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SEI LA PIU' BELLA DEL MONDO
di Farfallina

 

  
  
S
tanotte, tornando a casa, ho scorto l'auto di Sergio parcheggiata poco distante dal portone d'ingresso del condominio. Sarebbe stato impossibile non notarla. Sono in pochi in città a possedere un Maggiolone cabriolet colore giallo canarino come il suo. Ho immaginato che Sergio fosse su da te e la cosa mi ha fatto stare male. Appena dentro casa ho assunto due compresse di Tavor, dopodiché mi sono infilata sotto le coperte. Il farmaco non ha sortito nessun effetto benefico, ma dovevo immaginarlo arrabbiata com'ero in quel momento.
   Mi sono rigirata nel letto per il resto della nottata senza riuscire a prendere sonno. Una persiana ha seguitato a sbattere contro il muro per colpa del vento e di un temporale che ancora adesso sta accanendosi sulla città. Alle prime luci dell'alba mi sono alzata da letto senza curami di mio marito che russava come un elefante accanto a me. Lui nemmeno si è accorto del mio stare male. Mi sono infilata sotto la doccia con la voglia di togliermi di dosso il sudore sospeso sulla pelle e non solo quello.  
   Ero eccitata, molto eccitata, e non riuscivo a liberarmi dalla mente l'immagine tua e di Sergio che facevate sesso due piani sopra la mia testa.
   Il getto d'acqua calda ha investito il mio corpo e ha dilatato i pori della pelle rendendoli permeabili al tocco delle mie mani. Le punte dei capezzoli hanno cominciato a dolermi per l'eccitazione. Gli ho pizzicati consapevole del piacere che sanno trasmettermi quando mi adopero a carezzarmi le tette con le dita. Da ragazza, contrariamente a quanto mi succede ora, non ero solita toccare le parti intime del mio corpo, infatti, di rado praticavo l'autoerotismo, anche da sposata l'ho fatto rare volte, poi ho conosciuto te e tutto è cambiato nella mia vita.
   I vapori dell'acqua calda hanno appannato i vetri smerigliati del box. Ho allargato le cosce e asperso di sapone il pube, poi ho cominciato a carezzarmi la fica con l'estremità delle dita. Addossata al muro di mattonelle, con le gambe divaricate, ho seguitato a strofinare le dita sul clitoride fintanto che sono venuta, arrabbiata, dopodiché mi sono accasciata sul pavimento della doccia mentre l'orgasmo mi mandava a pezzi il cervello.
   Adesso sono in cucina, davanti alla finestra. Sulla pelle ho l'accappatoio di spugna e la punta del naso sfiora il vetro. Guardo attraverso le gocce di pioggia gelida che cadono sulla città e fisso lo sguardo su due studenti che dall'altra parte della strada, mano nella mano, camminano sul marciapiede del Lungoparma diretti al vicino liceo.
   Tutt'a un tratto la ragazza barcolla e perde l'equilibrio, forse per colpa dei tacchi delle scarpe che trovano cattivo appoggio sull'acciottolato di pietra e sassi. Si fermano tutt'e due sotto un lampione, rimasto acceso nonostante l'ora tarda, per colpa del temporale che ingrigisce il panorama e si guardano negli occhi. Il ragazzo lascia cadere sul marciapiedi l'ombrella che li riparava dalla pioggia e tutt'e due disegnano sulla bocca dell'altro dei baci uguali.
   Resto con lo sguardo fisso sui due studenti che seguitano a scambiarsi la lingua fra le labbra. Mi chiedo se anche tu e io siamo come loro, presi dall'amore, ma non so darmi una risposta.
   Da quando occupo quest'appartamento, un anno appena, mi capita spesso di mettermi alla finestra e perdermi a osservare la gente che cammina sul marciapiede del Lungoparma, dall'altra parte della strada. E' lì che ti ho vista per la prima volta. Indossavi una giacca di foggia maschile e una gonna della stessa stoffa picchiettata. A coprirti il seno avevi una camicetta bianca, con un volant che superava il bavero della giacca. Mi sei piaciuta subito e ti ho desiderata. Non potevo immaginare che abitavi nel mio stesso palazzo, due piani sopra la mia abitazione. Sono rimasta sorpresa quando ti ho vista attraversare la strada e venire verso il portone di casa. Hai guardato all'insù e hai scorto il mio viso dietro il vetro della finestra. Sei rimasta stupita nel vedermi, lo so, non immaginavi che fossi la nuova inquilina dell'appartamento al primo piano dell'edificio.
