Il Discorso libero indiretto
(rivissuto)
Il problema di
Verga era quello di far parlare degli analfabeti – nota con quale tecnica
riesce a rinnovare la lingua Italiana- ricorda esiste:
1-il
discorso diretto /egli disse…/ in genere usato nella conversazione non
complessa –lo usano i bambini –si usa nella fiabe-nelle trascrizioni facili
–può anche avere un grosso effetto espressivo
2-discorso
indiretto /è più complesso –lo stai ancora imparando-si usano delle
subordinate –delle costruzioni, complesse /egli diceva…
in ambedue esiste la /Dichiarativa/ con il discorso libero indiretto si abolisce la dichiarativa
Verga
in questo modo fa parlare coralmente i poveri pescatori di Acitrezza esprimendo
i loro pensieri,le loro imprecazioni,l’intervento del narratore c’è ma
nello stesso tempo non è simile a quello del narratore onnisciente,è più
oggettivo realistico
Ricorda
ancora l’uso dei proverbi,come espressione di saggezza e in particolare
l’uso del ‘’Che’’
VERGA
sempre, per far parlare i suoi personaggi usa un ‘’Che’’ grammaticalmente
"scorretto" –la congiunzione in questione esclude il verbo reggente
Esempio:
‘’che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua , e delle tegole al sole’’ (Gli uomini sono fatti come le dita di una mano) LA Congiunzione nasconde il verbo ‘’si sapeva che ,era noto che.
Il
racconto del naufragio della Provvidenza e della morte di Bastianazzo rappresenta
un piccolo
capolavoro
di tecnica verista. Innanzitutto, infatti, il tragico evento non è narrato
direttamente, in quanto avvenuto in mare, di notte e senza testimoni, ma è
piuttosto "rivissuto" attraverso le reazioni prodotte sui
personaggi, in primo luogo Maruzza la Longa,moglie di Bastianazzo.
Inoltre,
per ottenere il massimo di oggettività, Verga rinuncia qualunque effusione
sentimentale,(non divente un Melodramma) e riduce le reazioni
della protagonista al piano puramente fisiologico ed esteriore; magistrale è
anche la reazione della sventurata
alle inusuali attenzioni cui è fatta oggetto dai compaesani.
Il
brano è stato oggetto di un'acuta analisi da parte del critico austriaco Leo
Spitzer che annota fra l'altro:
«Verga
non descrive ……’’ la morte di Bastianazzo sulla sua barca Provvidenza,
ma il processo per cui questa morte diventa realtà per il villaggio e per sua
moglie, attraverso i discorsi, i gesti e in generale le attitudini di tutti i
membri di quella comunità:
alla
fine del capitolo la Longa, che qualche riga prima era ancora la poveretta che
non sapeva di esser vedova, vedendo i comportamenti ,indicativi, solenni di comare Piedipapera e di cugina Anna (le vennero incontro, con le mani sul ventre, senza
dir nulla) comprende la realtà della sua vedovanza.
- Il
narratore, un narratore autentico, ha scelto
di
raccontare
gli avvenimenti come si riflettono nei cervelli e nei cuori dei suoi personaggi-.
1-. Come apprende Maruzza la
Longa la morte del marito Bastianazzo?
2-. Come reagisce il paese di
fronte alla disgrazia?
3-. Da quale particolare
prospettiva l'autore racconta l'avvenimento?
Cap. 3/I Malavoglia/ il
naufragio della Provvidenza/G.Verga
Dopo la mezzanotte il vento
s’era messo a fare il diavolo, come se sul tetto ci fossero tutti i gatti del
paese, e a scuotere le imposte. Il mare si udiva muggire attorno ai fariglioni
che pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera di S. Alfio, e il giorno era
apparso nero peggio dell’anima di Giuda. Insomma una brutta domenica di
settembre, di quel settembre traditore che vi lascia andare un colpo di mare fra
capo e collo, come una schioppettata tra i fichidindia. Le barche del villaggio
erano tirate sulla spiaggia, e bene ammarate alle grosse pietre sotto il
lavatoio; perciò i monelli si divertivano a vociare e fischiare quando si
vedeva passare in lontananza qualche vela sbrindellata, in mezzo al vento e alla
nebbia, che pareva ci avesse il diavolo in poppa; le donne invece si facevano la
croce, quasi vedessero cogli occhi la povera gente che vi era dentro.
