Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

Il Monastero Aghíu Panteleímonos

Vista panoramica del Monastero Aghíu Panteleímonos.

I monaci che lo popolano, in maggioranza russi, si sentono ospiti del "Giardino della Madre di Dio". – La santa vita ‘mariana’ dello staretz Silvano dell’Athos.

Il Monastero athonita Aghíu Panteleímonos (di San Panteleímon) occupa il diciannovesimo posto nella scala gerarchica dei monasteri del Monte Athos. Detto anche Róssikon, ospita attualmente un centinaio di monaci, per lo più di nazionalità russa, e segue la regola cenobitica. San Panteleímon, la cui festa si celebra il 27 luglio, è un giovane martire di Nicomedia dei tempi di Massimino: era medico, professione che praticava gratuitamente. Il calendario bizantino gli riserva un posto di riguardo tra i cosiddetti santi anargiri (= che curavano senza danaro) e lo chiama anche megalomartire. Del Santo esistono numerose icone: il martire vi è raffigurato giovane e imberbe, mentre regge in mano la croce e la borsa da medico.

Il Monastero di San Panteleímon non possiede immagini mariane di speciale richiamo; ma i monaci, in maggioranza russi, che lo popolano si sentono ospiti del "Giardino della Madre di Dio".

 

Breve storia del Monastero

Il Monastero attuale, che è privo di mura di cinta, sorge sul versante occidentale della penisola vicino al mare. Le costruzioni, che formano uno dei complessi più grandiosi dell’Athos, sono del secolo scorso: maestose, colorate e funzionali, sono di grande effetto e indimenticabili per chi le ha potute vedere da vicino. La storia del monastero è alquanto carente per gli incendi e le numerose distruzioni subite. Al secolo X risalgono le prime testimonianze di una fondazione che porta il nome del martire Panteleímon. Nel 1169 la comunità dell'Athos donò ai russi divenuti numerosi il monastero. A causa dell'invasione dei Tartari in Russia, l'afflusso dei monaci russi si interruppe (1237) e i monaci serbi ne presero possesso fino all'invasione turca, che distrusse il regno di Serbia (1417). Dal 1480 al 1735 la Russia riprese a proteggere il monastero, inviando numerosi monaci. Ma poi la guerra russo-turca (1734-1739) fu all’origine di grandi difficoltà.

Durante il periodo di lotte per l'indipendenza greca (1821-1830), il numero dei monaci in tutta la penisola athonita diminuì notevolmente: alcuni vollero infatti partecipare attivamente al movimento indipendentista, altri invece si impegnarono a porre in salvo altrove i tesori dei monasteri per paura delle rappresaglie turche. Aghíu Panteleímon rimase completamente abbandonato fino al 1829.

Nel 1875 il numero dei monaci provenienti dalla Russia si era talmente accresciuto che venne per la prima volta eletto un ígumeno russo nella persona dell'archimandrita Macario. Nel 1892 si dovette erigere il grandioso refettorio, capace di circa mille posti, e nel 1895 il numero dei religiosi superò tale cifra. Nel censimento del 1903 i monaci risultarono essere 1446 ed intorno al 1914 superarono le duemila unità.

Nei primi anni del secolo XX la popolazione russa era numerosa sull’Athos: circa la metà dei settemila abitanti della teocrazia athonita era infatti di provenienza russa. Dopo il 1917 però, in seguito alla rivoluzione bolscevica, le frontiere dell'Unione Sovietica furono ermeticamente chiuse, tagliando il rifornimento in uomini e aiuti economici. Il numero dei monaci ricominciò quindi inesorabilmente a diminuire segnando così un nuovo periodo di decadenza. Dopo gli sconvolgimenti della storia recente, i russi coltivano la speranza di superare le difficoltà per un ritorno alle glorie del passato.


Il vasto e prezioso refettorio del Monastero, edificato nel 1892: poteva contenere fino a 1000 monaci.

Il katholikón, le Cappelle, la Biblioteca e il tesoro del Monastero

Il katholikón, nella sua forma attuale, fu costruito secondo il tradizionale schema agiorita tra il 1812 e il 1821 dal principe fanariota moldovalacco Skarlatos Kallimachis. Il tetto è coronato da otto cupole verdi, sormontate da altrettante croci dorate. Le pareti del naós e della lití sono decorate con affreschi del secolo scorso, realizzati da maestri russi che hanno sostituito quelli precedenti di scuola greca. Anche l'iconostasi in legno dorato è opera di artisti di scuola russa dello stesso periodo.

Di fronte al katholikón si erge la maestosa mole del refettorio (trápesa), sovrastato dalla torre campanaria. Edificato nel 1892 ed affrescato nel 1897, è un edificio a pianta rettangolare a tre navate che può contenere fino a mille monaci.

A sinistra dell'ingresso vi è la fontana (fiáli) che, originale fra tutte quelle dell'Athos, è formata unicamente da vasche sovrapposte.

Al di sopra dell'ingresso al refettorio si erge la torre campanaria, culminante a piramide, edificata nel 1893. E’ dotata di 33 campane, di cui la più grande è la seconda al mondo per dimensioni: ha 2,7 metri di diametro e pesa 13 tonnellate. Il Monastero è dotato di numerose Cappelle; fra queste degne di particolare rilievo sono quella della Dormizione della Vergine, quella di San Metrofane e la chiesa della Santa Protezione (Aghía Sképi).

La Cappella della Dormizione della Vergine, a nord del katholikón, è stata edificata nel 1820 e vi si celebrano i riti in lingua greca. Nella Cappella di San Metrofane, a est della precedente, i riti sono invece celebrati in lingua russa (paleoslava).


