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XXIII Domenica B

 

 

 

La guarigione del sordomuto è un miracolo che Gesù fa in pieno territorio della Decapoli (dieci città libere ai margini della Palestina, con popolazione e fede mista, anche pagana). Gesù porta il sordomuto in disparte, lontano dalla folla. Quando si è immersi nel frastuono della città o delle abitudini pagane, succede che si chiudono le orecchie e si blocca la lingua di fronte ai valori dello spirito. E’ necessario perciò andare in disparte, curare momenti di raccoglimento e di preghiera, per tornare ad udire la voce di Dio e avere il coraggio di professare la fede in Lui. Siamo rientrati dalle vacanze e se abbiamo mandato anche l’anima in vacanze è tempo di ricuperare terreno.

Il sordomuto è portato a Gesù da altri che pregano per lui. E Gesù compie il miracolo nella maniera più semplice: tocca con le dita, usa la saliva e comanda “apriti!”. E’ così sempre: per tornare all’ascolto della voce di Dio e alla professione di fede, occorre l’aiuto della comunità, che prega, che si fa carico, che si fa prossimo. E per rimetterci in carreggiata non occorrono gesti spettacolari, ma cose semplici: accostarsi ai sacramenti, con i loro semplici elementi (acqua, pane, vino, olio), con i loro semplici gesti.

Forse anche noi abbiamo fatto fatica, durante il periodo estivo, ad essere fedeli alla nostra messa domenicale, alla confessione, all’ascolto della Parola di Dio. Anche il mondo intorno a noi è sempre più pagano. Si parla infatti, di neo-paganesimo. Pur essendo cristiani, a volte ci sentiamo pure noi in terra straniera, tra gente pagana, che non crede e, a volte, ci è ostile. Dobbiamo riaprire gli occhi e le orecchie ai valori evangelici, dobbiamo sciogliere di nuovo la lingua al coraggio di professare la nostra fede e proporre i valori cristiani di cui siamo portatori. Dobbiamo essere sale della terra e non solo a parole. Paolo VI diceva che “abbiamo bisogno più di testimoni che di maestri”.