabile perché l'ho un poco più stretta di chi ha partorito uno o più figli? Oppure è l'odorosa fragranza di cui è pregna che la rende appetita agli uomini? A mia discolpa posso sostenere che ho l'abitudine di mantenerla pulita, elegante e perfettamente rasata tutt'attorno anche se ciò mi provoca prurito.
   Sono consapevole che alla maggioranza degli uomini piace vederla calva. Forse perché hanno l'impressione di trovarsi di fronte a una adolescente, piuttosto che a una quarantenne, cosa che sembra eccitarli oltre ogni limite.
   Il resto del mio corpo assomiglia a quello di tante altre donne. Ho un paio di tette, non troppo grosse in verità, gambe ben tornite, capelli scuri, lunghi e lisci, e sono alta quanto basta.
C'è chi afferma che sono un tipo volgare, di facili costumi, che mi lascio andare a comportamenti sopra le righe. E' probabile che sia giudicata in questo modo soltanto perché scopo con chiunque mi piace, anche con più uomini per volta, se capita. E' questo il vero motivo per cui la gente, i benpensanti, mi hanno affibbiato l'appellativo di ninfomane. Ma sbagliano di grosso perché sono soltanto una donna che ama vivere la vita. Mi diletto a fare l'amore con chi mi piace e continuerò a farlo, mettendo in pratica i dettami di questi principi a dispetto di una certa cultura bacchettona che imperversa in questa società.
   Ringrazio Dio per avermi dato dei genitori che mi hanno educato a vivere la vita. Non mi sarebbe piaciuto avere un padre come quello di Bob e John Kennedy. Un uomo che, all'insaputa della moglie, decise di sottoporre una delle figlie, Rosemary Kennedy, a lobotomia.
   Prese questa decisione perché la condotta sessuale della ragazza era troppo libera e spregiudicata, perlomeno per quei tempi.
   Rosemary era un tipo di ragazza vivace con qualche problema di ritardo mentale che la rendeva diversa dalle coetanee. Il timore che questi atteggiamenti potessero in qualche modo compromettere la carriera dei rampolli maschi della famiglia fece decidere Joseph Kennedy all'operazione.
   Rosemary aveva 22 anni quando fu sottoposta a lobotomia. L'operazione fu considerata un successo dai chirurghi che eseguirono l'intervento. Dopo la dimissione dall'ospedale la ragazza fu rinchiusa in una casa per disabili mentali dove rimase, condannata da una forma di autismo, per il resto della sua esistenza.
   C'è una bestia dentro me. Un animale vivo che mi divora giorno dopo giorno. Un male che sembra non darmi scampo. Ci convivo da parecchi anni. Non riesco a fare progetti come la maggioranza delle persone. Vivo alla giornata, consapevole di avere una pistola puntata alla tempia e un solo proiettile in canna.
   Ho l'impressione di giocare alla roulette russa, allo stesso modo di Nikanor Chevotarevic, protagonista del film "Il cacciatore". Anch'io come lui sto in attesa del tracollo finale, in fin dei conti rimane pur sempre il destino che accomuna tutti gli uomini sulla terra. Ma intanto vivo, amo, soffro, perché non posso trovare pace sottraendomi al gioco della vita.



Martedì 3 Marzo


   Stamani navigando fra le pagine web del giornale della mia città mi è capitato di leggere questa notizia:

   Amanti focosi restano "attaccati" e devono essere soccorsi dal 118. Entrambi sposati con figli. Colleghi in un centro commerciale (lei cassiera, lui guardia giurata). Amanti da diverso tempo.
   Immaginate l'imbarazzo della coppia, quando dopo avere trovato una pausa del lavoro per un focoso incontro nella toilette del centro i due si sono trovati "incastrati". Proprio così: come riferisce la Gazzetta dell'Adda, il rapporto è stato tale che i due non riuscivano più a staccarsi, e hanno dovuto fare intervenire il 118.
    Operazione non semplice: gli infermieri, non senza parecchio imbarazzo, hanno caricato i due sull'ambulanza dopo averli opportunamente nascosti sotto un telo durante il trasporto in barella, e li hanno trasportati all'ospedale per l'operazione di distacco.
   La cronaca aggiunge che, per una casualità, alla scena avrebbe assistito anche il merito di lei. Ma non meno problemi ci sono stati per "lui": la guardia giurata, infatti, è stato licenziato in tronco, perché - diversamente dalla cassiera che aveva concluso il suo turno - l'uomo si trovava ancora in servizio.
   Ho provato a immaginare cosa sia potuto accadere nelle quattro mura di quel gabinetto, ma non sono riuscita a trovare una sola risposta valida. Come è possibile che due persone, uno maschio e l'altra femmina, rimangano attaccate l'uno all'altra. Boh! Indagherò...



Mercoledì 4 Marzo


 Ieri ho riportato nel diario la notizia di due amanti focosi soccorsi dal 118. Oggi mi è bastato digitare su Google "amanti incastrati" che sono uscite fuori una infinità di situazioni simili a quella che ho descritto ieri e avevo tratto dal sito "Gazzetta di parma.it".
   In realtà la letteratura medica porta a escludere il verificarsi di un simile inconveniente. Le contrazioni femminili possono effettivamente verificarsi e sono note con il termine tecnico di vaginismo. Tuttavia tale disturbo, di origine nervosa, si manifesta prima dei rapporti rendendoli di conseguenza impossibili.
   Ho letto che gli unici casi accertati di "amanti incastrati" vedono come protagonisti non gli esseri umani, bensì i cani. Questa specie animale, infatti, presenta caratteristiche anatomiche e fisiologiche che rendono normale la persistenza dell'unione tra maschio e femmina dopo il coito. Pertanto tutte le storie inerenti "amanti incastrati" che ciclicamente appaiono sulla stampa sono solo frutto di leggende metropolitane.



