Cesare Zavattini                       

 

Nasce a Luzzara (Reggio Emilia) il 20 settembre 1902. Dopo la licenza liceale, si iscrive alla facoltà di legge a Parma, e nel 1923 entra come istitutore nel collegio Maria Luigia.
Comincia a collaborare a numerose riviste, inizia una produzione di opere narrative di grande valore e di particolare significato nel panorama culturale e artistico italiano.

Ricordiamo " Parliamo tanto di me "(1931) ove il nostro raccolse un mosaico di prose surreali e morali quasi un  viaggio spirituale. Nell'arco di una decennale vulcanica attività redazionale dirige periodici popolari che infioretta di notizie e invenzioni fantasiose ispirandosi in particolare alle cronache di Hollywood. 

Nel 1935 scrive ''Darò un milione'' per il regista M. Camerini, basato sul contrasto fra ricchezza e poverta`.

Nel successivo libro ''I Poveri sono matti'' (1931) il protagonista percorre le strade del mondo, incontrando le genti più disperate: una spigliata immaginazione si pone sul servizio della causa dei poveri, nei quali riconosce gli autentici depositari della dignità umana e della sua più grande manifestazione, la fantasia; divagazioni, storielle, parabole e aforismi compongono il libro manifesto dell'artista, tutto proteso in un gioco simbolico di valore universale.

Al centro della poetica Zavattiniana ci sono loro, i poveri, devastante minaccia per il razionale, sgradevole senso di colpa collettivo, oscura maledizione da esorcizzare con l'elemosina. I poveri non hanno nulla da perdere, possono permettersi di concepire la vita come un gioco: i poveri sembrano matti. I poveri sono degli eroi di un immaginario naïf che si rifa` alla profezia cristiana del destino degli umili. Il povero di Zavattini non è ne un martire, ne un emarginato, ne un proletario: e` un uomo senza una vita precostituita, è un uomo con un vincolo in meno, i soldi, e di conseguenza un grado di liberta` in piu`( temi che troveremo in Miracolo a Milano)

Nel 1930 si trasferisce a Milano e dirige per Rizzoli tutti i periodici dell’editore.In questo periodo tra le sue molteplici attività ricordiamo anche la sua passione per il fumetto

Alla fine del 1936 approda alla Mondadori dove, con la carica di Direttore del settore Periodici crea, dirige e lavora per le testate Le Grandi Firme e Il Milione fino alla loro chiusura e, quasi senza volerlo, comincia la sua attività di soggettista per le testate a fumetti Topolino, I Tre Porcellini e Paperino. Sua una delle prime sceneggiature di fumetti Fantascientifici

L’esordio di Zavattini nel campo dei fumetti coincide con la storia ''Saturno contro la Terra'', considerata unanimamente un classico del fumetto di scuola italiana apparsa nel n. 93 del 31 Dicembre 1936 sulla testata I Tre Porcellini, sceneggiata da Federico Pedrocchi e disegnata da Giovanni Scolari che continueranno a realizzarla su Topolino e Paperino fino al 1946, dopo che Zavattini l’abbandona quando aveva scritto i primi quattro episodi. Saturno contro la Terra- è un classico fumetto fantascientifico, anzi possiamo dire che con questa storia Zavattini ha firmato l’inizio, vero e proprio, della fantascienza fumettistica italiana.(cit. da luigi marcianò)

Nel 1938 comincia a dipingere: una delle grandi passioni della sua vita.

Dopo aver partecipato al San Giovanni Decollato (1940) con  Toto`, esercizio pirotecnico di surrealismo in chiave comica, aiuta De Sica ai suoi esordi come regista.

Al genere comico sentimentale "cameriniano" (M.Camerini-ottimo regista italiano degli anni trenta) si richiama ''Avanti c'è posto'' (1942)di Bomard, (un bigliettaio bonario e comprensivo si fa in quattro per aiutare una servetta che è stata scippata sul tram) e ''Quattro passi fra le nuvole'' di Blasetti. Poi si rivolge all'infanzia con il Gian Burrasca (1942) ridotto da Sergio Tofano e con ''I bambini ci guardano'' di De Sica.

