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FESTA
DI COMPLEANNO
di
Farfallina
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Oggi
Monica festeggia il venticinquesimo
compleanno. Tutt'e due prestiamo
servizio nella medesima clinica. Lei nella corsia delle donne. Io in quella degli uomini.
Incrociandola fra una pausa e l'altra di lavoro le ho fatto intendere che sarei disposta a esaudire qualsiasi
suo desiderio in questo giorno di festa perché voglio che sia felice.
Se le nostre colleghe fossero a conoscenza del rapporto che ci
lega ne resterebbero scandalizzate, giudicando indecente il legame d'amore fra due donne.
Non è facile per chi è lesbica vivere
senza impedimenti la propria omosessualità senza subire condizionamenti dal mondo circostante. Fare sesso con Monica è importante, ma non è tutto, mentre il sentimento d'amore che nutriamo una per l'altra è qualcosa di molto
più profondo.
La forte attrazione che avverto nei suoi confronti
si è trasformata, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, in una passione che non mi dà pace.
Monica è una donna speciale. Prima di conoscerla ho avuto altre storie, altre compagne di letto, ma nessuna ha saputo nutrirmi di sesso come ha fatto lei. Sono diventata sua schiava e lo ritengo un privilegio di cui
vado fiera.
Sono lesbica e me ne vanto. Lo sono da sempre, credo, ma non ho in odio gli uomini. Quando mi chiedono se nel rapporto di sesso con una donna mi manca qualcosa, rispondo che sono in grado d'avere un'erezione e mantenerla per ore, meglio di un uomo, rotolandomi in un letto, sfregando il clito su quello della mia compagna, da sopra, da sotto, di fianco, facendola venire: sempre.
Monica mi ha fatto scoprire un mondo di cui ero all'oscuro, un mondo in cui la passione è innalzata a grado superiore, privilegiando elementi quali la sottomissione, l'ubbidienza e la devozione.
Il giorno stesso che ha preso servizio
per la prima volta in clinica si è subito instaurato
fra di noi un rapporto di simpatia, conoscenza
che in poco tempo è andato ben oltre la semplice comunanza di lavoro.
Una sera, dopo poche settimane che lavorava in clinica, incrociandomi nell'ascensore, mi ha guardata dritta negli occhi e mi ha spinta contro una parete della cabina. Mi ha attirata a sé e mi ha fatto assaggiare il sapore mielato delle sue labbra sulle quali avrei potuto anche morire.
Ho subito il furore dei suoi baci senza reagire, fintanto che le sue labbra hanno schiuso le mie inumidendo i denti che tenevo congiunti, ma che ho aperto lasciandomi penetrare dal flusso scabro della sua lingua.
Provo una attrazione primordiale per Monica, ne subisco il fascino e sono lusingata dalle carezze che sa offrirmi quando penetra ogni anfratto del mio corpo.
Subisco l'arte della sua seduzione e non so stare lontana dalla sua persona. Lei ordina e io ubbidisco. Una cagna in calore, quella sono io per lei. Sono conscia che il nostro rapporto potrebbe interrompersi da un giorno all'altro, oppure durare fino alla prossima estate o continuare all'infinito. Quello che so è che appena troverà un posto di lavoro vicino a casa se ne tornerà in Calabria e mi lascerà sola a rimpiangerla.
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Monica ha voglia di una scopata selvaggia. Incrociandomi nei corridoi della clinica mi ha inseguita, poi ha insistito nel dirmi che ha voglia di
leccarmi la figa. E quello che desidero è soddisfare ogni sua voglia.
Non vedo l'ora che la sua bocca si adagi sul mio pube e l'adorni di freschi baci, accerchiando il clitoride di saliva, spompinandolo fino a farmi ubriacare di dolore, e non m'importa se correremo il rischio di farci scoprire dalle nostre colleghe di lavoro.
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Abbandono il reparto con qualche minuto d'anticipo rispetto
alla fine del turno di lavoro. Dall'armadio del guardaroba carpisco un paio di lenzuola e
le tengo sottobraccio mentre scendo le scale che conducono negli spogliatoi. Il deposito dove sono ammucchiate le reti metalliche e i telai dei letti, per i casi di emergenza, si trova in una stanza attigua ai gabinetti, poco lontano dai locali che fungono da spogliatoi del personale infermieristico della clinica.
Quando raggiungo il deposito la porta è socchiusa. Da una piccola finestra filtra la luce che illumina il locale e serve a dare aria all'ambiente. Afferro uno dei materassi accatastati in un angolo del locale e lo stendo sulla rete metallica di un letto. Lo copro con uno dei due lenzuoli che mi sono portata appresso dal reparto e resto in attesa.
