'Bellissima'' di L Visconti 1951.Soggetto  di C.Zavattini

 Anno: 1951
 Durata: 113'
 Origine: Italia
 Colore: Bianco E Nero
 Genere: Drammatico
 Regia: Luchino Visconti
 Soggetto: Cesare Zavattini
 Fotografia: Piero Portalupi
 Montaggio: Mario Serandrei
 Sceneggiatura: Suso Cecchi D'amico, Francesco Rosi, Luchino Visconti
 Musiche: Franco Mannino
 Scenografia: Gianni Polidori
 Produzione: Salvo D'angelo per la Bellissima Film - Srl

Maddalena Cecconi (A.Magnani) è una popolana romana che sogna per la sua bambina  un avvenire da star, e per ottenerlo è disposta a ogni sacrificio, anche a mettere in crisi il matrimonio. L'impatto col mondo dello spettacolo, dove un trafficone (W.Chiari) con la scusa di aiutarla le ruba tutti i risparmi, le farà cambiare idea.

Prima di realizzare Bellissima (1951) Visconti dovrà attendere circa tre anni. L'opera segna il suo incontro, con quasi dieci anni di ritardo, con Anna Magnani (che avrebbe voluto nella parte di Giovanna in Ossessione) e con Cesare Zavattini, e soprattutto consente al regista di ritornare a un'idea di cinema e di regia forse più aderente alla sua poetica, basata sull'esaltazione della professionalità e sulla massima riduzione dell'improvvisazione. La componente più chiaramente neorealista è presente comunque nel film(Visconti aveva con Zavattini, in comune un clima generale e una sensibilità che oggi vediamo più chiaramente ,chi farebbe oggi un film simile?),alle spalle di Anna Magnani, Visconti dispone tutto un coro di voci popolari che si muovono e si intrecciano di continuo consentendo uno sguardo lucido su condizioni croniche di miseria e di fame di un'Italia appena uscita dalla fase della ricostruzione e pronta a guardare appena al di là dell'orizzonte dei bisogni immediati. A questo italiano popolare il cinema si offre in tutta la sua capacità di fascino non solo di fabbrica di sogni, ma di luogo privilegiato entro il quale si può realizzare il desiderio di mutamento improvviso dello status sociale. Visconti smonta però con crudeltà questa macchina, cerca di spingere lo sguardo alle spalle della cinepresa mostrando l'assoluta inconsistenza ideale e morale del mondo di celluloide. Ci troviamo quindi di fronte ad un film (cinema) che parla di cinema
Ancora una volta Anna Magnani, la cui figlia è stata selezionata per divenire la protagonista del film, mostra il senso di una sconfitta dinanzi al rifiuto del grande regista (Alessandro Blasetti), che sembra essere il rifiuto della grande occasione della vita. 

La bimba viene ammessa al provino. Ma quando Maddalena vede l'immagine della piccola Maria impacciata e piangente tra le risate del regista e degli aiutanti, s'infiamma di sdegno e dopo aver fatto una violenta scenata, porta via la piccola ridando dignità a se stessa come madre.

Indignata e avvilita ma forte di una sua propria identità la madre si rende conto delle sue aspirazioni sbagliate e rinuncia persino al fruttuoso  contratto che le viene effettivamente proposto dal regista, che aveva visto in quella bimba,in un secondo momento, qualità espressive non comuni. In realtà era soltanto interessato ad una faccia ,un pianto per un film, a sfruttare una sagoma per per qualche sequenza

Questa sconfitta non è tanto e solo del personaggio popolare rispetto alla macchina dei sogni rappresentata dal cinema di Cinecittà,ci si trova di fronte a molti più significati, è anche un modo di leggere con pessimismo l'utopia sempre presente, di dare al cinema dei significati culturali e politici spesso andati delusi, utopia che in parte attraversò lo stesso Visconti,ricordiamo ancora che fu proprio il Neorealismo che spesso o in parte diede l'illusione di poter far recitare tutti con facilità,in una ottica ovviamente diversa da come la  proponevano al pubblico allora,nello stesso tempo il film ribadisce ancora una volta la capacità di chi credeva in quella utopia di riproporre comunque un discorso critico su di un certo modo di vivere e fare cinema;da ricordare la sequenza ove la Magnani incontra una ex attrice ora segretaria a cinecittà che le smonta tutta la falsità del sogno in celluloide, pur nello stile di Visconti il film rientra pienamente nel clima neorealista e a distanza di anni continua ad avere un impatto su nuovi spettatori ancora di rottura, oggi come allora i sogni facili  fabbricati ad arte sono alla base dei nostri discorsi sulla verità e la finzione nello spettacolo. Colpisce che nel benessere falso o finto della nostra epoca vicende del genere sono sempre vive e presenti,in proposito,ricordiamo la interpretazione di Walter Chiari nel ruolo dell'imbroglione ,grande personaggio dello spettacolo non sempre utilizzato al meglio dal nostro cinema,da annotare che con i soldi in pratica truffati alla Magnani,comprerà una Lambretta uno dei simboli dell'imminente boom economico,una merce che rompeva in modo rivoluzionario con la vita materiale dell'epoca (sostituiva la Bicicletta!). (oggi sarebbe un oggetto simile e anche se forse,per niente innovativo come in quegli anni ma lo stesso definito nuovo e lo stesso desiderato)  

 Collabora alla lavorazione del film  Francesco Rosi , la sceneggiatura di Suso Cecchi D'amico,sceneggiatrice di molti film di Visconti

 

Visconti con la bambina