Anche i bambini sono poveri, anche i bambini sono matti. La spontaneità e la freschezza dell'infanzia mette in ridicolo l'austera finzione degli adulti, proprio come la "pazzia" dei poveri svaluta la razionalità dei ricchi. 

Durante l'occupazione De Sica e Zavattini producono in Vaticano ''La parte del cielo'' (1944), resoconto di un viaggio in treno compiuto da operai, contadini, e altri umili, che per le precarie condizioni di realizzazione, costituisce il primo esempio di cinema neorealista , fra un coprifuoco e l'altro, lavorando nella basilica o in qualche scantinato, e facendo recitare i rifugiati, riusciranno a scampare ai tedeschi che volevano portarli al nord con la scusa di essere già impegnati con il Vaticano.La sensibilità di De Sica e Zavattini sceglie chiaramente in quei momenti tragici, la solidarietà e il rifiuto della ottusità Nazista

A partire da questo momento Zavattini opera in effetti una riduzione di tutta l'umanita` a uno stato d'infanzia. L'infanzia come forma pura, incorrotta, della verita`. La guerra, l'immane rovina della guerra, rappresenta l'ambiente ideale per una sintesi dei suoi temi della povertà e dell'infanzia, della pazzia e della verita`: Sciuscia (1946) rivelò anche la sua propensione a un cinema antiromanzesco e cronachistico sulla falsariga dello stile giornalistico. La fortuna dello sceneggiatore è all'apice: coniato il Neorealismo, Zavattini ne diviene il primo teorico,(sua la Teoria del Pedinamento). Nello stesso periodo Zavattini collabora  al film Caccia Tragica di G.De Santis uno dei più belli del Neorealismo

Dopo Un giorno nella vita, Fabiola e Prima comunione per Blasetti, soggetti vari per Zampa, Germi, Camerini, Dagliero, Mastrocinque, De Santis, Castellani,  Clement, disegnò altri tre capolavori per De Sica. Miracolo a Milano (1950) che segna la svolta favolistica, Ladri di biciclette (1948), il film canonico che fece il giro del mondo, Umberto D (1951), che segna il punto più alto del tragico quotidiano espresso dal neo-realismo.

Tenace e polemico assertore del nuovo verbo cinematografico, Zavattini, dopo Bellissima di Visconti, Roma ore 11 di De Santis, Il cappotto di Lattuada, progettò e supervisionò L'amore in citta` (1963) e Siamo donne, film a episodi (diretti dai giovani registi dell'epoca) che, ricalcando lo stile dell'inchiesta giornalistica, propongono una serie di storie reali al limite del cinema verità; nel secondo le dive come la Magnani e la Bergman sono attrice e personaggio al tempo stesso, raccontano cioè la propria vita quotidiana; sono tra gli esperimenti più rigorosi del neorealismo di cui si serviranno i registi della generazione successiva. ''La verità'' sembra essere più che mai l'ossessione di Zavattini. 

Fino alla morte di De Sica la sua attività continua ad essere intensa, alternando collaborazioni con questo e quel regista, ma la produzione non ritrova l'antico splendore .

Con la morte di De Sica, Zavattini attraversa un periodo di silenzio, rotto dalla prima regia, "La verita`", che lo vede mattatore nella parte di un vecchio pazzo fuggito dal manicomio che vagabonda in camicione bianco per la citta` come un predicatore d'altri evi aggredendo la gente con il suo monologo - arringa dissacratore (travestito da Garibaldi vorrebbe reclutare mille bambini per rifare la celebre spedizione, invita persino a trenta secondi di raccoglimento in onore dell'organo sessuale femminile); alla fine, disperato, cerca di suicidarsi. L'enfasi caricaturale e le gags verbali  riproducono forse il vero Zavattini.

Se il sarcasmo e la verbosità logorroica richiamano i poeti beat(corrente poetica americana -anni 50), questa forma di cinema riflessivo ed egocentrico si pone come l'ultima grande conquista di  Zavattini .

