|
Un sito "surreale e un po' inutile"
 |  |
 |
Volo: cerco il potere di fare ciò che amo
La «prova del nove» davanti alla platea della sua città, l’ha superata. E l’applauso che ha chiuso l’altra sera la proiezione in anteprima di «Casomai» di Alessandro D’Alatri, dove è protagonista accanto a Stefania Rocca, Fabio Volo se l’è proprio meritato.
Per il conduttore radio e tv (che ieri sera ha concluso la due-giorni bresciana con il «Fabio Volo Show» al teatro Tenda) il successo registrato in casa ha confermato la bontà della scelta di tentare anche la strada del cinema.
«È stata un’esperienza bellissima - spiega Fabio ai giornalisti prima della proiezione - L’idea mi aveva sempre attratto, e il fatto che D’Alatri mi sia venuto a cercare è stato fantastico. Io avevo mille dubbi, non volevo sfruttare la mia popolarità in tv, ma il regista si era fissato su di me, mi ha fatto un provino e mi ha convinto. Mi sono affidato completamente a lui, io ci ho messo il mio entusiasmo e la voglia di fare. Credo che sia venuto un buon film».
Un film d’autore, che racconta la storia di una coppia, dall’innamoramento, al matrimonio, alla crisi, tutta giocata nel tempo della cerimonia nuziale, tra flash-back e proiezioni nel futuro. La vicenda precipita nella tragedia senza scossoni o colpi di scena, come se la fine fosse nell’ordine delle cose. L’unica scossa viene dal parroco di campagna che celebra il matrimonio, che con le sue provocazioni smaschera ipocrisie e reticenze di amici e familiari.
Un film d’amore, quindi?
«Più che storia d’amore, il film è una storia sull’amore - spiega ancora Fabio - Parla delle interferenze che invadono il territorio di due persone che si amano, e denuncia come spesso i problemi nascono da fuori, e poi nidificano all’interno della coppia. Amici, parenti, la società, prima sono entusiasti, poi abbandonano la coppia: e due persone che si amano, in questa società, con questi ritmi, da soli non ce la possono fare, e diventano eroi per il solo fatto di riuscire a portare avanti la loro vita».
Il film ha cambiato le tue idee sul matrimonio?
«Non sono uno di quelli che dicono "non mi sposerò mai", anzi spero di sposarmi e di avere anche dei figli. Ma proprio perché ho grande considerazione del rapporto di coppia e del matrimonio sono single da nove anni, non riesco a scendere a compromessi su certe cose. Credo che il film non faccia cambiare idea sul matrimonio, ma dia informazioni, è quasi un documentario».
Perché D’Alatri ha scelto proprio te?
«Mi aveva visto in tv, poi leggendo il mio libro "Esco a fare due passi" aveva trovato delle affinità su alcuni punti di vista. Credo che mi abbia associato al personaggio di Tommaso, perché sia lui che io nella vita facciamo un lavoro molto impegnativo, che entra nella sfera privata. Quello che mi accomuna al protagonista è il non voler nascondere debolezze, fragilità, dubbi e imperfezioni».
Da lunedì tornerai su Mtv, alle 22,30 con «Ca’ Volo». Come sarà?
«Quest’anno ho voluto una casa più grande, tipo loft, con un cortiletto fantastico e un’amaca. Per quanto riguarda i contenuti, vado molto fiero di aver convinto il regista Silvano Agosti, un altro bresciano di cui ho molta stima, a intervenire ogni giorno con il suo punto di vista su un argomento. Lui è sempre stato lontano dalla tv, e riuscire a portarlo addirittura a Mtv, che è il simbolo del "griffato" è una bella soddisfazione... Avremo degli inviati per i mondiali di calcio, anche se ne parleremo in maniera ironica, spiegheremo le tattiche con il Subbuteo. Poi ci saranno due "carcerati" che daranno consigli sui libri».
Chi sono i tuoi modelli?
«Mi piace molto Benigni... Fiorello mi piace, Baudo è un grande professionista, ma io non sarò mai come lui, né come Fazio: loro sono su altre corde, io non sono così bravo, non ho neanche questa ambizione. Per arrivare lì bisogna che il lavoro diventi la tua vita».
Meglio Mtv o la Rai?
«Meglio dove mi fan fare quello che voglio. Più che denaro, cerco di guadagnare potere per fare le cose che mi interessano».
Il film con D’Alatri sarà solo una parentesi?
«Ancora non lo so, non ho un percorso ben chiaro. Ho dei valori, e se qualcosa rientra in questi schemi la faccio, se no, lascio».
Giovanna Capretti - Giornale di Brescia
28 aprile 2002
|
|
|
|