(cerca
Arditi del Popolo su Wikipedia,parte con contributi stroriografici di
A.M.Gialdini )
storia
arditi del popolo
e molto altro,fra cui i
poco conosciuti d'annunziani di sinistra(ricerca di A.M.Gialdini)
Alfonso
Gialdini
Da
Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Alfonso
M. Gialdini, nato a Genova il 6 settembre 1948, è un ingegnere e ricercatore di
formazione. Dal 1975 intraprese in parallelo, spinto dalla moglie, la carriera
di scultore.
Dal
1995 al 2002 la appplicò insieme a psichiatri e psicologi come tecnica di
supporto terapeutico a gruppi di malati di mente presso il Museattivo Claudio
Costa, alla morte dello stesso Claudio Costa, che lo aveva invitato numerose
volte a svolgere con lui tale attività. Il Costa a sua volta aveva svolto tale
attività con Slavich, collaboratore di Franco Basaglia.
Alcuni
articoli di Gialdini che si basano sull'elaborazione ed affinamento di concetti
espressi da Martini, Sir Read, Bourdelle (allievo di Rodin) furono usati per
approfondimento su una tesi dell'Accademia Linguistica delle Belle Arti di
Genova.
La
serie di sculture collocate a Celle Ligure tra il 2005 ed il 2006 tende a
dimostrare la convinzione di Gialdini sull'utilizzo di materiali e tecniche
particolari in modo tale che la scultura abbia diffusione di massa come la
pittura.
Indice
1
Opere in provincia di Genova e Savona
1.1
Scuole
1.2
Giardini
1.3
Istituzioni pubbliche ed associazioni
Opere
in provincia di Genova e Savona
Scuole
I.T.I.I.S.
Giorgi (Genova)
Liceo
scientifico Cassini (Genova)
I.P.S.I.A.
Meucci (Genova)
Scuola
elementare (Celle Ligure)
Giardini
Giardino
del municipio (Framura)
Giardino
dell'ex ospedale psichiatrico (Quarto, quartiere di Genova)
Giardini
e lungomare (Celle Ligure)
Istituzioni
pubbliche ed associazioni
Biblioteca
municipale (Celle Ligure)
Istituto
Ligure Resistenza e Storia Patria (Genova)
Comunità
di San Benedetto al
porto (Genova)
Sindacato
CGIL (Genova)
Categoria:
Scultori italiani
Claudio
Costa
Da
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Claudio
Costa (Tirana, 1942 - Genova, 1995) fu un artista di fama internazionale, la cui
definizione di pittore è incompleta, in quanto esplorò diversi campi delle
arti visive.
Il
suo lavoro fu marcato dal work in regress: camminare a ritroso verso l'origine
dell'uomo atraverso la sua manifestazione artistica.
La
sua opera è legata all'ospedale pschiatrico di Quarto dove in collaborazione
con lo pschiatra Slavich, già collaboratore di Franco Basaglia, organizzò
importanti atelier per l'applicazione dell'arte alla terapia psichica.
Attualmente
è intitolato a suo nome il Museattivo Claudio Costa, dove hanno collocazione
opere di Camminati e Fieschi, fra gli altri, presso l'ex ospedale psichiatrico
di Genova.
Dopo
la sua morte, tecniche di arte applicata come supporto ai malati psichici sono
state applicate nello specifico della scultura dallo scultore Alfonso
Gialdini.
L'intero
Museattivo Claudio Costa può considerarsi con la sua raccolta di opere (da
artisti famosi, ad artisti professionisti, agli stessi degenti dell'ospedale
psichiatrico di Genova-Quarto) per la critica attuale un'opera d'arte di Claudio
Costa.
Nato come Museo delle Materie e Forme Inconsapevoli (I.M.F.I.)
� stato rinominato a ricordo del suo ideatore - Claudio
Costa - scomparso nel 1995.
Raccoglie un insieme di quadri,opere in tecnica mista,sculture, di
artisti anche famosi, alcuni di fama internazionale, come lo stesso Claudio
Costa, accostate ai lavori di degenti dell'ex-ospedale e di coloro
che collaborarono nell'applicare l'arte
come forma di appoggio terapeutico.
