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STABILIZZATORE SERIE CON CATHODE FOLLOWER (INSEGUITORE CATODICO)

 

Si vuole analizzare, mediante processo analitico, il comportamento di un regolatore serie utilizzante un triodo.

Prima di affrontare il funzionamento vero e proprio del regolatore conviene rinfrescarci le idee sull’amplificatore a placca comune o inseguitore catodico.

Si consideri il circuito in fig1.

+

 

+

 
A riposo sono valide le seguenti relazioni: Fig 1

 

VCC = VA + VK                                            [1]

 

VGK = VS – VK                                            [2]

 

IA = VK / RK                                                [3]

 

Dove:

VCC è la tensione di alimentazione.

VA è la tensione tra placca e catodo.

VK è la tensione ai capi del carico RK.

VGK è la tensione tra griglia e catodo.

IA è la corrente di placca.

VS è la tensione di polarizzazione.

 

 

 

Il corrispondente circuito dinamico è raffigurato in Fig 2.

 

-

 

 

-

 

 

 -

 

 

-

 

 

+

 

+

 

+

 

+

 
Fig 2

 

Dove;

 

m  è il coefficiente  di amplificazione per le componenti incrementali.

m*vgk è la tensione incrementale di placca.

vk è la tensione incrementale ai capi del carico RK.

vgk è la tensione incrementale tra griglia e catodo.

ia è la corrente incrementale di placca.

vs è la tensione incrementale della sorgente.

ra è la resistenza anodica.

 

Immaginando di fotografare un istante in cui le tensioni e le correnti istantanee hanno il verso raffigurato in figura, le relazioni che intercorrono tra i parametri succitati sono;

 

vk = ia*RK                                                   [4]

 

vgk = vs - vk                                                [5]

 

sommando le tensioni, (tenendo conto dei loro versi), presenti nell’anello otteniamo;

 

ia*(ra + RK) - m*vgk = 0                              [6]  

 

ia*ra + ia*RK = m*vgk                                 [7]

 

ia*ra + vk = m*(vs – vk)                               [8]

 

vk/RK *ra + vk =  m*vs -  m*vk                    [9]

 

vk*(ra/RK + 1 + m ) = m*vs                          [10]

 

G = vk/vs = m/(m + 1 + ra/RK)                       [11]

 

Dove G è il guadagno in tensione

  

Analizzando la 11 ci si rende conto che il massimo guadagno che un cathode follower può idealmente raggiungere è  uguale a 1.

In pratica ci si avvicina al valore suddetto tanto più quanto è più alto il valore di RK rispetto a ra, e tanto è maggiore il valore di m.

Infatti per RK >> ra la 11 si trasforma come segue;

 

 G = vk/vs ~ m/(m + 1)                                    [12]        

 

Mentre per  m >> 1;

 

 G = vk/vs ~ m/m = 1                                      [13]       

 

 Fig 3

                                                                              

A titolo di esempio, nella fig 3, è raffigurato l’andamento del guadagno di un cathode follower utilizzante il triodo 12AX7 con m = 100.

 

Per il teorema di thevenin è possibile trasformare il circuito raffigurato in fig 2 in quello di fig 4, mediante i seguenti passaggi;

 

G = vk/vs = m/(m + 1 + ra/RK)                           [14]

 

G = vk/vs = m*RK/(m*RK + RK + ra)                 [15]

 

G = vk/vs = m*RK/[RK*(m + 1) + ra]                 [16]

 

Vk = vs*m*RK/[(m + 1)*(RK + ra/(m + 1))]         [17]

 

Vk = vs*[m/(m + 1)]  * [RK/ (RK + ra/(m + 1))]    [18]

 

Il circuito in fig 2 può essere rappresentato mediante un generatore dipendente di tensione con amplificazione [m/(m + 1)]  che alimenta il carico RK mediante partitore [RK/ (RK + ra/(m + 1))], quindi la resistenza d’uscita del nostro amplificatore è ra/(m + 1)

Fig 4.

