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IL REGNO DI DIO








L'UOMO POSSIEDE REALMENTE UN'ANIMA IMMORTALE?



Anima immortale
 
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ECCLESIASTE 9,10

 

I vivi sanno che moriranno, ma i morti non sanno nulla; non c’è più salario per loro, perché il loro ricordo svanisce. Il loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto è ormai finito, non avranno più alcuna parte in tutto ciò che accade sotto il sole. Và, mangia con gioia il tuo pane, bevi il tuo vino con cuore lieto, perché Dio ha gia gradito le tue opere. In ogni tempo le tue vesti siano bianche e il profumo non manchi sul tuo capo. Godi la vita con la sposa che ami per tutti i giorni della tua vita fugace, che Dio ti concede sotto il sole, perché questa è la tua sorte nella vita e nelle pene che soffri sotto il sole. Tutto ciò che trovi da fare, fallo finché ne sei in grado, perché non ci sarà né attività, né ragione, né scienza, né sapienza giù nel soggiorno dei morti, dove stai per andare (Ecclesiaste 9, 5-10).

 

Italiano

Numeri di Strong

Ebraico

mano

[03027]

  yad

trova

[04672]

  matsa'

fare

[06213]

  `asah

fare

[06213]

  `asah

potere

[03581]

  koach

no lavoro

[04639]

  ma`aseh

no causa, ragione, motivo

[02808]

  cheshbown

no conoscenza, abilità, astuzia

[01847]

  da`ath

no sapienza

[02451]

  chokmah

soggiorno dei morti

[07585]

  sh@'owl

vai

[01980]

  halak

 

 

IL SOGGIORNO DEI MORTI (SHEOL)

 

"Sheol" è una parola di origine sconosciuta che designa le profondità della terra (Deuteronomio 32,22) dove i morti discendono (Genesi 37,35; Numeri 16,30; 1 Samuele 2,6; 1 Re 2,6; Proverbi 1,12; Proverbi 7,27) e dove buoni e cattivi terminano la loro esistenza (Salmo 89,49), hanno una tetra sopravvivenza (Ecclesiaste 9,10) e Dio non viene lodato (Salmo 6,6; Salmo 88,6-13; Salmo 115,19; Isaia 38,18). Le anime dei morti, comunque, conservavano là qualche consapevolezza e qualche pensiero e, alla luce di tutta la Bibbia (1 Samuele 28; Giobbe 26,4; Isaia 14,9-17; Ezechiele 32,21; Luca 16,19-31; 2 Corinzi 5,1-10; Filippesi 1,23; Apocalisse 6,11), non vanno incontro al totale annullamento ed al completo oblio.  Nello “Sheol” scese Cristo per annunciare la salvezza ai morti, cioè agli spiriti che furono ribelli fin dai tempi di Noé e del diluvio universale (1 Pietro 3,19-20; 1 Pietro 4,6).

 

L’autore di Qoèlet non nega  la  sopravvivenza dell’uomo subito dopo la morte. Non dice: “stai per andare nel nulla”, ma “stai per andare nello Sheol” ossia nella “regione delle ombre". Egli si limita a descrivere la vita dell’aldilà secondo le idee del suo tempo (III a.C.): una vita o modo di essere in forte contrasto con quella sulla terra. Senza attività, senza passioni, senza conoscenza. Non è comunque uno stato di inesistenza. In effetti, lo Sheol era immaginato come la fine delle attività terrene, anche della lode di Jahvé (Salmo 6, 6), la fine della potenza e prepotenza umana, ma non dell’esistenza in modo assoluto. Lo "Sheol" è anche detto "Terra dei Refaim" (Giobbe 26,5; Salmo 88,11; Proverbi 2,18; Proverbi 9,18; Proverbi 21,6; Isaia 14,9; Isaia 26,14; Isaia 26,19), dal nome di antica popolazione della Palestina praticamente sterminata (e spedita direttamente nel soggiorno dei morti) dal popolo ebraico. Si trattava di probabili discendenti degli antichi "Nefilim", giganti figli di donne e di angeli ribelli che furono travolti dal diluvio (Genesi 6,4; Numeri 13,33; Giuda 6). Erano già in Palestina al tempo di Abraamo, quando furono sconfitti dal re Chedorlaomer e i suoi alleati a Asterot-Carnaim (Gen 14,5 e Genesi 15,20). Ammon li scacciò dal loro paese (Deuteronomio 2,20-21) e Og di Basan fu l'ultimo dei Refaim. I "Refaim" furono infatti sconfitti da Giosué (Giosué 12,4-5 e Giosué 13,12) e vennero definitivamente eliminati ai tempi del Re Davide (2 Samuele 21,16-22). Il terrore suscitato da questo popolo è testimoniato chiaramente dalla Bibbia quando ricorda (Deuteronomio 3,11) come "Og, re di Basan, era l'unico rimasto della stirpe dei Refaim.... il suo letto, un letto di ferro ....è ...a Rabbat degli Ammoniti.... Ha nove cubiti di lunghezza e quattro cubiti di larghezza, secondo il cubito di un uomo" (Il cubito era pari a circa mezzo metro: il letto di Og doveva pertanto misurare circa 4,5 metri di lunghezza e circa 2 metri di larghezza).

