In ricordo del periodo scolastico...

DAvid_e_Profeta.JPG (341490 byte)

da David Maria Marani

 

Istituto Statale D'Arte 

di Porta Romana in Firenze

Sez. Decorazione Plastica (Scultura)

(dal 1974 al 1980)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1

Docenti:

( persone a cui devo molto in termini tecnici, artistici e umani )

Prof. Enzo e bruno Innocenti - Decorazione Plastica

Prof. Marcello Guasti - Decorazione Plastica

Prof.essa. Manuela Ciabilli Paoletti - Decorazione Plastica

Prof. Giovanni Hubbard - Scultura in Marmo

Prof. Giuseppe Guarguaglini - Intaglio del Legno

Prof. Andrea Fedeli - Intaglio del Legno

Prof. Sisto Zanetti - Intaglio del Legno

Prof. Martelli - Formatura in Gesso

Prof. Davitti - Formatura in Gesso

continua...

 

 

 

 

 

2

Le Foto  

(scendi in basso e clicca sopra le foto per ingrandirle) :

Gruppo Istituto arte Firenze.jpg (24977 byte)

a sinistra in basso: Prof. Enzo Innocenti

a sinistra in alto: Prof. Davitti

al centro con camice bianco: Bartoletti.

a destra in basso: David Maria Marani

A destra in alto: Prof. Giovanni Hubbard

Gruppo Scuola Firenze.JPG (587740 byte)

Allievi del corso di decorazione plastica nel giardino della sezione di Marmo e pietre in un momento di pausa - 1979

 

Gruppo Scuola Firenze 2.JPG (20855 byte)

Andrea Berti, Mario De Martino, Marcello Guasti, x, Giovanni Hubbard, x, x, x, Prof. Martelli, Tateo Hirata, Lorenzo Calcinai.

Nel giardino della scuola  sezione di Marmo e pietre.

Casa_di_Guasti..jpg (24660 byte)

a cena a casa del Prof, Marcello Guasti.

Si notano Tateo Hirata, Lorenzo Calcinai, Prof. Giovanni Hubbard e il sottoscritto che non si vede perche scattava la foto

sez intaglio.jpg (49431 byte)

nella sezione di intaglio del legno nel 1975

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nella sezione di plastica (modellato) nel 1975

si nota uno scultura denominata "scorticato anatomico" realizzato dallo scultore Marani.

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La Gipsoteca 

(Museo e creazione dei Gessi all'interno dell'Istituto D'Arte) - 1975

guasti a colazione.jpg (27244 byte)             colazione du classe.jpg (39464 byte)

festa di fine anno - 1977

 

expo di fine anno classe.jpg (29858 byte)           expo di fine anno classe 2.jpg (25730 byte)

Esposizione di fine anno all'interno dei laboratori - 1975 e 1976

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Opera di David Maria Marani

"Ritratto inconscio" - 1978

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David Maria Marani a 16 anni con una sua opera in creta 

nel laboratorio di Dec. Plastica - 1976

Amici_di_David.jpg (70196 byte)

4 amici e scultori

(in ricordo di Mario)

Calcinai Lorenzo, Mario De Martino, David Maria Marani, Tateo Hirata - Firenze 1978

Autoritratto fotografico David.jpg (10795 byte)Purtroppo non vi sono le foto di tutti i professori 

e compagni di scuola

li ricordo comunque come persone care, 

di un periodo meraviglioso della mia vita.

Gruppo_per_Parigi.jpg (41432 byte)  2 a  Parigi.jpg (11432 byte)  Chiara e c davanti alla scuola.jpg (17958 byte)

Compagni di scuola e amori e amici dell'Istituto D'Arte

coinvolti poi nella mitica Gita scolastica a Parigi con Bus autogestito - 1978

Manuela Ciabilli Franco Nuti David Marani.jpg (17116 byte)

Nel giardino della sezione di Marmo e pietre :

Franco Nuti, Prof. Manuela Paoletti Ciabilli, David Maria Marani - 1975

in Via Tornabuomi David.jpg (12581 byte)  

David nella Pensione di Via Tornabuoni - Firenze - 1978

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Nel giardino davanti all'Istituto D'arte:

da sinistra: Federico Londonio, David Maria Marani, Remo.