Maruzza la Longa non diceva
nulla, com’era giusto, ma non poteva star ferma un momento, e andava sempre di
qua e di là, per la casa e pel cortile, che pareva una gallina quando sta per
far l’uovo. Gli uomini erano all’osteria, e nella bottega di Pizzuto, o
sotto la tettoia del beccaio, a veder piovere, col naso in aria. Sulla riva
c’era soltanto padron ’Ntoni, per quel carico di lupini che ci aveva in
mare, colla Provvidenza e suo figlio Bastianazzo per giunta, e il figlio
della Locca, il quale non aveva nulla da perdere lui, e in mare non ci aveva
altro che suo fratello Menico, nella barca dei lupini. Padron Fortunato Cipolla,
mentre gli facevano la barba, nella bottega di Pizzuto, diceva che non avrebbe
dato due baiocchi di Bastianazzo e di Menico della Locca, colla Provvidenza
e il carico dei lupini.
- Adesso tutti vogliono fare i
negozianti, per arricchire! diceva stringendosi nelle spalle; e poi quando hanno
perso la mula vanno cercando la cavezza.
Nella bettola di suor Mariangela
la Santuzza c’era folla: quell’ubriacone di Rocco Spatu, il quale vociava e
sputava per dieci; compare Tito Piedipapera, mastro Turi Zuppiddu, compare
Mangiacarrubbe, don Michele il brigadiere delle guardie doganali, coi calzoni
dentro gli stivali, e la pistola appesa al ventre, quasi dovesse andare a caccia
di contrabbandieri con quel tempaccio, e compare Mariano Cinghialenta.
Quell’elefante di mastro Turi Zuppiddu andava distribuendo per ischerzo agli
amici dei pugni che avrebbero accoppato un bue, come se ci avesse ancora in mano
la malabestia di calafato, e allora compare Cinghialenta si metteva a gridare e
bestemmiare, per far vedere che era un uomo di fegato e carrettiere.
Lo zio Santoro, raggomitolato
sotto quel po’ di tettoia, davanti all’uscio, aspettava colla mano stesa che
passasse qualcheduno per chiedere la carità. - Tra tutte e due, padre e figlia,
disse compare Turi Zuppiddu, devono buscarne dei bei soldi, con una giornata
come questa, e tanta gente che viene all’osteria.
- Bastianazzo Malavoglia sta
peggio di lui, a quest’ora, rispose Piedipapera, e mastro Cirino ha un bel
suonare la messa; ma i Malavoglia non ci vanno oggi in chiesa; sono in collera
con Domeneddio, per quel carico di lupini che ci hanno in mare.
Il vento faceva volare le
gonnelle e le foglie secche, sicché Vanni Pizzuto col rasoio in aria, teneva
pel naso quelli a cui faceva la barba, per voltarsi a guardare che passava, e si
metteva il pugno sul fianco, coi capelli arricciati e lustri come la seta; e lo
speziale se ne stava sull’uscio della sua bottega, sotto quel cappellaccio che
sembrava avesse il paracqua in testa, fingendo di aver discorsi grossi con don
Silvestro il segretario, perché sua moglie non lo mandasse in chiesa per forza;
e rideva del sotterfugio, fra i peli della barbona, ammiccando alle ragazze che
sgambettavano nelle pozzanghere.
- Oggi, andava dicendo
Piedipapera, padron ’Ntoni vuol fare il protestante come don Franco lo
speziale.
- Se fai di voltarti per
guardare quello sfacciato di don Silvestro, ti do un ceffone qui dove siamo;
borbottava la Zuppidda colla figliuola, mentre attraversavano la piazza. -
Quello lì non mi piace.
La Santuzza, all’ultimo tocco
di campana, aveva affidata l’osteria a suo padre, e se n’era andata in
chiesa, tirandosi dietro gli avventori. Lo zio Santoro, poveretto, era cieco, e
non faceva peccato se non andava a messa; così non perdevano tempo
all’osteria, e dall’uscio potevano tener d’occhio il banco, sebbene non ci
vedesse, ché gli avventori li conosceva tutti ad uno ad uno soltanto al
sentirli camminare, quando venivano a bere un bicchiere.
- Le calze della Santuzza,
osservava Piedipapera, mentre ella camminava sulla punta delle scarpette, come
una gattina - le calze della Santuzza, acqua o vento, non le ha viste altri che
massaro Filippo l’ortolano; questa è la verità.
- Ci sono i diavoli per aria!
diceva la Santuzza facendosi la croce coll’acqua santa. - Una giornata da far
peccati!