 

   

 

Fig 4

 

z0 = ra/(m + 1)                                              [19]

 

ma per la maggiore parte dei tubi,  m >> 1, quindi;

 

z0 ~ ra/m                                                       [20]

 

z0 ~ ra/(gm*ra)                                             [21]

 

z0 ~ 1/gm                                                      [22]

 

dove gm è la transconduttanza.

 

 

 

 

 

 

ANALISI DEL REGOLATORE

 

Adesso che abbiamo formule a disposizione, possiamo iniziare lo studio sul comportamento di un regolatore serie.

Immaginiamo di volere regolare la tensione VK su di un carico RK fig 5.

 

Fig 5

 

Prima di ogni altra cosa dobbiamo scegliere il punto di riposo del tubo; per semplificare il lavoro, facciamo alcune approssimazioni.

 

1.       La tensione VS è rigorosamente costante.         

2.       Si considera il regolatore ideale e cioè:

·         La tensione ai capi di RK rimane costante sia che vari il carico sia che vari la tensione di alimentazione VCC.

 

Bisogna poi procurarsi le curve anodiche del tubo che si intende usare e disegnare su di esse le rette di massima tensione e di massima corrente sopportate dal tubo.

Inoltre bisogna tracciare  l’iperbole di massima potenza che esso può dissipare.

In  fig 6 sono riportate le curve anodiche di un’EL84.

 

fig 6

Nella figura la zona gialla è quella dove il punto di lavoro deve rimanere sotto ogni condizione di carico e di tensione di alimentazione.

La zona suddetta è delimitata dalle rette di massima corrente, di massima  tensione, dall’iperbole di massima potenza e dalla curva per VGK = 0.

 

 

Per potere proseguire è opportuno conoscere:

  1. Tensione a cui deve essere alimentato il carico.
  2. massima corrente assorbita dal carico.

 

Supponiamo di avere bisogno di una tensione sul carico VK = 100V, e che la massima corrente assorbita sia IAmax = 30mA.

Il minimo valore del carico sarà:

 

RKmin = VK / Iamax = 100 / 0.030 = 3333 ohm

 

Il primo compito è determinare il valore minimo della tensione di alimentazione VCC affinché il punto di lavoro non superi la curva per VGK = 0 ed esca dalla zona gialla.

La peggiore condizione perché ciò accada è quando la corrente del carico è massima e la tensione di alimentazione è minima.

Disegniamo sulle curve anodiche la retta di carico fig 7:

 

fig 7

Si individua il punto QA sulla curva per VGA = 0V corrispondente alla corrente IAmax e alla tensione anodica Vamin  che in questo caso è di 75V.

Si traccia la retta di carico dal punto QA fino al punto VCCmin.

 

VCCmin = Iamax * RKmin + VAmin = 0.03*3333 + 75 = 175V           [23]

 

Questa tensione è quella minima sotto la quale l’alimentazione non può scendere e deve tenere conto del massimo ripple e del massimo abbassamento della tensione di rete; in italia il fornitore dell’energia elettrica garantisce una massima variazione del +/- 10 % rispetto a 220V e quindi la tensione di rete può variare tra 198V e 242V.

 

Supponendo l’aumento della tensione di alimentazione pari a 15Vpp, comprensivo dei fenomeni suddetti,  la tensione massima sarà:

 

VCCmax = VCCmin + VCC = 175 + 15 = 190V                                  [24]

 

La seconda retta, parallela alla prima, è tracciata tra i punti VCCmax e il punto IACC, dove:

 

IACC = VCCmax / Rkmin = 190 / 0.03 = 57mA                                    [25]

 

Sotto queste nuove condizioni, la tensione anodica salirà a:

 

Vamax = Vamin + Vripple = 75 + 15 = 90V                                         [26]  

 

Come si nota, avendo considerato un regolatore ideale, la tensione ai capi del carico RK non varia al variare della tensione di alimentazione, infatti:

 

VK = VCCmin – Vamin = 175 – 75 = 100V                                            [27]

VK = VCCmax –Vamax = 190 – 90 = 100V                                           [28]

 

Cioè il regolatore in virtù della [2] per mantenere la corrente e quindi la tensione al carico costanti, sposta il punto di lavoro del tubo variando la tensione di griglia; la variazione della tensione di alimentazione si riflette sulla tensione anodica che aumenta o diminuisce in  proporzione.

