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LA NOUVELLE VAGUE

Partendo dal nostro discorso sul Neorealismo......

 
 

R. Rossellini  in particolare e gli altri registi del Neorealismo Italiano ebbero una chiara fama e importanza internazionale,in specialmodo influenzarono la '' Nouvelle Vague'' francese

Che cos'è la "Nouvelle vague"?    

Il termine francese Nouvelle Vague,letteralmente "nuova onda",fu applicato da una giornalista, Françoise Giraud,ad un gruppo di giovani registi ed autori francesi emer genti, che fra il 1950 ed il 1960 girarono il loro primo film. I costi più bassi delle normali produzioni,gli autofinanziamenti,che permettevano loro una quasi totale libertà di espressione ed uno "sganciamento" dai produttori,il linguaggio cinematografico innovatore (lunghi pianisequenza, movimenti scorretti della macchina da presa,"raccordi" volutamente sbagliati,stile documentaristico,uso degli esterni in diretta, Pedinamento dei personaggi,lunghi dialoghi che intervallano la narrazione),un atteggiamento profondamente critico ed irriverente verso il cinema tradizionale dell'epoca (''il cinema di papà'') il loro modo di raccontare, la stessa scelta delle tematiche narrative,con temi privati,quotidiani,ma non per questo sordi al mondo circostante furono gli elementi di forza di registi come:

François Truffaut, Claude Chabrol, Eric Rohmer,Marcel Camus, Roger Vadim, Alain Resnais, Louis Malle, AgnèsVarda ,J.L.Godard solo per citarne alcuni.

Nel 1958 C.Chabrol realizza il suo primo lungometraggio,il film ''Le beau Serge''. Nel 1959 al festival di Cannes, il tempio del "cinema di papà"come diceva Truffaut Vince Orfeo Negro del regista  M. Camus ,ma  i film che fanno scalpore sono due:

"I quattrocento colpi"e" Hiroshima, mon amour" di due registi quasi all'esordio, entrambi al primo lungometraggio,essi sono Truffaut che vince il premio per la miglior regia e Resnais .Dopo di loro, altri film,in particolare Godard nel 1960 con Fino all'ultimo respiro-

è nata la N.V!

Il cinema europeo vive una grande rivoluzione e JLG, come si faceva chiamare, diventa il simbolo della rivolta. Le sue opere sono i testi di studio di futuri critici e registi, le sue immagini sono uno  schiaffo a chi aveva in testa un cinema accomodante e ordinario (come capita sempre nelle rivoluzioni). Nell'insieme sono registi che provengono tutti dalla rivista di A.Bazin"Cahiers du cinéma''critico che era stato una specie di guida affettiva e culturale per il giovanissimo Trauffaut, la critica cinematografica e la creazione e direzione del film si intrecciano,la N.V. influenzerà lentamente gran parte della cultura cinematografica  compresa quella italiana.Nasce il termine ''cinéphile''( in italiano cinefilo) oggi divenuto molto diffuso tra gli appassionati di cinema che frequentano i cineclub,dove si proiettano spesso film non ''felicemente'' inseriti nel circuito commerciale ,dove si fanno 'retrospettive su film ''vecchi'' come dice ingenuamente la gente,film ''Cult'' non necessariamente  comunque film ''pesanti" e intellettuali anzi...spesso il contrario ,Hitchckok  ad esempio, allora non considerato importante come oggi(grazie anche a questi autori).Quando a Truffaut chiesero:"Cosa la accomuna agli altri autori della nouvelle vague?"rispose: "L'amore per il flipper e per Rossellini


