Insula Orientalis II
Palestra
La Palestra, luogo per gli
sport all'aria aperta, era un edificio imponente, un gigantesco complesso in
opus reticulatus che comprendeva una serie di piccole abitazioni e botteghe con
piano superiore che venivano date in affitto per coprirne probabilmente le
spese di manutenzione. La palestra era costituita da una area rettangolare
ombreggiata, porticata su tre lati e sul lato nord presentava un criptoportico
finestrato che sorreggeva la terrazza superiore. Il criptoportico è
fiancheggiato da una vasca rettangolare lunga e profonda, rivestita di
cocciopesto con fori nelle pareti formati da colli di anfore che servivano per
il riparo dei pesci dai raggi del sole. Questa vasca fu riempita di terra e fu
sostituita da una piscina cruciforme al cui centro era la base in muratura che
sorreggeva una grande fontana bronzea rappresentante l'idra di Lerna, un mostro
a cinque teste, avvolto intorno ad un albero di bronzo alto due metri. Oggi si
può ammirare un calco di questa scultura che è stato depositato in uno dei
cunicoli scavati dai borboni. In questo stesso antro è stata depositata anche
una parte del pavimento della piscina con le rappresentazioni dei tuffatori. La
piscina non è stata ancora completamente portata alla luce, ma si può avere
un'idea delle sue dimensioni e della sua struttura, percorrendo i cunicoli
borbonici che le girano intorno.
Le tintorie
Intorno alla palestra, tra le varie botteghe, vi erano un paio di tintorie. In una di queste, detta della ricamatrice, furono ritrovati un telaio, una piccola ara in tufo con dedica ad Ercole, un ritratto marmoreo di M. Nonio Balbo ed una cassa di legno contenente alcune gemme intagliate ed i resti di uno scheletro umano giacente su un letto..
Taberna vinaria
In questa taberna fu rinvenuto un soppalco, a cui si accedeva mediante una scala di legno ben conservata, ed un larario costituito da una nicchia affrescata con le raffigurazioni di Ercole, Mercurio e Bacco che sovrastano una coppia di serpenti agatodemoni che si affrontano.
Il panificio
In questo panificio, appartenuto a Sesto Patulci Felici, come si evince da un sigillo di bronzo qui ritrovato, furono rinvenute numerose teglie di bronzo che servivano per la cottura di focacce e torte, ed un grande forno sulla cui apertura era collocato un simbolo fallico per preservare il luogo dal malocchio. Vi sono ancora, ben conservate, le macine granarie in piperno.
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© Maria Sannino Tutti i diritti riservati