La Zuppidda, lì vicino,
abburattava avemarie, seduta sulle calcagna, e saettava occhiatacce di qua e di
là, che pareva ce l’avesse con tutto il paese, e a quelli che volevano
sentirla ripeteva: - Comare la Longa non ci viene in chiesa, eppure ci ha il
marito in mare con questo tempaccio! Poi non bisogna stare a cercare perché il
Signore ci castiga! - Persino la madre di Menico stava in chiesa, sebbene non
sapesse far altro che veder volare le mosche!
- Bisogna pregare anche pei
peccatori; rispondeva la Santuzza; le anime buone ci sono per questo.
- Sì, come se ne sta pregando
la Mangiacarrubbe, col naso dentro la mantellina, e Dio sa che peccatacci fa
fare ai giovanotti!
La Santuzza scuoteva il capo, e
diceva che mentre si è in chiesa non bisogna sparlare del prossimo. - «Chi fa
l’oste deve far buon viso a tutti», rispose la Zuppidda, e poi all’orecchio
della Vespa: - La Santuzza non vorrebbe si dicesse che vende l’acqua per vino;
ma farebbe meglio a non tenere in peccato mortale Filippo l’ortolano, che ha
moglie e figliuoli.
- Per me, rispose la Vespa,
gliel’ho detto a don Giammaria che non voglio più starci fra le Figlie di
Maria, se ci lasciano la Santuzza per superiora. Allora vuol dire che l’avete
trovato il marito? rispose la Zuppidda.
- Io non l’ho trovato il
marito, saltò su la Vespa con tanto di pungiglione. Io non sono come quelle che
si tirano dietro gli uomini anche in chiesa, colle scarpe verniciate, e quelli
altri colla pancia grossa.
Quello della pancia grossa era
Brasi, il figlio di padron Cipolla, il quale era il cucco delle mamme e delle
ragazze, perché possedeva vigne e oliveti.
- Va a vedere se la paranza è
bene ammarrata; gli disse suo padre facendosi la croce.
Ciascuno non poteva a meno di
pensare che quell’acqua e quel vento erano tutt’oro per i Cipolla; così
vanno le cose di questo mondo, che i Cipolla, adesso che avevano la paranza bene
ammarrata, si fregavano le mani vedendo la burrasca; mentre i Malavoglia
diventavano bianchi e si strappavano i capelli, per quel carico di lupini che
avevano preso a credenza dallo zio Crocifisso campana di legno.
- Volete che ve la dica? saltò
su la Vespa; la vera disgrazia è toccata allo zio Crocifisso che ha dato i
lupini a credenza. «Chi fa credenza senza pegno, perde l’amico, la roba e
l’ingegno».
Lo zio Crocifisso se ne stava
ginocchioni a piè dell’altare dell’Addolorata, con tanto di rosario in
mano, e intonava le strofette con una voce di naso che avrebbe toccato il cuore
a satanasso in persona. Fra un’avemaria e l’altra si parlava del negozio dei
lupini, e della Provvidenza che era in mare, e della Longa che rimaneva
con cinque figliuoli. - Al giorno d’oggi, disse padron Cipolla, stringendosi
nelle spalle, nessuno è contento del suo stato e vuol pigliare il cielo a
pugni.
- Il fatto è, conchiuse compare
Zuppiddu, che sarà una brutta giornata pei Malavoglia.
- Per me, aggiunse Piedipapera,
non vorrei trovarmi nella camicia di compare Bastianazzo.
La sera scese triste e fredda;
di tanto in tanto soffiava un buffo di tramontana, e faceva piovere una
spruzzatina d’acqua fina e cheta: una di quelle sere in cui, quando si ha la
barca al sicuro, colla pancia all’asciutto sulla sabbia, si gode a vedersi
fumare la pentola dinanzi, col marmocchio fra le gambe, e sentire le ciabatte
della donna per la casa, dietro le spalle. I fannulloni preferivano godersi
all’osteria quella domenica che prometteva di durare anche il lunedì, e fin
gli stipiti erano allegri della fiamma del focolare, tanto che lo zio Santoro,
messo lì fuori colla mano stesa e il mento sui ginocchi, s’era tirato un
po’ in qua, per scaldarsi la schiena anche lui.
- E’ sta meglio di compare Bastianazzo, a quest’ora! ripeteva Rocco Spatu, accendendo la pipa
sull’uscio.
E senza pensarci altro mise mano
al taschino, e si lasciò andare a fare due centesimi di limosina.
- Tu ci perdi la tua limosina a
ringraziare Dio che sei al sicuro, gli disse Piedipapera; per te non c’è
pericolo che abbi a fare la fine di compare Bastianazzo.
Tutti si misero a ridere della
barzelletta, e poi stettero a guardare dall’uscio il mare nero come la sciara,
senza dir altro.
