I.Calvino                                 Neorealismo

(Barone rampante, Cavaliere inesistente, Il Sentiero dei nidi.... 

 Vedi il brano'Introduzione al Sentiero dei nidi..'')

“Eleganza”, “leggerezza”, “misura”, “chiarezza”, “razionalità” sono i concetti a cui più usualmente si fa ricorso per definire l’opera di Calvino-temi che egli sottolinea nelle famose Lezioni Americane-

Ma siamo agli ultimi scritti del grande scrittore -vediamone un poco lo sviluppo

Italo Calvino nasce il 15 ottobre 1923 a Santiago de Las Vegas, Cuba, da genitori italiani. Il padre, agronomo, è di Sanremo; sua madre, anche lei studiosa di scienze naturali(botanica), è sarda.      

Nel 1925 la famiglia ritorna in Italia, a Sanremo, I genitori, gli impartiscono una educazione laica e scientifica. Dopo il liceo si iscrive all’Università di Torino, successivamente di Firenze(Agraria  poi Lettere)
Nel ’43 partecipa alla resistenza in Liguria, militando nella Brigata Garibaldi. Si iscrive al Partito Comunista Italiano e nel ’47 si laurea in Lettere con una tesi su Conrad.
(grande scrittore di lingua inglese autore di Cuore di tenebra)

Nello stesso anno -47-pubblica il suo primo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno,il suo romanzo d'esordio,  in cui la Resistenza è vista attraverso gli occhi di un ragazzo-Pin, a cui seguirà nel 1952 Il Visconte dimezzato, primo romanzo della cosiddetta “trilogia degli antenati”, che comprende anche Il Barone rampante (1957) e Il Cavaliere inesistente (1959). Romanzi di impianto favolistico che tentano di leggere la nuova realtà sociale italiana superando definitivamente il Neorealismo, non però lo spirito di fondo di quella atmosfera,(rapporto con la società).La Favola diventa uno strumento di interpretazione del labirinto sociale moderno ,termine che abbiamo usato in precedenza per Gadda e Chandler,e che usa lo stesso Calvino in un suo famoso saggio,in quegli anni lo scrittore inizia una ricerca sulle favole Italiane regionali e intraprende lo studio della Semiologia.

Lavora a Torino dal 1950 per la casa editrice Einaudi,in questa città sono ambientati molti racconti ,partecipa intensamente al dibattito politico-culturale (fu iscritto al Partito comunista fino al 1956, anno dell'Invasione Sovietrica in Ungheria) e diresse con Elio Vittorini "Il Menabò" (1959-1967). Del 1963 è anche Marcovaldo, uno straordinario libro per ragazzi,illustrato da Sergio Tofano e La speculazione edilizia

La sua  produzione si arricchirà negli anni con La giornata di uno scrutatore (1963), Le città invisibili (1972), Il castello dei destini incrociati (1973), Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) e, infine, Palomar (1983). Interessanti anche le traduzioni (fra le quali  Raymond Queneau), e i volumi in cui sono raccolti interventi critici e saggi. Negli anni cinquanta come abbiamo detto abbandona il Partito comunista dopo la invasione dell'Ungheria da parte della Russia rimanendo comunque sempre  legato culturalmente alla sinistra, lontano però da ogni impegno direttamente politico,negli anni sessanta è ormai uno dei più grandi scrittori italiani a livello internazionale. Possiamo fin da ora affermare che lo sviluppo della ricerca letteraria di Calvino è senza dubbio centrale per comprendere la nostra storia -dalla Resistenza sino agli anni ottanta-

Nel ’72 gli viene conferito dall’Accademia dei Lincei il prestigioso premio “Feltrinelli”.L’anno seguente aderisce alla “Cooperativa Italiana Scrittori”, che si propone di contrastare la concentrazione delle case editrici nelle mani di grossi industriali. Per molti ani vive a Parigi
Dopo la sua morte, avvenuta a Siena nel 1985, sono state pubblicate le Lezioni americane (postumo, 1988), che Calvino avrebbe dovuto tenere di lì a pochi mesi all’Università di Harvard e Perché leggere i classici (postumo, 1991).

