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GRAFFITI D'AVANSPETTACOLO
di Farfallina

 

  
  
A
lberto Tarantino, Fanfulla, i fratelli De Vico, Trottolino, Luciano Carano. Sono soltanto alcuni degli artisti che hanno reso grande il Teatro di Varietà. Potrei citarne tanti altri, ma di uno serbo un ricordo particolare: Nando Torri.
   Avevo diciotto anni quando presenziai per la prima volta a uno spettacolo di varietà, ma di anni ne dimostravo assai meno. Di costituzione minuta, pelle e ossa, mi presentai alla biglietteria del teatro munito della carta d'identità fresca di stampa. La cassiera soltanto dopo avere verificato l'anno di nascita sul documento si decise a staccare il biglietto d'ingresso e mi lasciò entrare nella sala. 
   Sul palcoscenico del Cinema Teatro Ritz, nei primi anni 70, venivano a esibirsi le migliori compagnie italiane di avanspettacolo. Tutte offrivano novanta minuti di puro divertimento e sano erotismo, ma la commedia dell'arte aveva in Nando Torri un insuperabile capocomico.
   Padrone della scena sapeva divertire e divertirsi. Dotato di una verve comica fuori dell'ordinario era coadiuvato sulla scena da bellissime donne, ma era soprattutto la sua presenza sul palcoscenico la vera garanzia di successo per lo spettacolo
   Quando si esibiva al Teatro Ritz, insieme a Alba Borretti (soubrette della compagnia e sua compagna nella vita), il teatro si presentava completamente esaurito. La gente veniva da tutto il circondario e persino dalle province limitrofe per assistere alle sue rappresentazioni.
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   Spettacolo raffazzonato, di gusto grossolano e volgare. Così i critici preferivano definire il teatro d'avanspettacolo. Ma noi del pubblico, attenti spettatori, non la pensavamo allo stesso modo perché coinvolti dalle divertenti improvvisazioni dei comici e dalle eccitanti evoluzioni dei corpi di ballerine, soubrette e spogliarelliste che si esibivano sul palcoscenico.
   Alla fine degli anni settanta le compagnie di avanspettacolo si sciolsero una dopo l'altra soppiantate da nuove forme d'intrattenimento. Recuperato all'uso come cinema a luci rosse il Teatro Ritz sopravvive ancora oggi grazie a questo genere di programmazione, ma ha perduto il fascino che aveva una volta.
   E' sulle poltrone del Teatro Ritz che all'età di diciotto anni ho visto per la prima volta com'è fatta l'anatomia di una fica. Prima l'avevo vista sfogliando le pagine patinate di qualche rivista pornografica su cui avevo praticato l'arte dell'autoerotismo.
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   Quando misi piede al Teatro Ritz per la prima volta ero in compagnia di un amico. Con lui accanto presi posto nella galleria del teatro, abbastanza lontano dal palcoscenico. Ricordo che provai un certo imbarazzo nel ritrovarmi circondato dagli anziani che occupavano i posti a sedere intorno a me. Sprofondai nel sedile sottraendomi alla loro vista, auspicando che le luci della sala si spegnessero e lo spettacolo iniziasse al più presto per non essere riconosciuto da qualche persona del pubblico.
   Francesco, l'amico che mi aveva accompagnato, frequentatore assiduo del teatro, si era portato appresso un ingombrante binocolo della marina militare italiana per ammirare più da vicino l'esibizione delle spogliarelliste. Soltanto quando sulla ribalta comparve il comico e successivamente il fantasista acconsentì a prestarmi il binocolo, ma pretese che glielo restituissi quando sulla scena comparvero di nuovo le spogliarelliste. Soltanto a conclusione della serata, prima dell'inizio dell'ultima esibizione di strip-tease, forse perché stanco di reggere il binocolo fra le dita o preso da compassione, mi diede a prestito il binocolo.
   Regolai gli oculari del cannocchiale fino a raggiungere un perfetto allineamento dell'immagine e un campo visivo perfettamente circolare, nel momento in cui sul palcoscenico fece la sua comparsa l'ultima spogliarellista inseguita nelle movenze da un fascio di luce a occhio di bue.
   Il corpo seminudo della donna, in primo piano grazie al binocolo, e gli atteggiamenti lascivi che assunse sulla scena mi fecero arrapare l'uccello (a quell'età bastava poco per la verità). Cambiai più volte di posizione sulla sedia accavallando le gambe per disgiungerle subito dopo.
   L'ingombrante malloppo che tenevo fra le cosce pulsava come un ossesso mentre seguivo le evoluzioni della spogliarellista sulla scena. La donna si liberò degli indumenti al ritmo della musica che accompagnava la sua esibizione.
   Quando rimase con addosso il solo perizoma e il reggipetto mi sembrò nuda anche se non la era. Seguitai a fare attenzione a ogni suo gesto, attratto dai movimenti del corpo, stupito dalla bravura con cui eseguiva l'esercizio di spogliarello. La musica, che all'inizio dello strip-tease era lenta e sensuale, raggiunse un ritmo convulso. La spogliarellista si fece consegnare da dietro la scena un boa di piume e incominciò a farlo passare fra la fica e le natiche, trascinandolo avanti e indietro, come fosse un lungo serpente.
   La maschera di piacere che le copriva il volto la faceva sembrare eccitata, ma con il senno d'oggi sono portato a credere che stesse prendendosi gioco di tutti noi. Con mio grande stupore si liberò di uno spallino del reggipetto e subito dopo anche dell'altro, premurandosi di mettere un braccio a protezione delle tette che celò alla vista del pubblico. Infine gettò in aria l'indumento. Un caloroso applauso accompagnò il gesto della spogliarellista quando si decise ad allargare le braccia e mostrare nel loro splendore le tette.
   Soltanto un tessuto pregiato di lustrini e paillettè le celava la fica. Nessuna delle colleghe che l'avevano preceduta sulla scena del teatro si era azzardata a rimuovere il perizoma. La gente prese a incitarla, sovreccitata, desiderando che togliesse dal pube l'esile tessuto. Lei invece sembrò tergiversare.
   Pareva indecisa sul da farsi. Stéphanie, questo era il nome d'arte della spogliarellista, lo ricordo bene, si avvicinò alla platea. La gente, ritta in piedi, l'incitava affinché si liberasse del copri sesso. Il cuore mi pulsava celermente e l'uccello si era fatto duro come il marmo. Stéphanie diede le spalle al pubblico, divaricò le gambe, chinò il capo verso il parquet e si liberò del perizoma mostrando fica e buco del culo in una volta sola, poi altrettanto rapidamente scomparve dietro le quinte accompagnata dalle urla del pubblico.