Nel 2007
la biblioteca dell'ex ospedale ,ancora attiva e frequentata
sopratutto per libri di consultazione specialistica nel settore
psichiatrico, � intitolata a Claudio
Costa.
Dopo la morte di Costa, la scultura
fu applicata in maniera pi� compiuta come tecnica di appoggio
terapeutico, completando la parte interna gi� esistente del
museo con una sezione esterna: il giardino delle Sculture,
posizionato nei giardini dell'ex-ospedale e inaugurato il 23
aprile1999.
La sezione � collocata nel giardino della comunit�
terapeutica Michelini, sempre all'interno del perimetro
dell'ex-ospedale.
La tecnica basata sulle opere scultoree dei malati psichici
tendenzialmente aggressivi si fonda sul supporto teorico di partenza
ideato dal britannico Sir Read, che approccia la trasformazione
dell'aggressivit� attraverso un metodo di utilizzo
dell'aggressivit� stessa in senso creativo.
L'iniziativa � stata organizzata sul piano strettamente
tecnico e logistico da Gianfranco Vendemmiati mentre gli interventi
nello specifico applicativo sono stati condotti
dall'artista-psichiatra Margherita Levo Rosenberg [3](responsabile
del settore connesso all'uso terapeutico dell'espressione ed
applicazione artistica presso la locale A.U.S.L.) e dallo scultore Alfonso
Gialdini.Parte delle impostazioni teoriche degli interventi
derivano da elaborazione ed affinamento di concetti espressi da Arturo
Martini, Sir
Herbert Read[4],Emile-Antoine
Bourdelle[5][6](allievo
di Rodin)
Fondatori
Scultura di Giorgio Asfofele
Per un inventario delle Culture
Claudio Costa
Luigi Maccione
Antonio Slavich (psichiatra, gi� collaboratore di Franco
Basaglia)
Gianfranco Vendemmiati
Miriam Cristaldi (compagna di Costa e sua principale biografa)[7][8]
Dal 1995
al 2002 la
appplico' insieme a psichiatri e psicologi come tecnica di supporto
terapeutico a gruppi di malati di mente presso il Museattivo Claudio
Costa, alla morte dello stesso Claudio
Costa, che lo aveva invitato numerose volte a svolgere
con lui tale attivita'. Il Costa a sua volta aveva svolto tale attivita'
con Slavich, collaboratore di Franco
Basaglia.
Alcuni articoli di Gialdini che si basano
sull'elaborazione ed affinamento di concetti espressi da Martini,
Sir
Read, Bourdelle
(allievo di Rodin)
furono usati per approfondimento su una tesi dell'Accademia Linguistica
delle Belle Arti di Genova.
La serie di sculture collocate a Celle
Ligure tra il 2005
ed il 2006
tende a dimostrare la convinzione di Gialdini sull'utilizzo di materiali
e tecniche particolari in modo tale che la scultura abbia diffusione di
massa come la pittura.
Italia Nostra, associazione ambientalista e di salvaguardia dei beni
culturali nata a Roma 1955.
� la pi� antica associazione ambientalista italiana.
Italia Nostra fu fondata, inizialmente, per una campagna settoriale e
territorialmente limitata contro lo sventramento di un isolato nel centro
storico di Roma, ma presto allarg� il suo campo di attivit� a
tutto il territorio nazionale allo scopo di �proteggere i beni
culturali e ambientali�, come da slogan associativo.
All�epoca, la sensibilit� verso i temi di salvaguardia
artistica e ambientale non era diffusa tra i ceti comuni, essendo per lo
pi� appannaggio di un ambiente �litario. Non a caso Italia
Nostra nacque per iniziativa di un gruppo di intellettuali
tra cui Desideria
Pasolini dall�Onda, Antonio
Cederna, Umberto
Zanotti Bianco, che fu il primo presidente dell�associazione. Tra
gli altri presidenti che si sono succeduti alla guida dell�associazione
figurano, oltre ai citati, nomi come Filippo
Caracciolo[1]
e il famoso scrittore Giorgio
Bassani. Dal 2005 Italia Nostra � presieduta da Carlo
Ripa di Meana, che succede alla professoressa Pasolini dall�Onda.