Teorico della ''Nouvelle Vague'' è stato il critico Andrè Bazin,colui che introdusse Trauffaut nel gruppo, ma anche lo stesso Godard ,Rohmer sono dei teorici. Bazin evidenziava un nuovo tipo di Realismo molto diverso dal Naturalismo del secolo 19°, concepito e pensato rispetto al linguaggio cinematografico e a quello della fotografia,esso era visto come qualcosa di autonomo ,di specifico ''distante'' dalla letteratura e dal teatro,il cinema come prolungamento della fotografia attraverso la macchina da presa considerata una "Stilografica ''che scrive, essa rivela un autore: il Regista .Il critico Alexandre Astruc di poco più anziano di Godard e compagni scrisse un articolo nel 1948 dal titolo ''La camera -stylo'' ..grosso modo la macchina da presa come una stilografica......:egli diceva :

"IL Cinema dopo essere stato un fenomeno da baraccone un puro divertimento si avvia a diventare........ ...gradualmente un linguaggio'' ...quindi i registi sono come...degli scrittori-che scrivono però con un linguaggio nuovo"

I riferimenti  vanno in generale a O.Welles(il suo Quarto potere venne analizzato in profondità da Bazin e riportato in Auge) e Rossellini ma anchea tanti film americani considerati di serie B  rivalutati dai questa scuola pensiamo a N.Ray il regista di Gioventù bruciata e di J.Guitar e ancora H.Hawks regista di film memorabili come "Il grande sonno" con H.Bogart.

Semplificando:

Le  considerazioni critiche di Bazin in parte, trovavano conferma nel Montaggio dei film di De Sica e Rossellini e anche in molte intuizioni di Zavattini,nell'uso degli obiettivi fotografici grandangolari fatti da O.Welles

Fondatore insieme a Jacques Doniol-Valcroze dei "Cahiers Du Cinéma"nel 1951, Bazin costituisce una delle figure fondamentali della riflessione teorica sulla essenza della settima arte condotta nel secondo dopoguerra. Nel 1945 aveva scritto alcuni saggi fondamentali ''Ontologia dell'immagine fotografica'' e ''il mito del cinema totale'' in cui collegava il linguaggio cinematografico al pensiero filosofico, secondo l'intuizione di molti critici e registi francesi che il linguaggio del cinema è assimilabile ad un pensiero.

Il cinema, secondo il teorico francese-

partecipa al reale grazie ad un bisogno psicologico che aveva già portato gli antichi ad imbalsamare le apparenze degli esseri umani mediante il ricorso alla scultura e alla pittura, con l’obiettivo di non arrendersi all’ineluttabile scorrere del tempo e all’incombenza della morte.

Alle origini della nascita delle arti pittoriche ci sarebbe "il complesso della mummia' che spingerebbe gli uomini a conservare le fattezze di ciò che è destinato a scomparire.

A questo riguardo, la scoperta della fotografia e del suo prolungamento, ovvero il cinema, contribuiscono a ravvivare l’illusione di sconfiggere la morte grazie ad una riproduzione meccanica oggettiva che, pur raffigurando il soggetto come altro da sè, offre una registrazione integrale e prossima della realtà fenomenica. (del fenomeno esteriore ...quello che vedi).Solo che Bazin non cade nella illusione del naturalismo ottocentesco ,immagine fotografica-uguale-riproduzione del reale,Bazin analizza lo specifico del linguaggio fotografico,come linguaggio autonomo non legato alla letteratura ma non per questo inferiore.

Ricordiamo che negli Stati Uniti il cinema era considerato un qualcosa di  prevalentemente tecnico, i primi grandi registi si trovarono di'' fatto ''a lavorare in una grande industria e si consideravano degli artigiani

All’interno del nucleo di indagine di Bazin vanno ricercati i veri e propri capisaldi della teoria cinematografica come l’elogio del piano-sequenza in cui il tempo della narrazione coincide con quello della realtà; emblematica scelta estetica che asseconda al meglio la vocazione della ''Nouvelle Vague'' a perseguire una vera e propria '' comunione'' con la realtà stessa attraverso appunto il ''Piano sequenza'' come nucleo di un nuovo realismo.