 

Un altro testo di Qoèlet dice: “La sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c’è un soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna alla polvere. Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e se quello delle bestie scenda in basso?” (Ecclesiaste 3, 19-21). Ciò che Qoèlet intende anche qui mettere in rilievo è la universalità della morte: ogni essere vivente sulla terra - uomo, bestia e anche pianta - è soggetto alla legge della morte. Da questo punto di vista, la sorte di tutti i viventi è, comune. Tutti sono diretti verso la terra o polvere, che è per tutti la medesima dimora. Ma da ciò non segue che dopo la morte vi sia per tutti il medesimo destino. L’autore alla fine ricorda, infatti, che "lo spirito torna a Dio che l’ha dato" (Ecclesiaste 12, 7) e conclude ammonendo: “Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è tutto per l’uomo. Infatti, Dio citerà in giudizio ogni azione, tutto ciò che è occulto, bene o male” (Ecclesiaste 12, 13-14).

 

 

 

SOGGIORNO DEI MORTI E .....PENSIERO

 

 

Evidentemente nel soggiorno dei morti non c'é spazio per lavori, progetti, disegni, programmi, ricerche di motivi, cause, astuzie, furbizie, abilità, scienze e sapienze terrene. Si noti però che la parola spesso tradotta con “ragione” e “pensiero” (cheshbown) e da molti usata per provare che i morti sono inconsci è presente solo in altri due punti della Bibbia (Ecclesiaste 7,25 ed Ecclesiaste 7,27) con il significato di “causa”, “ragione”, “motivo” e non di “pensiero” o “ragionamento”

 

 

Ecclesiaste 7,25-27

 

[25] Mi sono applicato di nuovo a conoscere e indagare e cercare la sapienza e il perché delle cose (cheshbown) e a conoscere che la malvagità è follia e la stoltezza pazzia. [26] Trovo che amara più della morte è la donna, la quale è tutta lacci: una rete il suo cuore, catene le sue braccia. Chi è gradito a Dio la sfugge ma il peccatore ne resta preso. [27]Vedi, io ho scoperto questo, dice Qoèlet, confrontando una ad una le cose, per trovarne la ragione (cheshbown).

 

 

 

 

 

 

L'IMMORTALITA' DELL'ANIMA NEL PENSIERO EBRAICO 

 

Già nel pensiero ebraico moltissimi credevano nell’immortalità dell’anima. Secondo l’autorevole testimonianza dello storico ebraico Giuseppe Flavio (37 d.C. –103 d.C.) “I Farisei …credono alla immortalità delle anime, e che sotto terra vi siano ricompense e punizioni per coloro che seguirono la virtù o il vizio: eterno castigo è la sorte delle anime cattive, mentre le anime buone ricevono un facile transito a una nuova vita. I Sadducei ritengono che le anime periscano come i corpi. …..Gli Esseni. considerano l’anima immortale e credono di dovere lottare soprattutto per avvicinarsi alla giustizia. [Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, XVIII, 11-18]. Un’accurata analisi del significato dei termini ebraici “anima” (nefesh) e “spirito” (ruah) è stata poi effettuata dal filosofo ebraico Mosé Maimonide (1135 d.C.-1204 d. C.)