Oggi, Italia Nostra conta pi� di 200 sezioni distribuite su tutto il
territorio nazionale ed � socia promotrice di Europa
Nostra, federazione di 220 associazioni di conservazione europee;
partecipa inoltre al al BEE (Bureau Europeen de l'Environnement).
L�attivit� di Italia Nostra spazia dalla didattica, alla
ricerca, dalla pubblicistica, al volontariato culturale, fino al suggerimento
legislativo, contribuendo a diffondere nel Paese la cultura della
conservazione del paesaggio urbano e rurale, dei monumenti,
dell�ambiente cittadino.
Corinna Praga "Genova fuori le mura di con presentazione" di
Franca Guelfi.Frilli editore 2005
Laura Monaco-Corinna Praga �Una giornata nella citt� -
Suggerimenti per la visita e la lettura pluridisciplinare del centro
storico di Genova� 1992 Sagep Editrice Genova 1992
� Nel 1944 fu eletto segretario della Giunta Esecutiva
permanente scaturita dal Congresso di Bari dei Comitati di
Liberazione e nell'aprile dello stesso anno assunse la carica di
sottosegretario agli Interni nel secondo governo Badoglio. Fu
anche Segretario del Partito
d'Azione e, dal 1949 al 1954, Segretario Generale aggiunto
del Consiglio d'Europa.�
Le formazioni di difesa proletaria furono formazioni
combattenti di opposizione al fascismo
nate spontaneamente in special modo tra il 1920
ed il 1922
e poi organizzate militarmente come fronte unito. La trasformazione
avvenne, in particolare e per la gran parte, fra il 1921
ed il 1922.
La nascita delle formazioni di difesa proletaria �
contestuale, in un certo senso, alla divulgazione, da parte di Benito
Mussolini, del programma dei fasci
di combattimento (il Manifesto dei Fasci italiani di
combattimento[1])
in cui era sviluppata solo la seconda parte del programma
di San Sepolcro.
All'interno
della vicenda delle formazioni di difesa proletaria, un caso di
particolare rilevanza fu, anche per il nome che portava, quello
riguardante Filippo
Corridoni. Il contesto storico era quello del forte sviluppo
registrato dall'interventismo di sinistra nel parmense.
In seno a questo sviluppo era nata la Legione Proletaria
intitolata a Corridoni che mantenne la propria autonomia nella difesa
di Parma del 1922 combattendo al fianco degli Arditi
del Popolo e destando, almeno in parte, stupore per la presa
di posizione dello stesso Benito
Mussolini.
Dall'assalto da parte di squadristi
e gruppi di Arditi
della camera del Lavoro di Milano
ha inizio il percorso che porta - nel 1922
- alla spaccatura dell'associazione degli Arditi d'Italia, con la
fondazione degli Arditi
del Popolo, organizzazione paramilitare antifascista
di fronte unito a forte componente comunista
ed anarchica.
Le formazioni di difesa proletaria danno vita nel biennio
rosso all'occupazione delle fabbriche di Torino[2].
Le varie formazioni antifasciste, nate spontaneamente e legate alle
posizioni politiche di partito, per far fronte allo squadrismo, sebbene
potessero contare su uomini che forti dell'esperienza avuta nella prima
guerra mondiale sapevano usare le armi) si dimostrarono talvolta ingenue
nell'arte militare e la sconfitta delle Guardie Rosse di Torino
(di periodo precedente), in parte ne � una testimonianza. Anche
per questo motivo tali formazioni si coagularono attorno agli Arditi del
Popolo, anche attirate da capi miltari efficienti provenienti dagli
Arditi quali Argo
Secondari, Vincenzo
Baldazzi, Alberto
Acquacalda, o dai ranghi degli ufficiali dell'esercito o che avevano
partecipato all'impresa
di Fiume come Antonio
Cieri, Guido
Picelli, Gaetano
Perillo, Alceste
De Ambris, Emilio
Lussu, tutti valorosi ex combattenti della prima guerra mondiale,
spesso pluridecorati.
