Quando iniziai lavorare
presso la stazione di servizio di Piazza Chaplin avevo da poco compiuto sedici anni. Mi ci aveva mandato mio padre,
subito dopo la chiusura estiva della
scuola, e ci sarei rimasto sino settembre
con l'inizio del nuovo anno scolastico. Il gestore e la moglie erano
dei tipi piuttosto singolari. Lui andava matto
infatuato per le donne nigeriane che si prostituivano lungo l'argine del torrente Enza, a poca distanza dalla stazione di servizio. Lei,
un tipo scafato, con sulla pelle una insopportabile puzza di petrolio, andava pazza per gli adolescenti come me.
Marito e moglie trascorrevano
tutta la giornata davanti alle pompe dei carburanti, a fare soldi, incuranti delle esalazioni di gas tossici sprigionati quando riempivano di nafta e benzina i serbatoi delle autovetture.
Il tunnel del Car Wash a cui
mi avevano destinato si trovava nella parte posteriore della stazione di servizio. L'anima d'acciaio che reggeva l'intera armatura era rivestita da lamine in alluminio e da un succedaneo del vetro. La struttura, avveniristica per quell'epoca, non aveva uguali sull'intero territorio della provincia di Parma.
Il gestore e la moglie, di comune accordo, mi avevano
delegato la gestione del lavaggio degli autoveicoli. Un lavoro poco impegnativo, ma che svolgevo con diligenza. Conducevo le autovetture in prossimità del tunnel, collocavo le ruote anteriori dei veicoli all'interno di una guida metallica e, una volta agganciate, lasciavo che fossero trainate nella galleria per essere aggredite dai potenti getti d'acqua e sapone. Il filamento dei rulli provvedeva ad avvolgere per intero la carrozzeria delle vetture asportando il sudiciume steso sopra la vernice.
* * *
Tutte le volte che il gestore della stazione s'intratteneva a scopare con una delle africane veniva
da me a raccontarmi i particolari
costringendomi ad ascoltarlo.
- Ho appena scopato con una nera. Dovresti farlo anche tu.
Le africane sono la fine del mondo! Dovresti smetterla di
sparati delle seghe e cominciare a scopare. L'età ce
l'hai!
Era solito avvicinarmi mentre consegnavo le ricevute fiscali ai clienti in attesa d'entrare nel tunnel con le loro automobili. Mi scaricava addosso le sue confidenze sperando in una reazione che da parte mia tardava ogni volta ad arrivare.
- Beh, non dici niente? Hai perso la lingua?
Tutto m'incuriosiva, anche le manifeste smargiassate di quell'uomo, ma non volevo darglielo a vedere. Mi divertivo ad ascoltare le storie che mi raccontava.
- Avresti dovuto vederla! Ch'aveva delle tette sode e appuntite come rare volte mi è capitato di toccare. Gliel'ho infilato nel culo e sono venuto quasi subito. Accidenti!
Restavo ad ascoltare le sue confidenze stupendomi per l'ostinazione che metteva nel seguirmi dappresso, raccontandomi persino il tipo di condom che aveva utilizzato per proteggersi da eventuali contagi.
Ogni volta che andava dalle africane si assentava dal lavoro con una scusa qualsiasi, poi veniva raccontarmi
le sue
avventure. Non ho mai saputo se la moglie fosse
stata a conoscenza di ciò che combinava il marito, forse sì.
Era così preso dalla voglia di raccontarsi che mi veniva appresso anche quando, per liberarmi della sua presenza, mi sedevo nell'abitacolo di una qualsiasi vettura e attraversavo il tunnel del Car-Wash. Lui rimaneva al mio fianco fino all'uscita
raccontandomi ogni dettaglio delle sue peripezie.
La moglie, per certi versi, non gli era da meno. Anche lei mi veniva appresso, specie dentro il tunnel del Car-Wash. Lei però, al contrario del marito, teneva la bocca chiusa, prendendosi cura del mio
cazzo, stringendolo fra le labbra, spompinandomi per bene.
Era brava nel farmi venire alla svelta. Per farlo occupava lo spazio di tempo necessario all'autovettura per transitare nel tunnel del Car-Wash. Succhiava la cappella inondandola di saliva, facendola scorrere fra le labbra che manteneva strette, molto strette attorno il
cazzo, mettendo fine al bocchino prima dell'uscita dal tunnel. Forse è questo uno dei motivi per cui in seguito a quegli eventi ho avuto seri problemi di eiaculazione precoce.
La signora Emma, la moglie del benzinaio, non era brutta ma nemmeno bella. Macilenta, alta poco più del normale, mostrava d'avere quarant'anni. Il giorno che presi servizio nella stazione mi concesse un inconsueto benvenuto. A metà mattina mi ero appartato nel gabinetto alla turca per pisciare quando entrò nel locale. Senza scomporsi si posizionò alle mie spalle, mi prese il cazzo nella mano, calcandomi le tette contro la schiena.