A partire dall’immediato dopoguerra, Zavattini s’impegna a fondo nella battaglia per una nuova organizzazione della cultura e del cinema, svolgendo una funzione rilevante nelle associazioni degli autori cinematografici e delle cooperative,questa caratteristica non lo abbandonerà mai

Mentre continua a dipingere e scrivere (nel ’73 pubblica una raccolta di poesie in dialetto luzzarese), promuove tantissime iniziative, tra cui una rassegna annuale di pittura naïf, (sua in parte la scoperta del pittore Ligabue) nell’amata Luzzara, e la riscoperta collettiva della propria storia di un paese emiliano, Sant’Alberto .
Di particolare rilevanza nella sua vita anche la lunga presenza a Cuba, da dove lo chiamano per collaborare alla nascita del nuovo cinema dopo la rivoluzione.

Ricordiamo anche la sua passione per la fotografia di cui è stato uno dei pionieri per la sua diffusione nel campo editoriale e non,in particolare interessante la sua collaborazione con il fotografo Paul Strand

Nel 1953, il grande fotografo americano Paul Strand propose a Cesare Zavattini di collaborare alla preparazione di un libro su un paese italiano, un paese inteso come specchio dello spirito di un popolo. Zavattini scelse Luzzara, dove era nato.
Nel paese d’origine lo scrittore raccolse le testimonianze della gente mentre Paul Strand ritrasse la collettività nel momento del trapasso dalla dimensione contadina alle trasformazioni del ventesimo secolo.
Il risultato di questa collaborazione interculturale è un bellissimo ''fotolibro'' dove testi e immagini ci accompagnano nel mondo del neorealismo italiano con un’attenzione particolare al rapporto fra l’uomo e il suo amore per la terra. Purtroppo il libro non ebbe successo malgrado l'interesse di Calvino, ad indicare come un lavoro del genere fosse ( siamo nei primi anni cinquanta) molto avanti anche da un punto di vista editoriale.

Il lavoro nel cinema "per le sale" non esclusivamente commerciali e in programmi tv gli consente di cercare e promuovere nuove sperimentazione , nuove forme filmiche, tra cui ''i Cinegiornali liberi.''
Nel 1979, insieme ad altre personalità della cultura e della politica, Zavattini partecipa alla fondazione dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, e ne diventa presidente: continuerà a esserlo nei dieci anni successivi.

Zavattini è morto a Roma il 13 ottobre 1989, ed è sepolto a Luzzara.

Personaggio tra i piu originali della cultura italiana e in particolare del cinema ,la sua figura è a tutt'oggi non del tutto ben delineata e precisata nonostante la notorietà e i riconoscimenti che gli vengono attribuiti,spesso puramente formali.Zavattini fu anche un grande conoscitore del teatro di Varietà e dell'avanspettacolo uno dei primi a comprendere la ricchezza di questa nostra tradizione e in particolare di Totò e di E.Petrolini

Nell'ambito del Neorealismo ,Zavattini forse con Rossellini è il personagggio con una impronta piu propriamente cinematografica ''La teoria del pedinamento'' da lui espressa è il tentativo più riuscito di dare in quegli anni una base teorica al cinema neorealista, il cinema con un suo proprio linguaggio e con un suo autore alla pari di altre arti rappresenta una anticipazione a tutti gli effetti del cinema francese degli anni 50,considerare la sua idea di realismo una sempice riproposizione del naturalismo del secolo precedente sarebbe erroneo e fuorviante,la sua personalità da queste poche note biografiche appare molteplice e ricchissima dal cinema alla letteratura ,pittura ,fumetto e persino il fotoromanzo interessò il grande maestro

Figura poliedrica e creativa ricco di iniziative e di influenza su tanti giovani registi e critici .Una figura centrale del Neorealismo e del cinema italiano ove confluiscono come in parte in De Sica, messaggio colto, impegno civile,teatro popolare, originalità provinciale, grande intuizione,importanza delle istituzioni culturali e....tanto altro.

Da riscoprire e approfondire come uno degli intellettuali più originali del nostro Paese