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L'ECONOMIA Alla fine della prima guerra mondiale la Germania si era trovata in condizioni economiche disastrose. Doveva sostenere il peso della ricostruzione, ma anche pagare somme enormi ai vincitori come indennizzo per aver provocato il conflitto. La Germania era stata ritenuta l’unica
responsabile e non aveva potuto sedere al tavolo delle trattative a Versailles. L’economia tedesca risultò letteralmente sconvolta. Si ebbe una inflazione spaventosa. Nel 1923 i lavoratori erano pagati due volte al giorno e veniva rilasciato loro il permesso di assentarsi per due ore a metà giornata per andare a fare la spesa. Se fossero andati alla sera
il salario giornaliero non sarebbe bastato a comprare l’indispensabile per la sopravvivenza. Aumentò la quantità di carta moneta in circolazione e di conseguenza aumentarono anche i prezzi. Alla fine del 1923 i prezzi al consumo erano cresciuti di 1200 miliardi di volte rispetto al 1913. Gli effetti furono particolarmente gravi per i ceti medi che videro compromessi irrimediabilmente i loro risparmi ed il potere d’acquisto degli stipendi. Meno grave fu la situazione per gli operai, sufficientemente organizzati sindacalmente ed addirittura vantaggiosa per i proprietari di beni immobili
e per gli industriali che potevano esportare a prezzi estremamente competitivi sul mercato internazionale a causa del deprezzamento del marco.
Il governo tedesco decise di ritirare tutti i vecchi marchi e di metterne in circolazione di nuovi, facendo attenzione alla quantità ed al rapporto di cambio con altre valute. Un nuovo marco valeva 1000 miliardi di quelli vecchi. La manovra fu possibile grazie agli aiuti consistenti che ricevette dagli Stati Uniti. ( piano Dawes) La Germania fu nuovamente in grado di acquistare merci e macchinari, diventando un potenziale mercato per le produzioni degli altri paesi capitalistici. Cominciava a diffondersi un cauto ottimismo sulle possibilità di ripresa, seppur a lungo termine, dell’economia tedesca.
Si ebbero fusioni e concentrazioni di aziende soprattutto nei settori metallurgico, siderurgico e chimico: si ebbe complessivamente una razionalizzazione del sistema industriale che, come vedremo più avanti, durò assai poco. Il crollo della borsa di Wall street nel 1929 vanificherà
tutti gli sforzi fin qui compiuti.
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