Gli Arditi del Popolo
Bandiera utilizzata dagli Arditi del Popolo a livello nazionale.
� conservata a Civitavecchia
L'ingresso sulla scena degli Arditi del Popolo provoc� anche
un cambio di tattica militare con l'utilizzazione anche dell'attacco
preventivo: quando si sapeva che era in preparazione un colpo di mano
squadrista si provvedeva al rigido inquadramento militare degli uomini
in centurie, ovvero in battaglioni secondo tecniche prettamente militari
(la bandiera nell'immagine sopra � quella del battaglione o
centuria di Civitavecchia, utilizzata anche nel resto d'Italia).
La tattica arrendevole del Partito
Socialista e del Partito
Repubblicano, che li disconobbe (punto 5 del patto di
riappacificazione accettato dai fascisti
e da questi ultimi mai applicato ma utilizzato per spaccare la
sinistra); il settarismo della maggioranza del gruppo dirigente del Partito
Comunista d'Italia (Antonio Gramsci era per contro attento al
fenomeno e propenso all'appoggio), che contravvenne alle indicazioni
dell'Internazionale,
e le persecuzioni messe in atto da Ivanoe
Bonomi impedirono l'adeguato sviluppo della nuova struttura militare
antifascista. Non � da trascurare il non completo e necessario
appoggio corale da parte anche della base non combattente aderente ai
partiti in questione che rimase confusa dalle prese di posizione dei
dirigenti.
I militanti dei succitati partiti continuarono comunque ad aderire
all'organizzazione militare antifascista. Molti storici che si sono
occupati del convulso periodo storico affermano che le formazioni di
difesa proletaria, una volta organizzate come negli Arditi del Popolo,
avrebbero potuto fermare il fascismo sul suo terreno, quello dello
scontro armato (ad esempio ne tratta approfonditamente Tom Behan[3]).
Gruppi Arditi Rossi, o semplicemente Arditi Rossi: socialisti, poi
comunisti (Venezia
Giulia) di Vittorio
Ambrosini, capitano degli Arditi, vicino all'ambiente futurista,
personaggio singolare che attraverser� lo scenario
combattentistico di entrambi i conflitti mondiali, fonda con Giuseppe
Bottai, Mario
Carli, ed altri la "Associazione fra gli Arditi
d'Italia" e segue Argo
Secondari nella scissione che da vita agli Arditi
del Popolo, dai quali Giuseppe_Bottai
prende le distanze.
Gruppi rivoluzionari di azione: anarchici e socialisti (Torino
e centri industriali dintorni)
Personaggi di spicco - riguardanti prettamente le zone di Genova,
Vercelli
e Novara,
importanti per la storia dell'antifascismo,
sono stati il genovese Gaetano
Perillo ed il vercellese Francesco Leone[6],
che successivamente saranno fra i fondatori del fronte unito
Arditi del Popolo nelle zone citate. La loro rilevanza storica �
dovuta sia al loro impegno politico - che attraversa praticamente mezzo
secolo ed oltre - sia come memoria storica (che nel caso di Perillo
assume le dimensioni di uno dei maggiori storici del movimento operaio
genovese).
Formazioni di difesa proletaria operanti dall'estate del 1921
all'autunno del 1922
Squadre Difesa Proletaria: anarchici e comunisti (Fermo)
Squadre Azione Repubblicana: repubblicani (Romagna,
Marche;
zone di intensa attivit� furono anche il Lazio,
e specificatamente Roma:
forte fu la presenza di tale organizzazione dopo la scissione
avvenuta nella capitale fra gli Arditi ed avendo la citt�
stessa una forte tradizione insurrezionale. Anche la zona di Bari,
dove agiva Giuseppe
Di Vittorio, in quanto pur essendo generalmente riportate le
formazioni di difesa proletaria come Arditi del Popolo, nella
realt� l'insieme dei combattenti antifascisti in quell'area
era pi� complessa).
Altre regioni in cui le formazioni di difesa proletaria furono attive
sono state l'Emilia-Romagna
e le Marche
per tradizione storica in gran parte insurrezionalistiche ed anarchiche
(Settimana
Rossa e cosiddetta rivolta dei bersaglieri[7].
