Paisà e Roma città aperta di R.Rossellini

G. Deleuze Gande Filosofo francese a proposito di questi film:

individua un cambiamento del personaggio in spettatore: il personaggio neorealista più che reagire "registra", più che essere impegnato in un’azione, "è consegnato a una visione che insegue o dalla quale è inseguito".

Vediamo...

Paisà 1946

 "Paisà" è il secondo episodio di quella che viene chiamata la trilogia sulla guerra realizzata da Roberto Rossellini (vale a dire i tre film di R. che hanno per sfondo la seconda guerra mondiale). Il film è diviso in sei episodi, tutti distinti sotto il profilo narrativo, al fondo la rievocazione dell' avanzata delle truppe alleate nella Penisola durante la seconda guerra mondiale.Non abbiamo quindi una trama netta e chiara anche in questo R. anticipa molto cinema successivo ma la cosa definisce anche uno stile diciamo non legato ad una ''Affabulazione'' (costruzione di una fabula Storia) peprecostituita.

Tutti episodi che sembrano caratterizzati da una percezione di Attesa e di incontro:

Nel primo episodio, ambientato in Sicilia, un gruppo di soldati americani sbarcano in un piccolo paese dal quale i nazisti si stanno ritirando. Una giovane del luogo, Carmela, li accompagna tra i campi che i tedeschi hanno minato. Mentre il manipolo avanza, Carmela si trattiene con un soldato di guardia; il giovane viene ucciso da una fucilata tedesca ed anche Carmela trova la morte precipitando dagli scogli (sarà stata colpità?).Il possibile dialogo tra la ragazza e il giovane Americano viene troncato da una morte improvvisa che a tratti appare anche oscura allo spettatore come oscura è spesso la tragedia in quelle situazioni.

Nel secondo episodio, ambientato a Napoli, un soldato americano insegue per le strade della città un piccolo sciuscià (termine con il quale si indicano i ragazzetti che per sopravvivere pulivano scarpe agli americani dal termine inglese Shoes) che gli ha rubato le scarpe. Trovato il ragazzino, il milite - commosso dalla miseria che spinge il bambino a rubare , lo lascia andare. Anche in questo caso un possibile dialogo interrotto dalla tragedia .

Roma è la città dove si svolge il terzo episodio: qui una prostituta riconosce, in un soldato americano ubriaco, l’uomo che l’aveva messa incinta poco tempo prima, ma costui il giorno dopo riparte senza volerla rivedere. Altra illusione infranta da una attesa vana

Nel quarto episodio un’infermiera inglese, arrivata a Firenze con l’esercito alleato, cerca disperatamente l’uomo che ama, capo dei partigiani chiamato Lupo. Ma la battaglia infuria e il giovane perde la vita in combattimento. Altra  attesa che si conclude con la tragedia ,notevole in questo episodio il ritmo e la descrizione di Firenze in piena guerra civile,alcune sequenze furono girate da F.Fellini.

Sull’Appennino Emiliano, nel quinto episodio, tre cappellani militari, uno cattolico e due di confessioni diverse, vengono ospitati in un convento; durante la permanenza dei religiosi, i frati francescani digiunano per convertire i due "eretici". Non avevano mai visto stranieri di altre religioni,il tutto con un candore straordinario

Nel sesto ed ultimo episodio,partigiani sul delta del Po combattono strenuamente contro i nemici, ma i nazisti hanno la meglio ed in molti vengono ferocemente massacrati. I corpi dei Partigiani vengono buttati nel Fiume e una voce fuori campo dice "Questo accadeva nell'Inverno del 1944 .All'inizio della Primavera la guerra era già finita".

In proposito Rossellini ebbe a dire Cosa è la Realtà?.. Questo!. Passioni obbedienza,  sacrifici; una  data che cambia  sposta addirittura annulla tutto..... C'è qualcosa di più spaventoso"?

Il Film rispetto a Roma città aperta sembra avere maggiore coscienza dei nuovi moduli narrativi del Neorealismo, Paisà è un film ''Secco come un chiodo'' si affida solo alla descrizione dei fatti, mancano pure le lacrime ,fatti però guardati con un grande occhio morale anzitutto,tutti gli episodi sembrano concludersi con la morte di un italiano  nel primo, La morte della ragazza siciliana ,(ma anche del soldato americano) non è chiara non è 'ripresa' si intuisce non è ripresa o meglio ricostruita in sede di montaggio, probabilmente in guerra,si muore così ,non te ne accorgi, l'effetto è narrativamente sgradevole,sembra una sequenza sbagliata ma è Rossellini. L'uso che viene fatto dell'Inglese nel film corrisponde al suono della lingua Americana che gli Italiani ascoltavano per la prima volta con tutte le percezioni gradevoli e sgradevoli che l'impatto così immediato con una lingua straniera può dare, lingua che poi gli Italiani negli anni del dopoguerra conosceranno in seguito come espressione della modernità. In tutto il film c'è un vagabondare della macchina da presa in funzione quasi di una attesa . Un Vagabondare con la cinepresa in stile Neorealista

Toccante l'episodio del ragazzo con il nero americano vero gioiello di sensibilità-il soldato vede e forse rivede uno scenario già conosciuto ai suoi occhi,e canta un Blues -quasi a suggellare una reale fraternità tra gli uomini. Il ragazzo lo guarda e lo ascolta toccato, colpito da quelle parole.