 

 

 

 

RUAH NELLA BIBBIA EBRAICA  hrw

 

Mosé Maimonide insegna che: “Spirito” [ruah] è un termine equivoco, che designa l’aria, ossia uno dei quattro elementi: “E lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Genesi 1,2). È un termine che designa pure il vento che soffia: “Lo spirito dell’est aveva portato le cavallette” (Esodo 10,13); “spirito del mare” (Esodo 10,19); e di questo vi sono molti esempi. È anche un termine che designa lo spirito animale: “Uno spirito che va e non si ferma” (Salmo 78,39); “ogni carne nella quale è uno spirito di vita” (Genesi 7,15) È anche un termine che designa cosa resta dell’uomo dopo la morte, e che non subisce la corruzione: “lo spirito tornerà a Dio che lo ha dato” (Ecclesiaste 12,7). È anche un termine che designa l’emanazione intellettuale divina che viene sparsa sui profeti e grazie alla quale essi profetizzano, come ti spiegheremo quando parleremo della profezia come conviene parlarne in questa opera: “Io prenderò lo spirito che è su di te e lo porrò su loro” (Numeri 11,17); “quando si posò su di loro lo spirito” (Numeri 11,25); “Lo spirito del Signore parla per mezzo mio” (2 Samuele 23,2), e di questo vi sono molti esempi. È anche un termine che designa l’intenzione e la volontà: “Lo stolto fa uscire tutto il suo spirito” (Proverbi 29,11), ossia la sua intenzione, la sua volontà; parimenti: “Lo spirito dell’Egitto sarà svuotato in mezzo ad esso, e renderò vano il suo consiglio” (Isaia 19,3) significa che le sue intenzioni saranno disperse ed il suo governo sparirà. Del pari “Chi comprende lo spirito del Signore e il Suo consiglio, ce lo insegni” (Isaia 40,13) vuol dire: Colui che sa la disposizione della Sua volontà, o comprende il Suo governo dell’esistenza così com’è, ce lo insegni, come spiegherò nei capitoli che dedicherò alla provvidenza. Ogni volta che “spirito” è riferito a Dio è usato nel quinto significato, e solo alcune volte nell’ultimo significato, ossia quello di volontà, come abbiamo spiegato. Lo si interpreti dunque in ogni passo secondo ciò che indica il contesto. [Mosé Maimonide, La Guida dei perplessi, Parte Prima, XL]

 

 

 

NEFESH NELLA BIBBIA EBRAICA  vpנ

 

Sempre Mosé Maimonide ricorda che: “Anima” [nefesh] è un termine equivoco. Designa l’anima animale che è comune ad ogni essere dotato di sensazione: “Dove c’è l’anima di vita” (Genesi 1,30). Designa anche il sangue: “Non mangiare l’anima con la carne” (Deuteronomio 12,23). Designa anche l’anima razionale, ossia la forma dell’uomo: “Per la vita di Dio che ci ha fatto questa anima” (Geremia 38,16). Designa anche ciò che resta dell’uomo dopo la morte: “L’anima del mio signore è chiusa nello scrigno della vita” (1 Samuele 25,29). Designa la volontà: “Per costringere i suoi principi secondo la sua anima” (Salmo 105,22), ossia, secondo la sua volontà; parimenti: “E non lo darai all’anima dei suoi nemici” (Salmo 41,3), ossia: “non lo lascerai in balìa della loro volontà”. Nello stesso senso, secondo me, è l’espressione: “Se è conforme alla vostra anima che io seppellisca il mio morto” (Genesi 23,8), ossia se questo è conforme alla vostra intenzione e alla vostra volontà; e del pari: “Se anche si presentassero Mosè e Samuele davanti a Me la Mia anima non sarebbe disposta verso questo popolo” (Geremia 15,1), ossia: Io non ho volontà nei loro confronti, ovvero non voglio che essi sopravvivano. Ogni menzione di “anima” relativa a Dio è nel senso di volontà, come abbiamo detto prima a proposito del detto del Signore: “Agirà secondo ciò che è nel Mio cuore e nella Mia anima” (1 Samuele 2,35), ossia, secondo la Mia volontà e la Mia intenzione. Secondo questo significato va interpretato il versetto: “E la Sua anima si trattenne nella sofferenza di Israele” (Giudici 10,16), ossia la Sua volontà rinunciò a rendere miserabile Israele. [Mosé Maimonide, La Guida dei perplessi, Parte Prima, XLI]