Giovedì 12 Marzo


   Le ultime due settimane sono state un calvario. Non sono riuscita a dormire più di due ore consecutive per notte. Tutta colpa dei turni di reperibilità notturna che mi hanno obbligata ad essere disponibile, insieme all'equipe chirurgica di cui faccio parte, nei casi in cui si renda necessario un intervento chirurgico urgente. 
   Il caso ha voluto che Giuditta e Mariella, due delle infermiere strumentiste che fanno parte dell'equipe della clinica in cui presto servizio, si siano ammalate contemporaneamente obbligandomi a prolungare il mio turno di reperibilità per un'altra settimana, tanto che fare del sesso in questo periodo mi è stato pressoché impossibile. Una sera soltanto, sabato scorso, presa dalla stanchezza più che dal desiderio, ho cercato di sbattermi la fica con le mie dita.
   Prima di toccarmi, per eccitarmi, ho fantasticato cose porche. L'ho fatto perché mi si bagnasse la passera, detesto masturbarmi se non l'ho già bagnata.
D   a sola, nel mio letto, ho cominciato a toccarmi attenta a mantenere le cosce spalancate, ansimando di piacere, con le dita affossate nella fica ad inghiottire la mia stanchezza. Sono venuta abbastanza facilmente e la cosa mi ha stupita stanca com'ero.
   Quando poco dopo mezzanotte mi sono addormentata, con ancora nelle orecchie l'eco delle dita che sbattevano contro il clitoride, il telefono a cominciato a squillare. Mezz'ora dopo ero già in sala operatoria insieme all'equipe di medici chirurghi ad amputare una gamba ad un tizio rimasto vittima di un incidente stradale.



