Mi
pare giusto analizzare la lezione di oggi che ho ascoltato in aula,
riguardante il rapporto funzione-forma. Si è analizzato infatti
il modo di concepire oggetti, di due realtà diverse. Infatti,
come soggetto si aveva la realtà produttiva di Shangai. Si è
visto come, rispetto a noi, c'è una sostanziale differenza nel
pensare qualunque oggetto. Innanzitutto siamo a contatto con una incredibile
produzione di oggettistica che è meglio identificabile come imitazione.
Ma soprattutto si pensa ad un oggetto che soddisfi completamente la
funzione. Ovvero, c'è una grande attenzione per questo. Tutto
è pensato per eliminare ogni tipo di fastidio legato a una funzione
errata. Tutto questo però cambia se ci spostiamo nel nostro paese.
E devo dire che qui, non c'è una totale attenzione verso l'estetica.
Molti oggetti trovano una elevata praticità nella nostra vita
quotidiana. Ma è anche vero che questa funzionalità spesso
si va a perdere nell'aspetto formale dell'oggetto. In Italia si sta
forse, deviando in quest'era, la concezione del progetto. Molte cose
di uso comune stanno aumentando i loro requisiti formali, tecnologici,
semantici e funzionali. In ogni caso, dobbiamo dire che l'Italia possiede
comunque una cultura che mantiene il senso di estetica e funzionalità
assieme. Se torniamo ad esempio alla Shangai citata prima, tutto questo
non c'è. Oppure solo in minima parte. Si dovrebbe invece riuscire
a concepire funzionalità, unendola ad un estetica che distingue
il prodotto. Il risultato deve essere, sì un qualcosa che dimostra
di appartenere ad una categoria, ma anche un oggetto che si distingue
dagli altri. Seguendo una propria filosofia d'immagine. Ne ricaverà
così valore aggiunto.
Ma
anche uscendo dall'Italia, si trovano elettrodomestici che ancora non
convincono funzionalmente. Ma per niente. Posso parlare ad esempio della
Philips. Nella parte elettronica del prodotto, propone di sicuro affidabilità
e una buona qualità. Ma quanto a funzionalità devo dire
che porta con se ancora una tecnologia scadente. Che poi è tutta
una questione di ragionamento. Ovviamente parlo degli elettrodomestici
più popolari, ma non vedo perchè debbano portarsi dietro
certi errori di concepimento. In casa ho una lavastoviglie Philips-Whirlpool
che al termine di tutti i programmi, emette un trillo insopportabile
che dura almeno 30 secondi. Voi penserete che non siano tanti. Invece
provate a contarli e vi accorgete che c'è un errore di comunicazione.
E' completamente inutile e sbagliato dare un allarme di questo tipo
all'utente. Non si tratta infatti di un segnale che deve richiamare
l'attenzione dell'utente per farlo agire. Non è un forno dove
il cibo va in fumo. Solo in questo caso l'allarme sarebbe giustificato.
Un altro caso può essere l'asciugacapelli. Ne ho trovati ben
due che hanno avuto difetti di progettazione. Uno col calore, ha increspato
tutta la plastica dello stesso. Nell'altro il calore sta sciogliendo
il beccuccio orientabile, e quindi quest'ultimo si stacca e cade ogni
momento.
Il
problema è che in questo caso c'è una totale dedizione
verso l'immagine. Verso la forma particolare che distingue tutta la
gamma dei prodotti. A farli distinguere esteticamente ci sono riusciti,
ma se continuano così riusciranno a farsi distinguere anche per
la qualità generale del progetto, che sta andando inevitabilmente
verso il basso.
Alla
fine, quello che volevo arrivare a dire, è che non è possibile
pensare un oggetto unicamente dedicandosi ad un solo aspetto. Quando
Wergwood produceva ceramiche a inizio Novecento, riuscì a creare
una gamma di vasellame che guardasse in modo davvero unico alla funzionalità
e riuscì nell'intento. Però, guardando queste ceramiche
(che poi sono quasi le stesse che usiamo anche oggi), ci accorgiamo
che questo produttore andò a creare anche uno stile nuovo. Stile
che poi si è diffuso, diventando quasi uno standard. Per cui
dietro la funzione, viveva sempre quella linea che faceva riconoscere
le ceramiche della Wergwood a chiunque.
Matteo