Collegamento al sito ufficiale dell'Istituto Statale D'Arte di Porta Romana in Firenze:

http://www.isa.firenze.it/ 

Collegamento al sito dello scultore David Maria Marani

http://digilander.iol.it/davidmarani/Art_Marani.htm 


Posta E-mail : davidmarani@libero.it 

 


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Storia della scuola

Nella seconda metà del 1800 si assiste in Italia a molte iniziative per far rinascere le Arti industriali. Anche a Firenze maturò l'idea di fondare una scuola di disegno applicato che avrebbe dovuto preparare artisticamente ebanisti e intagliatori. Pertanto viene creata, fin dal 1867, per iniziativa pubblica, una scuola per la loro preparazione artistica; una scuola che negli anni si è evoluta nell'attuale Istituto d'arte di Porta Romana. Si trattava della prima istituzione del genere in Italia, seguita poi da quella veneziana (ex Scuola veneta delle Arti applicate) e da quella romana (ex Museo Artistico-industriale). Ufficialmente si aprì il 4 gennaio 1869 la “Scuola d’Intagliatori in legno, Ebanisti e Legnajuoli”, ospitata nell’ex-convento della S.S. Annunziata, e un anno dopo assunse la denominazione di “Scuola Preparatoria di Intaglio e di Altre Arti Professionali”. Le lezioni duravano due ore dopo di che i ragazzi si recavano a svolgere il loro tirocinio pratico presso le botteghe cittadine dato che  un buon operaio non poteva nascere né dalla sola scuola né dalla sola officina .
Fra i sostenitori e fondatori ci furono: il prof. Emilio Bechi, il prof. Nicola Collignon e l'ing. L. Trivellini. Promotrice fu quindi una libera associazione di cittadini che versavano una quota mensile per il mantenimento della scuola; non si trattò di una istituzione voluta dallo Stato, ma di una istituzione che scaturiva da un'esigenza della città. Tuttavia, nonostante fosse un'iniziativa privata, riuscì ad ottenere, a seguito dei successi ottenuti in campo nazionale ed internazionale, sussidi anche dal governo e da altri enti.
Cresceva nei fiorentini l’esigenza di ricordare le antiche tradizioni cittadine. Questa presa di posizione coincideva con un quadro nazionale sensibile al problema dell’evoluzione delle arti industriali, soprattutto dopo che l’Esposizione Universale di Parigi nel 1878.
Per i molti successi la scuola ottenne, nello stesso anno, il privilegio del Patronato Reale.
I locali della scuola cominciavano a diventare inadeguati e così,  nel 1878, la sede della scuola d’intaglio fu spostata nei chiostri Santa Croce con la possibilità di sistemarvi modelli in gesso ed incisioni che costituiranno il primo nucleo del museo artistico.
Sono gli anni di storica crisi fiorentina in seguito allo spostamento della capitale a Roma, ma paradossalmente essi furono gli anni d’oro della scuola. Non più centro di potere politico, Firenze sceglieva infatti di giocare la carta del ruolo di città d’arte e delle industrie artistiche. La scuola venne influenzata e didatticamente orientata dai personaggi di spicco del campo artistico fiorentino e fin dal suo nascere considerò essenziale la sua proiezione verso l’esterno partecipando attivamente alla vita cittadina.
Nel 1880 nacque un nuovo Comitato che mirava alla costruzione di una grande scuola di arti applicate che avrebbe assorbito la precedente scuola di intaglio. Uno dei maggiori sostenitori dell'iniziativa fu il barone Giulio Franchetti che, con l’aiuto della popolazione fiorentina, riuscì a far approvare lo statuto della nuova Società promotrice e a condurre in porto l’operazione. La nuova istituzione prese il nome di "Scuola professionale di Arti decorative e industriali", ottenendo anche dal re il riconoscimento legale. Giulio Franchetti dopo aver studiato i metodi didattici in uso delle scuole industriali francesi e inglesi, voleva trasformare la scuola di intaglio nella scuola di arte applicata che formasse operai qualificati nel settore artistico industriale
Il 10 gennaio 1882  si ebbe l’effettivo inizio dei nuovi corsi. L’insegnamento si divideva in 3 sezioni: Architettura, Pittura e Scultura decorative. Il corpo docente era costituito da artisti conosciuti e vecchi docenti. Nel corso dei due anni successivi i locali di Santa Croce subiscono modifiche ed ampliamenti a testimonianza della crescente importanza dell’istituzione. Il  31 Maggio 1883 infatti l’architetto Giuseppe Boccini ebbe l’incarico di dirigere un progetto formulato da Emilio De Fabris. Il 24 Febbraio 1884 le autorità e i soci ricevettero l’invito a visitare locali modificati e quelli costruiti ex novo.