 

 

 

LA BIBBIA E L'IMMORTALITA' DELL'ANIMA 

 

Sebbene il Vecchio Testamento enfatizzi più volte, in modo provocatorio, l'indebolimento delle potenzialità umane dopo la morte (Ecclesiaste 9,10 e Salmo 6,5) e, per un certo gusto del paradosso, metta talora addirittura in dubbio le possibilità di resurrezione (Giobbe 14,14), la fede nell'immortalità dell'uomo trova solidi fondamenti in tutta la Bibbia. Si vedano, ad esempio:

1.      1 Samuele 28 (lo spirito di Samuele salì dal soggiorno dei morti e rimproverò Saul che lo aveva evocato);

2.      Siracide 46,20 (dopo la sua morte Samuele profetizzò, predicendo al re Saul la sua fine; anche dal sepolcro levò ancora la voce per allontanare con una profezia l’iniquità dal popolo);

3.      Giobbe 19,26 (Giobbe ebbe fede che, dopo la distruzione del corpo, senza la sua carne, avrebbe visto Dio);

4.      Giobbe 26,4 (le ombre tremano nel soggiorno dei morti);

5.      Salmo 16,10 (Davide intravide la resurrezione del giusto);

6.      Salmo 22,30 (A Dio solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a Lui si curveranno quanti discendono nella polvere);

7.      Isaia 14,9-17 (nel soggiorno dei morti, le ombre dei principi della terra si svegliarono, presero la parola, guardarono ed interrogarono il re di Babilonia);

8.      Ezechiele 32,21 (i principi barbari caduti in battaglia accolsero il  faraone nel soggiorno dei morti);

9.      Ezechiele 37 (una visione di ossa aride annunciò la restaurazione di Israele dopo la cattività babilonese e, in modo simbolico, la resurrezione alla fine dei tempi);

10.  Daniele 12,2 (parla della resurrezione alla fine dei tempi);

11.  2 Maccabei 7 (sette fratelli torturati e martirizzati dalla persecuzione dei seleucidi annunciarono la resurrezione);

12.  2 Maccabei 12,38-45 (Giuda Maccabeo offrì un sacrificio per i morti, nella speranza della resurrezione);

13.  2 Maccabei 15,12-13 (il profeta Geremia defunto e il sommo sacerdote Onia assassinato pregarono per il popolo ebraico);

14.  Sapienza 3-4-5 (parla del giorno del giudizio finale);

15.  Matteo 17,3 (apparvero Mosé ed Elia: mentre di Elia era atteso il ritorno, Mosé era sicuramente morto da secoli);

16.  Matteo 22,23-33 (Cristo affermò la resurrezione dei morti di fronte ai sadducei);

17.  Matteo 25,31-46 (Cristo annunciò la resurrezione e il giudizio finale);

18.  Luca 16,19-31 (Abramo, il  ricco e Lazzaro dialogarono tra loro, sebbene morti);

19.  Luca 23,43 (Gesù promise "oggi" il paradiso al buon ladrone);

20.  Giovanni 11 (parla della resurrezione finale e della resurrezione miracolosa di Lazzaro);

21.  1 Corinzi 15 (Paolo approfondì il tema della resurrezione);

22.  2 Corinzi 5,1-5 (parla della tenda del corpo e del desiderio di non essere spogliati ma sopravvestiti);

23.  2 Corinzi 5,8-10 (parla della partenza dal corpo, del giudizio sulle opere compiute finché si era nel corpo e della vita presso il Signore dopo la morte);

