
In
senso stretto la Musicoterapia consiste nell'utilizzare quell'insieme
piu' o meno armonico di frequenze preordinate che chiamiamo "musica".
Di fatto, è bene chiarirlo subito, l'influenza delle vibrazioni
acustiche percepite-e non-attraverso l'orecchio e decodificate ed
elaborate dal cervello va ben al di là delle frequenze udibili
coinvolgendo anche quelle frequenze al di la' dello spettro riservato
agli uomini.
Il processo in questione è ben piu' ampio del singolo effetto
in rapporto allo stimolo sonoro e coinvolge aree cerebrali che sovrintendono
alle emozioni ai ricordi ai ritmi fisiologici e,da ultimo ma non ultimo,
lo stato della coscienza nella sua totalità.Le
frequenze utilizzate sembrano , opportunamente selezionate e combinate,
avere il potere di far accedere la coscienza agli stadi arcaici dell'essere
impressi nel dna universale e di metterci in relazione con gli archetipi
fondamentali (in particolare rapporto con i ritmi delle stesse piu'
che con la melodia che sembra essere maggiormente in relazione con
strati emotivo-affettivi dell'Io).
Per esempio è stato rilevato che rispettando le tecniche costruttive
e l'impiego dei materiali nella costruzione dei cosidetti tamburi
sciamanici nelle varie etnie, la frequenza prodotta dai medesimi strumenti
è costante e transculturale, mentre l'utilizzo di determinate
onde armoniche di risonanza sono costanti in vari strumenti musicali
utilizzati in cerimonie e riti festivi, piuttosto che in riti a valenza
iniziatica e spirituale come nell'uso del tamburo.
Scientificamente
provato è il maggior impatto terapeutico della musica è
inversamente proporzionale alla struttura decodificante preordinata
e consolidata del soggetto:
I bambini e i "primitivi" sono più sensibili mentre
musicisti professionisti e adulti in genere filtrano intellettualmente
gli stimoli sonori interponendo piu' barriere con le proprie emozioni
profonde, specie se a carattere evocativo.
Confermando l'influenza dei suoni sul sistema neuroendocrino, psichico
ed in generale sui ritmi biofisici interni possiamo individuare vari
campi di applicazione che vanno dalrilassamento alla stimolazione
e la rieducazione in pazienti cerebrolesi e non, alla profilassi del
dolore fino a l'analgesia,alla psicoterapia.
Frequenze (suoni) ben individuate e catalogate possono contribuire
ad equilibrare i bioritmi,il controllo emozionale, incrementare l'immaginazione
rinforzando nel contempo il contatto con la realtà, catalizzando
e guidando lo stato di coscienza anche al fine di predisporre altri
tipi di interventi terapeutici.
A ciò si
aggiunga l'utilizzo di una particolare tecnica chiamata" ritmo
biauricolare" che opera nel seguente modo:
stimolando l'orecchio sinistro (emisfero cerebrale Dx.) con un suono
portante, per esempio, alla frequenza di 500 Hertz e l'orecchio destro
(emisfero cerebrale Sx.) con un altro di frequenza pari a 510 Hertz,
il differenziale (pari a 10 Hertz) è percepito dal cervello
( e solo dal cervello dato che questa frequenza è fuori dallo
spettro sonoro) che così tende ad "entrare in risonanza"
con il "ritmo biauricolare" di 10 Hertz corrispondente alle
onde Alfa e, conseguentemente, con l'attività corrispondente
che è caratterizzata da calma, rilassamento, tranquillità
( vv.Info1) .
Esiste una variante che utilizza due storie differenti narrate in
contemporanea l'una all'orecchio destro, l'altra all'orecchio sinistro.Ma
in questo caso non si tratta di differenziale d'onda ( e quindi di
musicoterapia in senso stretto, bensì di un parallelo in chiave
di spostamento e sfasamento dell'attenzione).
E' d'uso l'utilizzo
delle cuffie auricolari ad isolamento ambientale per le sedute di
musicoterapia.
Per chi volesse
approfondire ulteriormente l'argomento, ecco una illustrazione di
F.Atawer, estratto dal VIII° Symposio
Internazionale sulla Nuova Scienza .