Un Decreto Regio del 23 ottobre 1884 la colloca fra le scuole statali superiori d’arte applicata all’industria. Nello stesso anno compare tra gli azionisti Frederick Stibbert, noto collezionista d’arte .
L’organizzazione didattica della scuola era frutto della conoscenza diretta di analoghe esperienze straniere .
La suola fiorentina diventò così un importante punto di riferimento di cui veniva lodato il ricco materiale artistico (gessi, ardesie e marmi).
Furono anni, quelli, di grande dibattito sulla necessità di creare musei artistico-industriali collegati alla didattica che fossero in grado di stimolare la produzione italiana troppo lussuosa per essere portata sul mercato straniero.
Furono promosse l’istituzione di una biblioteca e di una collezione fotografica di modelli.
Cresceva l’interesse nazionale per la metodologia didattica dell’istituzione fiorentina, segnalata dal Ministero come una tra le migliori d’Italia. Nel 1888 nacque l’istituzione di corsi diversificati: quello elementare, destinato a fornire le basi del disegno geometrico e rivolto agli allievi che volevano subito indirizzarsi all’esercizio del proprio mestiere; quello speciale, riservato ai giovani che volevano dedicarsi alle arti decorative. Entrambe duravano due anni e vi era la possibilità di frequentare un corso di applicazione che dava ampio spazio all’esercizio di “composizione di invenzione”, conseguendo infine il certificato di capacità.
Sullo scorcio del secolo la crescita di qualità procura importanti commissioni e la partecipazione a mostre nazionali  e internazionali. Successivamente, nell’Italia che sempre più avvertiva l’esigenza di un decollo industriale, la scuola diveniva campo di sperimentazione per i problemi connessi al passaggio dall’artigianato all’industria. I brillanti riconoscimenti conseguiti dalla scuola testimoniano la piena sintonia con i problemi sollevati dalla critica contemporanea grazie al fruttuoso lavoro degli insegnanti. Poco per volta, tuttavia, si avvertirà una crescente chiusura nei confini nazionali, un ritorno all’accademismo e una sostanziale sordità nei confronti delle novità proposte dalle avanguardie artistiche.
Nel 1895 si pubblicava il corso d’Ornato e Figura, destinato a diventare un riferimento per tutte le scuole professionali italiane. Nello stesso anno veniva creata, per il secondo e terzo corso speciale, la cattedra di storia delle arti decorative e industriali. Si registra una sempre maggiore presenza dello stato nella definizione dell’indirizzo della scuola, ma anche un calo di interesse dei privati nei confronti dell’istituto.
Nel 1905 l’iter scolastico comprendeva un corso di tre anni e uno superiore di quattro e, nello stesso tempo, il sempre crescente numero di allievi determinavano l’esigenza dell’acquisto di nuovi ambienti. La scuola Professionale veniva ad essere chiusa come in un cerchio di ferro a causa dell’imminente edificazione della biblioteca, e la costruzione di un nuovo edificio scolastico era prevista nell’area centrale dei giardini del Parterre, dopo porta San Gallo. Con l’istituzione della scuola Leonardo da Vinci i due rami del disegno tecnico industriale e di quello artistico si erano così a Firenze definitivamente separati.
L’inizio della prima guerra mondiale portava intanto ad un rallentamento dell’attività didattica a causa della chiamata alle armi degli allievi. La crisi economica subentrata alla fine del conflitto imponeva nuovi rallentamenti. Nel 1916 nascevano le sezioni di Plastica Ornamentale, Pittura Decorativa e Disegno Professionale. Si chiedeva l’ampliamento dei locali nella prospettiva di istituire laboratori “per opere importanti in ferro battuto o di fusione di metalli e per le industrie del vetro e della ceramica”. Si ribadiva anche il bisogno di avere un locale destinato alla biblioteca e uno dedicato al museo didattico. Veniva anche chiesta la classificazione della scuola al livello superiore di terzo grado.
La vecchia scuola di S.Croce viene così trasformata nel 1919 in una scuola artistica industriale di 3° grado, articolata su tre livelli.
UN CORSO OPERAIO di 4 anni, UN CORSO NORMALE di 4 anni dove oltre le normali ore d’Istituto ci sono i laboratori per ciascuna sezione, di arti decorative, pittoriche, plastiche e per disegnatori di architettura, e infine UN CORSO MAGISTRALE di un anno.