24.  Filippesi 1,23 (parla della partenza dal corpo e della vita presso il Signore, dopo la morte);

25.  1 Pietro 3,19-20 (Cristo morto andò a predicare ai morti);

26.  1 Pietro 4,6 (Cristo morto andò a predicare ai morti);

27.  2 Pietro 1,12-15 (parla della partenza dalla tenda del corpo);

28.  Ebrei 9,27 (dice che dopo la morte viene il giudizio);

29.  Ebrei 12,22-24 (parla della Gerusalemme celeste, città del Dio vivente, patria di Gesù Cristo, adunanza festosa delle miriadi di angeli e degli spiriti dei giusti portati alla perfezione);

30.  Apocalisse 6,11 (narra come ai tempi delle persecuzioni romane le anime dei martiri sotto l'altare pregassero, gridassero vendetta, chiedessero giustizia a Dio, ricevessero una veste bianca, dialogassero con il Signore ed attendessero con pazienza la fine della prova dei loro fratelli);

31.  Apocalisse 14,1-7 (davanti al trono di Dio, i 144.000 compagni dell'Agnello redenti dalla terra, cantano un canto nuovo);

32.  Apocalisse 20 (parla della prima e della seconda resurrezione alla fine dei tempi).

 

Davanti a queste prove schiaccianti, come si può ancora sostenere, come i sadducei, che non esiste né resurrezione, né angeli, né spirito (Atti 23,89)?



 

 

 

I CRISTIANI DELL'ANTICHITA' E L'IMMORTALITA' DELL'ANIMA

 

 

La fede nell'immortalità dell'anima fu condivisa per almeno due secoli dal pensiero ebraico e dal cristianesimo, come confermano le testimonianze di Flavio Giuseppe e dei primi padri della chiesa. Affermazioni divergenti iniziarono a diffondersi solo a partire dal III secolo dell'era volgare quando le ipotesi dello psicopannichismo (cioè del sonno dell'anima) o del tanatopsichismo (cioè della morte dell'anima col corpo) trovarono paladini e difensori anche all'interno della cristianità, con casi emblematici come quello del papa Giovanni XXII (1241-1334).

 

Giustino Martire credette che le anime sopravvivessero alla morte non per loro intrinseca virtù, ma per volere di Dio. Secondo Giustino tutto il cosmo continua ad esistere solo perché Dio lo tiene nell’essere e lo fa sussistere. Se Dio volesse, potrebbe distogliere lo sguardo dal mondo ed esso cadrebbe nel nulla, così allo stesso modo le anime continuano a sussistere perché questa è la ferma volontà di Dio. I platonici, con cui Giustino dialogò, sostevano invece che l’anima è immortale non perché Dio la renda tale, ma perché avrebbe in sé una natura immortale intrinseca. Giustino, lungi dal condividere la filosofia platonica, puntualizzò, proprio contro i platonici, che l’anima è immortale perché è Dio a renderla tale, mentre in sé potrebbe anche essere mortale e cadere nel nulla. Alcuni studiosi hanno equivocato il pensiero di Giustino ma dall’attenta lettura dei suoi scritti emerge chiaramente come il suo pensiero fosse realmente in armonia con la fede cristiana nella vita ultraterrena. Importanti sono quindi le testimonianze del II secolo di Ireneo, di Eusebio, di Atenagora, di Teofilo e della lettera a Diogeneto.

 

Riportiamo pertanto quello che fu il pensiero dei cristiani dei primi due secoli e che coincide totalmente con il pensiero ebraico dei farisei e degli esseni, vissuti ai tempi di Gesù Cristo

 

Nel VI capitolo della lettera a Diogeneto (metà del II secolo) si legge: A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare. [A Diogeneto, VI, 1-10]

 