Sabato 14 Marzo


   Nel momento in cui ho ruotato la chiave della messa in moto un rumore tonfo del motorino di avviamento della mia Peugeot 206, diverso da quello cui sono abituata, seguito da un paio di sussulti dei pistoni dei quattro cilindri, non è stato sufficiente per fare partire la macchina.
   Per niente scoraggiata ho ripetuto la manovra girando la chiave una seconda e una terza volta, ma il risultato è stato sempre il medesimo. Scoraggiata ho lasciato cadere le spalle sul sedile, certa che a quell'ora, da poco era passata mezzanotte, non avrei trovato nessun elettrauto disposto a venire in mio soccorso.
   Avevo messo piede in sala operatoria verso le nove di sera, perché reperibile, chiamata a coadiuvare l'equipe di medici chirurghi impegnati in un intervento chirurgico d'urgenza. Nella fretta di raggiungere il posto di lavoro, una volta parcheggiata la macchina dinanzi la clinica, avevo dimenticato di spegnere i fari e la batteria si è scaricata.
   Prima di ieri sera la mia Peugeot 206 non aveva mai dato problemi di sorta. E poi ha soltanto due anni di vita e percorso 10.000 Km.
Preso atto che qualsiasi tentativo di mettere in moto la vettura sarebbe risultato inutile, non mi sono persa d'animo. Ho tolto dalla borsetta il cellulare per chiamare un taxi che mi riportasse a casa. Stavo per digitare il numero quando qualcuno ha bussato con insistenza contro il vetro della portiera, dalla parte del sedile dove avevo preso posto.
   Attraverso le gocce di pioggia che decoravano il vetro della portiera ho riconosciuto il volto di Kemal, un medico specializzando che da un paio di anni presta servizio in clinica.
   - Sei in difficoltà? - mi ha chiesto.
   - Humm...devo avere la batteria scarica. Ho dimenticato le luci di posizione accese. Il motore di avviamento non vuole saperne di mettersi in movimento. - ho risposto sfiduciata.
   - Se vuoi posso offrirti un passaggio verso casa. Dai, sali sulla mia macchina che ti accompagno. - ha detto indicandomi una station-wagon parcheggiata poco distante dalla mia vettura.
   Ho esitato prima di accettare l'invito. Non mi piace che la gente mi veda in giro per la città, specie di notte, in compagnia di uomini dalla pelle nera. Non sono razzista, anzi, ma in ospedale medici e colleghi di lavoro ci mettono poco a etichettarti se ti vedono in compagnia con qualcuno dalla pelle scura. Nonostante tutte le mie riserve sono salita sulla sua Opel station-wagon. 
   Quando ho accettato di farmi accompagnare a casa non mi è passato per la testa che Kemal potesse avere delle mire su di me, invece... 
   Giunti dinanzi al portone di casa ha spento il motore della vettura e mi ha chiesto di salire nel mio appartamento.
   Presa alla sprovvista ho esitato prima di rispondergli. Avrei potuto tirarmi fuori dalla imbarazzante situazione raccontandogli una frottola, lui avrebbe capito, ma non l'ho fatto. Dopo un po' che tergiversavo gli ho detto che poteva salire a bere qualcosa come ringraziamento del passaggio che mi aveva concesso.
   A distanza di ventiquattrore penso di avere fatto bene a invitarlo nel mio appartamento perché Kemal si è rivelato una splendida sorpresa.
   Kemal è dotato di un robusto cazzo colore del tabacco, e con la cappella rosa in netto contrasto col colore della pelle. Quando abbiamo messo piede nel mio appartamento non mi ha lasciato nemmeno il tempo di farmi una doccia. Mi è saltato addosso da dietro, dopodiché mi ha bendato il petto con le braccia e si è impossessato delle tette. Ero sudata da fare schifo dopo avere trascorso l'intera giornata in ospedale eppure gli sono piaciuta così. 
   Ho percepito in modo chiaro la sporgenza del cazzo che puntava dritto contro il mio culo. Non indossavo i collant, li odio, bensì le autoreggenti. Ho avvertito in modo chiaro le mani che risalivano lungo le mie cosce dopo che hanno trovato spazio sotto la gonna.
Non ho fatto nulla per arrestare il corso delle sue mani. Avevo la fica bollente e l'umore mi filava fra le cosce come spesso mi succede quando mi trovo in simili situazioni.
   Ho allargato le gambe e ho lasciato che mi penetrasse con le dita. Dopo un po' che mi accarezzava il clitoride mi sono girata verso di lui. Gli ho abbassato la cerniera della patta e gli ho tirato fuori l'arnese che custodiva sotto il tessuto dei pantaloni. 
   Nella mano mi sono trovata un cazzo, scuro e odoroso, che pulsava. Mi sono inginocchiata ai piedi di Kemal e l'ho trascinato in bocca, il cazzo. Ha spinto la cappella verso la mia bocca e ha accompagnato il gesto con la spinta delle anche e dei gemiti di piacere.
   - Succhia! Succhia! - mi ha incitata più volte mentre spingeva il bacino in avanti verso il mio viso. Ho seguitato a succhiare fintanto che ho avuto l'impressione che stesse per venirmi in bocca. Soltanto allora ho rallentato l'azione decisa a prolungare il suo e il mio piacere.
   Tenevo stretto il cazzo fra le labbra e non vedevo l'ora d'infilarmelo nel culo. Sì, lo so che può sembrare strano, ma è così. E' una fantasia che si rincorre spesso nella mia testa quella di essere inculata da un cazzo nero.
   Ho allenato la stretta e l'ho sfilato di bocca. Mi sono rialzata e di seguito mi sono tolta la gonna, la camicia, gli slip, e il reggiseno, infine sono rimasta nuda davanti a lui.
   Dal corridoio d'ingresso dell'appartamento Kemal mi ha inseguita fino alla cucina dove l'ho preceduto. Dal frigorifero ho tolto un panno di burro e gliel'ho consegnato nella mano. Lì per lì non ha capito quali fossero le mie intenzioni, forse perché non ha mai assistito alla proiezione di Ultimo tango a Parigi, il film di Bertolucci. E' questo che ho pensato.
   Kemal è rimasto in piedi, davanti a me, con il panno di burro nel palmo della mano, senza prendere nessuna iniziativa. Il cazzo che gli usciva dritto dalla patta dei pantaloni era l'unica testimonianza della sua eccitazione.
   - Inculami! Prima però ammorbidiscimi il culo con quello! - gli ho detto indicando il burro che stringeva nella mano.
   Mi sono chinata sul tavolo da cucina, su cui ho appoggiato l'addome, dopodiché ho steso le braccia verso l'alto e ho afferrato il bordo di legno che stava sopra il mio capo. Ho lasciato che spargesse il burro sull'orifizio dell'ano e l'ho invitato a ficcare un dito nell'apertura per addolcire la successiva penetrazione del cazzo.
   Sentire la cappella risalire piano piano nelle viscere dell'intestino si è rivelato un piacere senza pari, seppure doloroso. A suo agio in quella postura Kemal mi ha cinto i fianchi con entrambe le mani per mantenermi ferma, poi ha cominciato a sbattermi il cazzo avanti e indietro con inaudita violenza.
   In altre occasioni, mentre il mio partner mi inculava, mi sono sempre masturbata. Mi piace farlo perché aumenta il mio piacere, stavolta in quella posizione, con l'addome appiccicato al piano del tavolo, è stato impossibile farlo.
   Ho lasciato che si appropriasse del mio corpo sbattendomi il cazzo dentro il culo con dei colpi violenti, tanto che il tavolo ha cominciato a slittare in avanti. Ho cominciato a gemere di dolore e piacere incrementando in questo modo l'eccitazione del mio occasionale compagno.
   Kemal ha cominciato agitarsi. I colpi sono diventati più forti e profondi fintanto che è venuto e mi ha riempito il culo di sborra calda.
Mi sono ritrovata con la pelle sudata fradicia e un bisogno urgente di venire anch'io. Kemal si è chinato su di me e all'orecchio mi ha sussurrato:
   - Sei stupenda! Posso dormire nel tuo letto stanotte?
   Cosa avrei dovuto rispondergli? Non vedevo l'ora di essere di nuovo scopata dal suo cazzo nero, ma stavolta non più nel culo bensì nella fica. Ho risposto di sì alla sua richiesta perché quando c'è da scopare sono una che non si tira mai indietro.