note su alcune opere

Il visconte dimezzato-  si svolge nel XVII secolo, narra la strana storia del visconte Medardo di Terralba, colpito e dimezzato da una cannonata durante una battaglia contro i Turchi. Le due metà, tornate al paese, si danno l’una ad opere malvagie, l’altra a riparare i torti compiuti dalla prima, ma ambedue, prive come sono del senso della misura, finiscono col diventare insopportabili per i loro eccessi, e solo ricongiungendosi potranno riacquistare l’equilibrio proprio di ogni comune essere umano.Ironia,Fantasia,lettura della società industriale,riflessioni filosofiche,scrittura lineare,piana un Italiano corretto e preciso anti-espressionista.Un Romanzo per tutti dalle medie all'università, elementi presenti questi in quasi tutti e tre i romanzi. Calvino sembra affrontare in questo testo il tema della identità nella società industriale avanzata.

Il protagonista del Barone rampante è il giovanissimo barone settecentesco Cosimo Piovasco di Rondò, che per sottrarsi alle costrizioni di una famiglia troppo severa decide di andare ad abitare sugli alberi, da dove continuerà a partecipare alla vita, sfruttando l’insolita prospettiva per “guardare le cose dall’alto”. Un romanzo di impostazione filosofica che pone il problema nato nel dopoguerra del rapporto tra intellettuale(Ragione illuministica) e società. Stare sugli alberi ha una grande significato metaforico

Nel Cavaliere inesistente, infine,
Agilulfo – paladino di Carlo Magno – si manifesta solo attraverso la sua armatura; senza di essa non esiste, ma dentro di essa si muove, parla e combatte coraggiosamente per la “santa causa”. Finirà in pezzi, lasciando l’armatura ad un nobile e focoso giovanetto, Rambaldo.
Il ruolo dell'apparenza in rapporto alla sostanza visitato in chiave comica -umoristica e ancora il significato della identità ,il tutto rivisitando il poema medievale ma guardando al mondo contemporaneo di chi scrive.

Egli dichiara di aver inteso rappresentare, attraverso le vicende di questi personaggi, tre gradi di “approccio alla libertà”, tre momenti per realizzarsi integralmente come esseri umani. Così, se nel Visconte dimezzato l’individuo mutilato e alienato cerca di recuperare il suo equilibrio tornando ad essere un “impasto di vizi e di virtù”, nel Barone rampante il motivo dell’alienazione(perdita di identità) viene trasposto nell’epoca che più d’ogni altra sembra aver realizzato la fusione fra uomo e natura, il Settecento, il “secolo dei lumi”. Il protagonista, che abbandona il consorzio umano, non per questo rinuncia alla vita e all’amore e tanto meno alle sue convinzioni ideologiche (rimarrà sempre un intellettuale progressista, di orientamento illuministico), intervenendo sovente in posizione critica, nei principali avvenimenti del tempo. Nel Cavaliere inesistente, infine, il tema si concretizza in un personaggio che vive solo in quanto “forma” e la cui personalità si annulla fino a identificarsi nella funzione sociale che il suo ruolo gli assegna e nei gesti meccanici e prevedibili che compie.

Lo stile  limpido ed arioso, che evita i toni troppo alti, conserva un’agilità e una leggerezza che ricordano l’atmosfera delle favole dell’Ariosto, un autore molto amato da Calvino, al quale egli guarda sempre come ad un modello di quell’equilibrio tematico e stilistico fra ragione e fantasia a cui egli stesso aspira,ricordiamo una sua lettura del Furioso per le scuole medie.

