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BANDONEON
di
Farfallina
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Le bollicine di
schiuma, dai riflessi cristallini, velavano la superficie della vasca da bagno. Assorto nell'inseguire i suoi pensieri Mario manteneva il capo e le spalle
fuori dall'acqua. Una sigaretta gli penzolava dalle labbra. Riempì i polmoni di nicotina e liberò alcuni cerchi di fumo dalle labbra lasciando che si disperdessero nell'aria, dopodiché lasciò cadere la cenere della sigaretta sulle piastrelle del pavimento.
I cristalli di sali da bagno disciolti nell'acqua emanavano un delicato profumo di bosco, la stessa fragranza di cui si sarebbe impregnata la sua pelle dopo la prolungata immersione nella vasca. Sarebbe rimasto in ammollo ancora per un po' di tempo, trattenendosi a leggere le pagine di un libro che si era portato appresso.
Lasciò trascorrere una buona mezzora prima di dedicarsi all'abluzione del corpo. I pori della pelle, a lungo a contatto con l'acqua calda, si erano dilatati
e diventati abbastanza permeabili. Si mise in ginocchio nella vasca e iniziò a
detergersi di sapone i genitali stimolandoli col movimento della mano.
Sfiorò la cappella con l'estremità delle dita appagato dalla deliziosa sensazione di piacere che
ogni volta gli procurava il toccarsi. Seguitò a lungo a masturbarsi senza
peraltro eiaculare, arrestando il movimento della mano prima che una sola goccia di sperma
gli uscisse dall'uretra.
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Avvolto nell'accappatoio di spugna, con la pelle ancora umida, fece ritorno in salotto. Smise di frizionare i radi capelli sopravvissuti alla incipiente calvizie e accese lo stereo. Le note del bandoneon di Astor Piazzola si liberarono dai diffusori e consegnarono alla stanza una atmosfera soft.
L'orologio a pendolo appeso a una parete del salotto indicavano le dieci e qualche
minuto quando scostò la tenda della finestra,
e volse lo sguardo in direzione del cinema
Astoria. Il cinematografo si
trovava dirimpetto all'appartamento che occupava al terzo piano di un vecchio palazzo in pieno centro cittadino.
Una pioggerella sottile bagnava la città. Sfiorò col pollice il labbro superiore e seguitò a sfregarlo sulla superficie carnosa della bocca. L'ingresso del cinema
era deserto. Jovanka, la prostituta slava che ogni
sera occupava il marciapiede dinanzi al locale, adescando i clienti fra coloro che entravano e uscivano dal cinema a luci rosse, non era al solito posto.
Nascosto dietro la tenda della finestra aveva preso l'abitudine di guardarla mentre concordava prezzo e prestazioni con i clienti. L'assenza della donna sembrò non preoccuparlo, persuaso
com'era che il distacco fosse soltanto momentaneo e da lì a poco l'avrebbe vista fare ritorno al solito posto.
Lasciò cadere alcuni cubetti di ghiaccio nel bicchiere, colmo di grappa, dopodiché tornò alla finestra e rimase in attesa del rientro della donna.
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L'insegna al neon del cinema
Astoria, sostenuta da un intreccio di tiranti, pulsava a ritmo irregolare e pareva prossima a schiodarsi dalle mura dell'edificio.
Tutt'a un tratto una autovettura
arrestò la corsa dinanzi l'ingresso del cinematografo. Dallo sportello anteriore, opposto a quello di guida, scese una donna. Dischiuse l'ombrello e salutò con un gesto della mano l'occasionale accompagnatore lesto ad
allontanarsi da lì. La donna andò a sistemarsi a fianco della porta d'ingresso del cinema
davanti a una locandina che ritraeva le
foto del film in programmazione quella
sera stessa.
Nascosto dietro la finestra, avvolto nell'accappatoio di spugna, Mario accese l'ennesima sigaretta. Diede qualche boccata di fumo senza mai perdere di vista le mosse della donna.
Jovanka calzava un paio di stivali neri, lucidi, che le giungevano a metà coscia. La gonna corta, di pelle, verniciata di rosso, ne metteva in risalto le gambe lunghe e affusolate. Indossava un giubbotto scuro, col bavero tenuto
sollevato per ripararsi dal freddo.
Tracolla reggeva una borsetta di pelle nera dove conservava il necessario per l'esercizio della sua professione. Nessuno vedendola si sarebbe accorto che i lunghi capelli che le scivolavano sulle spalle erano posticci. Jovanka era calva, ma nonostante i cinquant'anni e una vita condotta in maniera disordinata conservava
ancora un bel corpo.
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L'ultima proiezione della
sera avrebbe avuto inizio da lì a poco. Mario si allontanò dalla finestra e andò in camera a vestirsi. Prima di scendere in strada arrestò la musica di Astor
Piazzolla, spegnendo l'impianto hi-fi, dopodiché lasciò l'appartamento.
Quando uscì dal portone di casa alzò il bavero del cappotto, attraversò la strada, e si avvicinò alla prostituta.
- Ciao...
- Pensavo che non saresti venuto stasera.
- Andiamo?
- Sì, certo... ehm...
pagamento anticipato naturalmente.
Mario tolse dal portafoglio una banconota da cinquanta
euro e la porse a Jovanka. Stettero per qualche istante in silenzio. Lui non aveva niente da dirle e lei nemmeno.
Al cinema occuparono un posto in platea, a metà sala. Si accomodarono su due poltrone in similpelle, le solite che occupavano ogni sera. Mario infilò una mano fra le cosce di Jovanka e accostò il capo sopra una spalla della prostituta. Le luci in sala si attenuarono ed ebbe inizio la proiezione del film porno.
Le immagini presero a scorrere sullo schermo. Erano le stesse che Mario e Jovanka avevano visto la sera precedente e quella prima ancora. Lei cominciò ad accarezzargli le ciglia argentate con l'estremità delle dita. Mario socchiuse le palpebre e poco alla volta si addormentò.
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