Il commissario Mario Salvini chiese di trasferire la scuola nell’edificio delle ex scuderie reali di Porta Romana e di acquistare le forme e i modelli del laboratorio Lelli. Chiamò inoltre ad insegnare lo scultore Libero Andreotti, il decoratore di vetro Guido Bolsano Stella, l’architetto Enrico Lusini e altri artisti.
Nel 1920 un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri assegnava in uso all’Istituto i locali dell’ex scuderie reali, a Porta Romana, collegati con Palazzo Pitti tramite il giardino della Pace, così sarebbe sorta a ridosso di Porta Romana una operosa cittadella di studi artistici.
Un grande cancello, un imponente vialone d’ippocastani: è l’ingresso dell’Istituto d'arte, una volta sede delle scuderie reali, dei quartieri dei palafrenieri e degli impiegati addetti alle scuderie.
Nell’Italia degli anni venti ci sono soltanto tre istituti d’arte: Firenze, Napoli e Venezia, ma quello di Porta Romana viene considerato il modello.
Nel 1923 i direttori dei tre Istituti d’arte che esistevano allora in Italia lavorarono all’elaborazione del nuovo ordinamento degli Istituti d’arte coinvolgendo anche il collegio degli insegnanti delle singole scuole.
A seguito a della riforma Gentile del 1923 che prevedeva la riorganizzazione delle scuole d'arte (accademie, istituti e scuole industriali, scuole popolari per arti e mestieri, scuole di disegno a per gli operai e consimili istituzioni tenute dagli Enti locali), nel 1924 venne inaugurato il nuovo Istituto Statale d'Arte. "La Nazione" del è il 12 dicembre 1924 così ne descriveva le finalità: "Questa Scuola in sostanza si prefigge di realizzare un vecchio sogno di educatori e riformatori: riportare in onore una pura tradizione italiana; restaurare la Bottega d'arte come la intendevano i grandi Maestri del Rinascimento fiorentino; studio, lavoro, scuola e laboratorio, dove i giovani possono lavorare a fianco dei maestri e delle opere di questi". A quel momento funzionavano in pratica le seguenti sezioni: Architettura decorativa, Pittura decorativa, Arti grafiche, Arte del legno, Arte della ceramica e vetreria. Già dal 1922 era stata ceduta all'istituto la collezione dell'azienda di formatura in gesso "Giuseppe Lelli", dando così vita al Museo dei Calchi, il nucleo originario dell'attuale Gipsoteca.
L’ordinamento didattico è cambiato: un CORSO OPERAIO di 3 anni, un CORSO NORMALE di 6 anni suddiviso in inferiore e superiore e UN CORSO MAGISTRALE di due anni. Inoltre ci sono i corsi di perfezionamento e dei corsi estivi organizzati liberamente. In questi anni il CORSO NORMALE era quello più frequentato, ma negli anni ’30 prendeva consistenza anche il CORSO MAGISTRALE.
Il 10 novembre 1924 viene inaugurata solennemente a Porta Romana la nuova sede dell’Istituto alla presenza del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena. Vengono rinnovate le attrezzature didattiche per adeguare la scuola al nuovo ordinamento. Vengono acquistate da una ditta di Berlino 360 diapositive per  l’insegnamento della storia dell’arte. L’acquisita collezione Lelli viene sistemata nell’enorme salone centrale delle scuderie e comincia a dare i suoi frutti: l’annesso laboratorio di formatura nel 1924 deve rispondere a richieste di calchi in gesso provenienti dall’Italia e dall’estero. Le allettanti prospettive di sviluppo della gipsoteca, che si configura come istituzione unica in Italia, inducono a richiedere più spazio. Le richieste di frequenza da parte di studenti stranieri si fanno più numerose: ne arrivano da tutte le parti del mondo. Elementi di crescita si riscontrano anche all’interno della città: qualche ditta artigiana che necessita di disegnatori si rivolge alla scuola. La scuola viene visitata da importanti personalità e da artisti come Giò Ponti, interessato all’arte di Libero Andreotti e di Bolsano Stella.
Il 24 giugno 1929 è il giorno dell’inaugurazione del “Museo dei Calchi in Gesso delle Sculture italiane del Medioevo del Rinascimento”. La consacrazione del modello didattico costituito dall'istituto d'arte di Porta Romana avviene l'anno successivo, nel 1930 alla IV Esposizione Regionale d'Arte Toscana.
Nel 1929 le sezioni più affollate sono l'andreottiana sezione di scultura e quella di pittura decorativa; la meno frequentata quella di arti grafiche.
Il direttore Salvini sottolinea la funzionalità della scuola come strumento di consolidamento del ceto artigiano dal quale provengono in gran parte gli allievi e come veicolo di ascesa per i migliori, che divengono insegnanti, direttori di scuole d’arte o artisti riconosciuti.