Il sentiero dei nidi di ragno -esce nell’immediato dopoguerra,   con “l’esplosione letteraria” di quegli anni, come egli la definiva,(libri che volevano parlare degli avvenimenti tragici appena trascorsi ) Calvino conserva dell'atmosfera di quegli anni  non solo l’argomento, la Resistenza ma anche l'ispirazione di fondo , tipica di quegli anni,se come ebbe poi a dire il nostro autore  in riferimento al Neorealismo.... non si trattava di una scuola ma di una atmosfera .Calvino è pienamente inserito in essa con una sua caratteristica :R.L.Stevenson,la favola,come notò  Pavese, ma resta fermo il  confronto con la storia, con gli accadimenti tragici di questa e ancora il rapporto tra l'intellettuale la società e il popolo(pubblico ,cittadini, società)  è presente in tutto il romanzo,la scelta del protagonista un disgregato non collocato socialmente, rientra nella discussione dell'epoca.( ''Andare verso il popolo o essere popolo'' )

Il tema della Guerra partigiana quindi, è affrontato , così come lo vedono e lo interpretano gli occhi del piccolo Pin, con tutte le curiosità e tutti gli stupori propri dell’infanzia. Per questo egli guarda alle vicende degli adulti, che gli restano almeno in parte incomprensibili, con una disposizione avventurosa e fantastica che gli permette di proiettarle in un’atmosfera quasi magica. Anche il cinema di De Sica inquadrava la realtà con gli occhi di un bambino (Sciuscià-Ladri di biciclette)

dice L'Autore

Posso definirlo un esempio di letteratura impegnata, nel senso più ricco e pieno della parola (…) Direi che volevo combattere contemporaneamente su due fronti, lanciare una sfida ai detrattori della Resistenza e nello stesso tempo ai sacerdoti d’una Resistenza agiografica ed edulcorata....''.
(…) Fu Pavese il primo a parlare di tono fiabesco a ... proposito, e io, che fino ad allora non me ne ero reso conto, da quel momento in poi lo seppi fin troppo, e cercai di confermare la definizione....''...dalla introduzione al romanzo del 1964

Trama
“Basta un grido di Pin, un grido per incominciare una canzone, a naso all’aria sulla soglia della bottega, o un grido cacciato prima che la mano di Pietromagno il ciabattino gli sia scesa tra capo e collo per picchiarlo, perché dai davanzali nasca un’eco di richiami e d’insulti (…) Ma già Pin è in mezzo al carrugio, con le mani nella tasca della giacca troppo da uomo per lui, che li guarda in faccia uno per uno senza ridere…”

Così è presentato Pin all’inizio del romanzo. giovanissimo,  la vita, anzi la malavita in cui è cresciuto, lo ha reso adulto anzitempo; conserva però l’aria baldanzosa e spensierata, propria della fanciullezza. Fa da “ruffiano” alla sorella che esercita la prostituzione e, durante l’occupazione tedesca, si presta a collaborare col nemico.
Pin fa il suo “lavoro” con indifferenza e con cinismo, senza rimorsi; sembra uno scugnizzo napoletano trapiantato in un paese della Liguria.
Calvino inizia il suo romanzo presentando un personaggio negativo,o per di più tratto dall’ambiente della malavita, parte di un’umanità che vive ai margini: antiborghese, antifascista, antiliberale, antitutto insomma. Si tratta di un’umanità che sul piano biologico potremmo definire animalesca, sul piano sociale, come appartenente al sottoproletariato, e sul piano ideologico, anarchica, nel significato più ampio del termine
.Vi è però ben netta è chiara una connotazione fatta di ribellione , disubbidienza , senso di libertà che si contrappongono alla cultura Fascista
Ma è proprio così degradata e così negativa questa umanità? o Forse è soltanto il volto dell’umanità “vera”,quotidiana, prima che si affacciasse all’orizzonte la grande Storia costringendoti a scegliere?
E la storia (con la s minuscola) sembra prendere l’aspetto di una rivoltella nella fondina di un soldato tedesco; si presenta subito con la violenza, o almeno con uno strumento di violenza.
Con la violenza bisognava confrontarsi tra il 40 e il 1945

