ENRICO

INGRANDISCE IL QUADRO

BARTOLOTTI MANUELA

Si può giocare con il colore, seguirne le suggestioni, assecondarne la seduzione?
Quelli della pittura di Enrico Campioli sono mondi di sogni bambini, vertigini di tinte, petali liberati e distratti nello spazio, virtuosismi cromatici. E’ come guardare attraverso un caleidoscopio, una gioia per gli occhi. Tutto è luce, la luce è tutto e dentro si moltiplicano schegge di emozioni, girandole riordinate in una coreografia che ricorda il moto esuberante di certi fotogrammi da “Fantasia” di Walt Disney.
Campioli non pretende di risolvere, di concentrare, ma cerca di rasserenare: arte che è sfondo non necessario ma indispensabile, come un prato fiorito, una notte stellata, l’effimero di un arcobaleno che riconcilia con il cielo, fantasia pura, la gabbia di un fanciullo fatta di trame di astri, forse infinita. Così s’intravede la ludica vitalità di Mirò ma ordinata in composizioni simmetriche, in un pointilisme emotivo, dove le sfaccettature della propagazione cromatica appartengono ad una realtà interiore. Pura astrazione, percorsa e raggiunta tramite un espressionismo liberato completamente dalla forma, di cui resta solo il ricordo, l’onda emozionale, il pulviscolo sollevato dalla vita danzante che avvolge, travolge. Il titolo chiarisce e aiuta a partecipare, indirizza la fantasia, già colpita da effetti psichedelici.
Alcune opere sono magnetiche, creano una tensione centripeta come Il Vortice, oppure hanno un effetto tridimensionale come L'Onda, o La Stanza di Saffo, altre sono allusive come Il Bacio azzurro, o eco di suggestioni romantiche come Due sorgenti riflettono la luna.
Volteggi, con le impronte di piedi di varie tinte, è però il più esemplare della produzione di Campioli, una danza continua nel cielo; non ci sono più i corpi ma una presenza, persistenza magica. Vi è qualcosa di acqueo come in tutte le altre cose rappresentate dall’artista, fugaci, effimere ma che persistono, cariche dell’attimo più intenso, dell’apice espressivo, proprio quando sono fermate sulla tela. E si sente calore, brivido, turbamento, gioia come se queste fantasmagorie fossero concentrati di vita pulsante, febbrile, incandescente.
Non ci si sazia di queste opere, una genera l’altra…e poi? E poi?
Smaterializzate il mondo, ecco cosa resta: frammenti, coriandoli, stelle filanti.
Come un folletto l’artista ha rubato la luce, infranto il diamante dell’anima e queste sono tutte le emozioni. In fuga, dentro.

di Manuela Bartolotti



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