Il cigolio della porta che si apre alle mie spalle mi avverte del sopraggiungere di qualcuno.
La figura di donna che mi viene incontro
la conosco assai bene. Le braccia di Monica mi cingono i fianchi. Mi sbottona la vestaglia e me la toglie lasciandomi con le sole mutandine e il reggiseno. Respiro il delicato profumo dei suoi capelli sul mio viso, mentre le sue mani si avventurano sui capezzoli e li accarezzano delicatamente.
Mi libero del velo che porto sul capo e lo getto sul letto. Sciolgo i capelli e resto completamente nuda. La mia compagna mi circonda il collo di carezze e baci facendomi ondeggiare
le gambe. Mi attira a sé e le sue labbra si schiudono sulle mie inumidendomi l'apertura della bocca.
Le sento calde, morbide, delicate, come i petali di un fiore. La punta della lingua si spazientisce contro i miei denti che tengo volutamente serrati barricandomi dietro l'apertura, ultimo baluardo al gioco della mia resistenza. Lei non sembra spazientirsi, anzi, aspetta che mi arrenda ai suoi baci dopodiché penetra con la lingua dentro di me.
Cavalchiamo l'onda del piacere inumidendoci le labbra di saliva, ingorde di tutto ciò che appartiene alla bocca dell'altra. La sua mano scivola nel mio fondo schiena dove le natiche si toccano. Entra nell'incavo lungo e stretto e con le dita scende giù fino a sfiorarmi il lume dell'ano per uscirne subito dopo provocandomi un intenso brivido di piacere. Mi trascina sul materasso, si tuffa con le guance fra le mie cosce e mi lecca la figa nutrendosi del fluido che la umidifica.
Non scorgo il suo viso mentre mi esplora il pube, e nemmeno vedo la sua bocca che ingorda lambisce ciò
che ho di più prelibato. Mi sento confusa. Le accarezzo i rossi capelli e sospingo il suo viso verso il mio pube.
- Ancora... ancora. - la supplico.
Soltanto dopo avere fatto la sua conoscenza ho compreso cosa faceva difetto nella mia vita. Lei ha saputo riempire questo vuoto e ora sono felice.
Monica continua a succhiarmi il clitoride colmandomi la figa di saliva. Arrischio a congiungere le cosce, ma lei attanaglia le mie ginocchia e le tiene scostate con la forza delle braccia.
- Basta... basta... ti
prego... ti prego... - la imploro.
La sua abnegazione non ha fine. Mi spoglio delle residue difese e mi abbandono al potere delle sue labbra.
Il cuore mi pulsa in maniera disordinata, sono confusa. Monica è insaziabile. Il ritmo forsennato con cui mi sta leccando la figa mi riempie di sudore in tutto il corpo eccitandomi a dismisura.
- Ancora... ancora...
- Vengo... vengo...
- Sì... sì... è
bello... è bello.
- Godo... godoo...
godoooo...
Mi tuffo nella sua figa cingendola d'assedio. Le divarico le labbra per abbeverarmi del nettare che custodiscono, e di cui vorrei ubriacarmi fino a stare male. Scivolo con la lingua nell'intimità del suo clitoride, decisamente più in carne del mio. Passo la lingua sulla sommità del corpo erettile umettandolo di saliva, dopodiché assalto la radice e inizio a spompinarlo per intero fino a eclissarmi con la bocca in tutti i suoi recessi. Lei ha una serie di orgasmi multipli, molto più intensi rispetto a quelli che ha procurato a me in precedenza. Mi compiaccio nel sentirla fremere di piacere, perché
ascoltare le sue urla mi illude di avere assimilato lo stesso suo potere, ma so
ben che non è così.
Monica incrocia le cosce fra le mie e inizia a sfregare il clitoride sulle labbra della mia
figa. In perfetto accordo trasciniamo i nostri clitoridi, ritti e turgidi, uno sull'altro. Monica ha il sopravvento su di me e mi conduce a una danza che conosco e mi eleverà all'estasi erotica. Sto per addentrarmi in questo delirante piacere quando la porta si apre e non siamo più sole.
- Troie! - strilla una voce maschile che credo di conoscere molto bene.
Riprendiamo a strofinarci le fighe infischiandocene di tutto e di tutti, consce che la vita è solo un bluff e non bisogna negarsi nulla che dà piacere.
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