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CORPUS DOMINI

 

La solennità del Corpus Domini è la festa del Pane per tutti. Julien Green in una intervista confidava: “Mio padre, protestante e miscredente andava spesso a Notre-Dame-des Victoires, a due passi dal suo ufficio. Cosa lo attirava? Non avrebbe potuto dirlo. Quella chiesa attirava e continua ad attirare tutti coloro che sono alla ricerca.

Un giorno che si celebrava la Messa, senza troppo pensarci, mio padre si unì alle persone che andavano alla Comunione e ricevette l’Eucaristia. Era decisamente irregolare, ma lui non lo sapeva. A volte piace a Dio di passar sopra ai divieti. Il fatto è che, ricevuta quell’Eucaristia, mio padre credette immediatamente e si mise in contatto con un sacerdote cattolico e ne seguì la conversione”.

È per questo che i direttori spirituali invitano spesso alla visita al SS Sacramento. I vecchi parroci una volta dicevano: “Vai a tener compagnia a Gesù”. Devo dire che questa sensibilità io la vedo pure alla cappella universitaria: c’è sempre qualcuno che sta pregando davanti al Tabernacolo.

Padre Pedro Arrupe in una intervista ha narrato un miracolo di cui fu testimone a Lourdes quando egli era ancora studente alla Facoltà di medicina di Madrid: “In attesa della processione eucaristica vi era su di una poltrona a rotelle un giovane di circa vent’anni dal corpo deformato dalla poliomielite. Accanto la madre che recitava il rosario ad alta voce e sospirando : “Vergine santa vieni in nostro aiuto!”.  Venne il momento in cui il vescovo, che reggeva l’ostensorio con il Santissimo Sacramento dovette benedire il giovane malato. Il ragazzo guardava l’Ostia Santa con quella stessa fede che aveva dovuto avere il giovane paralitico di cui parla il vangelo. Quando il vescovo ebbe tracciato una grande croce con il SS. il giovane si alzò dalla sua poltrona completamente guarito, mentre la folla lanciava grida di gioia: “È un miracolo!”. Seguirono le visite mediche: il Signore aveva realmente fatto ilo miracolo”.

Scosso da quel miracolo, di cui fu testimone oculare, Pedro Arrupe lasciava la Facoltà di medicina di Madrid e tre mesi dopo entrava nel noviziato della Compagnia di Gesù.

Ora ci chiediamo: “Come mai nonostante la grande potenzialità dell’Eucaristia c’è tanta disaffezione per la partecipazione alla messa domenicale?” Difficile rispondere! Forse perché nella catechesi e nella predicazione non si riesce ad evidenziare il rapporto stretto tra l’eucaristia e la vita concreta.

Il pane e il vino che vengono offerti per la trasformazione nel corpo e nel sangue di Cristo, rappresentano la nostra realtà quotidiana: la nostra vita, le nostre azioni, le nostre scelte, i nostri comportamenti, le nostre fatiche, le nostre sconfitte, i nostri risultati. Con l’Eucaristia, quindi, la nostra esistenza viene offerta a Dio Padre con l’offerta di Cristo. Tutta la nostra vita deve diventare offerta al Padre.

La Messa domenicale, allora, si prolunga ben oltre l’altare della mia chiesa, ripetendo i momenti di ascolto della parola (quando ascolto la voce di Dio nelle persone e negli avvenimenti che mi capitano), offertorio (nella sofferenza e nel dolore), consacrazione (del tempo e della preghiera), comunione (con i fratelli) anche dentro la mia casa, il mio lavoro, il mio studio.