IL GIOVANE RICCO
La
provocazione
È
opinione comune che uno dei mezzi più efficienti ed efficaci per conseguire la
felicità sia il possesso del denaro. Vi sono persone così desiderose di
arricchirsi che sono pronte a tutto. Altri che si affidano alla dea bendata
della fortuna. Pensate quanto si spende, per esempio, per le lotterie, le
scommesse, il totocalcio. Il denaro non va divinizzato e neppure
esorcizzato. Esso non possiede una valenza etica che lo renda buono o cattivo. Tutto
sta nell’uso che ne fa l’uomo.
Il
contesto
Alla
domanda su che cosa fare per ottenere la vita eterna, Gesù risponde richiamando
l’osservanza dei comandamenti, enumerando specificamente non quelli riguardanti
Dio, ma quelli che riguardano il prossimo, poiché nella pratica di questi più
facilmente si può mostrare la pietà autentica. L’invito di Gesù non viene
accolto a causa dei molti beni posseduti. Questo rifiuto provoca l’insegnamento
di Gesù sulla ricchezza.
Gesù stupisce i discepoli con la sua dottrina nuova:
chi mai si può salvare? Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio. La
ricchezza è, rispetto alla salvezza, un impedimento così grande che
per rendere possibile la salvezza di chi è ricco occorre l’intervento della
onnipotenza di Dio.
Chi sono i ricchi? Quelli che hanno denaro e
detengono il potere? Il ricco non è solo quello che ha soldi o oggetti di
valore, ma anche colui che ha attaccato il proprio cuore non solo alle
cose, ma anche alle persone, alle idee, ad altri valori umani.
L’invito di Gesù a lasciare tutto per seguirlo è
rivolto a noi. Si tratta di un invito non solo a non attaccare il cuore alle
ricchezze di questo mondo, ma anche un invito a vendere tutte le cose già
possedute per acquistare la perla preziosa del Regno. Venderle significa
perderle per seguire fino in fondo Gesù, seguirlo dove vuole portarci, pensare
come Lui pensava, agire come Lui agiva.
Un
giorno venne a Milano dalla sua casa di campagna per catalogare alcuni gioielli
che teneva in una camera blindata del suo appartamento. Nessuno lo vide entrare
e nessuno si rese conto che mentre egli stava inchinato su tutti quegli ori e
quelle gemme, la porta girava sui cardini senza uno stridìo e con uno scatto
secco bloccava i congegni di chiusura. Lo stanzino divenne una prigione
sfarzosa, una trappola mortale. La porta fu riaperta dal custode solo quattro
giorni dopo e il Poldi-Pezzòli fu trovato morto, steso su quegli oggetti
preziosi.
Quanti giovani rischiano, per stupidità, la chiusura
verso i beni autentici della vita come il giovane ricco del Vangelo? Molti sono
schiavi del vestire firmato, solo per sentirsi ‘in’; schiavi della febbre del
sabato sera per il desiderio del divertimento sfrenato.
Ci
si crede liberi e, invece, si è preda di tante schiavitù.
“La carità è il solo tesoro che si aumenta col
dividerlo” (Cesare Cantù)
“Il denaro è forse la scorza di ogni cosa, ma non
è il cuore: vi procura il cibo ma non l’appetito, il medico ma non la salute,
le conoscenze ma non gli amici, i servitori ma non la dedizione,i momenti di
gioia ma non la pace dell’anima e la felicità” (Henrik Ibsen).