La selezione di brani proposti in Music of the next age intende mettere in evidenza le molteplici sonorità espressive che la chitarra può regalare. La raccolta comprende undici composizioni, pubblicate o in corso di pubblicazione dalle Edizioni Musicali Sinfonica, frutto della produzione di autori chitarristi presenti nel nostro panorama musicale. Una scelta programmatica quindi, che intende offrire la possibilità di ascoltare, in un’unica selezione, le voci di diversi autori e di apprezzarne la varietà di stili e le differenti scelte operate dagli stessi in rapporto alla scrittura e ai diversi indirizzi di ricerca (si va dal modale-tonale all’atonale-seriale). Accomuna tutti gli autori una sensibilità simile verso le peculiarità timbriche dello strumento che porta a riscoprire la chitarra come unica protagonista. Sempre viva la tensione d’ascolto grazie alla varietà dei brani e il risultato è di gradevole fruibilità.

Apre la serie di brani Toccata di Marco Gammanossi, composta nel 1990. A caratterizzare questo composizione è il ritmo “forsennato”, (idea suggerita all’autore dalla splendida Toccata op.11 per pianoforte di Sergej Prokof’ev), che produce un effetto continuo di martellamento, a volte violento,  dal quale nascono i diversi eventi melodici. La presenza di un elemento centrale contrastante di carattere declamatorio e lirico crea movimento e varietà.

Su echi di Mompou scritto nel 1994 da Nicola Jappelli è un piccolo omaggio al raffinato pianista e compositore catalano Federico Mompou. Proprio dalla sua raccolta per pianoforte 6 Impresiones íntimas l’autore trae il tema che caratterizza il terzo movimento della composizione con l’intento di riprenderne, nella sua semplicità, l’atmosfera compositiva.

L’uso classico della forma del tema con variazioni caratterizza il primo dei due brani proposti da Eugenio Becherucci in qualità di autore. In Tema con variazioni (1993) l’idea musicale di tipo modale, assunta come elemento base, diventa materia di elaborazione nel corso delle cinque variazioni e, rimanendo riconoscibile nella sua struttura melodica, conferisce senso unitario al brano. Le variazioni proposte seguono una sorta di percorso storico dall’uso rigoroso della polifonia fino al ricorso di moderne tecniche compositive, con le quali l’autore intende evidenziare, di volta in volta, le diverse caratteristiche peculiari dello strumento.

Bruno Giuffredi è l’autore di Beubelet (1997). Il titolo esprime nella sua forma arcaica il significato di ninnoli. Il brano è un affresco fatto di idee melodiche che tenta di elaborare la tradizione distillandola ed eliminando il prevedibile e lo stereotipato. Ne risulta un brano che, seppure omogeneo, presenta unità espressive diverse tra loro, a volte brevissime,  ognuna dotata di forte individualità, che si intersecano e si sovrappongono.

Di Vittorio Vinay è Vieille comptine au parfum d’eglantine (1996). Il procedere armonico sviluppato con accordi appoggiati ed uniti fra loro da melodie funamboliche suggeriscono atmosfere rarefatte e nello stesso tempo dolcissime, richiamando armonie a tratti classiche, ma sempre elaborate in soluzioni raffinate e successioni di grande inventiva.

Tendres eclairs dans les souffles du soir (2000), il secondo brano di Vinay, si sviluppa su due piani timbrici contrapposti e nel contempo coniugati in totale consonanza. Impennate espressive e pianissimi, ottenuti mediante armonici, sfruttano magistralmente tutta la capacità dinamica e le potenzialità timbriche dello strumento. Non vi è nulla di tecnicistico, ma il procedere del brano è sempre teso verso un lirismo affascinante.

L’utilizzo di materiale sonoro variato con diverse tecniche, prima fra tutte quella seriale delle tabelle e l’uso del ritmo concepito in modo tradizionale, sono i principali elementi costitutivi sui quali si fonda la composizione di Franco Cavallone Tre impressioni (1998). Il tipo di tecnica utilizzata, concepita dall’autore come una sorta di filo conduttore, riesce a fondere in un’unica identità i tre movimenti che ne compongono il brano. In Notturno Indiano (2001) di Eugenio Becherucci, cinque episodi lirici di carattere prevalentemente quieto, preceduti e seguiti da commenti in stile libero e cadenzale, costituiscono una piccola suite nata dalla suggestione avuta dall’autore dopo la lettura del poeta indiano Rabindranath Tagore.

È Maurice Ravel ad ispirare Giovanni Podera in Prélude à la nuit (1996). Proprio come il compositore francese che, nel secondo tempo della Rhapsodie espagnole per orchestra, costruisce il suo Prélude su quattro note contigue (fa, mi, re, do diesis), anche Podera, per questo brano, fa dell’intervallo di seconda, principalmente minore, un elemento caratterizzante. Il totale cromatico di procedimenti rigorosamente seriali, non viene utilizzato interamente: l’autore ne sfrutta brevi frammenti che vengono sottoposti  a libere permutazioni con l’intento di creare un continuo gioco di tensione e distensione.

Con Nocturne, scritto e pubblicato nel 2001, Giovanni Podera intende rendere omaggio a Edgard Varèse. Nell’introduzione l’atmosfera calma e inquieta si dissolve gradualmente per cedere il passo al deciso ”Allegro ma non troppo”; segue un “Breve Interludio” (il cui Incipit è tratto da Octandre di Varèse) che precede la ripresa dell’Allegro. Questa struttura formale esalta al meglio i contrasti ritmici e timbrici presenti nella composizione.

Del 1990 è Bagatella il brano che chiude questa raccolta. Nasce dall’idea dell’autore Marco Gammanossi di traslare sulla chitarra alcuni modelli stilistici tipici della musica pop e jazz. Di semplice struttura formale, il brano è leggero e scorrevole: ha una breve introduzione di carattere recitativo che contrasta decisamente con il più ampio seguito ritmico e spumeggiante.

 

CINZIA ROMEO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

HOME