Da quarantotto ore
piove senza interruzione sulla città. Ho trascorso gran parte della giornata davanti alla tastiera del computer navigando in internet.
A tenermi compagnia la musica di Radio Nostalgie, una emittente radiofonica francese
a cui sono particolarmente affezionato perché trasmette musica anni sessanta e settanta perlopiù francese.
Ritornare a convivere con Milena si è rivelato un grossolano errore.
Oramai ne siamo convinti entrambi, anche se non abbiamo il coraggio di confessarcelo. Siamo rimasti lontani una decina di anni senza mai cercarci, poi abbiamo commesso l'errore di ritornare insieme.
Stavolta non sarà difficile separarci di nuovo. Milena non è più la ragazza timida e ingenua che conoscevo.
Adesso è' una donna in carriera. Per lei
è diventato imperativo raggiungere quegli obiettivi che
le procurano denaro e successo, per me invece restano ancora importanti gli ideali, anche se non so per quanto tempo ancora.
Le affinità che un tempo ci avevano fatto innamorare avrebbero dovuto aiutarci a recuperare il nostro rapporto, invece le abbiamo bruciate insieme alla nostra giovinezza. Il tempo, nostro grande nemico, ci ha
cambiato entrambi.
Milena appartiene a un mondo che non è il mio.
Non lo è mai stato e non lo sarà mai. Trascorre il tempo libero
facendo vista ai negozi d'abbigliamento
sparsi in giro per la città. Oramai a riempito gli armadi di vestiti che non indosserà mai.
L'estetista e la parrucchiera, sono diventate le sue migliori amiche. Il lettino abbronzante è il luogo che frequenta più assiduamente. Quando finalmente è
domenica, e vorrei riposare dalle
fatiche del lavoro, mi costringe a seguirla in giro per i mercatini di modernariato della provincia alla ricerca di cimeli da portare a casa.
Mi annoio in sua compagnia e lo stesso succede a lei. Quando siamo a letto stiamo bene insieme, ma anche lì non è più come un tempo, avvertiamo il bisogno di nuovi stimoli, ma non so quali potrebbero essere.
Difficilmente potrei incontrare un'altra compagna intelligente e bella come lei. Eppure quello che desidero è che la nostra storia finisca qui, ma non so trovare le parole e il coraggio per dirglielo.
Un rumore di tacchi alle mie spalle mi riporta alla realtà.
- Posso sapere cosa ci fai col naso appiccicato al vetro della finestra? Lo ungi tutto, non te ne accorgi?
- Uffa! Come rompi! Quand'è che sei tornata?
- Eri così assorto nelle tue fantasie che non ti sei nemmeno accorto della mia presenza. A cosa stavi pensando?
- Cazzate! Tu piuttosto sei già qua? Ti pensavo al lavoro.
- Oggi mancavano molte persone in ufficio. Colpa di questo sciopero generale del
cazzo. Ci ho pensato io a sbrigare le pratiche più urgenti.
- Vedrai che i tuoi capi ti premieranno con una medaglia d'oro per la solerzia che hai dimostrato.
- Stronzo!
- Vaffanculo tu e il tuo lavoro di
merda.
- Dai, non fare il cretino. Sai benissimo che non potevo restarmene a casa come hai fatto tu.
- Pensi d'essere indispensabile? Che l'ufficio non
può andare avanti senza di te?
- Forse no, ma per il disbrigo di certe pratiche è necessaria la mia presenza. Sai bene che il lavoro è importante per me.
- Importante? E' tutto!
- Non proprio, ma è essenziale. Mi fa sentire viva.
- Quando ti avranno ben spremuta sappi che ne metteranno un'altra al tuo posto, non lo hai ancora capito?
- Ma va... ancora con questa storia dei padroni.
- Il sistema ha solo cambiato identità, ma sfruttati e sfruttatori esistono ancora. Hanno persino introdotto la competitività fra i lavoratori. Il tuo collega di lavoro, quello che ti sta accanto, non è più un compagno di lavoro. Lo hanno trasformato in un avversario, non l'hai capito?
- Basta con queste idee da medioevo.
Milena si allontana e si sposta nella camera senza darmi la possibilità di replicare. Torna poco dopo con indosso la vestaglia da bagno.
- Vado a fare la doccia, capito?
- Sì.
- A proposito, sei andato alla manifestazione promossa dai sindacati?
- Non ne avevo voglia. Andare fino a Bologna in pullman
per me era una sfacchinata.
- Dai, Lorenzo vieni qua.
- Perché?
- Non fare lo sciocchino, avvicinati ti ho detto.
Milena solleva le braccia e con le dita mi strofina i capelli. Le cingo la vita e l'attiro a me. Sembra trarre piacere nel solleticarmi il capo. L'azione stimolante delle dita sui capelli m'ingrossa il
cazzo.