Il termine Paisà indica l'espressione usata da molti Italo americani presenti nell'esercito U.S.A. ,espressione molto viva negli ambienti dell'Emigrazione italiana .Il Film permette una articolazione descrittiva maggiore rispetto a Roma città aperta si va dalla Sicilia al Polesine.

Paisà è un film fatto di attese (G.Rondolino) dimensione questa che Rossellini privilegia e descrive mirabilmente . Notiamo tra i collaboratori  alla regia anche Pratolini, S.Amidei e il già citato Fellini.

Il film

Regia: Roberto Rossellini
Sceneggiatura: Alfred Hayes, Annalena Limentani, Sergio Amidei, Vasco Pratolini, Federico Fellini, Marcello Pagliero, Roberto Rossellini
Fotografia: Otello Martelli
Musica: Renzo Rossellini
Montaggio: Eraldo Da Roma
(Italia 1946)
Durata: 125’
Prodotto da: Roberto Rossellini

PERSONAGGI E INTERPRETI

Cigolani: Cigolani
Scugnizzo: Alfonsino Pasca
Prete: Bill Tubbs
Carmela: Carmela Sazio
Dale: Dale Edmonds


"Roma città aperta"

Primo episodio della trilogia neorealista di Rossellini, "Roma città aperta" è universalmente riconosciuto come una sorta di film-simbolo del Neorealismo. Anche se diversamente da Paisà segna un momento di passaggio nello stile del regista. Il film ebbe immediato successo all’estero vincendo il Festival di Cannes nel 1946; ancora oggi, la scena della morte di Pina-Anna Magnani rimane nell’immaginario collettivo.

Sceneggiato da Rossellini, S. Amidei, F. Fellini e C. Negarville, il film si ispira alla storia vera di don Luigi Morosini, torturato e ucciso dai nazisti perché colluso con  i Partigiani. Nella Roma del ’43 e ’44, si intrecciano le vicende di alcune persone, coinvolte nella Resistenza antinazista. Durante l’occupazione, don Pietro protegge i partigiani e, tra gli altri, offre asilo ad un ingegnere comunista: Manfredi. Nel frattempo, la popolana Pina, fidanzata con un tipografo impegnato nella Resistenza, viene uccisa a colpi di mitra sotto gli occhi del figlioletto mentre tenta d'impedire l’arresto del suo uomo, trascinato via su un camion. Poco più tardi, anche don Pietro e l’ingegnere - tradito quest'ultimo dalla propria ex-amante tossicodipendente - vengono arrestati. Manfredi muore sotto le atroci torture inflittegli dai tedeschi per ottenere i nomi dei suoi compagni della Resistenza. La sorte di Don Pietro è la stessa: il sacerdote viene fucilato davanti ai bambini della propria parrocchia, tra i quali il figlio ormai orfano di Pina. Il riferimento storico alla camera della tortura allestita dai tedeschi rimanda ad una delle pagine più drammatiche della nostra storia ,per e in quelle stanze ci passarono antifascisti noti e meno noti,il film ne documenta e ne fa vivere la memoria ,interrogando il senso del tragico nella storia degli uomini, non riproducendo semplicemente una pagina  retorica di patrioti.(In via Tasso c'era un luogo del genere)

Rossellini sa far parlare le immagini in termini concreti, senza intervenire dall'esterno, abolendo passaggi narrativi o esplicativi, affidandosi un pò all'improvvisazione, seguendo e facendo evolvere le situazioni e gli umori dei protagonisti momento per momento.(Pedinamento)

Notevole la resa drammatica e spettacolare della pellicola: la scena epica della morte della protagonista, quella altrettanto toccante di Don Pietro,la tortura del militante comunista (riferimento a via Tasso) l'apertura verso gli uomini torturati, perseguitati, derisi, traditi, uccisi, l'immanenza della morte dunque, conferiscono al film quella forza espressiva che va ben al di là della semplice propaganda antinazista; ; ricostruisce un senso di attesa di angoscia quasi epico

attraverso Roma città aperta

Rossellini indaga la realtà che ha intorno,scruta la città in modo nuovo, guarda alle cose non come proiezione di un’ideologia, ma piuttosto come stimolo ad una revisione dei valori che fino allora avevano dominato e che ora dovevano necessariamente mutare.

