XXIXdomenicaB
“Chi vuol essere il più grande tra di
voi si farà vostro servo…”. Gesù ci ricorda che dobbiamo rinunciare ad
essere al centro dell’attenzione degli altri, per mettere gli altri al centro
della nostra attenzione. Cristo ci chiama a servire. Non possiamo
servire se non siamo capaci di donare e di donarci. Il donarsi agli altri per
amore di Dio, dà felicità. Una spesa al servizio degli altri da gioia (vedi
l’esempio di Madre Teresa). E “per fare del bene non serve volare, basta
volere”.
Eppure ambire i primi posti sembra un fatto
naturale e legittimo. Si lavora per progredire, si studia per emergere. Si
fanno concorsi per sana competitività . Senza questo non ci sarebbe progresso.
D’altra parte, però, se guardiamo
l’esperienza, constatiamo che l’occupare i primi posti e l’ambizione del potere
finiscono con l’isolare le persone. La persona ambiziosa risulta scostante e
lei stessa diventa diffidente e sospettosa degli altri.
Gesù ci propone un nuovo modello di
autorità: il servizio. Chi serve promuove il bene e crea gioia intorno a
sé. L’esperienza ci dice un atteggiamento di servizio innesca una gara di
amicizia. Chi dona con umiltà e generosità induce gli altri a fare altrettanto
e sollecita una risposta: i coni, così, circolano di più, l’aiuto si diffonde,
i ponti si costruiscono, le relazioni di intrecciano.
Mentre l’autorità dispotica blocca e
mortifica, l’autorità-servizio apre, incoraggia ed incentiva.
Tutto questo trova un modello in Gesù
Cristo. Il suo servizio va al di là del semplice fatto sociale o
sentimentale e diventa offerta della Sua vita per la nostra salvezza (in
riscatto per molti”).
Cosa dice a noi questo discorso di Gesù?
Servire significa essere uomini per gli
altri. Sono molti i luoghi in cui un giovane può “servire” gli altri:
università, luoghi di svago e divertimento, famiglia, tra amici. Significa
assumere la propria parte di responsabilità nell’annunciare Cristo, che è il
senso della nostra vita.
Questo servizio ogni giovane cristiano deve
renderlo soprattutto a quanti, tra i suoi coetanei, sono preda della cultura
edonistica e materialista, della moda e della devianza. Cristo ha bisogno dei
giovani per proclamare la verità e per portare l’annuncio di salvezza sulle
strade del mondo.
Se leggendo queste righe hai rischiato di
prendere sonno fai attenzione a quanto segue.
Un famoso predicatore morì e salì in
Paradiso, dove si accorse che un tassista della sua città occupava un posto
migliore del suo. Corse a lamentarsi da san Pietro. “Non capisco: Ci deve
essere un errore. Io ho dedicato tutta la mia vita alla predicazione”. San
Pietro rispose: “Noi premiamo i risultati. Ricorda, Reverendo, l’effetto delle
sue prediche?” Il pastore, a malincuore fu costretto ad ammettere che qualcuno
tra i fedeli si addormentava durante le prediche. “Proprio così!”, disse san
Pietro. “Invece, quando le persone salivano sul taxi di quell’uomo, non solo
stavano ben sveglie, ma pregavano” (L’importante è la rosa – Bruno Ferrero).
L’uomo più bravo del mondo
Conosco la storia dell’uomo più bravo del
mondo ma non so se vi piacerà. Si chiamava Primo e fin da piccolo aveva deciso:
-Primo di nome, primo di fatto. Sarò sempre primo in tutto.
E invece era sempre l’ultimo.
Era l’ultimo ad avere paura, l’ultimo a
scappare, l’ultimo a dir bugie, l’ultimo a far cattiverie, ma così ultimo che
cattiverie non ne faceva per niente.
I suoi amici erano tutti primi in qualcosa.
Uno era il primo ladro della città, l’altro il primo prepotente del quartiere,
un terzo il primo sciocco del palazzo. E lui invece era sempre l’’ultimo a dire
sciocchezze e quando veniva il turno di dirne una stava zitto.
Era l’uomo più bravo del mondo, ma fu l’ultimo a saperlo. Così ultimo, che non lo sapeva per niente. (Il libro degli errori – Gianni Rodari).