- Ho voglia... - sussurra al mio orecchio.
- Di cosa?
- Di essere inculata.
- Sciocchina...
- Dico sul serio.
- Ma se non lo vuoi mai fare. Quando te lo chiedo hai sempre una scusa pronta per rifiutarti.
- Oggi mi garba così...
Milena sa essere imprevedibile, non so mai cosa le frulla per la testa. Perché fa cosi? Perché vuole essere
inculata? Perché?
- Che strano, uno come te, con le tue idee che se la fa con una donna che lavora in una compagnia assicurativa di
Berlusconi. Il mondo è pieno di sorprese, vero?
- Non c'è niente di strano nella vita.
- E allora dai, inculami. Fallo pensando che lavoro per lui, dai. Non ti eccita la cosa?
- Ohè! Ma sei stronza sul serio!
- Stai fermo, lascia che sia io a lavorarti il
cazzo.
Milena fa scendere la lampo dei miei pantaloni e infila la mano nella patta. Estrae il cazzo e inizia a masturbarmi con delicatezza.
- Ti piace fartelo menare eh?
Non le rispondo. Quando si comporta da puttana dà il meglio di sé, forse perché la è davvero.
- Sì, certo che mi piace. Lo sai.
- E allora cosa aspetti a incularmi eh?
Scivolo con la mano nella apertura della vestaglia e sfioro le labbra della
fica. Accarezzo il clitoride e lo sfrego più volte. Milena ha un breve sussulto e s'irrigidisce in tutto il corpo.
- Ti piace quando te lo tocco, eh?
- E tu inculami, dai! Che aspetti ancora?
Non le lascio finire la frase e premo le mie labbra sulle sue. Milena è svelta nel penetrarmi la bocca con la punta della lingua e muoversi dentro.
Ecco, lo sapevo, quando fa così non so resisterle e mi sciolgo, in tutti i sensi.
La sua mano esercita dei movimenti delicati sul
cazzo. Sembra non avere fretta, forse aspetta che sia io a prendere l'iniziativa, ma non è così. Se crede che mi sdrai ai suoi piedi ed esaudisca i suoi desideri si sbaglia di grosso.
- E allora, che fai? Ti decidi a incularmi o no? - sussurra al mio orecchio dopo che le sue labbra si sono allontanate dalle mie.
- Vuoi che lo faccia io allora?
- Cosa?
- Sì... insomma vuoi che
t'inculi con qualche arnese?
- Ma non fare la cretina...
Mi allontano e sto per fare ritorno in salotto. Lei è lesta a rincorrermi e con una mano mi afferra il braccio.
- Scherzavo dai, non prendertela così.
- Scherzavo un cazzo! Lasciami in pace.
- Dai, vieni dalla tua
gattina.
- Non rompere, oggi non è giornata.
Milena è tosta, la sua testardaggine non ha limiti. Si libera della vestaglia e si piazza con la schiena dinanzi a me. Rotea le natiche e le strofina contro il
cazzo.
- Ti piace quando ti sfioro il cazzo con il culo eh? Dimmi di sì, su dai, dimmelo!
La spingo carponi sul tappeto e mi chino su di lei. Intingo le dita nella bocca e le deposito un po' di saliva nell'ano. E' strano come un buco così stretto e raggrinzito possa eccitarmi così tanto.
- Dai, inculami ora.
Afferro il cazzo fra le dita e lo accompagno all'ingresso dell'ano. Milena ha un lamento, la cappella penetra a fatica nello sfintere, ma una volta nella cavità scivola via che è un piacere.
- Non farmi male... ti prego. - invoca Milena appena inizio a spingere il cazzo nel
culo. - Ti piace eh?
Non rispondo. Le afferro entrambi i fianchi con le mani e l'attiro verso me.
- Dillo che ti piace!
Continuo a sbattere le cosce sulle natiche mentre il cazzo scorre dentro il buco del culo senza ostacoli di sorta.
- Stai inculando un'impiegata di
Berlusconi, ti piace?
- Sì... sì...
Continuo spingere il cazzo nello sfintere fino a quando sto per venire.
- Sì... sì... vengo...
vengo...
Milena si sfila ed è lesta a girasi verso di me. Da quella posizione afferra nelle mani il cazzo e lo infila nella bocca. Bastano alcuni colpi della mano e le sborro nelle labbra.
* * *
Davanti alla tivù ascolto il breve commento di un giornalista del Tg1. La manifestazione sindacale che si è tenuta a Roma ha raccolto in piazza un milione di persone, a Bologna 200.000. L'ultimo sciopero generale si era verificato 20 anni fa. In quella occasione fu indetto per protestare contro l'abrogazione della scala mobile, stavolta è contro l'abolizione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Allora ne uscimmo sconfitti oggi chissà...