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Jean-Luc Godard
Nasce a Parigi il 3 dicembre 1930. Nel 1950 incontra André Bazin, F. Truffaut, Jacques Rivette, Eric Rohmer. Con questi ultimi due fonda '' La Gazette du cinéma''.Nel gennaio del 1952 i suoi primi articoli compaiono sui ''Cahiers du cinéma'' la rivista del gruppo di registi della -Nouvelle Vague- (Godard si firma con lo pseudonimo di Hans Lucas). scrive una quindicina di articoli commentando in genere film americani, sovietici e francesi- fa breve apparizioni nei film dei suoi amici Rivette e Rohmer.Fin da giovane ,studente alla Sorbona, è interessato al cinema ''vivo'' dei cineclub-il termine ''cinefilia'' viene proprio dal termine francese ''cinéphile'' riferito all'atteggiamento di Godard e soci rispetto al cinema ,al loro modo di viverlo- ricordiamo che nel dopoguerra il governo Francese fece un enorme sforzo finanziario e organizzativo per sviluppare il cinema francese in tutte le sue forme , accademiche comprese- Godard come molti suoi amici preferiva invece le proiezioni dei cineclub-dove vengono rivalutati e studiati registi spesso considerati di serie b-come Hitchchok ad esempio.Godard che aveva iniziato con studi di Etnologia- nel 1954 con i soldi guadagnati in veste di operaio presso il cantiere di costruzione della diga della Grande Dixence gira il suo primo film a 35mm, Opération Béton. Nel 1956 ha inizio la collaborazione regolare ai ''Cahiers du cinéma''.Cineasta di rottura,teorico del cinema, Documentarista,influenzato dalla contestazione del ''68''.Il suo cinema non sviluppa storie compiute, propugnatore di un montaggio ''visibile'' e imperfetto,critico del cinema medio americano e nello stesso tempo estimatore di alcuni aspetti di quest'ultimo, Godard è una figura centrale della cinematografia internazionale.
Non si può parlare di Godard senza accennare alla Nouvelle Vague. Con tale termine (traducibile come “nuova ondata”), ci si riferisce abitualmente a quattro film usciti in Francia tra il 1958 e il 1960 che incontrarono immediatamente i favori della critica. Le pellicole sono le seguenti: ''Le beau Serge'', ''Le cousin'' (Orso d’oro a Berlino come miglior film) entrambi di Claude Chabrol,I Quattrocento colpi di François Truffaut (Palma d’Oro a Cannes - miglior Regia),Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard (miglior regia al festival di Berlino). Una delle caratteristiche che univa i registi della Nouvelle Vague, era di avere alle spalle una “militanza” in vesti di critici nella celebre rivista Cahiers du cinéma.Fautori della politica dell’autore, ragion per cui il regista tout court diventava un artista al pari di un pittore, di uno scrittore, di un musicista, con la cinepresa al posto della penna (la camera stylò ), caratterizzati dal rifiuto del divismo, votati ai budget ridotti, una volta passati alla regia, ognuno perseguì il proprio progetto narrativo. Tra i tre (non vanno comunque dimenticati anche Resnais e Rivette), Godard risultò essere sin da subito il più ''abrasivo'' il meno lineare nel linguaggio(anche il più teorico) rispetto alle convenzioni cinematografiche correnti. Il termine si riferisce al tipo di montaggio poco lineare e poco nascosto. Importante in Godard l'uso del Piano sequenza. Da confrontare il suo film (Fino all'ultimo respiro'') con il neorealismo italiano e in particolare con ''Ladri di Biciclette'' e con i film di Rossellini
Di Godard ricordiamo l'uso del piano sequenza ,tipico della N.V. in particolare nel film ''Questa è la mia vita'' (Vivre sa vie),film che si apre con un P.S. di circa sette minuti ...dove si sente la famosa battuta del protagonista .''non siamo a teatro!''.....altra caratteristica del grande regista l'uso di dialoghi nell'ambito della narrazione quasi come momento autonomo ......in particolare il tipo di dialoghi spesso fatti in un bar ...battute di tipo filosofico...con espliciti riferimenti ad argomenti di filosofia ...il tutto con una scioltezza che non dovrebbe ''impensierire'' lo spettatore-
aspetto questo che troviamo anche in Rohmer e Trauffaut
Fino al 1965 Godard gira alcune pellicole - da Fino all’ultimo respiro (1960), al citato Questa è la vita (1962), fino a -Il bandito delle 11 (1965) - in cui manifesta subito le sue capacità provocatorie. In una fase successiva, che arriva fino al ‘67, e comprende pellicole come Il maschio e la femmina (1966), La cinese (1967), Week-end, un uomo e una donna tra il sabato e la domenica (1967),dove abbandona la narrazione a vantaggio della riflessione, dell’osservazione della società negli aspetti degeneri che Godard imputa al sistema borghese e capitalistico.Nel 1968 inizia il periodo politico di Godard, quando il suo cinema diventa militante e le tematiche che privilegia sono tutte di ispirazione marxista (Crepa padrone, tutto va bene (1972), Vento dell’est (1969), Lotte in Italia (1970), sono i titoli più significativi). Nel 1974 Godard si trasferisce a Grenoble, dove insieme alla sua compagna Anne-Marie Mièville, rileva una società di informatica, “Sonimage”, e inizia il periodo “video”. L’ultima fase, che inizia nel 1980 ed è tuttora in corso, è quella di Si salvi chi può (1980), di Prènom- Carmen (1983), di Je vous salue Marie (1984), il periodo in cui Godard sembra iniziare una ricerca sui valori , molti di questi film hanno problemi con la censura.