Welles con questa tecnica aveva ridimensionato il campo controcampo, ad esempio in una conversazione, in una stanza, Welles inquadra tutti senza stacchi con la profondità di campo attraverso un obiettivo grandangolare che ingrandisce le persone ,appiattendo i tetti ad esempio,(che generalmente restavano fuori campo)riproduceva in questo modo la scena teatrale, ma questa tecnica è eccellente anche .......per gli esterni .

Con questa ottica Bazin e compagni guardavano il Neorealismo!, è evidente che siamo fuori dal dibattito sul realismo che proprio in quegli anni si sviluppava in Italia intorno alle opere di Pratolini ad esempio.

Il realismo a cui fa riferimento la N.V. è quello cinematografico basato su di una scrittura cinematografica incentrata sul ''Piano Sequenza'' diversa dalla letteratura

Fu proprio Bazin, nelle pagine dedicate a Welles,ad introdurre nel 1950 l'espressione "pianosequenza" - plan- dicono i francesi.

Oggi, questo è diventato un termine tecnico, che designa un'unità formale: una sequenza realizzata in una sola inquadratura .

Ma quando il critico francese coniò e utilizzò l'espressione ''pianosequenza'', alludeva ad altro

Il ''pianosequenza'' privilegia "la ripresa in continuità di un'intera azione,di un'intera unità drammatica, senza interromperla con la segmentazione del montaggio" .

Esso  è un procedimento "realista" che mima la molteplicità irriducibile della realtà e ne "restituisce allo spettatore la continuità percettiva" ,senza stacchi, permettendo a quest'ultimo di usufruire di tutta l'ambiguita e la molteplicità di significati dell'immagine,ad esempio si adatta in una regia di taglio ''Documentaristico''

Attenzione non vuol dire che il Montaggio sparisce, esso sembra, semplificando, già tutto dentro la Seq. ripresa. Si nota quando andiamo al cinema,non è nascosto, si vede come.... i soffitti di Welles.

Dice A.Bazin ...grosso modo'' ....La scena nella sua durata si carica come fosse un condensatore .......bisogna lasciarla in questo modo...prima dello stacco prima che abbia ...raggiunto il necessario voltaggio drammatico che farà sprizzare la scintilla verso..... la quale tende tutta l'azione.........''

Nei registi della Nouvelle Vague con il piano sequenza si tende a far parlare le cose essi accentuano il momentro ''caldo'' della ripresa non tanto quello freddo dell'edizione e del montaggio successivo.

La morte della ragazza siciliana in Paisà, primo episodio,non è chiara non è 'ripresa' si intuisce non è ripresa o meglio ricostruita in sede di montaggio,probabilmente in guerra si muore così,non te ne accorgi,l'effetto è narrativamente sgradevole,sembra una sequenza sbagliata come in Godard

Nuova idea di Realismo quindi...diversa da quella che si dibatteva in Italia: Bazin,F.Truffaut,J.L.Godard,H.Rohmer scrivevano sulla rivista ''Cahiers du cinéma'' che fondata da Bazin divenne tra la fine degli anni 50 e gli anni 60 il punto di riferimento per tanti critici e registi,su questa rivista .

Il Neorealismo italiano ebbe quindi la consacrazione internazionale negli ambienti degli appassionati critici francesi

L’immagine conta prima di tutto non per ciò che essa aggiunge alla realtà ma per ciò che ne rivela. Uno dei concetti base di questa scuola.

Uno dei registi amati da Godard e compagni era J.Renoir con cui aveva collaborato negli anni trenta Visconti (in Francia)-