Poteva essere un coltello di pietra o una mazza ricavata da un ramo nodoso. Qui è una rivoltella, il progresso tecnologico ha già mandato in frantumi il sogno di Rousseau (filosofo illuminista al quale si attribuisce forse a torto l'idea di esaltare una natura semplice ad una civiltà corrotta,natura rappresentata dal “bon sauvage”(buon selvaggio non civilizzato ancora))di un “universo naturale”.  Ma Calvino conserva dentro di sé quella teoria, come un tesoro da contrapporre alla cecità della catastrofe voluta dagli uomini e in particolare dai Fascisti

Il popolo con dei valori veri contrapposto alla catastrofe Fascista essenzialmente piccolo borghese,tipico di molti scrittori del Neorealismo
Pin non è certamente il “bon sauvage”(buon selvaggio), ma è indubitabile che è un “sauvage”, ed è vicino alla natura idealizzata da Rousseau, anche se è inserito nella Storia,costretto a confrontarsi con essa : ha dietro di sé secoli di miseria, di frustrazioni, di desideri di riscatto inappagati. In ogni caso è al di qua di quella che viene chiamata "coscienza politica", nello stesso tempo si confronta con essa ,anche perchè è la politica la Storia che lo ha coinvolto a partire dalla sua miseria quotidiana.

Tanto è vero che ruba la pistola al tedesco, mentre costui è in commercio amoroso con la sorella, senza sapere di preciso che cosa quel furto significhi. Glielo hanno suggerito alcuni uomini all’osteria e lui ha eseguito, ma più per provare il suo coraggio che per dare soddisfazione ai mandanti. Una volta rubata la pistola, decide di tenersela. E’ un oggetto prezioso per lui, l’arma lo esalta. Corre nel sentiero che lui solo conosce, osserva i nidi di ragno e nasconde la pistola sottoterra.
Lo schema della fiaba è chiaro, sia pure in forma molto sfumata, nell’”oggetto favoloso”, cioè nell’arma che dà potere e potenza, come è appunto nella tradizione delle fiabe, secondo Propp.
Anche i nomi dei personaggi rimandano alle fiabe: Pin potrebbe essere il diminutivo di Pinocchio, poi c’è Lupo Rosso, il Dritto, Giraffa, il commissario Kim (come il protagonista dell’omonimo romanzo di Kipling) e infine il falchetto Babeuf (Gracchus Babeuf, 1760-1797, fu il primo rivoluzionario sociale moderno.-durante la rivoluzione Francese) 
Vediamo quindi che Babeuf è un nome-simbolo dello spirito della guerra partigiana ed è anche un segno della cultura del giovane Calvino, espressa con ironia allusiva.
Tornando alla trama del romanzo schematizzata, Pin viene catturato dai tedeschi. In prigione conosce il partigiano Lupo Rosso e insieme fuggono. Durante la fuga Pin perde di vista il partigiano, vaga per i boschi finchè non incontra un uomo della banda del Dritto. “Nel distaccamento del Dritto ci mandano le carogne, i più scalcinati della brigata”.

Dritto è il contrario del partigiano che ha una coscienza politica ,una chiarezza degli avvenimenti: è un individualista, ”nelle azioni vuole sempre fare di testa sua e gli piace troppo comandare e poco dare l’esempio” .
Inoltre si dichiara sempre malato; ma è un uomo coraggioso e nella guerra partigiana non si può fare a meno di nessuno.
Nella banda del Dritto, Pin si trova come a casa sua, nel suo quartiere: gli uomini che incontra sono come quelli di sempre; anche il personaggio chiamato Cugino, l’”odiatore delle donne”, gli è in qualche modo familiare. Per Pin, la guerra fatta così, in quella banda di derelitti, è un’avventura come un’altra. E le cose che vi accadono, come l’amore del Dritto per la moglie del cuoco e la vendetta di questi che appicca il fuoco all’accampamento, non lo sorprendono più di tanto.

