TUTTI I SANTI
Provocazione iniziale
San Matteo ci parla di otto situazioni che poi potrebbero ridursi a una sola, quella della povertà di spirito ossia della semplicità o della fiducia in Dio. I santi sono uomini e donne che hanno vissuto cercando e accettando Dio e la sua volontà. Sarà un discorso fuori moda, ma chi vive secondo il disegno di Dio, è beato, è felice. Non è una realtà futura, ma è già una condizione presente. Chi è con Dio è felice, perché chi ha Dio come centro della propria vita è nella pace, nella serenità, nella fiducia, nella benevolenza, nella dolcezza. Noi consideriamo i santi come coloro che sono nella pace, ma noi che siamo candidati alla santità, cosa facciamo?
Altro che “Beati i Poveri!”. L’ideale di vita cristiana che ha come modello Cristo servo povero, è un modello che “non fa tendenza”. La mentalità corrente dice semmai il contrario: beati i ricchi, perché coi soldi si fa tutto, anche il bene.
Le Beatitudini
Il brano delle Beatitudini è chiamato la Magna Charta del Cristianesimo, cioè il suo manifesto, la sua Carta costituzionale. E come in ogni Stato la Costituzione rappresenta il punto di riferimento di ogni scelta politica e sociale, così per il cristiano le Beatitudini sono lo statuto, la stella polare, la cartina geografica per orientarsi nelle scelte della vita. Il richiamo alle Beatitudini deve essere costante per non smarrire mai la bussola della propria identità.
Il contesto
Gesù presenta la Magna Charta su un monte, esattamente come Mosè aveva ricevuto le disposizioni divine sul monte Sinai. Gesù si pone a sedere assumendo l’atteggiamento dell’autorità che legifera. Attorno v’è il gruppo dei discepoli che ricevono un insegnamento che dovrà poi trasformarsi in vita vissuta.
Il contenuto
Il contenuto di questo brano del Vangelo possiede una novità assoluta e senza precedenti. La salvezza non è una realtà futura, come spesso si può immaginare, ma già presente in qualche modo nella nostra vita terrena. La beatitudine dei poveri e degli afflitti è annunciata già su questa terra. Certo può sembrare sconcertante proclamare la felicità degli affamati e dei perseguitati, quando è evidente la loro sofferenza fisica. Questa verità cozza evidentemente contro la esperienza. Sarebbe come dichiarare che la disgrazia è una benedizione. È di qui che nasce l’accusa di conservatorismo mossa alla Chiesa.
La felicità nasce dall’anima stessa, non si trova per strada, non si compra né si vende. Essa è un’attitudine interiore che risveglia un comportamento visibile. Le Beatitudini sono un appello a cambiare vita e prima ancora a modificare sensibilmente la propria mentalità.
Allora dobbiamo essere santi non per rimanere nella tribolazione e nella sofferenza, ma per cercare il significato della tribolazione e della sofferenza. Dobbiamo essere santi per essere come Dio, che in Gesù Cristo ci ha dato il significato della vita e di tutte le sue situazioni. Dobbiamo essere santi perché abbiamo un Padre santo, che ci invia il Figlio a indicarci nelle Beatitudini la strada per diventarlo.