Nel 1929 viene inaugurato nell’istituto il museo dei calchi; il direttore Salvini viene chiamato dal nuovo segretario della federazione fascista Pavolini alla segreteria della federazione fascista degli Artigiani; il primato artistico di Andreotti si consolida con la partecipazione alla seconda mostra del Novecento Italiano (seguita dopo pochi mesi da un’altra mostra, alla galleria Pesaro di Milano, di sculture degli allievi Berti, Romiti, Gelli e Innocenti, presentati dallo stesso Andreotti).
Nel 1930 si tiene la Mostra Regionale d'Arte Toscana. Nel 1931 si inaugura la prima Fiera Nazionale dell’Artigianato, che, configurandosi come elemento di resistenza alla crisi economica, vuole anche rispondere alle istanze di rinnovamento e di meccanizzazione del settore e in specie dell'artigianato artistico. Il partito fascista ha avviato, come strumento per fronteggiare la grande crisi, una nuova stagione politico-culturale ed economica di una rifondata Firenze  turistica e artigiana e in questa nuova prospettiva l’Istituto d’Arte viene a ricoprire un’importante funzione, configurandosi sempre più come luogo di formazione di una aristocrazia artigiana che da un lato tende ad accogliere le opportunità di mercato offerte dal turismo internazionale, dall'altro mira a conquistarsi uno spazio nella committenza pubblica. Tra il 29 e il 34 la scuola di Porta Romana continua crescere, toccando il vertice del ventennio sia in termini di iscritti e di attività didattiche che in termini di attività esterna con la partecipazione a mostre e rassegne.
I riconoscimenti artistici si moltiplicano: nel  1930 Istituto in via sue opere alla quarta esposizione di Monza e suoi insegnanti Andreotti, Vagnetti, Innocenti e Gelli espongono alla biennale di Venezia e nel ’31 la quadriennale di Roma acquista opere dei suoi insegnanti. Alcuni di loro sono presenti alla biennale di Venezia del 1932 e l'anno successivo l'istituto partecipa alla quinta triennale delle arti decorative, ora spostata a Milano e organizzata da Giò Ponti e Mario Sironi; alla mostra dell'arredamento artistico di Valle Giulia a Roma; a un'esposizione del libro italiano a Bruxelles; nel ‘34 sono da segnalare la partecipazione alla Mostra Internazionale di Pittsburg e alla XIX biennale di Venezia, dove si celebra il trionfo post mortem di Andreotti con una personale di 39 opere presentate in catalogo da Ugo Ojetti.
La gestione amministrativa della scuola contempla spese e bilanci che non hanno confronto con nessun'altra scuola o istituto d'arte del paese anche se il numero di questi nel frattempo è molto cresciuto.
Ma questa grande stagione  ascendente non durerà ancora a lungo. Libero Andreotti era morto all’improvviso nel 1933 e il direttore Salvini, ormai anziano, era andato in pensione l’anno successivo, proprio mentre  gli effetti della crisi economica si fanno sentire nella città e l’artigianato entra in grande difficoltà, col fallimento di numerose ditte.
Verso la seconda metà degli anni Trenta fanno ingresso professori di religione, di educazione fisica, e di arte militare. Il laboratorio di formatura annesso alla Gipsoteca produce e vende i suoi calchi in gesso in Italia e all'estero.
Nel 1937 fu aperto un corso di fotografia, a testimonianza dell'interesse del regime per la fotografia come strumento di comunicazione e di propaganda di massa. In questo nuovo corso erano presenti molti allievi stranieri che alla fine degli anni trenta sono la maggioranza nella scuola che organizza, proprio per gli stranieri, appositi corsi invernali e primaverili. L’istituto è dunque pienamente inserito nel circuito della politica turistico-culturale fiorentina.
Nel 1939 tiene inaugurata, personalmente da Mussolini, la prima mostra degli Istituti di Istruzione Artistica.
Al termine della seconda guerra mondiale si evidenziò la necessità di una riforma nel settore dell’istruzione tecnica e professionale e soprattutto degli istituti d’arte L’artigianato era uno sbocco professionale sempre meno importante e inoltre, in settori importanti quali il tessile, l’abbigliamento e l’arredamento, si andava gradualmente affermando l’integrazione tra l’artigianato e la piccola e media industria. Si dovette quindi attribuire maggiore importanza alla professionalità, alla tecnica produttiva e all’industria piuttosto che alla sola estetica che aveva fino ad allora caratterizzato l’esercizio e l’applicazione delle arti. Anche la fisionomia socio-economico dell’aria fiorentina stava profondamente mutando, passando da una tradizione agricola e artigianale ad una nuova produttività che richiedeva una maggiore competenza tecnica e professionale.