Occorre ricordare anche la tradizione antifascista di Livorno
con il pluridecorato della prima
guerra mondiale tenente Quagliarini e dei suoi Arditi del Popolo,
tutt'oggi ricordati nella citt� toscana[8].:
� ... girate girate per per le strade di Livorno, ma
nei rioni non potete andare vi son gli Arditi che vi stanno
attorno e gli Ardenzini vogliono vendicare ... �
(strofa della canzone del Fronte Unito Arditi del
Popolo di Livorno)
AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e
documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura
del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto storico della
Resistenza per la Provincia di Parma
AA.VV., Pro Memoria. La citt�, le barricate, il
monumento, scritti in occasione della posa el monumento alle
barricate del 1922, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997
Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in
Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni
Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek, Rom, 2000
Questo movimento si opponeva alle spedizioni punitive fasciste
e cre� vere e proprie milizie
per la protezione dei quartieri
e dei centri oggetto di attacchi armati da parte dalle "squadracce"
fasciste.In sintesi gli Arditi del Popolo furono
l'organizzazione militare antifascista di fronte unito,a forte
componenente anarchica e comunista, in cui si coagularono le formazioni
di difesa proletaria.
�Fino a quando i fascisti continueranno a
bruciare le case del popolo, case sacre ai lavoratori,
fino a quando i fascisti assassineranno i fratelli
operai, fino a quando continueranno la guerra
fratricida gli Arditi d'Italia non potranno con loro
aver nulla di comune. Un solco profondo di sangue e di
macerie fumanti divide fascisti e Arditi[1]�
�...Ben lontani dal patriottardo
pescicanismo,fieri del nostro orgoglio di razza,consci
che la nostra Patria � ovunque siano popoli
oppressi: Operai Masse Lavoratrici Arditi d'Italia A
NOI![2]�
Caratteristiche
Un gran numero di Arditi
confluirono nel movimento fascista,
anche se l'adesione non fu unanime ne' maggioritaria. Il
rapporto con il fascismo non fu sempre lineare e negli anni
successivi si arriv�, nella fasi pi� convulse e
controverse, anche all'espulsione di iscritti al PNF
dalle associazioni degli Arditi d'Italia.
Dopo la prima
guerra mondiale gli Arditi affluirono nell'Associazione
Arditi d'Italia, fondata dal capitanoMario
Carli, lo stesso che, dopo l'assalto di un gruppo di Arditi
assieme a Marinetti
alla casa del Lavoro di Milano,
scrisse il noto articolo "Arditi non gendarmi" e
distrusse il connubio instaurato nel primo dopoguerra fra Arditi
e fascismo.
Una radice della nascita degli Arditi del Popolo si trova
nell'impresa
di Fiume in cui furono sperimentate dai Legionari forme di democrazia
libertaria. Vista anche la presenza di frange della sinistrarivoluzionaria,
la stessa impresa
di Fiume fu appoggiata anche da Lenin,
che vedeva in D'Annunzio un possibile capo rivoluzionario. In
quella fase, d'altra parte, D'Annunzio era influenzato dalle
idee di Alceste
De Ambris, sindacalista
rivoluzionario,e legato da rapporto di amicizia con
D'Annunzio,fermo restando che quest'ultimo aveva anche proprie
idee di indirizzo egualitaria.
Gli Arditi del Popolo nacquero nell'estate del 1921
dalla sezione romana degli Arditi d'Italia. Loro fondatore
� stato Argo
Secondari, pluridecorato tenente
delle fiamme
nere (Arditi che provenivano dalla fanteria).
Secondari era di tendenze anarchiche,
come l'ardito Gino
Lucetti, responsabile di un attentato contro Benito
Mussolini (cui fu poi intitolato il battaglione
Lucetti che ag� durante la resistenza
sui monti dell'alta Toscana).