Tutte le scelte linguistiche che accompagnano ossessivamente i film della ''Nouvelle vague''(l'alternanza degli obiettivi sugli stessi oggetti,i contro- luce con i barbagli in macchina, i raccordi appositamente sbagliati,i movimenti di macchina incerti e sobbalzanti, gli interminabili piani-sequenza, profondità di campo ecc.)si muovono dalla volontà di lasciar trasparire le tracce dell'autore, il suo lavoro di scrittura, la sua possibilità di esprimersi, 'in forma di tecnica'.(Nel tentativo di Mostrare e non dimostrare qualcosa)  Altra caratteristica è la presenza nei film di ''citazioni'' di riferimenti presenti ad altri film ,che possiamo trovare in una sequenza.Ad esempio in ''Ladri di Biciclette '' l'attacchino perde la bicicletta mentre incolla il manifesto  di  ''Gilda'' un notissimo film americano interpretato da divi famosi. Il film di Godard (  Fino All'ultimo...)è pieno di citazioni.La Nouvelle Vague influenzò in modo  ampio il cinema Francese degli anni 60, condizionando almeno in parte produzioni e personaggi che non completamente si possono inserire nel discorso che andiamo facendo si pensi ad attori come J.P.Belmondò ma anzitutto a Roger Vadim.

Quest'ultimo, un giovane regista "alla moda", seppe imporre al grande pubblico un modello giovanile,anticonformistico,spregiudicato che caratterizzò la società francese del tempo e di cui i registi della Nouvelle Vague rappresentarono in termini genuini e colti, originali, autentici, i vari aspetti e caratteri salienti. Al nome di Vadim è legato quello di Brigitte Bardot, ch'egli lanciò nel suo film d'esordio"Piace a tutti" del 1956, creando un nuovo mito cinematografico, un nuovo divismo.

La Bardot divenne il simbolo di una femminilità "emancipata"-

diremmo oggi  quasi un controaltare all'Icona americana di  M.Monroe,non tutti i registi citati o legati a questa scuola hanno prodotto linguaggi e film simili , notiamo chiaramente molte differenze ma anche molte cose comuni tenendo poi presente che spesso si tratta di grandi ''Autori'' con un loro personale stile, non tutti privilegiano il Piano sequenza ad esempio ma molti sono legati a ''Dialoghi'' e inquadrature tipicamente ''Francesi''tanto che il film ''francese''lo si riconosce abbastanza facilmente,rispetto a quello americano. Godard è il più sperimentale, Rohmer molto legato al racconto e con i dialoghi non scherza,Chabrol al rocconto ''giallo'',il più popolare  forse F.Truffaut,tutti o quasi usano gli esterni

Nel film  di B.Bertolucci I Sognatori, c'e un implicito riferimento  alla Nouvelle vague e ad un avvenimento reale che smosse Godard e compagni

Parigi '68.

Henry Langlois(molto legato alla N.V.)non viene riconfermato come direttore tecnico e artistico della Cinémateque,ex regno della cinefilia dei "giovani turchi'',dei quali faceva parte Truffaut.Il neoeletto,s'installa immediatamente negli uffici di Langlois,facendo addirittura cambiare le serrature, tanto che una collaboratrice di Langlois, ignara di tutto, rimane chiusa nello stabile fino a tarda notte.Nella capitale francese scoppia il putiferio, con Godard, Truffaut e l'intera Nouvelle vague a capitanare la protesta,mentre da tutto il mondo culturale arriva una imme- diata solidarietà.Nel film troviamo anche un attore centrale nella N.V., l'ex piccolo ragazzo che aveva interpretato i ''Quattrocento colpi'' poi diventato grande attore Francese- recitando con Godard ,Truffaut e altri J.P. Leaud(vedi foto ) che sembra interpretare  se stesso

Da A.Bazin parte il filosofo francese Deleuze e siamo negli anni ottanta -in una singolare analisi di quello che chiama:

Immagine-movimento e Immagine-tempo,i due volumi del suo studio.

Il cinema è un modo di pensare! 

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Godard

 

 

Rossellini

 

F. Truffaut

Eric Rohmer

 

Claude Chabrol

 

 

 

Fino all’ultimo respiro

Ladri di Biciclette

 

 

tipica ripresa alla Orson Welles ,nota l'uso del grandangolo che schiaccia gli ambienti e ingrandisce i personaggi tutti inquadrati in un unico campo totale senza stacchi -dal film 'L'infernale Quinlan" di Welles

nota il soffitto!

 

 

J.P.Leaud

 

 

 

 Foto