Il 78% degli allievi dell’istituto provenivano da famiglie di artigiani, operai, commercianti, categorie segnate dalle pesanti difficoltà del dopoguerra e impegnate a sprecare il meno possibile le loro risorse per scuole lunghe e pertanto orientate verso una formazione che desse loro la possibilità di trovare un lavoro il più presto possibile. Nonostante tutte le difficoltà, e forse anche per la sua caratteristica professionalizzante, l’istituto uscì dalla fase di ricostruzione in crescita.
Si cominciò anche a pensare a delle prospettive di riforma che potenziassero una formazione culturale più ampia di quella tradizionalmente fornita dalla scuola.
In questo periodo, in cui si richiedeva una maggiore formazione professionale e un generale rinnovamento tecnologico, un ruolo di non secondaria importanza era riservato all’istituto d’arte, soprattutto nel settore artigianale, ma anche per le possibilità di creare forti legami con l’industria. Negli anni seguenti ci furono molti sforzi da parte dell’istituto sulla strada dell’ammodernamento delle strutture didattiche. Nel 1954 nacque la sezione di Arte del Tessile e Decorazione di Tessuti. L’anno successivo venne istituito il corso speciale di Grafica Pubblicitaria e nel 1955 la sezione di Arte del Tessile impiantò il primo laboratorio d’Italia per la stampa dei tessuti. Negli anni ‘50 e nei primi anni del decennio successivo emerse la domanda di nuove capacità tecniche e progettuali che non potevano essere soddisfatte. Sul finire del decennio il contributo dell’istituto di Porta Romana nella formazione della manodopera era giudicato particolarmente importante in alcuni settori. Nel 1962 fu stabilita una nuova struttura didattica dell’Istituto che era articolato nelle seguenti sezioni: Decorazione Pittorica, Arredamento, Disegno di Architettura, Arti Grafiche, Decorazione Plastica, Oreficeria, Arte Ceramica, Arte del Tessuto, Arte Pubblicitaria. Ma l’evento più significativo del periodo fu senza dubbio l’apertura di un corso di design industriale. Nel 1962, dopo l’esperienza dell’istituto d’arte di Venezia, anche l’istituto fiorentino iniziò un corso che aveva la durata di tre anni, e che rappresentava lo sbocco per i suoi diplomati, ma che fu presto aperto anche a quelli che uscivano dalle altre scuole secondarie. L’evento segnò una svolta decisiva nella produzione delle fabbriche di mobili di Cascina, Ponsacco ed altrove in Toscana. Con l’apertura di questo corso vennero aggiunte anche delle materie culturali. Nel 1963 gli istituti d’arte dovevano considerarsi come vere e proprie scuole professionali, superando il cliché di una scuola che preparava solo copiatori scadenti e disoccupati. Con il I Convegno Nazionale degli Istituti di Istruzione Artistica, tenutosi a Firenze nel 1963, i direttori  ribadirono la necessita di portare a cinque anni la durata dei corsi degli istituti d’arte al fine di  allinearli ad altre scuole secondarie. Nel corso degli anni Sessanta aumentano notevolmente le iscrizioni e ciò contribuisce a mutare la storica fisionomia dell’istituto e a porre nuove esigenze.
Nel dicembre del 1968 si svolse un altro convegno per rilanciare e sostenere la richiesta di una riforma organica degli istituti. Successivamente vennero svolti altri convegni nazionali e finalmente, nel 1970-1971, il Ministero autorizzò l’istituzione di un biennio sperimentale, soddisfacendo così una delle richieste più sentite dagli studenti e dagli insegnanti che vedevano in questo modo la propria condizione allineata a quella dei giovani e dei docenti delle altre scuole superiori. Nei primi anni settanta aumentano notevolmente le iscrizioni e si faceva sentire sempre di più l’esigenza di un rinnovamento. Nel 1975 nasce la sezione di Moda e Costume come cattedra annessa alla sezione di Tessitura. Dieci anni dopo, nasce come sezione sperimentale, Scenotecnica e nel 1992 viene approvata dal Ministero una sperimentazione globale che va ad affiancarsi ai tradizionali corsi di ordinamento.
Bibliografia: Storia dell’Istituto d’Arte di Firenze (1869-1989), a cura di Vittorio Cappelli e Simonetta Soldani, Olschki, 1994.