   Seguitai a frequentare il Ritz fino a quando le compagnie di rivista si sciolsero definitivamente, una dopo l'altra, nel giro di pochi anni. Il falso progresso le aveva emarginate e condannate a una lenta agonia.
   Il sabato sera avevo un appuntamento a cui non potevo mancare. Alle otto ero appostato all'ingresso del Teatro Ritz, pronto ad accapigliarmi con due dozzine di fanatici andati lì per accaparrarsi una delle poltrone di prima fila, accanto alla passerella.
   Raggiungevo il Ritz, ubicato all'estrema periferia della città, in sella alla bicicletta, unico mezzo di trasporto a mia disposizione. Terminato lo spettacolo facevo ritorno a casa, prima però andavo a fare visita alla Strada dei Mercati per guardare le puttane che adescavano i clienti.
   In tasca non avevo mai un lira. Il costo del biglietto al Ritz assorbiva quasi per intero la paghetta settimanale. L'unica cosa che mi concedevo era di toccarmi l'uccello durante gli spogliarelli e masturbarmi nel buio della notte mentre osservavo le puttane che battevano la strada dei mercati generali.
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   Insieme agli altri spettatori del Ritz condividevo un sogno: scopare una delle spogliarelliste. Una sera, dopo la rivista, mi precipitai in bicicletta in Borgo Guazzo. Era Pasqua e in tasca avevo una decina di biglietti da mille lire: tutti i miei risparmi. Li spesi con Floriana, una puttana di quarant'anni che praticava prezzi modici. E' con lei che ho perso la verginità.

   - GUARDATELI BENE - disse una sera Nando Torri puntando l'indice verso la platea. - SAPETE CHI SONO QUESTI? SONO I DANNATI DELLA PRIMA FILA.
   Fra la gente che occupava i sedili, a contatto con la passerella dove a fine spettacolo ballerine e artisti avrebbero sfilato, c'ero anch'io. Quella è stata l'ultima volta che ho visto Nando Torri.

 

 
     
 

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