Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Segnala abuso Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 

XXIXdomenicaB

 

Chi vuol essere il più grande tra di voi si farà vostro servo…”. Gesù ci ricorda che dobbiamo rinunciare ad essere al centro dell’attenzione degli altri, per mettere gli altri al centro della nostra attenzione. Cristo ci chiama a servire. Non possiamo servire se non siamo capaci di donare e di donarci. Il donarsi agli altri per amore di Dio, dà felicità. Una spesa al servizio degli altri da gioia (vedi l’esempio di Madre Teresa). E “per fare del bene non serve volare, basta volere”.

Eppure ambire i primi posti sembra un fatto naturale e legittimo. Si lavora per progredire, si studia per emergere. Si fanno concorsi per sana competitività . Senza questo non ci sarebbe progresso.

D’altra parte, però, se guardiamo l’esperienza, constatiamo che l’occupare i primi posti e l’ambizione del potere finiscono con l’isolare le persone. La persona ambiziosa risulta scostante e lei stessa diventa diffidente e sospettosa degli altri.

Gesù ci propone un nuovo modello di autorità: il servizio. Chi serve promuove il bene e crea gioia intorno a sé. L’esperienza ci dice un atteggiamento di servizio innesca una gara di amicizia. Chi dona con umiltà e generosità induce gli altri a fare altrettanto e sollecita una risposta: i coni, così, circolano di più, l’aiuto si diffonde, i ponti si costruiscono, le relazioni di intrecciano.

Mentre l’autorità dispotica blocca e mortifica, l’autorità-servizio apre, incoraggia ed incentiva.

Tutto questo trova un modello in Gesù Cristo. Il suo servizio va al di là del semplice fatto sociale o sentimentale e diventa offerta della Sua vita per la nostra salvezza (in riscatto per molti”).

Cosa dice a noi questo discorso di Gesù?

Servire significa essere uomini per gli altri. Sono molti i luoghi in cui un giovane può “servire” gli altri: università, luoghi di svago e divertimento, famiglia, tra amici. Significa assumere la propria parte di responsabilità nell’annunciare Cristo, che è il senso della nostra vita.

Questo servizio ogni giovane cristiano deve renderlo soprattutto a quanti, tra i suoi coetanei, sono preda della cultura edonistica e materialista, della moda e della devianza. Cristo ha bisogno dei giovani per proclamare la verità e per portare l’annuncio di salvezza sulle strade del mondo.

Se leggendo queste righe hai rischiato di prendere sonno fai attenzione a quanto segue.

Un famoso predicatore morì e salì in Paradiso, dove si accorse che un tassista della sua città occupava un posto migliore del suo. Corse a lamentarsi da san Pietro. “Non capisco: Ci deve essere un errore. Io ho dedicato tutta la mia vita alla predicazione”. San Pietro rispose: “Noi premiamo i risultati. Ricorda, Reverendo, l’effetto delle sue prediche?” Il pastore, a malincuore fu costretto ad ammettere che qualcuno tra i fedeli si addormentava durante le prediche. “Proprio così!”, disse san Pietro. “Invece, quando le persone salivano sul taxi di quell’uomo, non solo stavano ben sveglie, ma pregavano” (L’importante è la rosa – Bruno Ferrero).

L’uomo più bravo del mondo

Conosco la storia dell’uomo più bravo del mondo ma non so se vi piacerà. Si chiamava Primo e fin da piccolo aveva deciso: -Primo di nome, primo di fatto. Sarò sempre primo in tutto.

E invece era sempre l’ultimo.

Era l’ultimo ad avere paura, l’ultimo a scappare, l’ultimo a dir bugie, l’ultimo a far cattiverie, ma così ultimo che cattiverie non ne faceva per niente.

I suoi amici erano tutti primi in qualcosa. Uno era il primo ladro della città, l’altro il primo prepotente del quartiere, un terzo il primo sciocco del palazzo. E lui invece era sempre l’’ultimo a dire sciocchezze e quando veniva il turno di dirne una stava zitto.

Era l’uomo più bravo del mondo, ma fu l’ultimo a saperlo. Così ultimo, che non lo sapeva per niente. (Il libro degli errori – Gianni Rodari).