Questo tono avventuroso si interrompe bruscamente quando, nel capitolo nono, arriva il commissario Kim per indagare su chi ha provocato l’incendio.
Kim è uno studente, ”ha un desiderio enorme di logica, di sicurezza sulle cause e sugli effetti, eppure la sua mente si affolla ad ogni istante d’interrogativi irrisolti”.
Forse nel commissario Kim, Calvino ha voluto rappresentare se stesso;  quasi una interrogazione sulla guerra partigiana, del suo significato.
La violenza e l’odio esistono in entrambi i fronti, in quello partigiano e in quello fascista. Ma Kim è certo di una cosa: lui e i suoi combattono per costruire un’umanità senza più rabbia, “serena, in cui si possa non essere cattivi”. Sono dalla parte , del progresso: Negli altri, i fascisti, l’odio, il furore e perfino gli “ideali” non sono biologicamente molto diversi. Ma c’è una differenza decisiva: i fascisti combattono per “perpetuare quel furore e quell’odio” per ribadire il loro sistema mentale e politico fondato sul dominio brutale dell’uomo sull’uomo.
“Questo è il vero significato della lotta” pensa Kim “il significato vero, totale,al di là dei vari significati ufficiali”.
Un tono questo che non appartiene  al mondo di Pin, per il quale l'Antifascismo si manifesta in forma istintiva, non certo come problema politico. Quando si mette a odiare il partigiano Pelle che è passato dalla parte dei fascisti, il suo primo pensiero corre alla pistola nascosta, all’oggetto magico il cui nascondiglio ha rivelato al traditore senz’accorgersene.
C’è una pagina molto bella e commossa, quando Pin corre verso il sentiero dei nidi di ragno e si accorge che quell’angolo di paradiso  che aveva scoperto e si era tenuto per sé, come l’unica cosa buona che gli fosse rimasta al mondo, è stato devastato dal traditore Pelle, che nella sua affannosa ricerca della pistola ha distrutto tutto.

Perduto il paradiso, privo dell’oggetto magico, cosa farà adesso Pin? Piange “a testa tra le mani. Nessuno gli ridarà più la sua pistola”.
Per la prima volta in tutto il romanzo piange lacrime vere. E piange perché gli hanno rubato una pistola, un’arma costruita per uccidere. Che senso ha questo pianto? Per un ragazzo cresciuto tra il sottoproletariato, un’arma è sì un giocattolo magico, ma anche l’unico amarissimo strumento di un possibile riscatto, di cui sembra avere una coscienza vaga intuitiva ma pungente
Pin poi ritrova la pistola nella camera della sorella, la prostituta che è stata con il traditore. Se ne impossessa e fugge, dopo aver insultatola sorella: ”Cagna! Spia!” . La guerra partigiana ha dato a Pin un barlume di coscienza , che però subito si spegne quando ritorna sul sentiero dei nidi di ragno a mostrare all’unico amico che gli sia rimasto, Cugino, il suo paradiso, distrutto da quel fascista di Pelle.
Ed entrambi si augurano che un mondo diverso si ricostruirà a poco a poco da sé, che la natura tornerà a vincere sull’ira cieca e brutale degli uomini.
E’ notte, le lucciole emettono le loro luci intermittenti. Sembrano meravigliose, ma per Pin, viste da vicino, le lucciole “sono bestie schifose anche loro”.


Anche nei racconti, Ultimo viene il corvo (1949), in cui è ripreso il tema della Resistenza (e ancora le estrose avventure di Marcovaldo ovvero le stagioni in città, del 1963), Calvino dà prova di apertura ai problemi dell’attualità, di attenzione per fatti e avvenimenti tipici del mondo contemporaneo, e di uno spiccato interesse sociologico, che si manifestano senza intaccare la consueta armonia fra un rigoroso impegno intellettuale e il gusto fantastico, confermata del resto anche nella citata raccolta di Fiabe italiane che lo scrittore curò nel 1956.
Una linea di continuità con le opere precedenti si ritrova nel romanzo La giornata di uno scrutatore (1963), che trae spunto dall’inconsueta esperienza di uno scrutatore elettorale posto a contatto diretto con il dramma della malattia e della deformità in un seggio all’interno di un istituto per minorati fisici e mentali (il tristemente famoso “Cottolengo” di Torino) per sollevare inquietanti interrogativi sul significato e sul valore dell’esistenza.

