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APRIRE LA PORTA PER PORTARE MOLTI FRUTTI

Domenica di Pentecoste 2003 (Atti 2, 1-11; Galati 5, 16-25; Giovanni 15, 26-27 e 16,12-15)

 

Pentecoste, festa di persone estroverse, di chi va fuori, lascia il luogo noto e rassicurante della propria casa per uscire!

È quello che accade agli apostoli riuniti “nello stesso luogo”. Su quella casa si abbatte un “vento gagliardo” e il fuoco interiore arde al punto che non si può più contenere… così avviene l’incontro: tra gli apostoli e lo Spirito, tra gli apostoli e le persone che si trovano a Gerusalemme.

Dall’interno della casa, dall’interno del cuore si manifesta una forza che spinge ad andare fuori, a raggiungere tutti, a imparare a parlare a tutti, a farsi capire anche da chi è più estraneo, più lontano (chi sono i Parti e Medi, gli Elamiti???)

Pentecoste, festa di gente estroversa che è attenta ai movimenti del cuore dove parla lo Spirito.

 Pentecoste, festa di persone libere, che condividono i grandi desideri dello Spirito di Dio: la gioia, la pace, la mitezza, la pazienza, la benevolenza… queste cose non si impongono per legge, ma cambiano il modo di vivere delle persone facendo emergere tutte le migliori energie.

Si dice che tra Paradiso e Inferno non ci sia una gran differenza… almeno a prima vista: sia nell’uno che nell’altro si trovano grandi tavole imbandite con ogni ben di Dio (è il caso di dirlo!!), sulla tavola però non ci sono le nostre posate, ma cucchiai e forchette lunghissimi e l’unica regola sia dell’Inferno che del Paradiso è che, per poter mangiare, bisogna usarle. È qui sta la differenza: nell’Inferno ognuno cerca di mangiare da solo, ma ovviamente le posate così lunghe glielo impediscono e così si arrabbia sempre di più, impreca e muore di fame; in Paradiso ci si imbocca a vicenda e così ognuno ha quello che desidera in abbondanza e perciò vi regna la pace e la benevolenza, perché si ha la pazienza e la mitezza di aiutarsi!

Nell’Inferno si è sempre più soli e disperati, nel Paradiso regna sempre di più la conoscenza reciproca (s’impara a conoscere i desideri degli altri e a soddisfarli) cresce la comunione e la gioia… ma siamo proprio sicuri che in questo raccontino si parli dell’altro mondo? Non è di questo tipo “la tavola” che Dio ha già preparato per noi in questo mondo?

 Pentecoste festa di persone che sono radicate in cielo e perciò portano frutto sulla terra: per questo non si scoraggiano.

I cristiani, dice una vecchia poesia, sono alberi rovesciati: hanno le loro radici nel cuore di Dio, in cielo e portano i loro frutti nel mondo, sulla terra. Il nostro unico Consolatore è lo Spirito di Dio che ci viene donato dall’alto, ma Egli si manifesta nei bassi fatti della vita quotidiana: la vecchietta che abita di sotto e che chiede sempre le stesse cose, mia moglie che non è mai contenta, mio figlio che è sempre fuori casa, il capo che sempre mi rimprovera, i colleghi che mi dicono “chi è onesto oggi è un fesso”… in queste piccole, basse cose ci consola lo Spirito di Dio e ci spinge ad avere il coraggio di ricominciare sempre perché Lui, il Signore, ha vinto la morte per me, per noi.

Il primo frutto che l’albero “cristiano” deve portare è restare radicato nel cuore di Dio, senza scoraggiarsi: lui ci consola sempre. Qualcuno chiedeva a un monaco: “ma cosa fai tutto il giorno nel deserto? Come passi il tuo tempo?” ed egli rispondeva: “Il monaco nel deserto? Cade e si rialza, cade e si rialza, cade si rialza!”

Anche noi siamo monaci nella semplice storia del nostro mondo, il Consolatore ci incoraggia ad alzarci di nuovo.

 Allora spalanchiamo la porta del cuore allo Spirito che rinnova la faccia della terra e non corriamo il rischio, ricordato da don Tonino Bello, che “l’intimismo rassicurante delle nostre liturgie diventi ambiguo se non si spalancherà sugli spazi del territorio profano.” Dove siamo invitati a portare molti frutti.

 

 

Oggi in famiglia prega così:

 

Spirito consolatore, vieni in mezzo a noi

e opera i redigi di una nuova Pentecoste.

Tu vedi quanti uomini e donne

sono allo stremo delle forze,

senza speranza, senza futuro,

senza dignità, senza amore.

 

Tu conosci la mancanza cronica

di affetto e di tenerezza

che affligge l’esistenza

di tanti bambini e di tanti ragazzi.

 

Tu sai bene quante risorse si celino

nel cuore degli adolescenti,

ma non ignori neppure quanto sono fragili

ed esposti alle lusinghe e alle tentazioni.

 

Spirito consolatore, porta il fuoco dell’amore:

fai sorgere il desiderio di una nuova giustizia,

di una viva solidarietà,

di una fraternità a tutta prova.

Non permettere che a vincere

sia la forza brutale del denaro

delle armi, degli interessi di parte.

 

Spirito di verità vieni in mezzo a noi

e rinnova la faccia della terra.

Spazza via le tenebre che ci impediscono

di ritrovare la via della vita.

Liberaci dalla presunzione di bastare a noi stessi,

liberaci dal pregiudizio e dall’ostilità

che rendono freddo e duro il nostro cuore:

accendi in noi la passione per la verità,

il gusto per la ricerca, l’apertura all’ascolto e al dialogo.

 

(Roberto Laurita)