Tratto dal sito ufficiale dell'istituto Statale D'arte di Firenze.

 


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L'Istituto Statale D'Arte di Porta Romana in Firenze 

...L'Istituto, fondato nel 1869 come scuola d'intaglio ad opera o i L. Frullini, F. Marini, E. Gajoni, essi stessi grandi stipettai e intagliatori, proseguiva e potenziava la tradizione granducale Toscana che si era fatta conoscere  internazionalmente grazie alle Esposizioni Universali e alla presenza anglosassone a Firenze, che aveva imposto e diffuso il gusto neomedievalista e neorinascimentale negli arredi e nelle decorazioni architettoniche. Tale ideale estetico dette impulso a tutta quella tradizione regionale, con Firenze e Siena in testa, che andò ad alimentare dimore private e Musei, non solo italiani. C'è da aggiungere che, in sede locale, il cantiere per la facciata di Santa Maria del fiore 1887 e  il restauro quasi integrale, specialmente nelle parti pittoriche e decorative, della Chiesa di S. Trinità contribuirono non poco a stimola re le attività legate alle arti applicate. Non per niente la Scuola d'arte fù sostenuta dagli Alinari, dai Brogi, dai Ginori, nonché da noti architetti e decoratori impegnati nei più importanti restauri dell'epoca, quali G. Poggi, G. Bianchi. Si fondarono i n oltre, all'interno dell'Istituto,  artisti come Galileo Chini, Gino e Adolfo Coppedé, Arrnando  Spadini e più tardi, furono allievi e poi docenti Libero Andreotti, Gianni Vagnetti, Augusto Passaglia, Bruno Innocenti, per citarne solo alcuni. Così le opere esposte, siano esse disegni od oggetti, recano l'impronta di un alto livello esecutivo. Spiccano, fra l'altro, alcuni bozzetti per decorazione d'inteno di Spadini. Progetti di arredo urbano e accessori per architetture, quali cancellate, lampioni, vetrate di gusto purista o floreale presentano un grado di elaborazione cosi rifinita e accu rata che si stenta a credere che potessero avere finalità esclusivamente didattiche. Per non par lare dei disegni per la decorazio ne delle ceramiche che in alcuni casi hanno valore pittorico a sé stante, trattandosi di acquerelli,o tempere, e recando firme di allievi o maestri di fama. Fra gli oggetti si annoverano pannelli dipiti, oreficeria, rilegature, ceramiche, sculture, e fra queste «La ragazza con i sandali» di Libero Andreotti, dalle collezioni di Palazzo Pitti; nonché una cane fora in gesso dorato di Nello Bini, in stretto rapporto formale con la «Sirena» che Andreotti fece per la sala da pranzo della lussuosissima nave «Victoria». La mostra, curata da M. Branca e A. Caputo, intende anche richiamare l'attenzione sul fatto che il patrimonio dell'Istituto d'Arte, pur essendo notevolissimo (basterebbe pensare alla straordinaria gipsoteca) non rientra nelle competenze del Ministero dei Beni culturali, bensi ancora in quello della Pubblica Istruzione, con conseguenze di maggio re disinteresse. ...

A. Manetti Piccinini

 

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