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LA REPUBBLICA DI WEIMAR
Dopo l’abdicazione dell’imperatore Guglielmo II in seguito alla pesante sconfitta della prima guerra mondiale, si
riunì a Weimar, cittadina della Turingia, l’Assemblea Nazionale incaricata di stendere la nuova Costituzione della nascente repubblica tedesca.
La Costituzione fu promulgata l'11 agosto e faceva della Germania una Repubblica democratica federale, fondata su un delicato equilibrio di poteri non solo tra le camere del parlamento, ma anche tra questa e il
capo dello stato. Al capo dello Stato era riservata la facoltà di nominare il cancelliere (capo del governo) e di sciogliere il Parlamento (il Reichstaad).
Gli impegni della repubblica di Weimar furono assai gravosi sin dall’inizio. Dalla fine della prima guerra mondiale la Germania stava affrontando una serie di problemi di ordine economico, sociale e politico
che parevano sempre più irrisolvibili. Oltre che un'inflazione e un debito con l’estero spropositati, la Germania pagava al suo interno le dure condizioni di pace dettate dal trattato di Versailles del giugno 1919. Nell’impossibilità di far fronte ai pagamenti, dovette effettuare ripetute svalutazioni del marco che portarono al collasso della moneta stessa. Inoltre nel gennaio del
1923, le truppe franco-belghe occuparono la regione industriale tedesca della Ruhr, in seguito al mancato pagamento delle riparazioni dei danni di guerra.
La repubblica di Weimar ottenne nel 1924 una riduzione del debito con l'aiuto del Piano Dawes e nel 1925 si tentò la normalizzazione delle relazioni internazionali aderendo agli accordi di Locarno che garantivano le
frontiere occidentali dalla Germania e ipotizzavano il suo ingresso nella Società delle Nazioni. Verso la fine del 1923, intanto, era stata emessa una nuova moneta che aveva consentito una certa ripresa economica. L'economia tedesca, però, continuava ancora a dipendere dai prestiti stranieri, la spesa pubblica si manteneva attestata su livelli troppo elevati e le imprese private,
che pure avevano visto aumentare le esportazioni, avevano margini di profitto piuttosto bassi. Nel 1925, avvenne l'elezione a presidente della repubblica di Paul von Hindenburg.
Pareva comunque che malgrado le enormi difficoltà e con grande lentezza ci si stesse avviando verso la normalizzazione.
Iniziava a diffondersi un cauto ottimismo.
Il crollo totale avvenne con gli effetti della Grande Depressione economica mondiale del 1929, che produsse in Germania quasi sei milioni di disoccupati e radicalizzò la vita politica e sociale del paese.
Tutto il mondo era coinvolto dal crollo della Borsa di Wall street e gli Stati Uniti, già troppo impegnati sul fronte interno, non erano più in grado di sostenere le economie di paesi stranieri. Inoltre, ridussero
fortemente le importazioni e questo aggravò ulteriormente il bilancio della Germania. Ad avvantaggiarsi politicamente della crisi fu il Partito Nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, guidato da Adolf Hitler, le cui posizioni ultranazionaliste e antisemite avevano raccolto il voto di protesta tanto dei conservatori quanto dei ceti popolari colpiti dalla crisi. I nazisti sin
dalle elezioni per il Reichstag del 1930 divennero il secondo gruppo politico del paese. Hindenburg indisse nuove elezioni nel 1932, che decretarono la vittoria del Partito nazionalsocialista. Ciò aprì a Hitler la via al cancellierato, carica cui il capo nazista fu chiamato dallo stesso Hindenburg il 30 gennaio del 1933. Una volta al potere, Hitler abolì l'ufficio del presidente e si
autoproclamò Führer (capo) del Terzo Reich.
Collegati a:
http://www.cronologia.it/storia/biografie/hitler4.htm
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http://www.cronologia.it/mondo45a.htm
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