La nascita degli Arditi del Popolo viene anche annunciata da Lenin
sulla Pravda[2],
l'Internazionale
Comunista era favorevole a questa organizzazione come si
legge sul resoconto nell'incontro fra Nikolai
Bucharin e Ruggero
Grieco, quest'ultimo rappresentava l'ala bordighista del
partito comunista d'Italia,durante l'incrontro, (frazione in
quel momento maggioritaria e quindi vincolante per tutti i
militanti per disciplina di partito) fu ripreso per tali
posizioni con durezza, Bucharin, ricord� che il partito
rivoluzionario di classe sta dove � la classe, in tutte
le sue epressioni, e non a discuterne in salotto (vedi Eros
Francescangeli: gli Arditi del popolo). La posizione di Antonio
Gramsci era ben diversa e partiva dai presupposti gi�
in nuce di quando lui tent� tramite il tenentecomunista
Marco Giordano, della Legione di Fiume,
di entrare in contatto con Gabriele
d'Annunzio, ovvero,sinteticamente, era una posizione di
attenzione e possibile appoggio: i legami fra Repubblica di
Fiume e potere Sovietico erano forti in quel periodo ed
all'interno della Legione di Fiume vi era una consistente ala
filosovietica (vedi:"alla festa della rivoluzione" di
Claudia Salaris).
Personaggi ed imprese
bandiera utilizzata dagli Arditi del Popolo
Altro personaggio di rilievo nelle formazioni antifasciste
degli Arditi del Popolo nel Ravennate fu Alberto
Acquacalda, massacrato da un gruppo di fascisti.
La consistenza di queste formazioni viene - secondo alcuni
studi - fatta ammontare a circa 20.000 uomini. Altre stime fanno
salire a 50.000 uomini la loro consistenza considerando insieme
iscritti, simpatizzanti e partecipanti alle azioni.
L'evento forse di maggior risonanza che coinvolse gli Arditi
del Popolo fu la difesa di Parma
dallo squadrismo fascista nel 1922:
la versione pi� acreditata parla di circa 20.000
squadristi fascisti, prima al comando di Roberto
Farinacci e poi di Italo
Balbo, avrebbero attaccato e sarebbero stati respinti e
messi in fuga da appena 350 Arditi del Popolo, comandati dai
pluridecorati reduci della prima
guerra mondialeAntonio
Cieri e Guido
Picelli, (che moriranno poi in Spagna).
Fondamentale per la resistenza e la vittoria fu l'appoggio di
massa dato dalla popolazione e il supporto di retrovia fornito
soprattutto dalle donne parmensi (ne parl� lo stesso
Balbo con malcelato elogio), che comunque in molti casi
parteciparono anche ai combattimenti.lo storico Renzo
del Carria a questa vicenda specifica dedica un capitolo dal
titolo significativo nel suo libro proletari senza
rivoluzione: "La giusta linea non seguita, Parma come
esempio di vittoriosa resistenza politica-militare al
fascismo"
Continuit� storica
Antonio Cieri
Una certa continuit� pu� essere ravvisata fra
Arditi del Popolo e Resistenza
anche se gli scopi erano ben diversi: gli Arditi, anche se in
modo politicamente confuso, erano per la formazione di una Repubblica
con basi progressiste estreme, almeno rispetto a quelle su cui
poi si fonder� la Repubblica
italiana (vedi Carta
del Carnaro). L'ira dei fascisti si scaten�
soprattutto contro i capi degli Arditi del Popolo, che furono
incarcerati o massacrati dagli squadristi, spesso con la
connivenza degli organi di polizia
dello Stato.
Secondo talune tesi della storiografia contemporanea, gli
Arditi avrebbero potuto battere il fascismo se non fossero stati
abbandonati dai partitidemocratici
e dal neonato partito
comunista (ad eccezione di Antonio
Gramsci(stralcio
articolo Gramsci,come gia' spiegato), la cui fazione era
per� allora minoritaria), che contravvenne alle
indicazioni dell'Internazionale
comunista che aveva esplicitamente invitato ad appoggiare
gli Arditi.
Alcune formazioni partigiane nella Resistenza assunsero il
nome di Arditi del Popolo: tra le pi� note e sulle quali
si hanno maggiori e pi� documentate notizie, quella nella
quale fu attivo Antonello
Trombadori, poi esponente del PCI.