Lunedì 23 Marzo


   Quando la mia storia con Michele è finita ho giurato a me stessa che non avrei più investito i miei sentimenti in nessun altro uomo. Mi sarei preoccupata soltanto di scopare e divertimi, invece mi sono dovuta ricredere. Che ingenua sono!
   Ho in antipatia Rimini e la sua provinciale dolce vita, ciononostante ho trascorso l'ultimo fine settimana nella capitale italiana del divertimento. L'ho fatto per stare insieme a Massimo, un medico chirurgo, sposato e padre di due figli piccoli, con cui scopo occasionalmente.
   Un paio di mesi fa mi aveva chiesto di tenermi libera nella seconda decade di marzo per partecipare, completamente spesati, a un congresso di gastroenterologia che si sarebbe tenuto nella Riviera romagnola.
   Avevo accondisceso all'invito felice di allontanarmi dalla città per qualche giorno e stare insieme a lui. Prima di partire da Parma avevo messo in conto tre colazioni, tre pranzi e tre cene da consumare in affiatamento forzato, al medesimo tavolo con medici a me sconosciuti, per non parlare delle conferenze cui Massimo sarebbe stato costretto a partecipare oltre agli imprescindibili dibattiti.
   Secondo il programma stilato alla partenza da Parma sarei stata libera di scorrazzare in giro per la città romagnola durante il giorno, mentre la sera l'avrei trascorsa in compagnia di Massimo.
   Invece già dal pomeriggio di venerdì, giorno del nostro arrivo a Rimini, sono rimasta confinata dentro una camera d'albergo. Ma non in quella destinata a ospitare Michele, e nemmeno nella mia, bensì in quella di Giovanni, un medico di Roma che ho incontrato per caso sull'ascensore dell'albergo e con cui in passato avevo consumato un flirt durante un altro congresso medico.
   Quando senza perdersi in preamboli mi ha rivolto l'invito a seguirlo in camera non ho avuto alcuna esitazione. L'ho seguito dappresso dando un calcio alla noia e al malessere in cui sarei rimasta confinata se fossi andata a fare dello shopping in giro per Rimini da sola.
   Mentre procedevo verso la camera che l'ospitava, al terzo piano dell'albergo, già pregustavo il momento in cui mi avrebbe scopata. E mentre Giovanni chiudeva la porta a chiave alle nostre spalle ho cominciato a togliermi, senza alcun imbarazzo, i vestiti di dosso.
   Sono rimasta nuda, sorprendendolo non poco, poi anche lui si è liberato degli abiti. Ho preso il cazzo duro come il piombo nella mano e l'ho infilato dritto nella bocca dopo essermi inginocchiata ai suoi piedi, ingorda della cappella.
   Abbiamo seguitato a fare sesso per tutto il pomeriggio, confinati nella stanza d'albergo fino a quando siamo rimasti stomacati uno dell'altra. Lo stesso è accaduto nei pomeriggi seguenti mentre Massimo era impegnato al congresso perché presidente di una commissione scientifica.
   Le notti invece le ho trascorse nel letto di Massimo, ignaro di tutto, soddisfatto del calore del mio corpo. L'ultima notte in cui abbiamo soggiornato nell'albergo, mi ha chiesto se volevo andare a vivere con lui. Spaventata mi sono alzata dal letto e in tutta fretta mi sono rivestita per fare ritorno nella mia camera.
   Quando si è accorto che stavo per aprire la porta e fuggire via allora mi ha rincorso.
   - Scusami per le parole che ti ho detto. - mi ha sussurrato all'orecchio, avvolgendomi le braccia intorno ai fianchi. Ho lasciato che mi spogliasse di nuovo, dopodiché, nuda, mi ha coricata sul letto e ho lasciato che mi scopasse nel culo come piace a lui.
   Nessuno degli uomini sposati con cui ho scopato prima di conoscere Massimo mi ha confessato di volere lasciare moglie e figli per andare a vivere insieme a me. La cosa mi ha profondamente turbata, credo di essermi innamorata del mio amante.
   Stasera sono davvero cretina a scrivere tutte queste cose.



Mercoledì 1 Aprile


   Se devo essere sincera non ho più l'entusiasmo del giorno in cui ho iniziato a mettere nero su bianco i miei pensieri su questo diario. Allora avevo l'impressione di interloquire con la mia anima, di offrile un caffè, persino di fumare una sigaretta insieme a lei. Adesso non è più la stessa cosa. Forse questo mio disinteresse è solo frutto di una crisi passeggera, oppure no.
   Mi sento lontana dalle pagine di questo diario. Non ho più voglia di scrivere, mi manca la serenità necessaria, ma soprattutto la felicità di andare a rileggere quanto ho scritto nei mesi scorsi, forse perché ho paura di guardarmi allo specchio e scoprire quella che veramente sono.
Sono in attesa che arrivi il caldo. Con il sole spero mi ritorni anche la voglia di mantenere il diario in borsetta, come ero solita fare qualche mese fa, quando fissavo su carta un pensiero oppure una qualsiasi immagine che mi passava per la testa.
   Ora ho voglia di chiudere gli occhi e sentirmele addosso certe sensazioni senza peraltro metterle su carta. Ho voglia di ascoltarmi, coccolarmi, e soprattutto ho voglia di carezze.
   Devo allontanarmi per un po' di tempo da questo diario e ritrovare il senso che desidero dare a queste pagine.