 

Anche nel caso di una variazione di carico il regolatore fa il suo lavoro, questo si può evincere dalla fig 8.

Ad esempio per una diminuzione di carico, (da 3333 ohm a 6666 ohm), la corrente scende a 15 mA, ma il regolatore mantiene ancora la tensione VA e quindi VK costante variando la tensione VGK.

 

 

Fig 8

In pratica è bene spostare il punto di lavoro corrispondente alla Vamin leggermente verso destra di circa 5V per essere sicuri che questo non  possa in alcun caso superare la curva per VGK = 0 ed uscire dalla zona gialla.

Quindi è opportuno modificare la [23] come segue:

 

VCCmin = Iamax * Rkmin + Vamin + VD                                                    [29]

Dove VD è l’incremento di sicurezza di 5V.

 

QUALITA’ DELLA REGOLAZIONE

 

Si determina ora la formula che ci permette di stabilire la qualità di regolazione.

Consideriamo una variazione sulla tensione di alimentazione VCC.

Questa variazione è direttamente trasmessa alla placca della valvola, ed alimenta il carico tramite partitore formato da RK e ra fig 9.

 

Fig 9

 

Quindi sul carico avremo:

 

VK’ = RK / (RK + ra)*VCC                                                                       [30]

 

in virtù della [2], la variazione della tensione di griglia supponendo VS = costante quindi VS = 0, sarà:

 

VGK = VS - VK’   = - VK’                                                                        [31]

 

questa andrà ad alimentare il carico RK come in un normale amplificatore a inseguitore catodico.

 

VK” = G* VGK =  - m/(m + 1 + ra/RK)* VK’                  

 

Per la sovrapposizione degli effetti la variazione totale sul carico RK sarà:

 

VK = VK’ + VK” = VK’  -  m/(m + 1 + ra/RK)* VK’                                [32]

 

VK = VK’ *(1 -  m/(m + 1 + ra/RK))                                                              [33]

 

dalla [33] sembra che più la quantità [m/(m + 1 + ra/RK] si avvicina all’unità  migliore è la reiezione alle variazioni di tensione sull’alimentazione, dato che conseguentemente  VK tende a zero.

Come già si è visto, in un inseguitore catodico per ottenere guadagni prossimi all’unità, occorre disporre di un tubo ad alto m e  bassa ra rispetto ad RK, ma nel regolatore serie, la resistenza anodica ra ha anche effetto sulla tensione VK’ dato che fa parte del partitore; maggiore è la ra minore sarà la tensione residua sul carico.

In genere l’effetto della resistenza anodica è trascurabile e si ritiene giusta la scelta di utilizzare tubi ad alto m  per avere buone regolazioni.

 

Fino ad ora si è considerata la tensione di polarizzazione VS rigorosamente costante, in realtà la tensione VS in genere la si preleva dal ramo di alimentazione VCC, ed è quindi soggetta al ripple.

 

Per tenere conto della variabilità della tensione di polarizzazione dobbiamo modificare la [31]  in:

 

VGK = VS - VK’                                                                               [34]

 

quindi per avere una buona regolazione dobbiamo ridurre al minimo la VS facendo uso di diodi zener o partitori fortemente livellati tramite capacità opportune.

 

Spero di non avere rovinato la giornata al lettore con tutte queste formule, ma io sono dell’avviso che è bene scrutare non per complicare ma per comprendere.

 

Fabio

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