L’approfondimento degli studi compiuto da Calvino durante la sua permanenza a Parigi sulla natura della narrativa e sulle possibilità di organizzare il racconto su molteplici piani, correlati e interagenti fra loro, come combinazione creativa prende forma letteraria concreta nelle Cosmicomiche e in Ti con zero.
Le cosmicomiche (1965) traducono l’impegno di conoscenza razionale dell’autore nelle strutture di un genere letterario relativamente recente, la fantascienza, al cui interno egli si muove con grande eleganza, cimentandosi con una gamma di argomenti che vanno dall’astronomia alla microbiologia alla cibernetica. 

I diversi contesti sono legati dalla costante presenza del protagonista Qfwfq (il nome, palindromo – cioè che si può leggere da sinistra a destra e viceversa –, è da pronunciarsi “cueffe-vu-effecu”), un personaggio indefinibile, forse uomo e forse no, la lunghezza della cui vita coincide con quella dell’universo. Egli sostiene di essere stato testimone della genesi e dell’evoluzione del cosmo in miliardi di anni, e su di esse riferisce una miriade di ipotesi contraddittorie e talvolta addirittura opposte. Con la figura di Qfwfq, Calvino ipotizza l’esistenza di un mondo che rovescia i comuni criteri di interpretazione della realtà, un mondo assurdo, in cui l’identità non è più definibile secondo criteri e punti di riferimento “umani”.
Lo stesso personaggio ricompare anche in alcuni racconti di Ti con zero (1967), dove però i temi dominanti diventano la genetica e la fisica quantistica.
Lo stile, che nelle Cosmicomiche è sospeso come di consueto fra precisione razionale e umorismo, e suggerisce perfettamente il senso di ammirato stupore di chi assiste allo straordinario miracolo dell’evoluzione della vita dell’universo, in Ti con zero si cristallizza e si adegua ai procedimenti logici della scienza e delle dimostrazioni matematiche.  


Le città invisibili (1972)
ripropone la riflessione sulla realtà contemporanea, proiettata però su uno sfondo lontano nel tempo e nello spazio: l’epoca del viaggiatore Marco Polo nell’impero del Gran Khan. La cornice, esilissima, è costituita dalla lunga serie di resoconti – cinquantacinque in tutto – che Marco Polo, ambasciatore del Gran Khan, fa sullo stato delle città cinesi, disseminate su un territorio sterminato e invisibile all’imperatore, che non può e non vuole visitarle. Il viaggiatore descrive scenari strani e favolosi, città suggestive e straordinarie, con cupole d’argento e vie lastricate di stagno, dove vivono uomini e donne dall’aspetto e dai costumi esotici, ma con le debolezze e i difetti presenti ovunque; anche in quel mondo bizzarro e misterioso è facile leggere la concezione negativa che Calvino ha del mondo attuale, con la continua allusione all’inferno delle metropoli, agglomerati mostruosi e invivibili, vere prigioni dello spirito, frutto aberrante della civiltà tecnologica.

 

Con Il castello dei destini incrociati (1973), Calvino torna ad un complesso intreccio fantastico; ne sono protagonisti alcuni viaggiatori che s’incontrano per la prima volta in un castello-ospizio. Vittime di un incantesimo che li ha resi muti, essi vogliono raccontare a tutti i costi le loro vicende, e per farlo si servono di un mazzo di tarocchi, allineandone su un tavolo le carte, che, disposte in forma geometrica, forniscono di volta in volta informazioni diverse. Così, le vicende dei personaggi sono ricostruite attraverso le successive combinazioni, che subito vengono scomposte e poi ricomposte secondo un altro ordine, e in modo sempre imprevedibile e aleatorio. Attraverso il gioco degli intrecci, l’autore spiega il funzionamento dei meccanismi della comunicazione, costituiti da infinite combinazioni di segni, e sottolinea la loro casualità, ma anche l’esigenza irrinunciabile che ogni uomo ha di comunicare con gli altri, usando ogni possibile strumento a sua disposizione (in questo caso, le carte).