Tom Bhean, storico del fascismo,asserisce:
�Difficile dire se una maggiore unit�
tra gli Arditi del Popolo e la sinistra avrebbe potuto
fermare il fascismo. Ma questo non avvenne soprattutto
per il settarismo del Pcd'I e per le divisioni del
Psi.�
Inoltre il Bhean fa un eplicito parallelo e richiamo storico
fra la situazione di allora ed i movimenti attuali anti
globalizzazione sostenendo la tesi dell'importanza della
partecipazione a tali movimenti anche da parte dei militanti che
ne criticano la mancanza di obbiettivi strutturati
strategicamnete,in quanto attualmente sono il solo metodo per la
costruzione di un'alternativa allo sviluppo capitalistico come
si sta prefigurando.
Gli Arditi del Popolo nel cinema e
nella letteratura
A parte la letteratura specifica di indirizzo storico
sull'argomento, che ormai � rilevante dopo anni di
disinteresse o quasi, anche il mondo dell'espressione artistica,
bench� in modo piuttosto episodico, si occup�
degli Arditi del Popolo; tra le opere pi� note ispirate
alle loro gesta va ricordato "Cronache
di poveri amanti", film
di Carlo
Lizzani tratto dal libro di Vasco
Pratolini; uno dei personaggi � Maciste
(interpretato da un magistrale �tanto pi� non
essendo un attore professionista- Adolfo
Consolini), ex Ardito del Popolo che viene assassinato dagli
squadristi. Anche Alberto
Bevilacqua parla degli Arditi del Popolo, anche se
l'argomento non � centrale per la trama del suo libro
"Il viaggio misterioso". Pi� recentemente Pino
Cacucci ha dedicato il suo "Oltretorrente"
alle vicende degli Arditi del Popolo nella Parma degli anni
venti e delle loro lotte contro le aggressioni fasciste nei mesi
precedenti la marcia su Roma dell'ottobre 1922. Gli Arditi del
Popolo, come pure Gino
Lucetti, hanno ispirato anche alcune canzoni popolari e
partigiane come il quella del "Battagione Lucetti"
ricordata da Maurizio
Maggiani nel "Coraggio del pettirosso".
Bibliografia
AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi
immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio
1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma
e dell'Istituto storico della Resistenza per la Provincia di
Parma
AA.VV., Pro Memoria. La citt�, le barricate, il
monumento, scritti in occasione della posa el monumento
alle barricate del 1922, edizione a cura del Comune di
Parma, Parma, 1997
Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana,
l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di
Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini,
Pisa, 2001
Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek,
Rom, 2000
Marco Rossi, 'Arditi, non gentarmi! Dall'arditismo di
guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni
Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997
Luigi Balsamini, 'Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla
difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano
Ed. , Salerno.
"Storia del Partito comunista" Paolo
Spriano- Einaudi, Torino, 1967-1975 - 5 volumi
Del Carria, Renzo, Proletari senza rivoluzione. Storia
delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, 2 voll.,
Milano, Edizioni Oriente, 1970 (I ed. 1966), (in particolare
il XVII Capitolo "La giusta linea non seguita":
Parma come esempio di vittoriosa resistenza
politica-militare al fascismo (1-6 agosto 1922).
AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi
immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio
1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di
Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la
Provincia di Parma
AA.VV., Pro Memoria. La citt�, le barricate,
il monumento, scritti in occasione della posa del
monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del
Comune di Parma, Parma, 1997
Alberghi, Pietro, Il fascismo in Emilia Romagna: dalle
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resistenza per la provincia di Parma, 1983. Furlotti,
Gianni, Parma libertaria, Pisa, BFS, 2001.
Minardi, Marco , Pro Memoria. La citt�, le
barricate, il monumento, a cura di Marco Minardi, in
�Documenti�, n. 25, 1997.
Palazzino, Mario, �Da prefetto Parma a
gabinetto ministro interno�. Le barricate
antifasciste del 1922 viste attraverso i dispacci
dell'ordine pubblico, Parma, Archivio di Stato di Parma
- Silva Editore, 2002.
