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LO STIPENDIO DEI PARLAMENTARI

 

FIERO ROSSO

 

Quanto pubblicato questa settimana sul numero 42 del 16 Ottobre 2003 de

L'Espresso, a firma di Paolo Forcellini, sebbene esuli dall'ambito dei miei

consueti interessi letterari, merita una riflessione. Questo, integralmente,

il testo dell'articolo citato:

 

"Proprio mentre Silvio Berlusconi annunciava a reti unificate che bisognava

stringere la cinta e riformare le pensioni se non si volevano far saltare i

conti pubblici, gli onorevoli si sono concessi un nuovo aumento. Quatti

quatti, appellandosi all'automatismo che lega gli "stipendi" degli eletti a

Montecitorio a quelli dei magistrati presidenti di sezione della Cassazione,

i deputati a fine settembre hanno incrementato l'indennità parlamentare di

605 euro. Così da 10.974 euro al mese, la retribuzione sale a 11.579. Con un

aumento percentuale del 5,5, ben superiore all'inflazione programmata cui è

agganciata la dinamica salariale dei comuni mortali. Non contenti, gli

onorevoli si sono concessi anche gli arretrati, a partire dal primo gennaio

2003. Così nella busta paga di settembre hanno trovato l'una tantum di 4.840

euro. Un bel modo per festeggiare la riforma delle pensioni. A proposito di

trattamenti di quiescenza, quelli degli ex parlamentari vanno da un minimo

del 25 a un massimo dell'80 per cento dell'indennità, a seconda degli anni

di mandato, e il vitalizio, per chi è stato più a lungo a Montecitorio, può

essere goduto dai 60 anni. Cambierà dal 2008? Per completezza, è bene

ricordare che i deputati ricevono mensilmente anche una diaria di circa 4

mila euro (che si riduce se sono assenti alle votazioni), più 4.190 euro per

i collaboratori e per altre spese nel proprio collegio, più una cifra tra i

3.323 e i 3.395 euro al trimestre per raggiungere l'aeroporto, più 3.100

euro annui per viaggi all'estero (di studio, naturalmente), più 3.099 euro

annui per le spese telefoniche, più..."

Una pausa per riaversi è indispensabile. Pochi istanti e la pressione

arteriosa e le pulsazioni cardiache torneranno nella norma. Forse. Già

nell'Agosto del 2002 (se non ricordo male la data) il nostro parlamento

aveva approvato quasi all'unanimità (si era astenuto un unico parlamentare,

leghista) un incremento dell'indennità parlamentare, camuffandolo in un

emendamento di una legge minore votata con un vero e compatto atteggiamento

bipartisan dall'assemblea per nulla schifata dall'imbarazzante collimare

d'interessi degli opposti schieramenti, sempre pronti a pugnace

atteggiamento reciproco, mediaticamente studiato ad uso e consumo dei

rispettivi elettorati. (la fonte allora fu il Corriere della Sera). Ora

accade di nuovo. Le cifre dell'articolo di Forcellini parlano da sole.

E'intollerabile che i parlamentari italiani possano legiferare in tema dei

loro stessi stipendi. E' come se ognuno di noi decidesse da solo il proprio

salario senza concordarlo con nessun'altra parte in causa. Che poi l'aumento

dell'indennità sia in percentuale più o meno doppia dell'inflazione

programmata è un abuso. La carriera politica si rivela sempre più un lucroso

affare, al momento superiore alla media degli investimenti del mercato

borsistico. Spiegabile a questo punto la pletora di candidati che sgomitano

in concomitanza di ogni consultazione elettorale e che con un fair play

anglosassone, non paghi degli spazi per le pubblicità messi a disposizione

dalle autorità locali, arrivano a tappezzare cassonetti per l'immondizia e

alberi delle nostre città: passi per i primi, adatti ad accogliere certe

proposte, ma per lo meno il verde pubblico, quel poco che c'è, sarebbe utile

che fosse risparmiato da parlamentari e parlamentandi che immancabilmente

hanno nei loro programmi elettorali il rispetto dell'ambiente.

A presto, con la speranza di non dover condividere la sorte di tale Josef K.


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