Il Metalinguaggio

Ancora più raffinato e complesso appare il gioco intellettuale e letterario del romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979).
Un ipotetico Lettore, che ha comprato un libro di Calvino, vi trova gli inizi di dieci romanzi, che vanno dal genere realistico al poliziesco, dall’erotico al sentimentale e all’esotico, ma non può completare la lettura di nessuno di essi perché il volume è male impaginato. Dal libraio, dove è andato a protestare, il Lettore incontra la Lettrice, che si è trovata di fronte allo stesso problema; i due intraprendono una discussione sulle rispettive preferenze letterarie, che li porterà all’amore e quindi al matrimonio.
Il romanzo gioca su una rigorosa struttura geometrica, basata sull’intreccio fra vari elementi: il primo è il rapporto fra il libro e il Lettore, poiché l’inesistenza del testo è la causa dell’ingresso del Lettore stesso nella vicenda come protagonista. A ciò si aggiunge il rapporto fra l’autore e il lettore vero, che Calvino coinvolge direttamente spiegandogli la sua idea di partenza (scrivere un libro fatto di soli inizi) e al quale chiarisce la funzione che egli assegna alla letteratura, intesa come strumento che serve a descrivere la realtà concreta ma anche ad indagarne gli aspetti più misteriosi e sfuggenti.

L’ultima opera di Calvino è composta dai ventisette racconti di Palomar (1983). Essi sono distribuiti sulla base del numero perfetto, il tre (ventisette è dato infatti da tre alla terza) e disposti a gruppi di tre, ciascuno con un proprio titolo. I gruppi di testi, suddivisi a loro volta di tre in tre, vanno a formare tre sezioni più ampie. In tal modo, ogni racconto può essere letto da solo, ma fa anche parte di una struttura organica e compatta.
L’ambiguo titolo (che in spagnolo significa “colombaia”) indica il nome del protagonista, ma è anche lo stesso del monte della California dove ha sede un importante osservatorio astronomico e uno dei più grandi telescopi del mondo. Calvino affermava poi che Palomar gli faceva venire in mente “un palombaro”, un personaggio “che s’immerge nella superficie”, e di Palomar egli ebbe a dire che “Questo è il libro più autobiografico che io abbia scritto, un’autobiografia in terza persona: ogni esperienza di Palomar è una mia esperienza”.

Palomar è solitario e taciturno, ma sempre attento a osservare ciò che gli capita sotto gli occhi e a trarne spunto per riflettere e per fare ipotesi su temi essenziali come la condizione dell’uomo nella storia, il senso della sua esistenza e della sua fine, l’angoscia della vita e il terrore della morte. Ma le sue deduzioni e conclusioni sono spesso diverse e contrastanti, e lo lasciano ogni volta più perplesso e insicuro di prima.
I saggi critici (fra i più celebri, quelli su Ludovico Ariosto, Eugenio Montale e Raymond Queneau) costituiscono un’ulteriore conferma della incisiva presenza di Calvino nella cultura contemporanea. I suoi interventi sulla letteratura sono sempre puntuali e vivaci, le pagine dedicate a scrittori italiani e stranieri del passato e del presente sono attente, appassionate e di gradevolissima lettura.
Non si può trascurare, infine, in un ambito che solo impropriamente si può definire critico, la splendida edizione delle Fiabe italiane (1956) in cui lo scrittore, con un lavoro paziente e qualificato, raccolse e trascrisse in lingua italiana molte fiabe appartenenti alla più antica tradizione dialettale delle singole regioni.

Importanti ''Le Lezioni Americane'' interventi che avrebbe dovuto tenere in America poco prima della morte-si intrecciano interpretazioni di autori con riferimenti alla società e ad una  sua possibile interpretazione o meglio lettura 

Vedi il brano'Introduzione al Sentiero dei nidi..''