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   Continua a piovere ed è giorno fatto. Mancano pochi minuti alle otto e mio marito dorme ancora. Oggi è sabato e non dovrà andare in ufficio. Ieri sera siamo andati a teatro e abbiamo fatto le ore piccole. Probabilmente né lui né io abbiamo più l'età per tornare a casa tardi.
   Afferro il cellulare, finito non so come sul divano del salotto, e mi rifugio dentro il bagno, lontano dallo sguardo di mio marito nel caso decidesse di alzarsi da letto.
   Mi guardo allo specchio e mi accorgo che ho il viso sfatto. Tutta colpa della notte passata in bianco a fare congetture su te e Sergio. Sei tu la causa di questo malessere che mi soffoca.
   Il telefono squilla a lungo in una appartamento che so non essere vuoto. Sto per riattaccare quando percepisco il rumore di un clic e una voce di donna mi dà risposta.
   - Pronto...
   Seduta sul coperchio del water, la schiena appoggiata contro le mattonelle della parete, resto in attesa e non pronuncio una sola parola.
   - Pronto... con chi parlo?
   Seguito a non parlare e tu non ti decidi a riattaccare. Colgo l'ansimare del tuo respiro. Sono tentata di non aprire la bocca, evitando di risponderti, infine cedo alla tentazione di parlarti. E, senza dire chi sono, parlo.
   - Eri addormentata?
   - Ah, sei tu? Lo immaginavo. Sì, stavo dormendo.
   D'improvviso penso a mio marito che sta di là, nel letto, addormentato, e seguita a russare sotto la trapunta di piumino. Per lui provo tanta tenerezza, pare si dica così quando non si ama più una persona. Tenerezza è quando non si prova più desiderio per l'altro, e a me sta succedendo questo nei suoi confronti. Stiamo insieme da dieci anni e da un po' di tempo ci comportiamo come fratelli. Scopiamo abbastanza spesso, con trasporto, ma da quando sono stata fra le tue braccia penso che non sia nemmeno capace di fare l'amore e ho voglia di correre da te. E' perfettamente inutile che ti chieda cosa hai fatto ieri sera, dove sei stata e con chi sei uscita, e a che ora sei tornata a casa. Non servirebbe a niente, se non a farmi ingelosire ancora di più.
   Presa come sono nei mie pensieri fatico a risponderti. Ma sei tu a rompere il silenzio e chiedermi qualcosa.
   - Ti sei già alzata?
   E soggiungi, facendomi capire di non esserti ancora sollevata dal letto e di non avere aperto le persiane.
   - Continua a cadere la pioggia?
   Azzardo a dirti qualcosa d'altro per prolungare la nostra conversazione, mentre sto pensando che anche tu stai affaticandosi a fare lo stesso. Ma non riesco a trovare niente di meglio che un grottesco.
   - Continua a dormire e... comportati bene, eh.
   Mi sembra d'intravederti, nuda sotto le lenzuola, più bionda che rossa, con il profumo della pelle che al risveglio ha un odore particolare, odore di donna misto a quello delle rose. I capezzoli turgidi, la fica calda, priva di peli tutt'attorno, che quando la sfioro con la punta della lingua produce in te tanto piacere.
   - Beh, ci sentiamo più tardi, allora.
   - Sì, certo, a più tardi. - do risposta mentre aspetto che tu interrompa la comunicazione. Cosa che succede nel volgere di una frazione di secondo
   Non ho avuto l'audacia di chiederti se Sergio è ancora lì. Sarebbe stato ingenuo domandartelo, lo so. Perché non avrebbe dovuto esserci? Forse ha ascoltato la nostra conversazione, magari ha mantenuto la mano affossata fra le tue cosce, oppure ha trascinato la tua mano sul cazzo e si è fatto masturbare nella penombra della camera.
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   La cucina profuma di caffè. Prima di entrare in bagno mi ero premurata di mettere la moka su una delle piastre del fornello elettrico e ora la bevanda è pronta. Accendo la radio per rendere più sopportabile l'atmosfera deprimente di questa mattinata. 
   Le onde radio diffondono - Sei la più bella del mondo -, una canzone di Raf, la stessa che ho ascoltato a casa tua la prima volta che ci siamo baciate. Mi avvicino alla finestra con la tazza fumante stretta nelle dita e guardo verso il torrente. I lampioni sul Lungoparma sono spenti. Sono spariti i riflessi di luce sulla superficie dell'acqua, anche i due innamorati che ho visto baciarsi poc'anzi non ci sono più.

 

 
     
 

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