- Carino il tuo coso... - disse lasciandomi di stucco.
Non riuscii a biascicare una sola parola sbalordito dal suo modo di fare. Non mostrò alcuna riguardo per la mia giovane età. Attanagliò il cazzo fra le dita e governò il getto di piscio verso la turca, incassata nel pavimento, fino al momento in cui mi uscì l'ultima goccia di urina. Mi scrollò per bene la cappella, poi si preoccupò d'asciugarla con il palmo della mano. Stimolato da quello sfregamento il cazzo aumentò di volume e lei prese a menarmelo.
Rimase alle mie spalle per tutto il tempo, sottratta alla mia vista, e continuò a masturbarmi fintanto che arrivai sul punto di eiaculare, ma prima che succedesse s'inginocchiò ai miei piedi,
prese posto sulla turca, e cominciò a succhiarmi la cappella. Non impiegai molto a venirle in bocca, lei ingoiò tutto lo sperma che usciva all'uretra e lo trangugiò in gola.
Nessuna ragazza si era mai presa cura del mio cazzo in quel modo, anche se qualche compagna di scuola aveva già provveduto a
spararmi delle seghe. Ma con la signora Emma era stato tutto diverso. Sottostare a quell'inusuale trattamento mi gratificò non poco. Di punto in bianco mi sentii un uomo vero e fu una gran bella soddisfazione.
Dopo essersi rialzata dal pavimento non disse una sola parola. Passò la lingua sulle labbra e asportò le residue tracce di sperma che le insudiciavano il volto, poi si allontanò dalla toilette girandomi le spalle. Fece ritorno alle pompe della benzina lasciandomi stordito davanti alla turca con il cazzo floscio.
Il tunnel del Car-Wash era il posto dove la moglie del benzinaio preferiva succhiarmelo. Forse perché
la eccitavano i continui getti d'acqua e le spazzole che roteavano sulle nostre teste. Di fronte a lei mi sentivo indifeso e incapace di respingerla, subivo le sue avance perdendomi nel piacere che sapeva donarmi nello
spompinarmi. Rifiutava di farsi toccare, allontanando le mie mani quando cercavo di esplorare il suo corpo. Ciò che le premeva era scoparmi con la bocca o masturbarmi.
Rimasi vergine per tutto il periodo che
rimasi a lavorare nella stazione di servizio, anche se
me la sarei scopata volentieri la moglie del benzinaio. In assenza del marito mi saltava addosso anche più volte al giorno, se capitava, limitandosi a farmi un pompino e non riuscivo a capire perché
si rifiutava di farsi scopare.
La stagione dei pompini durò tutta
l'estate. L'autunno coincise con l'inizio dell'anno scolastico.
Io abbandoni la stazione e feci ritorno a scuola. L'ultimo giorno che prestai servizio nella stazione la signora Emma si accomiatò
da me a modo suo. Approfittando della assenza del marito, che come al solito era andato a scopare con le africane, mi trascinò
dentro al cesso. Il luogo era il medesimo dove avevo fatto conoscenza per la prima volta della sua bocca. Ancora una volta si diede da fare facendomi rizzare il
cazzo. Stavolta però non mi spompinò
il cazzo. Si chinò in avanti e appoggiò il torace al lavabo. Sollevò la veste da dietro e mi mostrò le natiche del tutto prive di mutandine.
- Mettimelo dentro,
stupidino! - disse indicandomi i glutei, che teneva opportunamente divaricati con le proprie dita mostrandomi il buco del
culo.
Rimasi sorpreso dall'invito. Non aveva mai voluto che la toccassi e d'improvviso mi supplicò di sodomizzarla. Ero vergine e non sapevo come comportarmi, l'unico foro di uguale bellezza che mi era capitato di vedere era quello del Pantheon quando era stato a Roma in gita scolastica, ma era tutt'altra cosa. Avvicinai la cappella all'ano e la spinsi con forza contro il foro senza riuscire a penetrarlo. Eiaculai, prima di riuscire a
incularla, riempiendole di sperma il fondoschiena, beccandomi dello stupido.
* * *
Sono trascorsi parecchi anni da quella estate.
Dopo i mesi trascorsi a lavorare al tunnel del Car-Wash
non ho più fatto ritorno alla stazione di servizio, nemmeno penso che ci tornerò. Suppongo che marito e moglie siano ancora lì a inalare gas tossici dalle pompe, ma della donna mantengo intatto il ricordo di chi, per prima, si è presa cura del mio cazzo con la bocca.