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COrso
per operatore dell’escursionismo. ESCURSIONANDO (Bacheca
virtuale degli escursionisti) |
Il Bastone magico. “ Vado in montagna perché è l’unico modo di volare che conosco.” Dorino.
Tutto era
cominciato molti anni fa in un pomeriggio d’inverno. Ero intento ad ammirare
Pippo, un simpatico pettirosso che ogni giorno, incurante della mia presenza,
saltellando allegramente, mangiava le briciole di pane che gli spargevo nel
giardino di casa. Con il tempo Pippo si era addomesticato ed ogni giorno,
alla stessa ora, bastava chiamarlo un paio di volte ad alta voce, oppure
fischiettare un motivetto, che lui probabilmente aveva imparato a riconoscere
e pian, piano arrivava lentamente e con molta cautela si avvicinava ,
timoroso se c’erano altri uccellini,
iniziava a mangiare qua e la le briciole. Mi piaceva moltissimo
starmene li immobile ad osservarlo e a parlargli. Spesso sembrava dirmi , con
il suo sguardo, che mi capiva. Quando guardavo Pippo, spesso pensavo alla
leggenda che accompagna quel tipo di uccellini, simili ai passerotti, con quella
meravigliosa macchia rossa sul petto. Infatti la leggenda racconta che un
giorno d’inverno un passerotto stava volando nei boschi allegramente. Tutto
ad un tratto sentì uno sparo e ed un verso straziante. Volò velocemente verso
la fonte di quelle urla e si trovò di fronte ad un cervo appena colpito dal
proiettile di un cacciatore. Il passerotto allora, si chinò sulla ferita che
perdeva abbondantemente sangue e con
il suo petto premette forte per diversi giorni sulla ferita fino a fermare
l’uscita copiosa del sangue. Il cervo , grazie a quel gesto meraviglioso si
salvò, ma il piccolo passerotto non ce la fece e morì di fame. Dal quel
giorno Dio creò il pettirsosso in onore di quel
uccellino. Mentre , con mio
figlio Marco, guardavo l’allegro saltellare di Pippo, notai vicino alla
recinzione del giardino un minuscolo alberello. Era un alberello piccolo,
alto circa due centimetri, ma dalle forme importanti e maestose, nato in quel
posto non si sa come. Forse il suo seme era stato portato fino in quel luogo
da uno strano vento o lasciato cadere da qualche uccellino, chissà forse
dallo stesso Pippo . Ricordo ancora lo stupore di Marco che adottò subito quell’alberello con molto entusiasmo, proteggendolo in
tutti i modi. In poco tempo diventò il suo albero e guai a chi glielo
toccava. Passavano gli anni e l’albero cresceva velocemente dritto e maestoso
con il suo aspetto importante. Purtroppo, come molto spesso accade, la
razionalità supera le cose logiche e in questo caso la legge terrena aveva
battuto la sempre pur forte legge della natura. Infatti con gli anni, il
piccolo alberello, era cresciuto un po’ troppo ed essendo molto vicino alla
recinzione, prima o poi avrei dovuto tagliarlo. Questo accadde circa due anni
fa , per la precisione nella primavera del 2001. Ricordo molto bene quel
periodo perché lo associo ad un fatto che mi ha segnato e non poco, facendomi
chiudere l’ennesima porticina del mio cuore con un muro che credo non aprirò
mai più! Non volevo tagliare quel
piccolo albero, ma fui costretto. Ricordo che man, mano che toglievo i
piccoli rametti e le foglie dal fusto principale, pensavo a quanto mio figlio
Marco era affezionato a quel piccolo albero. Decisi quindi che quel legno non
doveva smettere di vivere e naturalmente, d’istinto la mente mi suggerì che
quel pezzo di legno sarebbe diventato il mio compagno nelle prossime
escursioni che io amavo sempre più fare nella mia amica montagna. Quasi
immediatamente quell’idea mi diede una sferzata di
buonumore e di idee. Più pulivo ed osservavo quel bastone, di un bianco
stupendo, e più cresceva dentro di me
l’entusiasmo, la gioia e le idee. Così nasceva, in quello che io amo definire
un giorno speciale, il mio magico bastone che mi accompagna in ogni mia nuova
escursione nella mia amata montagna, sul quale , ogni volta che ho ultimato
la mia escursione, incido , con dei piccoli intarsi, il ricordo di quel
giorno. Spesso penso a quel
giorno e a tutto quello che mi è accaduto. Mi piace pensare a questi eventi
come ad una favola portata fin li da un piccolo seme arrivato da chissà dove
per farmi questo grande regalo. Forse il Grande Presidente che sta
lassù, poco sopra le montagne , ha visto qualche cosa e, come sempre, mi ha
fatto un suo meraviglioso regalo. Non so se tu, che leggi queste quattro
umili righe , con cui ho sporcato un foglio di carta con l’impulso della
mente e la forza del cuore, ci credi alle favole, ma sappi che questo sito è
nato in quel magico giorno. |