Giovedì 16 Aprile


   Eugenio si è rifatto vivo, stasera, poco prima di cena. Lo ha fatto con una telefonata, scaricandomi addosso una proposta indecente, come fa di solito quando ha le palle che gli esplodono nelle brache.
   Quando il telefono ha squillato stavo mondando dell'insalata ed ero in attesa di una telefonata di Letizia, invece dalla cornetta del ricevitore è uscita fuori la voce di Eugenio.
   - Ciao... sono Eugenio. - ha detto.
   Era da un po' che non ci sentivamo, forse un mese, ma potrei sbagliarmi. Sta di fatto che non mi ha lasciato nemmeno il tempo di contraccambiare il saluto. Senza perdersi in inutili preamboli mi ha chiesto se volevo uscire con lui. 
   Gli ho risposto che stavo aspettando la telefonata di una amica con cui ero d'accordo di trascorrere la serata al cinema. 
   - Peccato! - ha esclamato. - Stasera farò visita a una coppia sposata, tutt'e due sulla trentina, con cui ho già avuto a che fare in altre occasioni. Stavolta vorrei portarmi dietro una amica. Ho pensato a te. Ti va di incontrali e fare con loro qualche giochetto erotico? 
   Ho finto di non essere interessata alla proposta, viceversa ero dannatamente curiosa di sapere quali giochi aveva escogitato stavolta. Ho faticato a non chiederglielo, dopodiché gli ho ribadito il mio rifiuto ad accompagnarlo.
   - Sarà una magnifica serata anche senza la mia presenza. Sono certa che non faticherai a trovare un'altra ragazza che ha voglia di accompagnarti, e poi con tutto l'ambaràdan di oggettistica sexy che sei solito tirati dietro in queste occasioni ti divertirai, ne sono certa. - gli ho detto.
   - Eh, sì, su questo hai ragione. Oggi pomeriggio sono stato da Mister X, il sexy shop di Via della Repubblica, e ho dato una occhiata ai nuovi arrivi. Ti farà piacere sapere che ho acquistato parecchi oggetti che utilizzerò stasera, magari insieme a te, se ti va. - ha insistito.
  - No... - gli ho risposto in maniera decisa.
   - Ho già informato il marito delle cose che mi porterò appresso stasera. Lui mi ha rivelato che stasera sua moglie mi farà da schiava. Tu potresti fare lo stesso con lui, dai...
   - Mi spiace, sarà per un'altra volta. - ho concluso. 
   - Dici sempre così, ma trovi sempre una scusa per non accompagnarmi le volte che organizzo una di queste serate.
   -Ti saluto... - gli ho detto, poi ho interrotto la comunicazione. 
Eugenio non è il mio tipo d'uomo, con lui non ci scoperei mai. E poi gli puzza il fiato da fare schifo, però ogni volta che mi parla di scambio di coppie mi eccito da morire. E' successo anche stasera quando me ne ha parlato al telefonato.
   Quando desidero sedurre qualcuno mi piace soprattutto il gioco dei preliminari. Fare cadere la scelta su un certo modo di vestire, il trucco del viso, il tipo di lingeria da indossare. Sono tutti elementi essenziali di un qualsiasi incontro amoroso, specie se fatto con estranei. Ma questo a Eugenio non potrei mai dirlo perché non lo capirebbe. Lui pensa solo all'oggettistica che reperisce in qualche squallido sexy-shop.
   A me piace conquistare un uomo, ma per farlo occorre possedere e saper mostrare del sex appeal, che non è un dono di natura, ma un arte in cui ogni dettaglio deve essere curato nei minimi particolari affinché possa garantire il massimo effetto. Da un po' di tempo ho un debole per gli abiti d'intimo, soprattutto per quelli in latex, li considero indispensabili in un processo di seduzione, specie per una donna della mia età.
   Mentre scrivo sulla pagina di questo diario ripenso alla proposta indecente di Eugenio e alla sua voglia di scopare. E' trascorsa appena mezzora da quando sono tornata a casa dopo che sono stata al cinema con Letizia. 
   Adesso anch'io ho voglia di scopare, anche se non mi ci vedo nel ruolo di schiava. Di sicuro non mi farei frustare da chicchessia. Se invece la proposta fosse di farmi scopare da due, tre uomini per volta allora ci potrei fare un pensiero perché questa è una delle mie fantasie più ricorrenti.

   Sono le due di notte. Ho i capezzoli turgidi e la fica vogliosa. Sono tentata di telefonare a uno qualsiasi dei miei amici e chiedergli se ha voglia di trascorrere il resto della notte nel mio letto dopo avergli confessato che ho bisogno di essere scopata. Sono certa che troverei più di un uomo disponibile ad accettare la proposta.
   Fra poco andrò a letto e nel buio della stanza rincorrerò le mie fantasie. So già che mi leverò gli slip, il reggiseno, dopodiché mi strizzerò i capezzoli e godrò di un piacere senza uguali, infine con un dito mi sbatterò il clitoride e con un altro entrerò nel buco del culo. Sì, penso che farò così.