- Padron ’Ntoni è andato
tutto il giorno di qua e di là, come avesse il male della tarantola, e lo
speziale gli domandava se faceva la cura del ferro, o andasse a spasso con quel
tempaccio, e gli diceva pure: - Bella Provvidenza, eh! padron ’Ntoni!
Ma lo speziale è protestante ed ebreo, ognuno lo sapeva.
Il figlio della Locca, che era lì
fuori colle mani in tasca perché non ci aveva un soldo, disse anche lui:
- Lo zio Crocifisso è andato a
cercare padron ’Ntoni con Piedipapera, per fargli confessare davanti a
testimoni che i lupini glieli aveva dati a credenza.
- Vuol dire che anche lui li
vede in pericolo colla Provvidenza.
- Colla Provvidenza c’è
andato anche mio fratello Menico, insieme a compare Bastianazzo.
- Bravo! questo dicevamo, che se
non torna tuo fratello Menico tu resti il barone della casa.
- C’è andato perché lo zio
Crocifisso voleva pagargli la mezza giornata anche a lui, quando lo mandava
colla paranza, e i Malavoglia invece gliela pagavano intiera; rispose il figlio
della Locca senza capir nulla; e come gli altri sghignazzavano rimase a bocca
aperta.
Sull’imbrunire comare Maruzza
coi suoi figliuoletti era andata ad aspettare sulla sciara, d’onde si
scopriva un bel pezzo di mare, e udendolo urlare a quel modo trasaliva e si
grattava il capo senza dir nulla. La piccina piangeva, e quei poveretti,
dimenticati sulla sciara, a quell’ora, parevano le anime del
purgatorio. Il piangere della bambina le faceva male allo stomaco, alla povera
donna le sembrava quasi un malaugurio; non sapeva che inventare per
tranquillarla, e le cantava le canzonette colla voce tremola che sapeva di
lagrime anche essa.
Le comari, mentre tornavano
dall’osteria, coll’orciolino dell’olio, o col fiaschetto del vino, si
fermavano a barattare qualche parola con la Longa senza aver l’aria di nulla,
e qualche amico di suo marito Bastianazzo, compar Cipolla, per esempio, o
compare Mangiacarrubbe, passando dalla sciara per dare un’occhiata
verso il mare, e vedere di che umore si addormentasse il vecchio brontolone,
andavano a domandare a comare la Longa di suo marito, e stavano un tantino a
farle compagnia, fumandole in silenzio la pipa sotto il naso, o parlando
sottovoce fra di loro. La poveretta, sgomenta da quelle attenzioni insolite, li
guardava in faccia sbigottita, e si stringeva al petto la bimba, come se
volessero rubargliela. Finalmente il più duro o il più compassionevole la
prese per un braccio e la condusse a casa. Ella si lasciava condurre, e badava a
ripetere: - Oh! Vergine Maria! Oh! Vergine Maria! - I figliuoli la seguivano
aggrappandosi alla gonnella, quasi avessero paura che rubassero qualcosa anche a
loro. Mentre passavano dinanzi all’osteria, tutti gli avventori si
affacciarono sulla porta, in mezzo al gran fumo, e tacquero per vederla passare
come fosse già una cosa curiosa.
- Requiem eternam, biascicava
sottovoce lo zio Santoro, quel povero Bastianazzo mi faceva sempre la carità,
quando padron ’Ntoni gli lasciava qualche soldo in tasca.
La poveretta, che non sapeva di
essere vedova, balbettava: - Oh! Vergine Maria! Oh! Vergine Maria!
Dinanzi al ballatoio della sua
casa c’era un gruppo di vicine che l’aspettavano, e cicalavano a voce bassa
fra di loro. Come la videro da lontano, comare Piedipapera e la cugina Anna le
vennero incontro, colle mani sul ventre, senza dir nulla. Allora ella si cacciò
le unghie nei capelli con uno strido disperato e corse a rintanarsi in casa.
- Che disgrazia! dicevano sulla
via. E la barca era carica! Più di quarant’onze di lupini!
Se ti viene chiesto di commentare il brano o qualcosa relativa al Verismo di Verga dovresti avere ora le idee più chiare-non confondere il Discorso libero indiretto con il Monologo interiore-il secondo deriva dal primo -Verga lo usa per rendere oggettiva la narrazione per far parlare personaggi che non conoscono l'italiano-Il Monologo interiore distrugge invece il realismo del secolo precedente confondendo narratore e personaggio
Tratto da Liber Liber-
lo trovi comunque sul libro di testo
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