Altra veduta di Aghíu Panteleímonos, con la Cappella di San Metrofane (a sin.) ed il katholikón (a destra).

La chiesa mariana della Santa Sképi si trova al piano superiore del grande edificio dell'ala nord. Edificata nel 1852 su pianta a tre navate, è di proporzioni enormi e di esuberante ricchezza; custodisce icone rivestite d'oro e d'argento ed una grandiosa iconostasi in legno dorato. Vi si celebra la liturgia in russo. La Cappella ha il valore di un vero Santuario mariano, che ricorda la festa del Pókrov, o della Protezione della Vergine: festa istituita in Russia e diventata patrimonio spirituale e liturgico di molte Chiese ortodosse.

La Biblioteca è alloggiata in un apposito edificio a due piani, situato ad est del katholikón e della Cappella di San Metrofane. Vi sono conservati 1320 codici manoscritti in greco e circa 600 in slavo, di cui circa un centinaio sono decorati con miniature pregevoli; fra questi degni di rilievo sono un Vangelo del XII secolo e le Omelie di San Gregorio di Nazianzo, anch'esse del XII secolo. Oltre ai manoscritti la biblioteca custodisce 25.000 volumi stampati.

Il Monastero possiede all'interno del katholikón, della Santa Sképi e delle altre sue numerose Cappelle molti oggetti sacri di valore, quali icone, croci, ególpia (= icone pettorali), reliquiari e paramenti sacerdotali. Le icone portative di maggior pregio sono quelle della Theotókos di Gerusalemme, del Pródromos (San Giovanni Battista), di San Panteleímon e quella a mosaico di Sant’Alessandro Nevski, custodita nell'omonima Cappella. Nella chiesa della Santa Sképi sono conservati un calice d'oro e un prezioso Vangelo, donati nel 1845 dal granduca Costantino Nicolaievic.


Il Monastero Aghíu Panteleímonos in un’acquaforte del 1846.

Silvano dell’Athos

Il Monastero conserva il ricordo di molti monaci ivi vissuti nel corso dei secoli. Vogliamo qui parlare di uno dei più recenti e conosciuti: si tratta dello staretz (= l’anziano o il presbitero, sapiente nella dottrina della fede e spirito profetico) Silvano, mistico di grande statura spirituale, autore di scritti che restano fra le più ispirate testimonianze del Cristianesimo russo.

Silvano è nato nel 1868 da pii genitori di Chovsk, villaggio della diocesi di Tambov. Dopo una educazione rudimentale lavora come calzolaio, poi entra nell’Armata russa. Nel corso degli anni cade nell’indifferenza religiosa che lo porta a commettere grandi e gravi peccati che sfociano nella disperazione. Un giorno vede in sonno un serpente che attraverso la bocca gli penetra nel corpo. Svegliatosi di soprassalto in preda allo spavento, egli sente una voce dal tono bello e dolce che gli dice: "Tu hai inghiottito un serpente in sogno e ciò ti ripugna. Anche a me non piace vedere ciò che fai". Il giovane, sconvolto, ha la profonda convinzione che la voce fosse quella della Madre di Dio. Fino alla fine dei suoi giorni egli renderà grazie alla Madonna che si era degnata di visitarlo e di sollevarlo dalla sua miseria. "Adesso – commenterà – ho visto quanto il Signore e la Madre di Dio hanno pietà degli uomini".

Così, a 27 anni egli rinuncia al mondo e, dopo aver ricevuto in viatico la benedizione di Giovanni di Kronstadt, si reca in Grecia, sul santo Monte dell’Athos, dove si fa monaco, appunto nel Monastero di San Panteleímon, cambiando il nome Simeone del Battesimo in quello di Silvano.

La sua consacrazione a Dio fu totale. Poco dopo il suo arrivo, la Panaghía gli apparve e lo gratificò del dono della preghiera perpetua. In seguito egli fu giudicato degno di un’altra teofania, quella del Signore Gesù Cristo che gli apparve in gloria nella Cappella del santo profeta Elia, non lontano dal mulino del Monastero.

Durante i suoi anni di preghiera e di ascesi Silvano dovette passare un periodo di ben quindici anni a lottare contro l’accidia e tentazioni provocate da nemici visibili e invisibili. Egli andò avanti con coraggio sulle tracce di Cristo, "offrendo preghiere e suppliche con grida e lacrime verso colui che lo poteva salvare dalla morte". Ispirato da Dio, udì dall’alto la voce del Signore che gli diceva: "Tieni il tuo spirito in prigione senza disperare".

Tenendo questo precetto come regola infallibile, egli seguì la via di Antonio, Macario, Sisoe, Pimen e altri Padri del deserto, di cui uguagliò la misura e i carismi. Per Silvano, "il monaco è fondamentalmente l’uomo che prega e piange per il mondo intero".

Silvano, vissuto sul Monte Athos dal 1892 fino alla morte, avvenuta il 24 settembre 1938, ha lasciato un grande profumo di santità; tanto che fu canonizzato dal Patriarcato di Costantinopoli, il 27 novembre 1987. In questi ultimi anni, molte Chiese e Monasteri dell’Ortodossia gli sono stati consacrati. I numerosi testi liturgici che lo celebrano non mancano mai di menzionare la grande devozione del santo alla Madre di Dio.

In uno di questi Uffici si può leggere la seguente preghiera:

"O Beato, sollecita
la preghiera della Protettrice
assidua del popolo cristiano,
la benedetta Madre di Dio
e sempre Vergine Maria
che ti ha chiamato
ad essere il fedele operaio
del suo giardino terrestre,
dove gli eletti di Dio
pregano il Misericordioso
e longanime
per i nostri peccati,
affinché dimentichi
le nostre iniquità
e le nostre colpe…"
.

di George Gharib