La macchina da presa di Rossellini diventa lo strumento conoscitivo che rivela situazioni e personaggi troppo a lungo coperti dal silenzio ufficiale o rappresentati in modo falso. Strumento essenziale per questa operazione sono due attori straordinari, Anna Magnani e Aldo Fabrizi

A.Magnani invadeva lo schermo ed i cuori: un volto asciutto e scavato, una figura minuta e una grande passione, un gran fuoco, una vitalità prorompente nel portamento, una romana disposta ad ogni sacrificio, intrepida, armata di umorismo scarnificante e che sta dalla parte giusta per istinto, per adesione naturale. (P.Carrano)

Anche Aldo Fabrizi era già un attore di successo, aveva interpretato film popolari molto amati dal pubblico, come Avanti c'è posto o Campo de’Fiori, ma non aveva mai interpretato ruoli drammatici. Il film uscì in prima visione al teatro Quirino di Roma nell'ottobre 1945, accolto da un pubblico confuso e disorientato dalla novità dello stile

Più tardi Rossellini affermò che il film  più di tutti i discorsi del nostro ministro degli Esteri riuscì a far riavere all'Italia il suo posto nel concerto delle nazioni.  

Ciò che forse ancora oggi infastidisce qualcuno in questo film è proprio la figura della Magnani che esce dalla folla applaudente Mussoliniana e vive una sua  semplice ma vera e tragica coscienza ,una situazione che fù di molti italiani ,certo è uno schema che capovolge forme narrative consolidate e sempre in auge specie sul versante femminile  e che si vuole forzata perchè ideologica ........allora il grande Rossellini diventa un propagandista politico lui di formazione cattolica e con una visione sostanzialmente morale dei comportamenti umani-

Invece la Magnani segna proprio una frattura ,una cesura ,proprio in quegli anni le donne arriveranno al voto a alla partecipazione attiva nella vita politica e molti italiani capirono le falsità del regime

Il Neorealismo quindi insegna ad avere un occhio critico attraverso il ''pedinamento'' sociale ,non c'è solo l'influenza di Verga, ma diversamente dalla Letteratura un occhio e una macchina da presa ,un cinema dell'ovvio che inquadrato diventa eccezione.

La storia della nascita quasi miracolosa e quasi leggendaria del film è stata raccontata molte volte. Qualche anno fa è stata ricostruita da C. Lizzani nel film Celluloide.

Ne racconta la genesi. I personaggi mitici del film, la figura di R.Rossellini e poi lo sceneggiatore Sergio Amidei, Anna Magnani e Aldo Fabrizi, rivivono in questo film a testimoniare come con Roma città aperta sia avvenuta veramente una rivoluzione nella storia del cinema e come un episodio della resistenza romana sia potuto diventare, per il pubblico di tutto il mondo, l'emblema della lotta per la libertà di tutto un popolo contro i nazifascisti. L’obiezione che non era tutto un popolo da un punto di vista cinematografico lascia il tempo che trova come quella che il generale Custer non era Generale

–Il film significò a livello internazionale che in Italia esisteva  una realtà non Fascista non coinvolta in toto con gli orrori del regime,ricordiamo che a livello internazionale l’Italia era un Paese scarsamente considerato a causa delle scelte di Mussolini

Era il Paese che  alleato di Hitler aveva attaccato la Francia in modo vile e vergognoso- aveva invaso la Russia, l’Africa, condiviso le leggi razziali …ecc.

Rossellini progettò il film nel 1944 e lo realizzò nei primi mesi del 1945 sceneggiando un’idea di Sergio Amidei e Alberto Consiglio, in condizioni assolutamente proibitive: Roma viveva giornate tragiche, dominate dalla paura, dalla desolazione, dalla miseria fisica e morale, dalla persecuzione da parte dei tedeschi.La prima idea del film era quella di girare un documentario  su Don Morosini,il prete ucciso dai nazisti nel 1944, ma per suggerimento del giovane Federico Fellini, disegnatore satirico per la rivista Marc'Aurelio e che accettò di unirsi al gruppo degli sceneggiatori, il film si ampliò e divenne un racconto corale sulla vita di Roma in quel preciso momento storico, colta attraverso l'osservazione e la rappresentazione della vita quotidiana.

La genialità di Rossellini in questo film consiste nella sua capacità di darci della realtà una dimensione del tutto autentica, tale che sembra nascere dallo schermo e manifestarsi come realtà davanti agli occhi dello spettatore:

la realtà del film, in Roma città aperta diventa più vera della realtà quotidiana perché i fatti raccontati sono stati abilmente selezionati e non c'è alcuna tipizzazione stereotipata  . 

 

Regia: Roberto Rossellini
Sceneggiatura: Celeste Negarville, Sergio Amidei, Federico Fellini, Roberto Rossellini
Fotografia: Ubaldo Arata
Musica: Renzo Rossellini
Montaggio: Eraldo Da Roma
(Italia 1945)
Durata: 98’
Prodotto da: Roberto Rossellini, Ferruccio De Martino


PERSONAGGI E INTERPRETI

Don Pietro: Aldo Fabrizi
Pina: Anna Magnani
Ing. Manfredi: Marcello Pagliero
Akos Tolnay

 

    

 FOTOGRAFIE del Neorealismo