Giovedì 18 Aprile


   Quando ero vergine mi masturbavo spesso, anche più volte al giorno, lo facevo nella mia cameretta, lontano dagli occhi indiscreti dei miei famigliari.
   A quell'età mi ritrovavo spesso con gli slip bagnati per l'eccitazione, specie quando rincorrevo con la fantasia l'immagine di qualche coetaneo che mi piaceva. Se mi succedeva mentre camminavo per strada, entravo nel primo bar che mi capitava sulla strada, chiedevo al barista di servirmi un caffè e d'indicarmi la toilette, dopodiché mi masturbavo fra le pareti del cesso.
   A toccarmi, nei giorni della mia adolescenza, traevo un immenso piacere, anche se a volte mi coglieva il senso del peccato per i condizionamenti religiosi con cui sono stata educata.
   Masturbarmi è servito a farmi conoscere il mio corpo, concedendomi del piacere senza affliggermi con dei sensi di colpa, perché toccarsi fra le cosce è quanto di più naturale può succedere a una donna, anche a una della mia età.
   Ieri ho scopato al telefono. L'ho fatto mentre ascoltavo la voce di Fabio, un maestro di sci che ho conosciuto l'inverno scorso in Val Gardena.
      Ci siamo masturbati tutt'e due, godendo dei gemiti dell'altro, e abbiamo raggiunto un orgasmo niente affatto virtuale.
I chilometri di distanza che ci separano non ci permettono di appagare la voglia che abbiamo di stare insieme e scopare, così ogni tanto ci masturbiamo al telefono. Qualcuno potrebbe dire che fare sesso in questo modo non è normale. Io penso proprio di no.
   Quello che invece mi piacerebbe fare è di masturbarmi al telefono con due uomini, gemendo di piacere mentre loro si sparano una sega e mi insultano apostrofandomi come bocchinara. Beh, con due uomini sono certa che raggiungerei uno di quegli orgasmi a grappolo come raramente mi succede di raggiungere. Prima o poi ci proverò.



Martedì 29 Aprile


   Seduta sul sofà, gambe incrociate, sono rimasta a lungo a guardare le immagini di un film pornografico davanti alla tivù. Mi piace guardare uomini e donne mentre scopano nelle diverse posizioni dell'amore. Ma più di tutto tengo d'occhio i cazzi degli stalloni che in questo genere di film scopano per ore (viagra?) donne insaziabili stranamente ben lubrificate nel culo e nella fica.
   Mentre scorrevano le immagini ho pensato a Fabio e mi è venuta voglia di farci l'amore al telefono. Ho pensato che parlandogli avrei potuto spararmi una lisciata di dita al clitoride o in subordine recuperare il dildo che conservo nel cassetto del comodino, sbattermi la fica con questo gingillo, e venire mentre Fabio si sarebbe fatto una sega.
   Mentre pensavo a tutto questo mi sono ritrovata con la fica bagnata, il clitoride che pulsava a ritmo regolare, e una gran voglia di fare sesso. Ho composto il numero del cellulare di Fabio, dopodiché sono rimasta in attesa. 
   Ho fatto squillare a lungo la suoneria senza ricevere nessuna risposta. Probabilmente era impegnato a scopare con un'altra, lo stronzo.
   Sono una donna dai sentimenti autentici anche se troppo spesso mi accontento di avventure. Quello che desidero è l'assoluto, ma pochi uomini sanno cosa sia l'assoluto, purtroppo.



Venerdì 1 Maggio


   E' una cascata di piccoli baci quella che stamani Giacomo ha riversato su di me. Lo ha fatto dopo che gli avevo spompinato l'uccello in uno dei gabinetti della clinica in cui tutt'e due lavoriamo, lui come medico chirurgo e io come strumentista di sala operatoria.
   Abbiamo fatto del sesso durante una pausa di lavoro, nella zona del comparto attigua alla sala operatoria dove chirurghi e da strumentiste effettuano il lavaggio delle mani e il cambio degli d'abiti.
   Ero intenta a insaponarmi mani e braccia, prima di fare ritorno in sala operatoria quando, un paio di mani ruvide, prive dei guanti di lattice, mi hanno cinto l'addome. Ho guardato nello specchio davanti a me, appena sopra il lavandino, e ho intravisto la figura di Giacomo alle mie spalle. 
   Ho avvertito il cazzo premermi contro le natiche e ho provato un coinvolgente piacere da questo contatto. Ho lasciato che strusciasse la cappella contro il culo eccitata dallo spessore del suo arnese.
   Non mi sono ribellata, anche se avrei potuto scostarmi. Ero certa che tutto sarebbe terminato da lì a poco, magari con qualche succhiotto sul collo, invece mi ha trascinata a piccoli passi dentro uno dei bagni alle nostre spalle.
   E' accaduto tutto di fretta. Mi ha spinto le spalle verso il basso e io mi sono inginocchiata ai suoi piedi. Ho scostato il grembiule verde che appesantiva il suo corpo e gli ho abbassato la cerniera dei pantaloni.
   L'odore di sesso che usciva da lì era un miasma molto invitante per la mia bocca. Dalla patta ho levato fuori la cappella e l'ho avvicinata alle labbra, poi ho cominciato a succhiare sperando di farlo venire alla svelta prima che qualcuno dei nostri colleghi notasse la nostra assenza.
   Gli ho abbrancato i glutei e ho fatto in modo che Giacomo mi spingesse a fondo il cazzo nella bocca colma di saliva.
   In un contesto diverso da quello in cui ci trovavamo avrei potuto strizzarmi i capezzoli per raggiungere un orgasmo lento e sopraffattore, invece l'unico pensiero che mi è passato per la testa è stato quello di farlo venire al più presto.
   Ho stretto il cazzo fra le dita e ho cominciato a fargli una sega mentre succhiavo. Mi ha sborrato in bocca e ho accolto tutto lo sperma dentro lo stomaco. Quando ha cessato di tremare mi sono sollevata da terra e l'ho baciato restituendogli, in parte, quello di cui mi aveva fatto dono, poi siamo tornati al lavoro in sala operatoria.