Comunisti a Parma. Atti del convegno tenutosi a Parma
il 7 novembre 1981, a cura di Fiorenzo Sicuri, Parma,
Istituto Gramsci Emilia-Romagna e Parma - Biblioteca
�Umberto Balestrazzi�, 1986.
Sicuri, Fiorenzo (a cura di), Guido
Picelli, a cura di Fiorenzo Sicuri, con un saggio di
Dianella Gagliani, Parma, Centro di documentazione
�Remo Polizzi�, 1987.
Durante la prima
guerra mondiale ebbe il grado di ufficiale e fu pi�
volte decorato.
Dirigente del movimento anarchico di Ancona,
in cui era impiegato presso le Ferrovie dello stato come
disegnatore tecnico (talvolta gli viene attribuito, a torto, il
titolo di architetto),
nel 1921,
a causa della sua attivit� politica, fu trasferito a Parma.
Qui, nell'agosto 1922
insieme a Guido
Picelli - che dirigeva l'intera formazione - fu comandante
degli Arditi
del Popolo a difesa
del Naviglio, rione popolare di Parma,
durante gli assalti degli squadristi fascisti di Italo
Balbo, che aveva sostituito Roberto
Farinacci, al comando degli squadristi,
a causa dell'inefficienza dimostrata, su ordine di Benito
Mussolini.
Pino
Cacucci ha scritto un libro Oltretorrente, che tratta
approfonditamente la difesa, appunto, dei quartieri proletari di
Parma.
In particolare Cieri fu a capo della squadra dei
�bomberos�, da lui appositamente addestrata per
l'assalto. Il giorno 7 aprile 1937
cadde in combattimento durante l'assalto per la presa di Huesca,
poi conquistata dalle formazioni antifasciste. I suoi figli,
Ubaldo e Renee, furono allevati da Giovanna
Caleffi[8]
moglie di Camillo
Berneri.
Note
Una scultura
dell'artista Alfonso
Gialdini che ricorda la sommossa antifascista di Parma
1922 guidata da Cieri e Picelli
Del Carria, Renzo "Proletari senza rivoluzione".
Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, 2
voll., Milano, Edizioni Oriente, 1970 (I ed. 1966), (in
particolare il XVII Capitolo "La giusta linea non
seguita": Parma come esempio di vittoriosa resistenza
politica-militare al fascismo (1-6 agosto 1922).
AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi
immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio
1983), edizione a cura del comune e della provincia di Parma
e dell'Istituto storico della Resistenza per la provincia di
Parma
AA.VV., Pro Memoria. La citt�, le barricate, il
monumento, scritti in occasione della posa el monumento
alle barricate del 1922, edizione a cura del comune di
Parma, Parma, 1997
Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana,
l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di
Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini,
Pisa, 2001
Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek,
Rom, 2000
AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi
immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio
1983), edizione a cura del comune e della provincia di
Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la
provincia di Parma
AA.VV., Pro Memoria. La citt�, le barricate,
il monumento, scritti in occasione della posa del
monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del
comune di Parma, Parma, 1997
Alberghi, Pietro, Il fascismo in Emilia Romagna: dalle
origini alla marcia su Roma, Modena, Mucchi, 1989.
Le Barricate a Parma 1/5 agosto 1922, numero
monografico di �PR. Parma Realt�, n. 15,
dicembre 1972.
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antifascista, a cura di Margherita Becchetti, Giovanni
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Bonardi, Pietro, La violenza del 1922 nel Parmense,
Parma, Centro studi della Val Baganza, 1992.
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Balestrazzi�, 1981.
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1919-1920, Parma, Istituto storico della resistenza per
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il 7 novembre 1981, a cura di Fiorenzo Sicuri, Parma,
Istituto Gramsci Emilia-Romagna e Parma - Biblioteca
�Umberto Balestrazzi�, 1986.
Sicuri, Fiorenzo (a cura di), Guido
Picelli, a cura di Fiorenzo Sicuri, con un saggio di
Dianella Gagliani, Parma, Centro di documentazione
�Remo Polizzi�, 1987.