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XXVII DOMENICA B

 

Mettersi insieme è un inizio,

rimanere insieme è un progresso,

lavorare insieme è un successo

 

Marco ci presenta una disputa che i farisei vorrebbero legalista e che Gesù invece riporta al senso teologico.

 

Le nostre relazioni hanno sì bisogno di leggi, ma dobbiamo fare attenzione a non cadere nei due opposti: legalismo e anarchia.  Il legalismo esaspera la norma, prendendo alla lettera la legge. In questo caso l’uomo è per la legge, invece Gesù ci ha detto che il sabato è stato fatto per l’uomo. La forte accentuazione della legge, che si chiama pure giuridismo, pur impegnandosi nel fare la giustizia, finisce col fare del torto. Già i romani dicevano: “Summum ius, summa iniura”.

L’anarchia invece, vuol fare a meno di ogni legge. L’assenza di leggi si chiama “anomia”. Il rifiuto della legge, in nome della libertà, è anch’essa una ingiuria alla libertà umana, è un’altra forma di ingiustizia.

Dio vuole che le cose siano al servizio dell’uomo e non il contrario. Anche le leggi devono essere al suo servizio. Molte leggi, come quella sul divorzio, non sono che una concessione accordata da Dio per la debolezza umana. L’uomo non è capace di comprendere il progetto di Dio perché ha il cuore indurito. Dio viene incontro a questa debolezza umana, ponendo un argine alla sua cattiveria, al suo peccato. Ma attraverso un cammino lento e progressivo (la pedagogia di Dio), l’uomo deve comprendere la legge dell’amore non ammette sconti, non ammette ribassi.

Ogni volta che Gesù ci dice: ”Fu detto dagli antichi…, ma io vi dico”, va inteso proprio in questo senso: risalire alla volontà originaria di Dio. ‘Non uccidere’ è il minimo che il cristiano deve fare, occorre arrivare ad eliminare dal cuore ogni minimo disprezzo per il fratello. ‘Non commettere adulterio’ è solo un argine posto alla passione dell’uomo, occorre andare oltre e risalire alla dignità originaria della coppia umana ed esigere l’eliminazione di qualsiasi pensiero o desiderio che attenti alla unità della coppia stessa.

Si dice a volte che la vita coniugale oggi non è per costruire un matrimonio ma per gestire un patrimonio. Questa esagerata espressione vuole esprimere il disagio della coppia e l’attuale crisi che sta attraversando il matrimonio a motivo di una cultura di  efficientismo e di consumismo. Va quindi ricuperata la gratuità di un amore autentico e profondo.

La vita di coppia, è vero, non è tutta rosa e fiori. Oggi forse vi sono più spinte di ieri alla crisi e ai fallimenti. Il Vangelo non nega la realtà dei fallimenti matrimoniali, ma non ne vede il rimedio in una legge permissiva (il divorzio), anche se mosaica. Lo vede invece nel riaprire il cuore ristretto dal legalismo verso il progetto del Creatore, con l’aiuto della sua grazia. Allo stesso modo la Chiesa, oggi, non crede che il rimedio stia nelle leggi divorziste o permissive. Domanda provvedimenti economici, logistici e sociali per le coppie, ma non riduce tutto ad essi. E’ convinta che per raggiungere il progetto di Dio è indispensabile una formazione religiosa sulla base della Bibbia, della teologia, della morale e della spiritualità del matrimonio. E, in ogni caso, non si può prescindere dall’aiuto della grazia, attinta nel rapporto sacramentale con Cristo.