Alcuni film di Godard hanno avuto una distribuzione ''normale'' almeno qui in Italia:La Cinese, Due o tre cose che so di lei, Alphaville, Il Disprezzo,Prenom Carmen ,Je vous salue, Marie -altri solo in cineclub...censurati o di difficile visione per uno spettatore ''normale'',Godard è anche autore di una ''Storia del cinema'' che si usa in qualche corso universitario-
Altro aspetto -J.L.G. è sempre stato molto interessato al cortometraggio e ai film ad espisodi-
In generale possiamo dire che i personaggi godardiani, ad esempio, non hanno mai quel connotato che deriva dalla finzione, da una costruzione drammaturgica della parte, ma al contrario assumono un comportamento talmente autoironico che finisce per mostrare solo il loro volto più umano e reale: Antidivi
Molte volte, addirittura, questa immagine realistica dei personaggi viene creata attraverso un'intervista o una pubblica confessione. Capita cioè che un attore che fino a qualche immagine prima aveva recitato una parte scritta sulla sceneggiatura, nella scena successiva appare soggetto ad un'intervista in cui è chiamato a rispondere in prima persona, senza il diaframma della finzione. Una sequenza di questo tipo, nell'ottica del regista francese, doveva distruggere anche il minino impianto di finzione drammaturgica imposto dalle leggi dello spettacolo.
Altri elementi che caratterizzano lo stile di Godard sono:
la presenza manifesta sulla scena della macchina da presa come segno dell’autore, le voci fuori campo, l'annullamento repentino di sonoro e immagine, l'uso delle tecniche della pubblicità e delle didascalie e, soprattutto, la citazione e l'inserto letterario.Un esempio di citazione è in Questa è la vita (1962), in cui, nei dodici quadri che servono a raccontare la vita e la morte di una giovane prostituta, è inserito un intero brano di Giovanna D’Arco di Dreyer,(importante regista) con una vera e propria sovrapposizione dell’eroina al personaggio del film
Esempi di inserti letterari, sono un'altra caratteristica: in Nouvelle Vague (1990), oltre a diversi canti di Leopardi, viene citata per intero, e ripetuta più volte, la prima similitudine dell’Inferno di Dante (“E come quei che con lena affannata…).
Da tutto questo si evince come il linguaggio di Godard sia formato dall’intersezione di diversi elementi espressivi, usati per condurre il mezzo cinematografico oltre quei confini in cui l’aveva relegato il cinema tradizionale. L'immagine filmica per Godard deve costituire non il fine, ma il mezzo della comunicazione, e quindi stimolare la riflessione, le idee, l'intelletto e non essere sempre compiuta e chiusa nella finzione.
L'opera di Godard è sempre stata presa come esempio soprattutto dai giovani registi, per il suo senso di rottura, di rifiuto delle regole, di messa in discussione di un ordine costituito che si percepisce in crisi.
Ricordiamo alcuni suoi film:
- Le petit soldat (1960), Il piccolo soldato; viene proibito dalla censura francese per due anni; uno dei rarissimi film francesi che affrontano a caldo la guerra d'Algeria)
- Une femme est une femme (1961, La donna è donna)
- Les septe pechés capitaux (1961, con altri, I sette peccati capitali)
- Vivre sa vie (1962, Questa è la mia vita, premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia)
- Les carabiniers (1963 )
- Le mèpris (1963, Il disprezzo, dal romanzo di Alberto Moravia del 1954)
- Alphaville, une étrange aventure de Lemmy Caution (1965, Agente Lemmy Caution, Missione Alphaville)
- Deux ou trois choses que je sais d'elle (1966, Due o tre cose che so di lei)
- Masculin féminin (1966, Il maschio e la femmina)
- La chinoise (1967, La cinese)
-Loin du Viet-nam (1967, con altri, Lontano dal Vietnam)
- Week-end (1967, Week end, un uomo e una donna dal sabato alla domenica)
Alla fine degli anni 60 fonda il "Gruppo Dziga Vertov" con il quale dirige e produce film di più forte connotazione politica-(bisogna subito dire che in questo senso il cinema di J.L.Godard ha avuto sempre particolare attenzione per gli aspetti della comunicazione da un punto di vista politico-non esclusivamente riferito però ai contenuti)-Questi alcuni film;
- Le gai savoir (1968, La gaia scienza; girato per la TV francese (O.R.T.F.) che non lo manda in onda)
- British Sound (1969, per la Gran Bretagna)
- Amore e rabbia (1969, con altri)
- Vent d'est (1969, con altri, Vento dell'Est)
- Lotte in Italia (1970)
- Tout va bien (1972, Crepa padrone, tutto va bene, con altri)
- Numéro deux (1975)
- Come va (1976)
- Sauve qui peut (la vie) (1980, Si salvi chi può la vita)in anni più recenti
-Passion (1982) - Prénom Carmen (1983, , Leone d'oro a Venezia)- Je vous salue, Marie (1984)
- Détective (1985)- Aria (1987, con altri, compilazione di 10 arie di opere liriche; Armida di Lully, l'episodio del regista)- Soigne ta droite (1987, Cura la tua destra…)- King Lear (1987, Re Lear, mai distribuita l'edizione italiana)- Histoires du cinéma (1988, per la TV)- Nouvelle vague (1990)
- Allemagne, neuf zero (1991, sulla Germania dell'Est riunificata a quella dell'Ovest, vincitore della medaglia della presidenza del senato a Venezia)- Hélas pour moi (1993)- Autoritratto di dicembre (1995)- Forever Mozart (1996).
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