R.3
La finta socializzazione propugnata negli ultimi anni, spacciata come
la panacea a tutte le anomalie psicosociali, ha portato a un torbido
magma indifferenziato di singole individualità che cercano falsamente
consolazione nel numero alla solitudine abissale derivante dalla contrapposizione
agonistica del maratoneta agonizzante .
Non è più il singolo individuo bensì l'effimero
gruppo unico a rappresentare la nuova frontiera della solitudine.
Come le stelle, che cercano consolazione all'essere parte infinitesimale
di un vuoto senza limiti , non per lo spazio circostante ma per le la
assoluta impossibilità di entrare in contatto l'una con l'altra,
senza che questo assuma la connotazione di un drammatico scontro durante
il quale si esprime solo Il reciproco annullamento...non può
la memoria non andare alla sintetica socialità preordinata descritta
profeticamente da A. Huxley ne " Il mondo nuovo ".
La differenza tra l'interscambio dinamico ed il suo simulacro inattivo
è riscontrabile nell'intercapedine che divide il concetto di
" individualità " da quello di " identità
".
Seguendo il paradigma condiviso " identità " e' una
presa di coscienza tramite atto consapevole del proprio essere "
unici " ( sarebbe auspicabile in quanto riflesso olodinamico del
tutto); "individualità" (nella sua forma totemica)
è la formazione di una barriera contrappositiva , una membrana
divisoria, tra me (=esprime possesso ) e l'altro.
La socialità che dipende ed origina dall'individualità
di tipo totemico è un insieme non dinamicamente aggregativo di
singoli individui che pur perdendo la propria unicità , si confondono(nell'accezione
originaria di "confusione" e non di "fondersi con"(-vv.
in merito:" La teoria del Caos_Gleick_ n.d.A.)
a formare
" una notte buia in cui tutte le mucche sono nere
".
Nella socialità generata da varie " identità dinamiche
consapevoli " il substrato fertile è rappresentato dalla
gioiosa sorpresa( quasi un Satori) di riconoscersi diversi e, nello
stesso tempo, specchio dell'altro.
Questo differente approccio comporta una dinamica dialettica che si
articola tra l'essere unico ed il far parte di un tutto: ben diverso
dall'annullare il proprio particolare modo di essere, è un riflettere
aspetti diversi dell'essere comune, nel ciascun singolo: divisi, ma
rintracciabili nell'altro .
Così può forse sorgere una dinamica sociale, nuova e nello
stesso tempo arcaica, capace di ingenerare un sistema dove venga salvaguardata
, anzi apprezzata come componente fondamentale e ricca, la particolarità
di ciascuna espressione dell'essere; non a discapito dell'altro (visione
contrappositiva)ma in modo " identificativo "(visione condivisiva).
Cosi' forse si possono crearele condizioni di base per una nuova socialità,
con regole che tendano ad un benessere generale, un nuovo paradigma
di valori umanamente positivzzanti.
Siamo andati troppo avanti nel cammino evolutivo per potersi accontentare,
ed essere soddisfatti, di soluzioni intermedie; esse portano inevitabilmente
come effetto collaterale ai micro-macro disastri ai quali assistiamo
quotidianamente.
Siamo giunti ad una estrema evoluzione dei sistemi prodotti dalla cultura
contrappositiva che non riusciamo più a contenere le conseguenze
negative.
È andata più o meno bene per millenni ma, in virtù
dell'accelerazione geometrica degli ultimi decenni non siamo più
in grado di mantenere il bilancio in attivo.
Siamo gli ultimi testimoni di un passaggio " in fieri " che
porterà alla nascita di una vera èra nuova (vv.ultima
relazione sulle problematiche globali per le prossime generazioni di
Lester Brown-n.d.A.)
Non possiamo più fingere sulle finzioni...
I vecchi sistemi, se pur automutanti (in grado cioè di plasmare
sè stessi in rapporto ai cambiamenti), non reggono più.
La rapida evoluzione nei vari campi porta inesorabilmente ad una estremizzazione
delle alternative possibili, divenute ormai "urgentemente inevitabili
".
Sono abbastanza convinto che rappresentiamo le vittime ultime di questo
pseudo progredire millenario(in barba a certo evoluzionismo Darwiniano)
ma allo stesso tempo anche i possibili, potenziali, irrinunciabili artefici
del nuovo paradigma.
In questo modo la interdisciplinarietà tra le Scienze e la tanto
agognata unità del Sapere potranno avere finalmente un riscontro
operativo concreto.
Forse non avremo il tempo per essere testimoni diretti di questo nuovo
divenire ma... Il " tendere a " è il significato ultimo
della vita ciascuno di noi indistintamente , al di là dello spazio-tempo
e del livello di esplicitazione.
Se non si trova un " senso " ciò che rimane oscilla
tra il vuoto e la disperazione.
L'esperienza attiva della vita segue un curriculum " a spirale
" nel quale ogni piano viene vissuto con livelli di approfondimento
sempre maggiori. Possiamo pertanto dire che abbiamo già visto
tutto quello che c'era da vedere; quello che segue può essere
paragonato a superflui gadgets, ingannevoli generatori di Eknoia(vv.in
merito al concetto di Eknoia D.Cooper-capostipite dell antipsichiatria
sociale Inglese-), se non facciamo di ogni atto esperenziale un momento
di " esplicitazione emotivo-cognitiva " e di scuola di saggezza
dinamica.
Non si intende far riferimento ad un concetto filosofico dell'esperire
quotidiano di tipo Platonico, bensì al cogliere, nei vari livelli
esperenziali, l'atto " creativamente contemplativo ".
Un gioire compartecipamente in modo attivo di una maggiore consapevolezza
degli eventi dell'essere , la maggior parte dei quali origina dal proprio
opposto.
La stessa tragicità puo' divenire un terreno fertile dal quale
può generare una trasformazione positivizzante dell'esperienza
in sé e di quello che ne può derivare.
Dobbiamo indagare nella ricerca del correlato elettrochimico cerebrale
che media questa trasformazione radicale di stati d'animo " Yin
e Yang " emotivo cognitivi che colgono la positività nella
conformazione intrinsecamente equilibrata ed osmotica dei contrapposti,
in una dialettica universale che riflette l'arcaico ciclo dell'Essere..
In quei momenti di correlazione interattiva fra i diversi livelli, il
senso di gioia, di abbraccio totale con il significato ultimo e indescrivibile
dell'essere " significa " un valore primario, assoluto, substrato
generatore di momenti successivi che elaborano coesivamente i singoli
livelli raggiunti.
In queste stazioni di ritrasmissione elaborata degli input originari
(grazie ai processi di " insight ") il nostro essere, attraverso
l'approfondimento articolato, acquista una dimensione ed una spazialita'
ben maggiori in virtù dell' aprirsi di ulteriori dimensioni non
accessibili durante le fasi unilivello.
----- uno schema possibile: Inizio (
) Caos "caotico"
(
)Eccitamento -Entusiasmo.
A) Inizio-caos caotico-Eccitam.Entusiastico
B) B)Coesione(consolidamento-strutturante)-sviluppo organico del livello
razionale
C) C)Esaurimento- decadimento (della faseA)-fase melanconica (prep.substrato
livello successivo)
D) GRAFICO A SPIRALE.
N.B. :
Lo schema ha un doppio andamento: sia di tipo"bottom-up" che
"Top down".
Mauro Ciccozzi