Mercoledì 6 Maggio


   Quando la suoneria dell'orologio mi ha svegliata ho pensato che il giorno che stava per iniziare non sarebbe stato un giorno qualunque. Uno strano presentimento albergava nella mia testa, ma non avevo nessuna cognizione di ciò che mi sarebbe accaduto.
   Alle 07.00, chiusa con tre mandate la porta di casa, mi sono messa al volante della mia Peugeot 206. Ho attraversato la città e ho raggiunto l'ospedale senza fermarmi alla caffetteria Verdi, dove sono solita fare colazione.
   Alle 07.30 ho messo piede nel blocco operatorio in cui presto servizio come strumentista da una decina di anni.
   La professione di infermiera strumentista di sala operatoria è una attività complessa. Chi esercita il mio mestiere è chiamata ad occuparsi della gestione dello strumentario, dei materiali di sutura, e della preparazione di tutti i presidi chirurgici necessari in sala operatoria, ma anche della gestione dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico.
   Lavorare in un ambiente segnato dalla sofferenza e dal dolore richiede un forte investimento fisico, emotivo e psicologico. Ma sul lavoro come nella vita sono il tipo di donna che non si tira mai indietro, anche quando vado incontro a difficoltà, ma spesso perdo lucidità e vado in tilt come è accaduto stamattina.
   Verso le 11.00 mi è venuta una voglia matta di sbattermela, la fica. Fino a quel momento avevo coadiuvato i chirurghi in un paio di interventi chirurgici, il primo eseguito sulla parete addominale, l'altro sul retto. Stavo preparando lo strumentario necessario per un terzo intervento chirurgico quando mi è venuta una voglia matta di masturbarmi. Colpa di un inconscio desiderio di fuga dall'ambiente opprimente della sala operatoria, forse.
   La voglia di sbattermela mi ha colto d'improvviso con una forte sensazione di calore fra le cosce. In poco tempo mi sono trovata con la passera bagnata fradicia e una forte eccitazione addosso.
   Ho capito che in quelle condizioni non sarei rimasta a lungo in sala operatoria. Allora ho chiesto a una collega di sostituirmi e sono corsa verso la zona preoperatoria, quella dove sono depositati i materiali necessari agli interventi, la stessa dove avviene la preparazione dei chirurghi e vengono espletati alcuni preliminari anestesiologici sui pazienti.
   Sono entrata in uno dei bagni che fungono da spogliatoi per noi infermiere. Ho chiuso la porta alle mie spalle, mi sono liberata del camice, ho abbassato gli slip e ho appoggiato la schiena contro la parete che sta di fronte ai lavandini. Mi sono trovata con il respiro in affanno e il cuore che pulsava come una locomotiva a vapore.
   Ho divaricato le gambe e ho guardato l'immagine del mio volto riflessa nello specchio fissato sopra i rubinetti di un lavandino. Ho infilato le dita nella passera e ho cominciato a toccarmi il clitoride.
   Ho seguitato a sbattermi la passera gemendo di piacere, incurvami più volte su me stessa, come se qualcuno mi prendesse da dietro, invece ero sola con le mie dita.
   Ad un certo punto ho slacciato il reggiseno, l'ho lasciato cadere sul pavimento, e ho circondato i seni con le dita delle mani soppesandoli come fossero meloni, pur se troppo piccoli per assomigliare a questo frutto.
   Con una mano ho seguitato a masturbarmi mentre con l'altra ho cominciato a strizzarmi i capezzoli infliggendomi un sottile piacere fatto di dolore. Ho seguitato a guardarmi allo specchio, godendo delle diverse espressioni del mio viso che si deformava mentre ero prossima all'orgasmo.
   Contemplarmi allo specchio mentre venivo si è rivelata una esperienza straordinaria. Mi è venuto da pensare che in un prossimo futuro avrei potuto ripeterla qui, a casa mia. Potrei farlo nella stanza da letto, davanti alla specchiera, guardando per intero il mio corpo nudo e non solo il viso mentre mi masturbo. Sì, penso che farò così.