Nel VI capitolo della Storia Ecclesiastica di Eusebio (metà del IV secolo) si legge: All’epoca di cui stiamo parlando, in Arabia, altre persone divulgarono un insegnamento estraneo alla verità: costoro sostenevano che, nel tempo presente, al momento della morte, l’anima dell’uomo muore con il corpo e provvisoriamente si corrompe, ma che un giorno, al momento della resurrezione, tornerà di nuovo a vivere con esso. Anche allora si riunì un importante sinodo (verso il 250 d.C.) e Origene …..si comportò in modo tale da fare cambiare opinione a coloro che prima erano stati ingannati . [Eusebio, Storia Ecclesiastica, VI, 37]

 

Nel Dialogo con Trifone di Giustino (metà del II secolo) si legge Ora, è provato che le anime sopravvivono dopo la morte dal fatto che l’anima di Samuele fu invocata dalla strega, come aveva chiesto Saul. [Giustino, Dialogo con Trifone, 105, 4] e anche E pur tuttavia non intendo affermare che le anime muoiano, il che sarebbe un bel colpo di fortuna per i malvagi. E allora? Credo che le anime degli uomini pii soggiornino in un luogo migliore e quelle ingiuste e malvagie in uno peggiore, in attesa del momento del giudizio. Allora quelle che risulteranno degne di Dio non moriranno più, le altre invece saranno punite per il tempo che Dio vorrà vivano e siano punite [Giustino, Dialogo con Trifone, V, 3] .

 

Nella Prima Apologia di Giustino (metà del II secolo) si legge: Ma poiché a tutti coloro che sono vissuti rimane la sensibilità ed è apprestata una punizione eterna, non trascurate di persuadervi e di credere che queste sono cose vere. La negromanzia, infatti, e le osservazioni di fanciulli incontaminati e le evocazioni di anime umane e gli spiriti che, presso i maghi, sono detti evocatori di sogni e loro assistenti e tutti i fenomeni che avvengono per opera dei conoscitori di scienze occulte, vi persuadano che anche dopo la morte le anime mantengono le facoltà sensitive. [Giustino, I Apologia, 18,2-3]

 

Ancora nella Prima Apologia di Giustino (metà del II secolo) si legge Tutte le teorie formulate da filosofi e poeti sull'immortalità dell'anima, o sulle punizioni dopo morte, o sulla contemplazione delle cose celesti, o su simili dottrine, essi le hanno potute comprendere e le hanno esposte prendendo le mosse dai Profeti. [Giustino, I Apologia, 44,9]

 

Nel II capitolo del libro Contro le Eresie, Ireneo (metà del II secolo) scrive: Il Signore ha insegnato chiaramente non solo che le anime continuano a vivere e non passano di corpo in corpo, ma conservano la medesima impronta del corpo al quale sono collegate e ricordano le opere che hanno compiuto qui e che poi hanno cessato di compiere, nel racconto in cui si scrive del ricco e di quel Lazzaro, che godeva di riposo nel seno di Abramo. [Ireneo, Contro le Eresie, II, 34,1]

 

Nel V capitolo del libro Contro le Eresie, Ireneo (metà del II secolo) scrive: Poiché, se il Signore se ne è andato in mezzo all'ombra della morte, dove erano le anime dei morti, poi è risorto corporalmente e dopo la resurrezione è stato elevato in cielo, è chiaro che anche le anime dei suoi discepoli, per i quali il Signore ha fatto queste cose, andranno nella regione invisibile, assegnata loro da Dio e lì dimoreranno fino alla resurrezione....[Ireneo, Contro le Eresie, V, 31, 2] . [Ireneo, Contro le Eresie, II, 34,1]

 

Nel XIII capitolo del libro La Resurrezione dei Morti, Atenagora (II secolo d.C) scrive: Abbiamo fiducia in un garante infallibile, nel disegno di colui che ci ha creato e secondo il quale egli creò l’uomo di anima immortale e di corpo, procurò a lui l’intelligenza e una legge dentro di lui per la salvezza e la custodia di quello che era stato da lui donato, conveniente ad una vita saggia e ad un’esistenza guidata dalla ragione [Atenagora, La Resurrezione dei Morti, XIII, 1]

 

Nel II libro Ad Autolico, Teofilo (metà del II secolo), ricorda: Per questo anche l’anima è definita immortale dalla maggior parte degli uomini [Teofilo, Ad Autolico, II, 19]