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II AVVENTO C

 

Lc 3, 1-6

 

 

L’anno 15° dell’Impero di Tiberio Cesare corrisponde al 27/28 dopo Cristo. Una data precisa in cui Giovanni il Battista riceve la Parola. Giovanni è la voce ed attraverso di lui parla la Parola. Quando la Parola si renderà visibile, la voce scomparirà. La voce di Giovanni è un grido nel deserto ed è una chiamata alla conversione.

 

La Parola ha un luogo privilegiato: il deserto. È lì che il Signore parla al cuore della sua sposa (“Ti porterò nel deserto e parlerò al tuo cuore” – recita il Cantico dei Cantici). Il tempo di Avvento è un tempo privilegiato di ascolto della Parola. È ascoltando la Parola che nutriamo la nostra fede e siamo mossi alla conversione.

 

Scrisse Raoul Follereau, il grande amico dei lebbrosi: “Ho sognato… Un uomo si presentava al giudizio del Signore: - Vedi, mio Dio, - gli disse – io ho osservato la tua legge, non ho fatto nulla di disonesto, di cattivo o di empio. Signore le mie mani sono pulite… Gli rispose il Buon Dio: - Senza dubbio, senza dubbio… le mani sono pulite, ma sono anche vuote!”.

 

Se in questo momento ci sopraggiungesse la morte e dovremmo presentarci dinanzi al Signore, come presenteremmo le nostre mani? Sporche? Pulite ma vuote? Piene di buone opere? Non sarebbe bene che in preparazione al Natale esaminassimo diligentemente queste nostre mani alla luce della Parola di Dio? Prepararsi alla festa sulla terra è una specie di esercitazione per prepararci alla festa definitiva del Paradiso.

 

Giovanni il Battista ci invita nel deserto, nel silenzio, nel raccoglimento perché anche su di noi scenda la Parola di Dio. Dio non vuole cambiare il mondo con sconvolgimenti, ma penetrando nei cuori degli uomini, nel silenzio, per trasformarli.

 

Già Kierkegaard, il filosofo danese, ci ammoniva: “La condizione attuale del mondo, anzi, tutta la vita è ammalata. Se fossi medico e mi si domandasse: “Che cosa consigli?”. Risponderei: “Procura il silenzio. Fa che gli uomini tacciano. La Parola di Dio non può essere udita così!”. Ed aggiungeva: “Bisogna rientrare nel convento dal quale Lutero è uscito”.

 

Cosa dice Giovanni il Battista a noi che ci prepariamo al Natale? Ci chiama alla conversione per ottenere il perdono di peccati. Conversione è cambiamento di mentalità, ritorno da una via sbagliata per riprendere quella giusta.

 

Se ci sforziamo di vivere come ci vuole Dio, stiamo sulla strada della santità. Don Guanella voleva che si facesse bene il bene. Sant’Ignazio di Loyola ebbe come motto della sua vita: “Tutto per la maggior gloria di Dio!”. San Massimiliano Kolbe, però, voleva andare ancora oltre: “Tutto per la massima gloria di Dio!”. Chi ama il Signore cerca di fare sempre meglio.

“Don Bosco – disse un giorno Domenico Savio al suo educatore – io voglio assolutamente farmi santo, ma non so come fare. Mi dica lei, come posso fare?”. E don Bosco: “Eccoti una formula facile, Domenico, è semplicissima: sta sempre allegro! Fa’ bene i tuoi doveri di pietà e di studio, per amore di Dio. Sforzati ancora di conquistare al Signore i tuoi compagni”. “È facile, è facile! – esclamò Domenico Savio. – Grazie, grazie, don Bosco!”. E Domenico Savio si fece santo.

 

Questo periodo di avvento ci fa attendere il Natale. Siamo però dentro una cultura povera di attesa. Anzi la nostra società corre, va veloce, non vuole attendere. La maggior parte della gente fa fatica ad attendere, non vuole aspettare. L’attesa è considerata una perdita di tempo.

Attendere invece, secondo la Bibbia, è un impegno attivo, paziente, che trasforma la storia: “Preparate la via… Raddrizzate i sentieri… Ogni burrone sia riempito… I luoghi impervi spianati…”. Si tratta allora di una attesa attiva e operosa. Cerchiamo quali sono le strade da raddrizzare nella nostra vita. Individuiamo quali sono i monti e i colli da appianare nei rapporti con gli altri. Spianiamo la strada al Signore, favoriamo il nostro incontro, colmiamo le nostre lacune…