Venerdì 15 Maggio


   Mi considero l'incarnazione del desiderio. Eppure sono soltanto una donna sola, senza legami, perché non ho né un marito né un fidanzato. Sono felice di essere come sono, sola, ma non per questo senza compagnia.
   Sono una donna che urla, sono una donna che parla, sono una donna che ama. Da vera donna dei miei tempi ho tanti amanti e vado in cerca di uomini e donne a cui accostarmi per farmi sbattere.
   Adesso ho voglia di fare sesso. Più di tutto ho voglia di un cazzo duro e grosso che trovi spazio fra le mie cosce senza farmi male. Ho voglia di un uomo che imbratti di sperma la mia pelle strappandomi gemiti e urla di piacere.
   Stasera ho voglia di te.
   Mentre scrivo queste parole sono le nove di sera e sto in attesa che tu arrivi a casa mia. Sei lo sconosciuto che oggi pomeriggio ho incontrato al supermercato e con cui ho scelto di scopare. Lo potrai fare finché ne avrai voglia, da padrone del mio corpo e dei suoi anfratti. Non vedo l'ora di riempirmi le narici con l'odore del tuo cazzo. So che sarà più eccitante che sniffare una striscia di coca. Però devi promettermi di fottermi per bene, eh, a fondo.
   Sono pronta ad aprire anche le natiche del culo ai colpi della tua cappella, voglio che mi scuoti le viscere e il cervello e mi riempi di sperma. E la prossima volta, se vorrai tornare da me, preferibilmente con uno o due amici, mi farò trovare pronta per scopare con tutti voi. L'importante è che mi facciate godere senza giudicarmi una troia perché nonostante le apparenze non la sono. Ho sentito suonare alla porta. Ecco, sei qui, finalmente...



Sabato 23 Maggio


   Oggi ho scopato con il marito di Carla, la mia migliore amica. Non avrei dovuto farle un simile sgarbo, lo so. Dovrei vergognarmi per quanto è accaduto, come ci si vergogna della proprie debolezze.
   Luciano, il marito di Carla, ha il cazzo più grosso che mi sia capitato di accogliere fra le cosce. Quando mi ha penetrata mi ha dilatato a dismisura le pareti della fica e mi ha riempita tutta. 
   Non ho avuto difficoltà a raggiungere l'orgasmo, quello vaginale, cosa che mi succede abbastanza di rado perché di solito ho bisogno che il mio partner mi stimoli a dovere il clitoride per riuscire a venire.
   Mi ha posseduta sul sedile della sua automobile. Ha cominciato a circuirmi con un bacio, poi mi ha sollevato la gonna, unica barriera alla fica priva di slip. Ho divaricato le cosce e gli ho dato licenza di salirmi sopra e penetrarmi.
   Non mi ha preso con la forza, anzi, non vedevo l'ora di prenderglielo in mano il cazzo, così decantato nella forma e nella sostanza da Carla. 
Mi ha chiesto se avevo problemi a farmi scopare nel culo. Gli ho risposto di no, seppure preoccupata dalle dimensioni del suo arnese. Ha abbassato il sedile, mi ha piegata in avanti, e mi ha scopata ancora, da dietro, facendomi urlare dal dolore che adesso, solo a ripensarci sto male. Ma è andato tutto bene così.



Giovedì 28 Maggio


   Si avvicina il giorno del mio compleanno, il quarantunesimo per l'esattezza. E' trascorso un anno da quando ho iniziato a scrivere questo diario. Stasera, rileggendo le pagine che ho scritto, mi sono accorta che quello trascorso è stato uno degli anni più belli e impegnativi della mia vita, soprattutto per il rapporto che ho instaurato con chi mi sta attorno.
   E' stato un anno di svolta perché ho preso consapevolezza che nella vita l'unica cosa che conta è l'amore. Amore inteso non solo come piacere o passione, ma come predilezione verso tutto ciò di animato e inanimato c'è che mi circonda.
   Leggendo le pagine del diario ho riscoperto molte cose di me stessa che credevo perse con l'età matura, invece le tenevo nascoste dentro di me.
   Quello trascorso è stato un anno di maturazione. Se provo a mettere in fila le avventure, grandi e piccole, di cui sono stata protagonista non basterebbero le pagine di questo diario per raccontarle tutte perché me la sono spassata in modo così intenso che ho l'impressione di avere vissuto tre anni in uno.
   Ma alle gioie e alle soddisfazioni sento il dovere di aggiungere anche dei rimpianti. In assoluto il rimpianto più grande è il rapporto tormentato che ho con Letizia. Forse più che di tormento dovrei parlare di momenti di grande felicità. Non lo so.
   Un giorno, forse, sarò costretta a fare un confronto fra lei e le donne e gli uomini con cui sono stata insieme, solo allora mi accorgerò di quanto Letizia è stata importante per me.
   Spero di non avere il groppo alla gola quando scorgerò un Volkswagen maggiolone, giallo canarino, identico al suo per le strade della città. Non smetterò di pensare a lei quando mi capiteranno fra le mani le cose che abbiamo condiviso, dalle più semplici a quelle più complesse, a cominciare dalle confezioni di farfalle di pasta Barilla che eravamo solite consumare tutte le volte che veniva a pranzo a casa mia, oppure quando vedrò un documentario sulle isole Maldive, e poi le baguette, l'anniversario delle Barricate nell'Oltretorrente, Furore di John Steinbeck, la mostra di Tamara de Lempicka che abbiamo visitato a Milano, e poi... Venezia, Parigi, il Musée d'Orsay.
   Un giorno, forse, quando lei penserà a me, spero che rammenti soltanto le ore belle che abbiamo trascorso insieme e dimentichi quelle brutte.
   Di Letizia serbo i momenti d'intimità, i baci sulla fronte, la mano nella mia mano, il capo appoggiato sul mio seno. E poi, forse, chissà, le coincidenze della vita potrebbero spingerci a stare di nuovo insieme. Ma comunque vada mi rimarrà tutto ciò che di bello ho avuto da lei.
   Di questo diario invece mi è rimasta l'eredità di un anno vissuto intensamente e la speranza che il prossimo sia migliore o uguale a questo. 


FINE

 

 
     
 

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